La teriàca (dal greco θηριακή thēriakḗ, cioè antidoto, oppure secondo alcuni dal sanscrito táraca, dove tár significa "salva"), o triaca, è un preparato farmaceutico dalle supposte virtù miracolose, di origine antichissima. Sebbene con molte variazioni di ricetta, questo elettuario è stato utilizzato per secoli, addirittura fino all'inizio del XX secolo. La Teriaca fu un "polifarmaco”: indicata in primo luogo come capace di combattere i morsi di animali velenosi e per estensione --secondo la medicina galenica e umorale-- anche i “veleni” prodotti nell’organismo umano dalle malattie, di alleviare i “fastidi” dello stomaco, della testa, della vista, dell’udito, di conciliare il sonno, di rinvigorire e allungare la vita. Probabilmente i Romani la ripresero partendo dall'antidoto universale di Mitridate ma la tradizione degli antidoti composti da numerosi ingredienti è antichissima. Il termine teriaca indicava gli antidoti in generale.

Storia

L’origine della Teriaca risale probabilmente al 50 a.C. Mitridate VI Eupatore re del Ponto, vissuto tra il 132 a.C. ed il 63 a.C., appassionato di farmacia nonché ossessionato dalla possibilità, peraltro non troppo remota, di morire avvelenato. Decise allora con l’aiuto del suo medico Crateva di mettere a punto un farmaco che lo potesse preservare da ogni sorta di avvelenamento, nacque così il Mitridiato o la "Mitridatis theriaca" (come la chiamerà Galeno). Secondo le testimonianze dei medici Romani, Mitridate aveva l'abitudine di assumere ogni giorno questa miscela per combattere l'ossessione di essere avvelenato; tuttavia l'uso prolungato della sostanza determina un’assuefazione verso alcuni componenti del composto, che da lui prende il nome di “mitridatismo”. Come narrano le testimonianze storiche, sembra che proprio a causa di questa sua abitudine, Mitridate per non cadere nelle mani del nemico quando le legioni romane di Pompeo sconfiggono le sue milizieTerza guerra mitridatica., non usa il veleno, ritenendolo inefficace, ma ricorre alla spada. Pompeo oltre ad impossessarsi delle terre del Re del Ponto, fece convergere nel mondo latino anche le tradizioni e le conoscenze mediche, incluso il prontuario farmaceutico contenente la formula del Mithridatium che compare a Roma, tradotto in lingua latina, dallo storico Pompeo Leneo.

La nascita della Teriaca Magna risale a circa cent'anni più tardi, ad una rivisitazione della mistura di Crateva da parte di Andromaco, medico alla corte di Nerone, il quale descrisse le virtù e la composizione del suo nuovo farmaco in un poema elegiaco di 174 versi dedicato al suo imperatore. Andromaco Il Vecchio sviluppò la Teriaca aggiungendo della carne di vipera, secondo alcuni precorrendo il principio del simila similibus secondo il quale ciò che genera il male (la vipera e il suo veleno) è anche in grado di curarlo. In questo modo ritenne di potenziare l’attività del farmaco che prima di tutto proteggeva dagli avvelenamenti derivanti da animali velenosi. L'antidoto ebbe grande fortuna durante il periodo successivo e uno dei più importanti medici dell'antichità, Claudio Galeno, consigliò l'assunzione giornaliera della sostanza all'imperatore Marco Aurelio, definendola "tranquilla", in quanto capace di rendere l'uomo tranquillo da ogni sorta di avvelenamento.

Durante il Medioevo, grazie alla traduzione dei testi di medicina dal greco al siriaco, le teorie mediche del mondo classico vennero assorbite da quello arabo e la stessa Teriaca venne tenuta in grandissima considerazione nella medicina araba, per esempio da Mesuè Il Vecchio e Avicenna. Durante il Basso Medioevo la teriaca veniva prodotta localmente e in grandi quantità in diverse città italiane, in particolare a Venezia e Genova, venduta nelle fiere francesi ed esportata in Germania. Naturalmente la Teriaca conobbe fama e prosperità nell’ambiente delle maggiori farmacopee del tempo, tanto da essere considerato il farmaco “principe” dagli stessi alchimisti, che la portarono all’apice della diffusione tra il XVI ed il XVII secolo. Nel 1600 la Teriaca veniva preparata pubblicamente, davanti a molti spettatori, i quali pretendevano di prendere diretta visione dello stato di tutti i componenti naturali e delle fasi di preparazione: il business di questa “panacea” naturale si impose come una delle principali fonti di reddito per gli Stati Italiani.

Dalla metà del XVI secolo si sviluppa una nuova figura di speziale, del tutto diverso dai suoi predecessori, quella dello speziale-chimico: il capostipite di questa nuova figura è Nicolas Lémery. A questo grande medico e farmacista si deve la stesura della “Farmacopea Universale”, pubblicata a Parigi nel 1697. È l’inizio della fine della larga fama che la Teriaca aveva conquistato nei secoli in tutta Europa, nonché la fine dell’Alchimia stessa, che porta alla nascita della Chimica. I farmacisti, a differenza degli speziali, si mostrano interessati allo studio della molecola che conferisce alla droga naturale il suo particolare potere curativo, in modo da manipolare la natura al fine di attuare agevolmente le loro reazioni chimicheA differenza dei farmacisti, gli alchimisti agivano manipolando le droghe vegetali in modo da permettere alla natura di svolgere agevolmente le sue operazioni.. I "nuovi" farmacisti non possono più dar credito ad un farmaco obsoleto e d'antica formulazione come la Teriaca: così già alla fine del XVII secolo nelle principali farmacopee scompare la vecchia formula di Andromaco per lasciare posto alla Teriaca detta "Riformata".

