Il campo di concentramento per prigionieri di guerra dell'isola dell'Asinara è stato un sistema di installazioni adibite alla raccolta e custodia dei prigionieri di guerra dell'esercito austro-ungarico durante la Prima guerra mondiale. È in particolar modo ricordato per la drammatica vicenda vissuta dai prigionieri austro-ungarici catturati dai serbi durante le campagne condotte dall'Impero austro-ungarico in Serbia nell'ottobre 1915. La lunga "marcia della morte", caratterizzata da una lunghissima ritirata tra i monti dell'Albania durante il freddo e rigido inverno, dalla fame, dalla sete e dalle malattie, si ripercosse sulla salute dei prigionieri austro-ungarici, che, una volta caricati nelle navi e trasferiti nell'isola dell'Asinara, dovettero affrontare una devastante epidemia di colera.
Contesto storico La campagna di Albania Il 6 ottobre 1915, dopo che la Bulgaria si alleò con l'Impero austro-ungarico e la Germania, fu sferrato un attacco contro la Serbia, che era stata già attaccata altre tre volte, ma era riuscita a respingere le offensive austro-ungariche. La campagna iniziata il 6 ottobre vedeva contrapporsi soldati tedeschi, austro-ungarici e bulgari, contro i serbi, già stremati dalle precedenti tre offensive. La sconfitta presso la Piana dei merli, in Kosovo, causò la disfatta dell'esercito serbo, il quale dovette ritirarsi lungo i monti dell'Albania, che in quel momento erano impervi a causa della stagione rigida e del clima proibitivo, verso l'Adriatico.. La decisione di giungere sulle sponde dell'Adriatico venne presa insieme ai Paesi alleati, tra cui l'Italia, in modo da evitare la capitolazione dello Stato serbo, che nonostante l'occupazione nemica avrebbe conservato la sua esistenza a livello giuridico grazie alla salvaguardia del proprio esercito.. La cosiddetta "marcia della morte" che da Niš conduceva fino al porto di Valona, non fu compiuta solo dall'esercito serbo in ritirata ma anche dalla popolazione civile e dai prigionieri austro-ungarici catturati durante le precedenti offensive. Dei prigionieri partiti, solo giunsero a Valona: i che non arrivarono a destinazione furono vittime del gelo, della fame e dell'interminabile marcia lungo i monti impervi dei Balcani.
Con il disfacimento delle difese della Serbia, l'Impero austro-ungarico decise di attaccare il Montenegro per occupare l'Albania settentrionale. Tale offensiva causò il totale annichilimento dell'esercito serbo, per cui i Paesi alleati decisero per lo sgombero completo dell'esercito e della popolazione serba, verso l'isola di Corfù.. I 600 ufficiali e i prigionieri di guerra austro-ungarici vennero presi in carico dal Governo italiano, «come pegno di fronte ai tanti italiani imprigionati in Austria, giustificando così agli occhi del pubblico i rischi e i sacrifici che importava l'impresa del loro passaggio nelle nostre mani».
La traversata Le operazioni di imbarco avvennero in modo molto rapido a causa della necessità di sgomberare il porto di Valona, in modo da non mettere a rischio la vita dei militari italiani presenti nell'area. Era infatti stato annunciato da alcune fonti che l'esercito e la marina austro-ungarici erano in prossimità di attaccare Valona, con la conseguenza che la popolazione albanese avrebbe potuto liberare i prigionieri imperiali. Per questo motivo in sole due settimane, dal 16 al 30 dicembre, vennero impiegati sedici piroscafi, di cui dodici italiani, tre francesi e uno inglese, per trasportare in tutto prigionieri. La presenza dei tre piroscafi francesi permise all'ambasciatore francese a Roma, Camille Barrère, di richiedere in consegna una parte dei prigionieri evacuati..
