La chiesa di San Michele Arcangelo, detta anche semplicemente chiesa di San Michele, è la parrocchiale di Garbagna Novarese, in provincia e diocesi di Novara; fa parte dell'unità pastorale della Bassa Novarese.

Storia

Origine Il primitivo oratorio fu eretto dai Longobardi, al posto del precedente tempio pagano, e dedicato al loro patrono.. Pur non disponendo di prove concrete a sostegno di tale asserzione, lo storico Lino Cassani ne era convinto, date le numerose testimonianze della presenza di una colonia di possidenti longobardi in Garbagna nell'XI secolo, che avrebbero potuto finanziarne la costruzione.. La storia stessa di Garbagna fornisce ulteriori indizi a pro di questa tesi. Il nucleo originale del paese era fino all'XI secolo piuttosto distante dalla chiesa in questione, più a nord-est, presso l'antica via romana e l'oratorio di Santa Maria. Data la consuetudine longobarda di collocare i cimiteri lontano dall'abitato e di edificare nei loro pressi cappelle intitolate a San Michele (cui spettava il compito di soppesare le anime dopo la morte, in vista del giudizio divino), è assai probabile che il primitivo edificio avesse questa origine e che fin da principio nei suoi pressi fosse il cimitero. Con lo spostamento del centro abitato presso il neonato castello nel tardo XII secolo, la cappella entrò nell'area d'influenza di quest'ultimo, il che ne accrebbe senza dubbio l'importanza, al punto di essere elevata a chiesa parrocchiale della comunità. La prima menzione in documenti storici risale proprio a tale periodo, nel 1181 .

Si sa molto poco della sua struttura a quel tempo, solo che l'abside era rivolto ad oriente, come da consuetudine dei primi secoli della cristianità.

XIV secolo Nella consegna dei benefici ecclesiastici del 1347, il parroco Uberto Fragonerio riportò che la canonica si trovava a ridosso della chiesa a nord-ovest e che a ovest era il cimitero. Entrambi gli edifici erano protetti a nord e a est dal fossato del castello, che in questo modo li includeva nella propria area. Inoltre la chiesa possedeva un altro sedimen (piccola abitazione) immediatamente a est, oltre il fossato e costeggiante la strada che portava alla chiesa stessa. Completavano il beneficio 26 pezze di terra per una superficie totale di 240 pertiche, per lo più coltivabili o a foraggio...

XVI-XVIII secolo Con l'aumento della popolazione, le ridotte dimensioni ne richiesero la sostituzione sul finire del XVI secolo. L'edificio longobardo fu abbattuto e le fondamenta riutilizzate come base per il nuovo. Il rapporto della visita pastorale del vescovo Carlo Bascapè il 2 maggio 1596 (a lavori non ancora ultimati) e il documento di consegna del beneficio parrocchiale del 1618 forniscono un'accurata descrizione della nuova struttura: misurava ventotto braccia di lunghezza (compreso il coro), dodici di larghezza e dieci di altezza; era costituita da una sola navata con soffitto in legno, affiancata dal campanile alto trenta braccia posto alla sinistra del coro; il coro era di forma semicircolare e rivolto ad oriente come il precedente.. A nord erano la canonica, la sagrestia e il cimitero, a est la strada di accesso, a sud il giardino della canonica, a ovest la vigna e il campo della canonica. All'interno il soffitto era dipinto e l'altare di legno intarsiato, sovrastato da un tabernacolo di legno dorato alto due braccia e sostenuto da quattro angeli, oltre alla presenza di sei candelieri ed una piccola croce.

Citando l'Archivio Storico Diocesano, Franca Franzosi riporta che nel 1669 la chiesa ricevette una donazione di reliquie, ipotizzando che fra di esse vi fosse un frammento della Santa Croce.

