Il monumento alla Vittoria a Bolzano (in tedesco: SiegesdenkmalTalvolta chiamato anche nei media di lingua tedesca, spregiativamente, "Faschistentempel", ovvero "tempio fascista", cfr. Th. Pardatscher, Das Siegesdenkmal in Bozen, op. cit., p. 7.) è un monumentale complesso marmoreo celebrativo della vittoria italiana nella prima guerra mondiale sull'Austria-Ungheria, progettato dall'architetto Marcello Piacentini e costruito tra il 1926 e il 1928. È riconosciuto come monumento nazionale italiano.
Si trova in piazza della Vittoria (Siegesplatz), a pochi passi dal ponte sul torrente Talvera, nel punto di convergenza delle valli che sfociano nella conca di Bolzano, sul luogo ove in epoca austro-ungarica sorgeva il Talferpark ("parco del Talvera"). Il regime fascista lo creò a proprio simbolo, accesso alla Bolzano italiana e razionalista che si andava erigendo a ovest del torrente.Sull'interpretazione del monumento le opinioni sono concordanti: cfr. i due Convegni internazionali di studi sui cosiddetti "relitti fascisti", sala di rappresentanza del Comune di Bolzano, rispettivamente "Fascismo di confine", 15 gennaio 2010 e "Storia, memoria e territorio", 29 gennaio 2010; Blog di Riccardo Dello Sbarba con riferimenti al libro Mussolini architetto di Paolo Nicoloso, https://riccardodellosbarba.wordpress.com/2008/12/05/il-monumento-la-testa-ed-il-cuore/ Fu costruito demolendo quanto era stato fino ad allora edificato del Monumento ai Kaiserjäger caduti in guerra (Kaiserjägerdenkmal) – ideato e iniziato a erigere dopo la battaglia di Caporetto su progetto dell'architetto Karl Ernstberger – che era rimasto incompiuto dopo la fine del primo conflitto mondiale e si trovava in posizione antistante l'attuale monumento.Stefan Riesenfellner (a cura di), Steinernes Bewußtsein, I: Die öffentliche Präsentation staatlicher und nationaler Identität Österreichs in seinen Denkmälern, Vienna-Colonia-Weimar, Böhlau, 1998, pp. 443ss.
La costruzione e l'inaugurazione Dopo l'annessione all'Italia dell'allora Tirolo meridionale fino al Brennero, e in seguito alla presa di potere da parte di Mussolini nella marcia su Roma del 1922, il governo fascista iniziò a rimuovere molti dei monumenti celebrativi che il governo asburgico aveva precedentemente eretto. A Bolzano, in particolare, vennero rimossi i monumenti dell'era asburgica, alcuni dei quali innalzati nel periodo del borgomastro Julius Perathoner.Hans Veneri, Aus der Ära Perathoner, in Stadt im Umbruch. Beiträge über Bozen seit 1900 (= Jahrbuch des Südtiroler Kulturinstitutes, 8), Athesia, Bozen, 1973, p. 45.
Per contro, come in tutto il Regno, si cominciarono a costruire monumenti celebrativi della vittoria.
La decisione di costruire a Bolzano un monumento commemorativo della vittoria nella Grande guerra venne presa dalla Camera dei deputati il 10 febbraio 1926. Lo stesso giorno, Mussolini, parlando nell'aula della Camera attaccò duramente il ministro degli Esteri tedesco Gustav Stresemann e il presidente bavarese Heinrich Held, i quali avevano apertamente criticato l'oppressiva politica italiana nei confronti della minoranza germanofona.Harald Dunajtschik, Aram Mattioli, Eroberung durch Architektur, in Petra Terhoeven (a cura di), Italien, Blicke: neue Perspektiven der italienischen Geschichte des 19. und 20. Jahrhunderts, Göttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 2010, p. 92.