La condizione dei prigionieri austro-ungarici, aggravata dal fatto che diversi piroscafi furono caricati il doppio rispetto alla portata normale, causò numerosi decessi all'interno delle navi. Inoltre in alcuni piroscafi si mostrarono da subito gli effetti delle epidemie di malattie contagiose, in particolar modo del tifo e del colera, che si presentarono soprattutto a bordo del Duca di Genova e del Re Vittorio..
Il ritardo delle operazioni per la preparazione di attendamento dei prigionieri nell'isola dell'Asinara costrinse diversi piroscafi ad attendere per giorni in rada, nella laguna di fronte all'isola sarda. Durante questo periodo di diversi giorni – il piroscafo America dovette aspettare dieci giorni, per avviare lo sbarco il 28 dicembre, mentre il Cordova, giunto il 19 dicembre, dovette aspettare sette giorni per dare inizio allo sbarco che si protrasse fino al 3 gennaio – furono numerosi i morti: sul Duca di Genova, furono segnalati 199 decessi tra i prigionieri solo nella giornata del 27 dicembre, dovuti in particolar modo al colera. I numerosi morti furono sepolti in mare, gettati dal Duca di Genova e dallArmenie insieme ai materassi infetti; tale fatto causò una polemica sollevata dal sindaco di Porto Torres, il quale aveva dichiarato che alcuni cadaveri e materassi erano stati ritrovati nelle spiagge sarde. Ciò causò il divieto di pesca lungo tutta la costa sarda, elemento che mise in discussione i rapporti tra i militari e civili che abitavano in quelle zone e che vivevano principalmente di pesca.. Tra il 18 dicembre 1915 e l'otto marzo 1916 furono quindi imbarcati prigionieri; i prigionieri sbarcati nell'isola dell'Asinara furono in totale ..
+ Dati relativi al trasporto di prigionieri austro-ungarici sull'isola dell'Asinara (18 dicembre 1915 - 8 marzo 1916)Giorno d'arrivoNome piroscafoNazionalità piroscafoNumero prigionieri imbarcatiNumero prigionieri deceduti durante la traversataNumero prigionieri sbarcati 18 dicembre 1915 Dante Alighieri Italia - 18 dicembre 1915 America Italia 10 20 dicembre 1915 Cordova Italia 1 24 dicembre 1915 Valparaiso Italia 2 27 dicembre 1915 Duca di Genova Italia 300 27 dicembre 1915 Re Vittorio Italia 53 30 dicembre 1915 Natal Francia 777 1 776 30 dicembre 1915 Indiana Italia 34 1 gennaio 1916 Dante Alighieri Italia 1 2 gennaio 1916 Sinaj Francia 70 2 gennaio 1916 Armenie Francia 764 8 756 3 gennaio 1916 Regina Elena Italia 1 18 gennaio 1916 Jonio Italia 481 27 454 28 gennaio 1916 Folkestone Inghilterra 370 - 370 13 febbraio 1916 Folkestone Inghilterra 257 7 250 21 febbraio 1916 Città di Cagliari Italia 326 1 325 27 febbraio 1916 Re d'Italia Italia 6 - 6 8 marzo 1916 Candiano Italia 178 - 178Totale522
L'organizzazione del campo di concentramento
La stazione sanitaria marittima e la colonia penale agricola Già alla fine del XIX secolo l'Asinara era stata identificata da parte del Regno d'Italia come luogo da adibire a stazione sanitaria marittima, che sarebbe sorta a Cala Reale, e a colonia penale, a Cala d'Oliva. La colonia penale avrebbe permesso la coltivazione di ettari di terreno, aumentando la produzione agricola dell'isola.. Nel 1885 tramite la Legge n.3183 del 28 giugno 1885, l'isola fu espropriata: le famiglie di pastori e i residenti di Cala Reale furono trasferiti a forza in altre zone della Sardegna, mentre le 45 famiglie di pescatori di Cala d'Oliva fondarono il paese di Stintino, a sud dell'Asinara. Furono quindi costruite la "Stazione Sanitaria Marittima quarantenaria" e la "Casa di lavoro all’aperto".
