L'epidemia di risate del Tanganica è stata un'isteria di massa scoppiata nel 1962 in un istituto scolastico femminile di Kashasha e diffuso nel corso dell'anno nel nord-ovest del Tanganica, attualmente Tanzania.. Secondo le stime, ha colpito circa 14 scuole e oltre abitanti ma senza causare morti o danni permanenti e scomparendo dopo circa due anni e mezzo dal primo caso..

L'accaduto ha suscitato notevole interesse nell'opinione pubblica a causa dello stridente contrasto generato dall'accostamento del piacevole, il momento della risata, ad un evento patologico. Inoltre, l'epidemia ebbe un contributo da non sottovalutare sulla concezione stessa di risata, sulla sua contagiosità, sulle sue possibili cause anomale e sulla sua universalità.

Distribuzione epidemiologica

La distribuzione del contagio ha visto una fortissima prevalenza di donne, con maggiore incidenza nella porzione adolescenziale... Tra le caratteristiche dell'epidemia si nota, inoltre, una notevole maggioranza di infetti appartenenti ai ceti più umili della società locale, mentre i membri delle sfere medio-alte della popolazione non hanno riportato alcuna contaminazione.

Secondo la ricerca eziologica più accreditata dell’epidemia in questione, questo tipo di distribuzioni sono indicative. Infatti, i soggetti affetti sono vittime di enormi pressioni a causa della loro condizione sociale, e i sintomi presentati potrebbero essere considerati come un’ultima risorsa per esprimere impotenza in caso di situazioni fortemente stressanti.

Storia Inizio dell'epidemia L'epidemia ha inizio il 30 gennaio 1962 in una scuola per sole donne gestita da una missione umanitaria nella circoscrizione rurale di Kashasha, non lontano dal Lago Victoria. Tre studentesse hanno iniziato a comportarsi in maniera anormale. Gli ufficiali medici locali A.M. Rankin e P.J. Philp, nel loro resoconto, parlano di ragazze in preda ad attacchi isterici, crisi di pianto e risate incontrollate che si sono successivamente diffuse al punto da paralizzare un'intera nazione per svariati mesi..

A seguito dell'evento, 95 delle 159 studentesse sono state contagiate dalla malattia.. Dopo questa prima fase, avvenuta tra il 30 gennaio e il 18 marzo 1962, la scuola è stata chiusa ma, una volta riaperta, si è abbattuta sulla popolazione studentesca una seconda ondata della malattia tra il 21 maggio e il 30 giugno 1962. In quest'ultima ondata, dei 159 studenti della scuola ne sono stati colpiti 57, un numero inferiore rispetto alla prima fase. Per di più, nonostante le studentesse dormissero in due camerate differenti, con una distribuzione uniforme di età tra i 12 e 18 anni, in nessuna delle due fasi è stata colpita la maggioranza delle ragazze di un dormitorio o dell'altro, perciò si può dedurre che la distribuzione della malattia ha seguito, in quel caso, uno schema causale.

Diffusione della malattia Molte ragazze che frequentavano la scuola di Kashasha provenivano dal villaggio di Nshamba, situato 55 miglia a est di Bukoba.. Dieci giorni dopo la chiusura della scuola nella città di Kashasha e il rientro delle ragazze al villaggio, la malattia ha iniziato a diffondersi rapidamente e si è creato un nuovo focolaio che tra l'aprile e il maggio del 1962 è arrivato a contare 217 casi tra gli abitanti del villaggio.. La maggior parte delle persone colpite nel villaggio di Nshamba erano giovani adulti di entrambi i sessi.

In aggiunta, un altro focolaio della malattia si è sviluppato nella scuola media femminile di Ramashenye nella periferia di Bukoba. Il contagio ha raggiunto la scuola media in seguito al rientro di alcune studentesse che risiedevano nelle vicinanze dalla scuola di Kashasha. Su un totale di 154 studentesse se ne sono ammalate 48, costringendo la scuola alla chiusura il 17 giugno 1962.

In seguito alla circoscrizione della scuola di Ramashenye, il contagio si è allargato nuovamente, e pericolosamente, raggiungendo il villaggio di Kanyangereka, situato a 20 miglia da Bukoba. Il 17 giugno 1962 è stato deciso di rimandare a casa una delle studentesse della scuola media che aveva contratto la malattia, in quanto nel plesso scolastico non è stato possibile prendersi cura di lei e tenerla sotto controllo. La famiglia dell'allieva era residente nel villaggio di Kanyangereka, il quale è risultato essere il primo a essere colpito dalla malattia dopo il rientro della ragazza, il 18 giugno. Infatti, la sorella, il fratello e la matrigna della studentessa di Kashasha hanno subito iniziato ad accusare i sintomi. Nei giorni successivi, anche altre persone del posto hanno iniziato a manifestare i sintomi, e due scuole maschili, a circa 10 miglia, sono state costrette a chiudere a causa dell'incontrollabilità dell'epidemia.

Riepilogo temporale

L’epidemia del Tanganyika ha coinvolto i villaggi di Kashasha, Nshamba, Ramashenye e Kanyangereka.

In ognuno di essi si è riscontrato un diverso numero di soggetti affetti da questa anomalia comportamentale in archi temporali differenti, in particolare è possibile riassumere l'andamento dell'epidemia nelle seguenti tabelle.

