La chiesa parrocchiale di San Giacomo Maggiore è un luogo di culto cattolico della città di Crema.

Storia Dalle origini agli albori del riassetto settecentesco Il Borgo San Giacomo, che potrebbe essersi sviluppato attorno al X secolo, non è facilmente identificabile nel tessuto urbano attuale modificatosi a partire dall'epoca rinascimentale.; forse si originò dalla via Giacomo Matteotti (un percorso “di crinale”) tra le vie Goldaniga e Federico Pesadori a est, e tra le vie Verdelli e Alemanio Fino a ovest.. La chiesa, quindi, venne costruita immediatamente a sud dell'ipotetico borgo sopra un piccolo dosso. alla sinistra della roggia Rino

Lo Zavaglio narra che la chiesa fu distrutta dopo l'assedio di Crema del Federico Barbarossa (1159-1160), quindi fu ricostruita dopo l'avvio della riedificazione della città (1185) ma non è noto su quali fonti basi queste affermazioni, considerato che le chiese degli altri borghi (San Pietro apostolo e San Benedetto abate) rimasero intatte.

Di quest'epoca lo storico Pietro Terni descrive la comunità di San Giacomo come dotata di una certa indipendenza, con propri statuti approvati nel 1261 e che arrivava ad amministrare anche i territori di San Michele e Zappello, che divennero parrocchie indipendenti solo dopo il 1560.

La chiesa a quell'epoca era retta dai monaci eremitani; era stata donata loro dal vescovo di Piacenza Alberto Prandoni, donazione avallata da una bolla di papa Alessandro IV del 4 luglio 1257, col patto che qualora i monaci avessero lasciato Crema tutti i beni sarebbero ritornati alla diocesi emiliana. Il convento, probabilmente, era costruito sul luogo dove ora sorge la casa parrocchiale ed i limitrofi edifici come dimostrerebbero le volte degli scantinati.. Qualche anno dopo, nel 1274, fu donato ai monaci l'oratorio extra moenia di San Bartolomeo ed alcuni appezzamenti di terreno per avere ulteriori mezzi di sostentamento.

Nella prima metà del Trecento la chiesa fu elevata a chiesa parrocchiale con il titolo di rettoria: non ci sono documenti certi che identifichino con precisione l'anno, che potrebbe essere il 1326 basandosi su un'epigrafe murata sulla controfacciata (ma di fonte tarda) e data per verosimile secondo alcune supposizioni dello Zavaglio.. Non è certo se a questo evento sia seguita la costruzione di una nuova chiesa come riferisce lo storico Ronna.

Dopo la peste del 1348 gli eremitani lasciarono la parrocchia e le notizie successive sono molto scarse; sappiamo che nella seconda metà del XV secolo furono fondate le due confraternite della Beata Vergine Annunziata (1473) ed il Consorzio del Santissimo Sacramento (1492)..

Alla fine di quel secolo l'edificio risultava in pessime condizioni subendo così interventi di consolidamento, lavori probabilmente approssimativi se, a quanto narra il Terni, la chiesa crollò nel 1511.; alla riedificazione – cui si contribuì sia con spese pubbliche sia con i contributi dei parrocchiani - furono quasi certamente applicate forme rinascimentali prevedendo otto altari laterali (Vergine Maria, San Giovanni Battista, San Cristoforo, Santa Lucia, San Pantaleone, Sant'Apollonia e Santissimo Sacramento), tuttavia furono mantenute della chiesa precedente le tre absidi semicircolari romaniche. È in questo periodo che venne commissionata una pala a Vincenzo Civerchio, dono della famiglia Terni che era proprietaria dell'altare dedicato a San Giovanni Battista..

Gli atti delle visite Castelli e Regazzoni della seconda metà del XVI secolo narrano di condizioni poco dignitose decretando interventi di sistemazione e decoro; i documenti danno rilievo anche ai cambi di dedicazione degli altari quali l'eliminazione dell'altare di San Pantalone sostituito dall'altare dedicato alla Beata Vergine Maria e San Rocco; la chiesa era a quell'epoca affiancata da un cimitero disposto, probabilmente, sul luogo ove attualmente vi è il cortile dell'oratorio.. Dopo l'erezione della diocesi di Crema (1580) si provvide a consacrare la chiesa a cura del vescovo Gian Giacomo Diedo il 20 maggio 1593.

