Il dominio bizantino della Sicilia durò dal 535 fino alla conquista islamica della Sicilia.
Prima conquista bizantina
La Sicilia fu conquistata dai barbari di Odoacre dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente. Nel 468 sotto il re Genserico, i Vandali dell'Africa conquistano la Sicilia e la Sardegna. I Vandali restituirono l'isola a Odoacre dietro compenso di un grosso tributo, ma più tardi Teodorico re degli ostrogoti, che nel 493 aveva ucciso Odoacre prendendo il suo posto nel governo dell'Italia, non mantenne l'impegno, rifiutandosi anche di restituire l'isola ai Vandali.
Nel 535, durante la guerra gotica, l'isola fu occupata da Belisario e fu annessa all'Impero bizantino. In particolare la conquista di Palermo venne raggiunta grazie a un'astuzia: le scialuppe vennero alzate con funi e carrucole fino alla cima degli alberi delle navi, e furono riempite da arcieri, che da quella posizione dominavano le mura della città. Giunto a Siracusa, Belisario distribuì trionfante medaglie d'oro alla plebe, che essendo scontenta della dominazione gota aveva accolto Belisario da liberatore. Belisario svernò a Siracusa, nel palazzo degli antichi re della città. Nell'aprile del 536 ritornò in Africa per sedare una rivolta delle legioni africane. Prima di riuscire a sconfiggere definitivamente i ribelli fu costretto tuttavia a ritornare in Sicilia per sedare un'ulteriore rivolta. Posta fine anche a questa ribellione, il generale bizantino salpò da Messina per iniziare anche la conquista della penisola italiana. La nuova provincia romano-orientale di Sicilia era governata da un pretore; le tasse venivano invece riscosse da un conte del patrimonio dell'Italia. Belisario in pochi anni conquistò quasi tutta l'Italia, e fece prigioniero il re dei Goti Vitige.
La seconda conquista
I Goti tuttavia, sotto il regno di Totila, si ripresero e, dopo aver riconquistato quasi tutta l'Italia ai Bizantini, nel 549 invasero anche la Sicilia; tra le città assediate in un primo momento da Totila, Messina oppose strenua resistenza, mentre le altre, di minore entità, vennero facilmente conquistate dal Re Goto che al suo passaggio non trovò alcuna resistenza. Per vendicarsi dei Siciliani, rei di aver «spalancato le porte a Belisario». senza opporre resistenza, Totila saccheggiò le campagne dell'isola, devastandola. Totila infine riuscì a cingere d'assedio Siracusa. L'imperatore Giustiniano, compresa la gravità della situazione, inviò in Sicilia il senatore Liberio, a cui diede l'incarico di riconquistarla; tuttavia, mentre Liberio era in viaggio verso la Sicilia, Giustiniano cambiò idea e scelse al posto di Liberio Artabane; Artabane così partì anch'esso alla volta della Sicilia, per togliere il comando dell'esercito a Liberio e riconquistare l'isola. Tuttavia una tempesta ritardò l'arrivo in Sicilia di Artabane, e Liberio, ignaro del suo richiamo a Costantinopoli, giunto in Sicilia, tentò senza successo di liberare dall'assedio goto la città di Siracusa. Nel frattempo Totila, dopo aver saccheggiato l'intera isola, lasciò volontariamente la Sicilia, mantenendo il possesso solo delle quattro città più importanti. Dopo la partenza di Totila, Artabane nel 550 giunse in Sicilia, informò Liberio del suo richiamo a Costantinopoli, e tolse ai Goti anche le quattro fortezze che si arresero per fame nel 551. Si completò così la riconquista bizantina della Sicilia.
La Sicilia nel VI secolo
Ordinamento della provincia Nel 554 con la fine della guerra, l'Italia intera venne annessa all'Impero romano d'Oriente. La Sicilia non entrò a far parte della Prefettura del pretorio d'Italia, che nel 584 ca. con la riforma degli esarcati di Maurizio divenne un Esarcato; essa costituì una provincia indipendente dall'esarca di Ravenna. La provincia romano-orientale di Sicilia, così come stabilito dalla Novella 75 del 537,. era governata da un governatore civile che dipendeva direttamente dal Quaestor Sacri Palatii, mentre l'esercito era comandato da un dux dipendente dal magister militum per Orientem; successivamente (fine VII secolo) i poteri civili e militari vennero accentrati nelle mani dello strategos, il comandante civile e militare delle province bizantine da Eraclio in poi.