In seguito furono introdotti diversi cambiamenti, riportati dalla relazione sullo stato della parrocchia stilata dal curato Giuseppe Tosi nel 1792. Per agevolare l'accesso dei fedeli, l'orientamento dell'edificio fu invertito: ad oriente, verso il paese, fu posta la nuova entrata, mentre ad occidente fu spostato il coro. A seguito della permuta di proprietà col conte Caroelli nel 1748, a nord e ovest stavano ora terreni di quest'ultimo, mentre il cimitero era stato spostato a sud della chiesa. Da tale relazione sappiamo inoltre che l'edificio era dotato di battistero, aveva buoni muri ben imbiancati e politi e nell'esteriore in rustico e che il soffitto ligneo era stato sostituito da una copertura in muratura. Il coro era dotato di comode panche sia per gli ecclesiastici che per i laici; uomini e donne avevano posti separati. Non eran presenti statue, ma solo alcuni quadri perfettamente in sintonia coi dettami liturgici. Vi erano infine tre altari: il maggiore, uno dedicato alla Beata Vergine di Loreto e uno a San Raffaele..

XIX secolo

Aumentando ancora la popolazione, l'edificio necessitò ampliamenti, eseguiti nei primi anni del XIX secolo. Nello specifico, furono costruite le due navate laterali. Riguardo all'interno, sappiamo esservi i confessionali e il coro arredato con stalli in legno (sedili separati da braccioli). Nel 1832, inoltre, il consiglio comunale decise l'innalzamento del campanile di diversi metri e la sostituzione del tetto in tegole con una cuspide. Per garantire la stabilità nella nuova struttura, fu otturata la maggior parte delle feritoie e fu rinforzato il basamento.

Franca Franzosi riferisce di un inventario del 1853 in cui è confermata la presenza nella chiesa di un frammento della Santa Croce, ma non si ha certezza di quando vi fosse giunta. La stessa Franzosi ipotizza che la presenza di tale reliquia sia correlabile al culto di Sant'Elena, della quale è presente un affresco nell'Oratorio di Santa Maria.

Attorno al 1850 fu aggiunta una terza navata sul lato del campanile, ma l'inusuale modifica, vista come vera e propria deturpazione dell'edificio a scapito della sua simmetria, non fu gradita alla popolazione. Dopo alcuni decenni di malconento, il Comune, capitanato dal sindaco Carlo Geri, impose la chiusura della navata in occasione dei lavori del 1899, relegandola a locale di passaggio e ripostiglio. Nel corso degli stessi lavori la chiesa fu allungata di dieci metri dal lato frontale, abbattendo la vecchia facciata (con portichetto in colonne di granito e antica statua di San Michele) ed installando la nuova, su disegno dell'architetto novarese Marcello Zorzoli, con lunetta sul portale decorata con un affresco del medesimo santo. Sempre durante i lavori a cavallo tra 1899 e 1900, a spese della popolazione fu posato il nuovo pavimento, venne affiancato al lato nord del coro un edificio al cui piano superiore fu installato l'organo e tutta la chiesa fu affrescata dal pittore alessandrino Rodolfo Gambini..

XX secolo

Nel 1903 fu eretta una croce lignea nello spiazzo antistante l'edificio, a ricordo delle Sante Missioni occorse tra il 27 dicembre 1902 e il 6 gennaio 1903..

Nel 1925 l'organo fu spostato dal lato nord del coro al fondo della chiesa sopra l'entrata, per iniziativa del parroco Carlo De Gasperis.

Nel 1934, in ricordo dell'anno santo, la croce lignea antistante l'edificio fu sostituita da una colonna in granito.

Nella monografia su Garbagna del 1948, Ernesto Colli racconta che l'antico cimitero era posto immediatamente a sud dell'edificio. Al tempo in cui scriveva, invece, al suo posto passava già la strada che conduceva al nuovo cimitero, incorniciata da un doppio filare di platani.

Col decreto dell'11 ottobre 1986, la personalità giuridica civile fu trasferita dalla chiesa alla parrocchia, che ricevette inoltre la qualifica di ente ecclesiastico civilmente riconosciuto.

Nel 1992, su interessamento del locale medico condotto Giacomo Perolini e della moglie Emma Clavenna, entrambi noti cultori di storia e arte locale, fu restaurata la settecentesca tela raffigurante il patrono San Michele.