Nel corso del Seicento i parroci continuarono a sistemare altari e dotare la chiesa di nuove tele. Tra gli episodi significativi si segnala la donazione di reliquie dei Santi Martiri Gaudenzio, Apollonio, Marino, Currione, Tertulliano, Oliviero e Santa Veneranda Martire, avvenuti nel 1651, donate da don Giacomo Brina e collocate sull'altare della Beata Vergine..

Il riassetto in forme barocche Nel 1662 divenne parroco don Giovanni Battista Dornetti, cui si deve l'avvio di un lungo rinnovamento della chiesa; spostò l'altare di Santa Lucia nella cappella precedentemente dedicata a san Pantaleone e intitolò la cappella a San Francesco di Sales: era il 1670 ed erano trascorsi solo cinque anni dalla canonizzazione; il Dornetti commissionò anche nuove tele (Giovanni Battista Botticchio, Giovan Battista Lucini).

Tra il 1712 ed 1714 don Dornetti promosse l'avvio del riassetto barocco della chiesa potendo usufruire dei fondi resi disponibili dalle due confraternite. Morì all'età di 87 anni nel 1720 e fu sepolto nella chiesa stessa..

Il successore, don Paolo Emilio Gregori proseguì la risistemazione, fece ricostruire la sagrestia e promosse l'elevazione del nuovo campanile (1723), nel quale furono collocate nuove campane benedette l'anno successivo.

Nel 1732 il priore Bartolomeo Arbenghi e i sindaci delle confraternite, ottenuti i permessi diocesani, commissionarono a Giovan Battista Caniana la demolizione delle absidi medievali ed il rifacimento del coro, terminato già l'anno successivo e decorato da Francesco Maria Bianchi.. Il Caniana è anche il progettista della facciata della cantoria e controcantoria del nuovo organo; quello precedente, collocato nel vecchio coro, fu venduto ai frati carmelitani scalzi di Santa Maria della Croce.

Fu alla fine don Giuseppe Nava a portare a termine il riassetto della chiesa, aggiungendo sovrastrutture barocche all'aula e agli altari in continuità estetica con il nuovo coro, lavoro concluso negli anni quaranta del XVIII secolo.

La seconda metà del secolo vide interventi di decorazione ad affresco dell'aula e delle cappelle, nonché il riallestimento delle architetture degli altari; il campanile venne dotato di un nuovo concerto delle campane (ditta Crespi, 1790, ma la maggiore fu sostituita nel 1816)..

XIX secolo Nel 1802 Pantaleone Marini e Giovanni Battista Foglia donarono alla parrocchia la reliquia del braccio di San Valentino precedentemente collocata nell'oratorio dei disciplini.

Nella prima metà dell'Ottocento si rileva l'installazione dell'orologio (1827), del nuovo organo Franceschini (1840) ed il rifacimento della scalinata d'ingresso (1847); era precedentemente a forma di ventaglio, ma interferiva con il passaggio delle carrozze. Verso la metà del secolo furono allestiti i nuovi stalli del coro.

Successivamente, nel 1852 il conte Angelo Griffoni di Sant'Angelo donò il tempio in marmo sopra l'altare maggiore oltre a varie suppellettili ed un quadro raffigurante il Redentore..

All'anno 1862 risale l'allestimento del monumento dedicato al benefattore padre Luigi Girolamo Verdelli (morto nel 1524), opera di Quintillio Corbellini e voluto dai membri del Monte di Pietà Carlo Donati De' Conti, Angelo Cabini, Anania Ferré, Giuseppe Perletti ed Angelo Bonzi.

Tra il 1883 ed il 1884 don Andrea Barbaglio fece ricoprire le decorazioni settecentesche, commissionando alcuni affreschi a Eugenio Giuseppe Conti.

XX e XXI secolo All'anno 1912 risale l'installazione del nuovo organo Inzoli cav. Pacifico, restaurato dalla stessa ditta nel 2003..

Nel 1951 furono affidate a Pietro Ferrari le opere di ripulitura degli affreschi, cui seguirono un generale restauro degli esterni, nel 1953 e la posa del nuovo pavimento in marmo rosato del Garda nel 1955.