L'idea originaria di Mussolini era quella di erigere un monumento dedicato a Cesare Battisti.Cesare Battisti si era battuto a lungo in ogni sede politica per il riconoscimento dei diritti degli italiani in Trentino e, dopo lo scoppio della Grande guerra, per l'annessione all'Italia. L'Alto Adige, a quell'epoca, era considerato austriaco a tutti gli effetti, ed era abitato da una minoranza di italiani: lo stesso Battisti nutriva "talune perplessità" sullo spostamento del confine al Brennero in ragione del principio di nazionalità, ma lo considerava militarmente "formidabile" (cfr. Antonio Scottà, La Conferenza di pace di Parigi fra ieri e domani (1919-1920), visto su Google libri il 25 gennaio 2011). Tale proposito riscontrò grandi consensi nelle organizzazioni fasciste in Italia e all'estero; le federazioni provinciali indissero una sottoscrizione, alla quale aderirono anche associazioni di italiani all'estero. In breve tempo si raggiunsero i 3 milioni di lire necessari. Il marmo fu offerto dagli industriali lucchesi.
Il 17 marzo si riunì la commissione che doveva approvare il progetto. I componenti furono nominati da Mussolini in persona: fra gli altri ne fecero parte il nazionalista Ettore Tolomei, il segretario di Stato Giacomo Suardo e il ministro della pubblica istruzione Pietro Fedele. In primo luogo, si accolse la proposta di Tolomei di far sorgere il monumento nei pressi del ponte sul Talvera, dove poco prima della prima guerra mondiale l'amministrazione austriaca aveva cominciato la costruzione di un monumento ai Kaiserjäger.
Il progetto venne affidato all'architetto Marcello Piacentini, che a giugno lo presentò. Si trattava di un tempio/arco, adornato con alte colonne portanti che il periodo vuole impreziosito da alti fasci littori su consiglio del «Duce». La scultura sul timpano, la Vittoria sagittaria, è di Arturo Dazzi.
La posa simbolica della prima pietra ebbe luogo il 12 luglio 1926 (nel decimo anniversario dell'esecuzione di Cesare Battisti e di Fabio Filzi), alla presenza del re Vittorio Emanuele III, dei marescialli d'Italia Luigi Cadorna, Pietro Badoglio e di alcuni ministri. Durante la cerimonia vennero in realtà poste tre pietre (una dal monte Corno Battisti, una dal monte San Michele, una dal monte Grappa), legate da una calce ottenuta con l'acqua del Piave, versata dal re.
Durante la costruzione, visto anche il significato politico dell'opera, il prefetto subì pressioni affinché questa venisse terminata al più presto. Nel dicembre del 1927 Piacentini comunicò la fine vicina dei lavori. Il ministro Fedele dettò l'iscrizioneLo afferma Ettore Tolomei, Memorie di vita, Garzanti, Roma, 1948, p. 488 («Fu concluso d'affidare la costruzione all'architetto Piacentini e d'imporvi una figura della Vittoria (che fu poi quella del Dazzi ed ebbe dal Fedele la epigrafe)»)., in lingua latina che si può leggere ancora oggi:
L'epigrafe rappresenta «un'esortazione idealmente rivolta al soldato vincitore della Grande guerra a porre ‘qui’, cioè nell’Alto Adige, i confini della patria, ‘qui, dove civilizzammo gli altri con la lingua le leggi le arti’; una prima versione del testo anziché ceteros prevedeva barbaros, rivendicando cioè l’azione civilizzatrice esercitata dall’italianità, identificata con la romanità, in un territorio ‘barbaro’ che ora veniva finalmente riconquistato alla civiltà», strumentalmente creando in questo modo una «legittimazione fondativa dell’estensione dei confini nazionali al Brennero»Elvira Migliario, Hannes Obermair, Roma sulle sponde del Talvera, in Elvira Migliario, Gianni Santucci (a cura di), «Noi figli di Roma». Fascismo e mito della romanità, Milano, Mondadori, 2022, ISBN 978-88-00-86287-5, pp. 135-159, qui pp. 137-138..