Ogni municipio era retto da una curia, formata per lo più da possessores (proprietari terrieri); una delle competenze delle curie era di eleggere decurioni preposti alla riscossione delle tasse. L'amministrazione municipale si occupava inoltre anche della restaurazione e della costruzione di opere pubbliche, quali acquedotti, bagni pubblici e così via, oltre alla tutela dell'ordine pubblico, il reclutamento dell'esercito e altri incarichi. Gli oneri che gravavano sui decurioni, che tra l'altro dovevano pagare di tasca propria la realizzazione delle opere civiche, fece sì che molti di questi, per sfuggire a tali responsabilità, abbandonarono le curie entrando a far parte del Clero. Per disincentivare questo fenomeno, l'Imperatore Maurizio promulgò una legge che impediva ai funzionari pubblici di entrare a far parte del clero per sfuggire alle proprie responsabilità..
Le massime autorità civiche erano il defensor civitatis e il curator civitatis. Il defensor, istituito nel 364, aveva come funzione primaria quella di proteggere gli interessi della plebe contro le iniquità dei potenti; giudicava perciò i reati penali minori, vigilava sugli abusi della pubblica amministrazione e presiedeva la curia. Il defensor civitatis era eletto da una commissione composta dal vescovo, dal clero e dai magnati e secondo la Novella 15 il suo mandato durava due anni; il defensor, per essere eleggibile, doveva appartenere ai ceti abbienti.. Il curator civitatis aveva funzioni di controllo dell'amministrazione, delle finanze e dei prezzi; era eletto dal vescovo e dai primiores..
Spesso i candidati compravano la loro elezione a defensores o curatores versando una certa somma di denaro (suffragia). Per rifarsi della spesa, spesso questi funzionari estorcevano ingiustamente alla popolazione soggetta alla loro autorità enormi somme di denaro. Rendendosene conto, Giustiniano con una legge decretò l'illegalità del versamento di suffragia per comprare cariche pubbliche. Questa legge tuttavia spesso non venne applicata: infatti le Epistole di papa Gregorio I (590-604) attestano in Sicilia e in Sardegna la presenza di funzionari corrotti che compravano le cariche pubbliche pagando i suffragia.
Nell'amministrazione cittadina il vescovo godeva di grande importanza. Facendo parte delle assemblee elettive, doveva assicurarsi della legalità delle elezioni e che venissero scelti come funzionari individui integri. Faceva parte anche di un ristretto organo di controllo che doveva controllare che i funzionari pubblici svolgessero bene il loro lavoro, per esempio usando con saggezza i fondi ricevuti per la realizzazione o nella manutenzione di opere pubbliche, o non commettessero atti illeciti. In pratica il vescovo doveva garantire il buon funzionamento dell'amministrazione civica grazie alla sua funzione di controllo..
Durante la dominazione bizantina la Sicilia dovette subire una pesante tassazione che impoverì la popolazione; papa Gregorio I in una lettera del 595 destinata all'imperatrice Costantina scrive:.
Verso la fine del secolo il Duca di Benevento Arechi progettò di invadere la Sicilia, sguarnita di truppe; il Papa e tutta l'isola si misero a pregare affinché l'invasione dei Longobardi non avvenisse. Alla fine le loro preghiere vennero esaudite.
I terreni della Chiesa La chiesa possedeva numerosi possedimenti in Sicilia nel Vi secolo; la prima volta in cui si fa menzione a tali possedimenti è nelle lettere dei Papi Pelagio II e Gregorio I. Questi venivano amministrati da rettori inviati dal Papa, che giuravano, davanti al corpo di San Pietro, che avrebbero fatto di tutto per alleviare le sofferenze dei poveri e dei bisognosi. In Sicilia vi erano due rettori: uno a Palermo e uno a Siracusa.