Nel 1996 un gruppo di garbagnesi intraprese una vasta opera di pulizia, abbellimento e restauro conservativo dell'edificio, sotto la direzione del parroco Giovanni Fornaroli e Roberto Fregonara. In tale contesto si inserisce il restauro della grotta di Lourdes, ad opera di Luigi Casalchini e Giuseppe Facchetti, reinaugurata il 6 ottobre.

XXI secolo

Nel 2011 fu restaurato l'organo.

Nel 2013, previa indagine stratigrafica, la facciata fu rinnovata dal restauratore Federico Barbieri di Pombia.

Oltre alle attività legate al culto, la chiesa ha ospitato negli anni diverse iniziative musicali e canore, organizzate dal Comune, dalla parrocchia e dalle associazioni locali di volontariato (vedi riquadro Attività musicali e canore).

Descrizione

Esterno

La facciata della chiesa è a salienti e tripartita da lesene. Al centro è posto un piccolo protiro, sorretto da due colonne, che protegge il portale d'ingresso, a sua volta sormontato dal rosone. Ai lati si aprono due finestre.

Nella piazzetta antistante, a sinistra, è posta una colonna in granito con inciso: A sostituire la lignea croce che qui era stata posta in ricordo delle SS. Missioni del 27 Dic. - 6 Genn. 1902-1903 fu eretto questo monumento anche a ricordo perenne delle Sante Missioni predicate dal 27 Dic. al 7 Genn. 1933-1934, anno santo della redenzione del genere umano.

Interno

L'interno è ripartito in tre navate divise da pilastri sopra i quali si impostano degli archi.

Entrando in chiesa, nella navata di destra si incontrano il battistero, seguito dalla cappella dedicata alla Madonna di Lourdes. La cappella, commissionata dal sindaco Carlo Geri nel 1914 in ricordo della moglie Clara Gavinelli, è una riproduzione artistica della grotta originale, con aggiunta una raffigurazione della stessa Clara Gavinelli sulla parete sinistra, ritratta dal pittore Rodolfo Gambini (immagini alla sez. Cappella della Madonna di Lourdes). La cappella fu restaurata nel 1996 da Luigi Casalchini e Giuseppe Facchetti. Seguono gli altari marmorei di Sant'Antonio da Padova e del Cristo crocifissoLa cappella della Madonna di Lourdes fu inizialmente predisposta per commemorare le nozze d'oro dei coniugi (1864-1914), ma la morte di Clara nel giugno 1914 ne fece cambiare la dedica alla sua memoria ()..

Nella navata di sinistra, vicino alla porta, è collocata una grande lapide di marmo nero con inscritti i nomi dei benefattori della chiesa e la data di morte. Seguono gli altari marmorei dedicati alla Madonna del Rosario e alla Madonna Addolorata..

L'altare è costituito da marmi policromi e sormontato da un tronetto a colonne che racchiude la statua del Sacro Cuore. Come ricordato dall'iscrizione dietro l'altare, esso fu donato alla chiesa dal sindaco Carlo Geri nel 1924. Il coro è rivestito di tavole di noce sormontate da un pala dipinta raffigurante San Michele vincitore sul male, di gusto lombardo settecentesco e restaurata nel 1992. A sua volta la pala è racchiusa in una cornice marmorea rossa e nera, sormontata da due angeli in marmo bianco e al centro un medaglione riportante la scritta Sancte Michael Arcangele hic et ubique veni in audiutorium populo Dei.

Le campane XVII secolo Un inventario del 1618 riportò che il campanile era dotato di due campane, decorate con immagini ed iscrizioni: una di 15 rubbi, decorata con una raffigurazione di Cristo sulla croce, Madonna col bambino in braccio, un santo in abito da vescovo, San Michele con l'iscrizione Princeps gloriosissime Michael Arcangele esto memor nostri hic et ubique; una di 17 rubbi dotata di varie immagini ed iscrizioni, di cui fu riportata solamente Sancta Maria sucurre miseris, ora pro populo, intercede pro clero, die XII maji 1597, le cui ultime parole indicavano la data di creazione. Corrispondendo un rubbio a poco più di 8 chilogrammi, le due campane pesavano rispettivamente circa 121 e 137 chilogrammi.

XVIII secolo