Ulteriori interventi conservativi furono intrapresi nel biennio 1995-1996 su iniziativa del parroco don Agostino Cantoni.

Nell'anno 2012 il vescovo monsignor Oscar Cantoni decretava l'unità pastorale con la parrocchia di San Bartolomeo ai Morti

Caratteristiche La chiesa si affaccia in posizione lievemente sopraelevata sulla piazzetta Caduti sul Lavoro, già piazza di San Giacomo nel 1647 e nel 1815., quindi prosecuzione della Strada maestra di Porta Ripalta. L'attuale denominazione risale ad una delibera del Consiglio comunale del 20 gennaio 1970.

La chiesa mescola elementi risalenti alle ricostruzioni cinquecentesche, come gli apparati murari laterali occultati dal rivestimento introdotto nel Settecento durante il quale, tra l'altro, furono demolite le absidi medievali..

Esterno All'ingresso principale si accede attraverso una doppia scala con balaustra, donata dal conte Angelo Griffoni Sant'Angelo, che dal 1847 sostituisce la precedente “a ventaglio” che interferiva con la viabilità..

La facciata è divisa in due ordini separati da trabeazioni, cui si aggiunge il timpano. Ogni ordine, a sua volta, è suddiviso in tre parti da lesene: quelle al primo piano, poggiano su basamenti e terminano con capitelli tuscanici; quelle dell'ordine superiore sono disegnate a specchi e decorate con festoni di fiori in stucco in mezzo.

Il portale è incorniciato, con un timpano curvilineo spezzato dotato di volute; al centro è collocata una mensola in pietra che sorregge due nuvolette e tre cherubini parzialmente sovrapposti alla trabeazione.. Il portone, restaurato nel 2004, risale alla prima metà del Settecento.

Al centro dell'ordine superiore si apre il finestrone con timpano spezzato, al centro del quale volano due angeli con fastigio e la scritta RESTAURATO A.D. MCMVC.

Il timpano, diviso in tre campi, presenta al centro un cartiglio con volute e la scritta:

Concludono la facciata quattro vasi marmorei e croce apicale collocata su un alto piedistallo.

Il campanile Il campanile fu riedificato nel 1723 sotto la supervisione del costruttore-capo Giacomo Vanzini (o Vancino o Avancino) prima della sistemazione della chiesa, ed è una torre in mattoni con alcuni inserti decorativi in marmo; è diviso in tre ordini di cui il primo profilato da lesene angolari..

Il secondo ordine contiene al cella campanaria con lesene angolari e capitelli che sorreggono su ogni lato dei frontoni curvilinei. Le aperture della cella sono a tutto sesto e balaustrate..

La parte terminale è composta da un corpo ottagonale coperto da un cupolino in rame, di cui ogni lato ha una apertura a tutto sesto con incorniciatura rettangolare e provvista di balaustre. Il corpo è circondato da quattro pinnacoli.

La base è quadrata, di circa 3,8 metri per lato con un'altezza di 34 metri esclusa la croce apicale.

Alla base è murata un'epigrafe che ne ricorda la riedificazione..:

L'interno La pianta La chiesa è ad aula unica a cinque campate; alla terza campata si aprono gli ingressi laterali, alla quinta sono collocate la cantoria dell'organo e la controcantoria.

Nelle altre campate sono state allestite delle cappelle non molto profonde ad arco a tutto sesto, tra le quali si innalzano lesene rivestite di marmi policromi con capitelli compositi che sostengono un cornicione composto da architrave, fascia in finto marmo e cartigli.. Sulle lesene e ai lati dell'ingresso laterale sinistro sono appesi i quadri della Via Crucis.

Il presbiterio ed il coro, a pianta rettangolare, furono riedificati nel XVIII secolo demolendo le absidi semicircolari di origine medievale. Questo intervento è documento da un'epigrafe collocata all'esterno (lungo via Federico Pesadori) che recita.:

Il pavimento venne rifatto nel 1955 si progetto dell'ingegner Silvio Mosconi e l'opera è ricordata sopra una lapide collocata sotto la cantoria dell'organo:

Parete sinistra