Nel villaggio di Kashasha Prima fase Seconda fase. Inizio 30/01/1962 21/05/1962 Fine 18/03/1962 30/06/1962 Durata 48 giorni 41 giorni Conseguenze chiusura della scuola il 18/03/1962

Nel villaggio di Nshamba Inizio 28/03/1962 Fine 30/04/1962 Durata 34 giorni Abitanti coinvolti 217/10.000

Nella scuola media femminile del villaggio di Ramashenye Inizio 10/06/1962 Fine 18/06/1962 Durata 8 giorni Alunne coinvolte 48/154

Segni e sintomi

L'epidemia di Bukoba non segue lo schema classico caratteristico di molte isterie di massa.. I pazienti hanno riportato di essere venuti a contatto con dei contagiati poco tempo prima della comparsa dei sintomi. Il tempo di incubazione varia dalle poche ore ad alcuni giorni, ma l’insorgenza della malattia è immediata, con attacchi o scompensi emotivi che si manifestano con riso e pianto. La durata è molto variabile e va da pochi minuti a un paio di ore.

Un altro dato da non lasciare nell’ombra è quello riguardante l’avanzamento nei vari gruppi sociali. Infatti, nelle scuole e nei posti di lavoro i sintomi non durano nel tempo tanto quanto quelli manifestati dalle comunità più chiuse quali le famiglie.

Si possono rilevare anche episodi di violenza in risposta a tentativi di bloccaggio. Il paziente in questione potrebbe riportare forte confusione e manie di persecuzione, che insieme agli altri epifenomeni del contagio risulta essere fortemente limitante per lo svolgimento delle mansioni quotidiane dei contagiati. Si registra, tuttavia, un'assenza di palesi sintomatologie fisiche anomale, solamente alcuni individui hanno riscontrato problemi all’organismo causati da forte ansia, come dolore addominale, oppressione toracica, vertigini, svenimento, mal di testa, iperventilazione e palpitazioni. Alcuni di essi sono stati soggetti anche a disfunzioni motorie quali convulsioni, ballo e corsa senza meta e senza senso. Le maggiori anomalie vengono manifestate a livello del sistema nervoso centrale: eccessiva dilatazione delle pupille (anche se sempre reattive alla luce) e riflessi esagerati a livello dei tendini degli arti inferiori. Non sono stati riportati tremori, perdita di coscienza o alcun irrigidimento del collo.

Eziologia La questione epidemiologica è stata trattata da studiosi del settore che sono giunti, spesso, a conclusioni contrastanti ed ambigue. Fondamentalmente, sono due le ragioni per cui l’evento è fortemente discusso: in primo piano vi è l’interesse per l’opposizione tra l’ironia e la gravità della situazione, dall’altro molti specialisti si sono interessati per gli aspetti psicologici, medici e culturali. Il principale fraintendimento, purtroppo, sta nella convinzione che l’epidemia sia correlata al divertimento e all’umorismo. La ricerca sull'eziologia della malattia ha, quindi, intrapreso principalmente tre vie: infettiva, tossicologica o psicologica.

Ipotesi infettiva

Data la trasmissione interpersonale dei sintomi, il pensiero iniziale è stato quello della presenza di un patogeno di tipo virale con trasmissione aerea. Anche negli anni a seguire sono state formulate varie ipotesi di tipo infettivo, come quella dei neurologi americani Hanna Damasio e António Damásio.. Gli studiosi hanno ritenuto impossibile un'eziologia puramente psicologica in un caso di tale reazione di massa: hanno suggerito, infatti, la probabilità della presenza di un tipo di encefalite nella porzione basale del cervello.. Al tempo dell'epidemia, però, sono state effettuate 17 punture lombari e delle ricerche in ambito batteriologico, che non hanno mostrato alcuna anomalia, così come uno studio della formula leucocitaria.

Ipotesi tossicologica Parallelamente è stata ipotizzata un'intossicazione alimentare, e, per verificare questa congettura, sono stati controllati i luoghi di provenienza dei rifornimenti di cibo e acqua dei collegi dove comparvero i primi focolai. L'istituto di Kashasha era approvvigionato di banane Matoke, fagioli e carne dai villaggi vicini, che non hanno riportato nessun caso. Anche il tracciamento della farina di granturco, utilizzata dagli istituti di Kashasha e di Ramashenye, proveniente da Bukoba, e che riforniva anche l'ospedale della città e altre scuole, non ha portato a nessun risultato indicativo.

Ipotesi psicologica L'esclusione di un'eziologia infettiva e tossicologica ha aperto la strada per una ricerca in ambito psicologico. L'idea di un'isteria di massa è stata del tutto nuova per le popolazioni locali, il cui vocabolario non prevedeva ancora nessun segno linguistico che la descrivesse. Un'ulteriore incomprensione della genesi dei sintomi è stata quella di assumere che dietro il riso dei contagiati si celasse dell'umorismo o, comunque, del piacere, ignorando i disagi che i sintomi comportavano per le vittime stesse.. Nonostante le prime interpretazioni suggerissero questo tipo di soluzioni banali, quali una contagiosità della risata umoristica, la ricerca ha compreso subito la profonda differenza tra un puro umorismo e i fenomeni isterici di cui i villaggi africani sono stati vittime.. Un esponente di punta della psicologia locale, Kroeber Rugeiyamu, ha subito riconosciuto la sintomatologia presentata in Tanganica come simile a fenomeni rilevati in altre zone dell'Africa, anche se di portata inferiore. Lo stesso studioso è stato uno dei primi ad ipotizzare che l'eziologia era da ricercare nell'accumulo di stress nei soggetti affetti.. Ad oggi, gli eventi di Bukoba sono considerati un caso di malattia psicogena di massa di tipo motorio, causata prevalentemente da condizioni di forte stress, che si accumula e si manifesta nella psicosi.. Un aspetto leggermente più speculativo dell'ipotesi, vede nella malattia, e in particolar modo nella "condizione di malato", un'inconscia via di fuga dalla situazione di sovraffaticamento psichico. I sintomi arriverebbero ad essere una giustificazione socialmente accettabile di un comportamento socialmente inaccettabile (come lasciare il posto di lavoro o la scuola).