Sul retro invece si trovano tre medaglioni raffiguranti la Nuova Italia, l'Aria e il Fuoco, di Pietro Canonica. Al di sotto di essi, si trova un'iscrizione, liberamente ispirata all'epigrafe sull’altare funerario del Tropaeum Traiani di AdamclisiElvira Migliario, Hannes Obermair, Roma sulle sponde del Talvera, in Elvira Migliario, Gianni Santucci (a cura di), «Noi figli di Roma». Fascismo e mito della romanità, Milano, Mondadori, 2022, ISBN 978-88-00-86287-5, pp. 135-159, qui p. 137.:
Il lato sud del monumento recò la consueta scritta con riferimento all'“era fascista”, tolta dopo la liberazione dal nazifascismo avvenuta nel 1945:
Secondo lo storico inglese John Foot il monumento rappresenta bene la visione nazionalista e fascista della guerra e del passato, basata sull'eroismo, sul sacrificio, sulla "bella morte" e sui "caduti per la patria", in profonda contrapposizione con gli ideali del pacifismo e del socialismo.John Foot, I fantasmi della Grande Guerra (2008)
L'inaugurazione era prevista per il 12 luglio 1928. Considerata la ferma opposizione della moglie di Battisti Ernesta Bittanti e della figlia Livia all'utilizzo a fini propagandistici della figura dell'irredentista trentino da parte del regime, Mussolini (che era stato compagno di partito di Battisti), decise di cambiare l'intestazione e di dedicare il monumento alla Vittoria. All'interno rimasero però il busto di Battisti, insieme a quello di Fabio Filzi e di Damiano Chiesa, opere dello scultore Adolfo Wildt, collocati ai fianchi dell'altare con la statua del Cristo risorto, opera di Libero Andreotti. Questa disposizione ne fa, secondo lo storico Hannes Obermair, una sorta di «golgotha clerical-fascista», evidenziando la sovrapposizione tra cattolicesimo e fascismo come poi presto raggiunto nei Patti lateranensi.
Alla fine, la data dell'inaugurazione venne confermata, ma la signora Battisti non vi presenziò. Fu tenuta invece una grande cerimonia in perfetto stile fascista. Vennero precettate 23 bande di paese da tutto l'Alto Adige, si schierarono le truppe di stanza in città e furono imbandierate le finestre. Parteciparono in forma ufficiale rappresentanti dei grandi invalidi, ufficiali della MVSN, dei forestali e delle guardie confinarie.
Stando alle cronache del giornale locale del PNF, La Provincia di Bolzano, dei giorni successivi,La Provincia di Bolzano, n. 165 e 166 del 1928 il convoglio reale arrivò alle 8:30, annunciato dai colpi di un cannone sulla strada del Colle. Con Vittorio Emanuele III, giunsero il duca d'Aosta, il duca degli Abruzzi, Costanzo Ciano, Italo Balbo, Giovanni Giuriati. Quest'ultimo tenne il lungo discorso di inaugurazione, che fece seguito alla breve cerimonia religiosa di benedizione officiata dall'arcivescovo di Trento (della cui diocesi Bolzano faceva allora parte) Celestino Endrici.
Nel giorno dell'inaugurazione si tenne una manifestazione di protesta a Innsbruck, sul monte Isel, con circa partecipanti, fra cui diversi rappresentanti sudtirolesi.Pardatscher, Das Siegesdenkmal, op. cit., pp. 100ss.
Il nome del monumento e l'iscrizione vennero intesi da esponenti della popolazione germanofona come provocazione, dato che avevano lingua, arte e cultura propria già prima dell'annessione e un tasso di alfabetizzazione maggiore che nella media del resto d'Italia,Ad esempio, nel 1900 il tasso di analfabetismo in Tirolo era già sceso al 7,1%, mentre mediamente in Italia era al 55% (al 21% nel 1931). () anche se il ministro Fedele addolcì la versione originariamente prevista, ove compariva il termine barbaros al posto del neutro ceteros, poi utilizzato.
Il monumento divenne luogo per le celebrazioni del regime fascista. La celebrazione organizzata il 28 ottobre 1932 per festeggiare il decennale della marcia su Roma vide la partecipazione non ufficiale del Partito nazista tedesco (NSDAP) con 30 uomini delle SS in uniforme guidati dal nazista ultraradicale Theodor Eicke: tuttavia, questa presenza fu contestata soprattutto dal NSDAP austriaco, che vedeva nel monumento un simbolo della vittoria sull'Austria e la Germania. Pertanto, fu richiesto un provvedimento disciplinare da parte del NSDAP austriaco contro EickeTuchel, Konzentrationslager, pp. 132s. La missiva del raggruppamento regionale del NSDAP austriaco del 4 novembre 1932 è parzialmente riprodotta sul sito del Simon-Wiesenthal-Zentrum motlc.specialcol.wiesenthal.com ..