La Sicilia nel VII secolo: Costante II
Nel VII secolo l'Impero venne sconvolto dalle controversie religiose, con la diffusione del monotelismo, un'eresia. Nel 649 Costante II, nipote di Eraclio, promulgò un editto, il Typos (Tipo in italiano), con cui proibiva ogni discussione cristologica e teologica riguardante il monotelismo, in quanto avrebbe potuto favorire la diffusione dell'eresia; i vescovi siciliani, oltre al Papa e alla Chiesa Romana in generale) furono contrari al Typos e protestarono contro il decreto imperiale al Concilio convocato nel Laterano da Papa Martino I. La reazione di Costante II non si fece attendere e iniziò a perseguitare tutti quelli contrari al Tipo; incaricò l'esarca Olimpio di uccidere il Papa ma l'Esarca non riuscì a commettere tale delitto, e si ribellò al Basileus.
Nel frattempo la Sicilia era saccheggiata dai Saraceni e l'esarca Olimpio nel 652 tentò di difenderla ma venne sconfitto e morì poco dopo. Il suo successore Teodoro Calliopa arrestò il Papa e lo portò in esilio.
Nel 663 Costante II, dopo aver tentato senza successo di conquistare il Ducato di Benevento, pose la sua residenza imperiale a Siracusa, che divenne dunque capitale dell'impero; Costante II però con una serie di decisioni impopolari si rese impopolare dal popolo e venne dunque assassinato (668):
I congiurati elessero imperatore lo strategos del tema Opsiciano Mecezio;Treadgold, p. 322. il regno di Mecezio in Sicilia non durò tuttavia molto dato che l'imperatore legittimo Costantino IV,L' ritiene inattendibile la notizia, fornitaci da Teofane, che fu Costantino IV a recarsi in persona in Sicilia per deporre l'usurpatore; secondo Ostrogorsky la rivolta venne invece sedata dall'esarca di Ravenna. figlio di Costante, si recò di persona in Sicilia con il suo esercito per sedare la rivolta e deporre l'usurpatore; dopo l'esecuzione di Mecezio (decapitato), la sede impediale venne spostata di nuovo a Costantinopoli.
Sempre nel VII secolo gli Arabi iniziarono a fare molte incursioni sulla Sicilia, perché gli arabi la reputavano un punto strategico, da dove si poteva controllare tutto il mar Mediterraneo. Nel 669, subito dopo la partenza di Costantino IV, gli Arabi saccheggiarono Siracusa, depredando tutto il bottino accumulato da Costante II con i suoi saccheggi (per esempio il bronzo del Pantheon). Pochi anni dopo gli Arabi tentarono di depredare di nuovo la Sicilia ma vennero sconfitti e, memori della batosta subita, lasciarono in pace la Sicilia per mezzo secolo.
Il Thema di Sikelia
Verso la fine del VII secolo la Sicilia diventò un thema sotto il regno di Giustiniano II Rinotmeto.Adele Cilento, Bisanzio in Sicilia e nel sud dell'Italia, Magnus Edizioni SpA, Udine, 2005, ISBN 88-7057-196-3, p. 45. Sikelia fu uno dei due themata dell'Impero Bizantino presenti in Italia, L'altro era quello di Langobardia.
La disgregazione dell'Impero bizantino e la sua debolezza si facevano pesantemente sentire in Sicilia che era ormai slacciata dall'impero centrale, alimentando un certo malcontento, in un'area che da sempre, sia politicamente che culturalmente, si sentiva più vicina ed attratta da Roma e da quello che fu l'Impero d'Occidente piuttosto che da Costantinopoli e dall'Impero bizantino. Tra il 663 e il 668 l'imperatore d'Oriente Costante II aveva anche spostato la capitale dell'impero da Costantinopoli a Siracusa, ma anziché portare benefici alla Sicilia e all'impero, questa mossa crea delle tensioni che porteranno alla disgregazione dello stesso. Vi fu una lunga guerra tra le due città e così il thema di Sikelia si dichiara indipendente da Bisanzio; questa indipendenza durerà di fatto fino al tradimento di Eufemio di Messina che farà invadere l'isola dagli Arabi.
Tra l'803 e l'820 l'efficienza bizantina nel quadrante centrale del Mediterraneo cominciò a decrescere vistosamente, in concomitanza con il governo dell'Imperatrice Irene mentre la vicenda di Tommaso lo Slavo contribuiva ad accrescere lo stato di debolezza dell'Impero.