Già dopo i primi anni in cui erano entrati in funzione la stazione sanitaria e la colonia penale erano stati evidenziati dei problemi legati all'organizzazione dell'isola, come la mancanza di canali di scolo per il drenaggio dell'acqua degli scarichi, oppure il problema dell'approvvigionamento dell'acqua potabile, come denunciato tra il 1905 e il 1910 dal Prefetto di Sassari..
I quattro accampamenti: Campo Perdu e Cala Reale, Stretti, Tumbarino e Fornelli L'arrivo in massa dei prigionieri mise a nudo tutte le carenze dell'isola, a partire dalla mancanza di sufficienti fonti d'acqua potabile, di mezzi e vie di comunicazione permanentemente percorribili, fino alla carenza di posti letto dove far alloggiare i prigionieri. Anche l'avvio delle operazioni di preparazione del campo che doveva accogliere i prigionieri avvenne con relativa calma, in quanto le disposizioni giunte il 12 e 13 dicembre da parte del Ministero dell'Interno a Guido Scano, commissario che doveva occuparsi delle derrate destinate all'isola, non erano allarmanti. Veniva infatti dichiarato che sarebbero giunti prigionieri provenienti dalla Serbia, suddivisi in scaglioni che si sarebbero susseguiti l'uno dopo l'altro, con graduale sostituzione; il Ministero dell'Interno inoltre metteva a disposizione tutto l'occorrente per sanificare e ospitare tali prigionieri.
Il susseguirsi degli eventi, in particolare la manifestazione del colera tra i soldati ammassati nel porto di Valona, causò un'accelerazione delle operazioni di imbarco, causando l'arrivo «continuo e tumultuoso di torme imbestialite dalla fame, dal freddo, dalla stanchezza, dalle ulcerazioni, dalle malattie».. A partire dalla sera del 18 dicembre iniziarono a giungere le navi cariche di soldati austro-ungarici, prime fra tutte i piroscafi Dante Alighieri e America, con prigionieri. Le operazioni di sbarco furono posticipate a causa del ritardo degli arrivi di pagliericcio, tende e viveri, questi ultimi forniti dalla colonia penale. Le cause del ritardo furono attribuite alle difficoltà di trasporto in mare o nel terreno impervio..
Gli edifici preesistenti, che potevano contenere al massimo 800 persone. furono impiegati per alloggiare i 637 ufficiali sbarcati, ma ben presto furono trasferiti a Muro Lucano, Cittaducale, Portoferraio, Monte Narba e Civitavecchia. La truppa fu invece alloggiata in accampamenti di tende modello "Bucciantini" e modello "Roma", inizialmente piantate in modo disordinato e caotico a causa dei ritardi con cui era arrivato il materiale di attendamento e della conformazione del terreno dissestato. Le prime settimane furono caratterizzate da forti disagi per i prigionieri: le condizioni climatiche e la mancanza di un vestiario adatto – i soldati erano ancora vestiti con gli abiti sudici e logori indossati al momento dell'imbarco – resero proibitive le condizioni di stazionamento all'interno delle tende, in cui erano ammassati anche in sei-sette, quando la capienza era di quattro persone, e che venivano letteralmente strappate via dal vento burrascoso di quei giorni. Non successe raramente che alcuni soldati si infilassero sotto alle tende per rubare gli indumenti ai moribondi.. I prigionieri furono suddivisi in quattro campi, distinti in base allo stato di salute: i prigionieri trasportati dalla Dante Alighieri, dal Cordova e dal Valparaiso, in cui non si erano verificati casi di colera, furono accampati al campo di Cala Reale; ai campi di Fornelli e Tumbarino furono inviati gli sbarcati dal Duca di Genova, Re Vittorio, Natal e Indiana, in cui si era scatenata una grave forma fulminante di colera; gli sbarchi successivi avvennero presso Stretti..