Se questo antico farmaco inizia a non essere più apprezzato dai farmacisti professionisti, il suo utilizzo resta pressoché inalterato tra la gente comune, che continua ad assumerlo regolarmente, e la sua produzione si radica in alcuni Stati del Meridione d'Italia dove i medici che si erano formati nella "vecchia" scuola continuano a prescriverlo. La produzione della Teriaca diventa un vero affare economico nel Regno di Napoli, dove Re Ferdinando IV Borbone proclama, nel 1779, il monopolio di stato con l'obiettivo di salvaguardare la salute pubblica dalle contraffazioniIn realtà questo provvedimento ebbe soprattutto l'obiettivo di difendere il business della Teriaca napoletana da quella veneziana, degna concorrente in quanto meno costosa della prima.: la preparazione della Teriaca viene affidata alla Reale Accademia di Scienze e Belle Lettere e tutti i farmacisti del regno dovevano obbligatoriamente acquistarne una quantità minima di mezza libbra l’anno. Comunque la popolazione e i medici continuarono a farne discreto uso fino al 1906, anno in cui venne prodotto l'ultimo lotto.

Dispute sulla Teriaca nella Bologna del XVI secolo

La disputa con il Collegio dei Medici (1554) Nel corso dei secoli le dispute circa la famosissima panacea di tutti i mali, la Teriaca appunto, coinvolsero speziali, alchimisti, farmacisti, chimici, medici e presunti tali: i diverbi relativi alla tecnica di preparazione della mistura e allo stato degli ingredienti che venivano adoperati furono al centro dell'attenzione pubblica e giuridica delle principali città italiane.

Degni di nota sono i diverbi sorti nella Bologna cinquecentesca tra Ulisse Aldrovandi e gli speziali, che coinvolsero in modo particolare diverse autorità: il Collegio dei Medici, il Protomedicato, gli speziali e il Governo della Città. I primi screzi furono dovuti alla convinzione, non completamente verificata dal punto di vista scientifico, di Aldrovandi, che la Teriaca, insieme a molti altri farmaci, presentasse dei difetti nelle modalità di produzione. Aldrovandi chiedeva che il Governo della città prestasse maggiore attenzione alla salute dei suoi cittadini e per questo motivo riteneva indispensabili: l’istituzione del Protomedicato, la stesura di un ricettario dei medicamenti e l’apertura di un orto botanico in città. D'altra parte il Collegio non fu propenso a fiancheggiare le nuove proposte, al contrario si oppose a quella che sembrava essere una prevaricazione del prestigio e dell'autorità dei suoi membri. Alla fine le due autorità riuscirono a trovare un accordo: il Collegio diede il suo benestare alla stesura di un nuovo ricettario con la partecipazione di due protomedici, scelti dallo stesso ogni tre mesi, affiancati da Ulisse Aldrovandi e Fabrizio Garzoni, scelti dal Senato.

Un'altra lite scoppiò nel 1574, anno della fine della stesura dell'antidotario: Aldrovandi, nello scrivere le dedicatorie del Senato e degli speziali, pose la sua firma alla fine del verso dedicato al Collegio dei Medici, causandone l'ira. La controversia si risolse con la dedicatoria al Senato firmata dal Collegio e quella agli speziali firmata dall’Aldrovandi.

La disputa con gli speziali: la Teriaca di S. Salvatore (1574) Le incomprensioni dell'Androvandi con gli speziali non si fecero attendere: nel 1574, compose la Teriaca presso il convento di S. Salvatore e vi introdusse due nuovi ingredienti assicurando di aver trovato il vero Costo e il vero Amomo.Due degli ingredienti più antichi della Teriaca che col tempo erano stati sostituiti, dal mondo Occidentale, con succedanei di più facile reperimento. Gli speziali si sentirono colpiti nella loro autorità e cercarono di convincere il Collegio a sospendere la produzione del medicamento in quanto ritenevano inaccettabili le nuove introduzioni.

Il naturalista si difese prontamente:

Nonostante gli speziali tentassero ripetutamente di ostacolare il naturalista e il medicamento da questo prodotto, grazie a tutte le dimostrazione addotte dall'Androvandi, il Collegio reputò la Teriaca di San Salvatore "bonissima e perfettissima" e ne dispose la vendita.

Preparazione Numerose sono le differenze nella composizione della Teriaca tra uno stato ed un altro e ciò è dovuto principalmente a delle differenze di traduzione delle varie opere farmacologiche del passato. Studiando le formule si nota che nella maggior parte di esse la Teriaca è suddivisa in sei compartimenti di elementi caratterizzati dallo stesso peso e raggruppati in base alla quantità che hanno nella formula. Il numero di componenti in ciascun compartimento è uguale in tutti i ricettari ad eccezione di quello negli ultimi tre. Infatti nel primo compartimento vi sono sempre i TrosciciPaste ridotte in forma di pastelli successivamente seccati e conservati. Oggi sono sostituite da polveri o compresse solubili e gel orali. di scilla, nel secondo sempre quattro componenti (fra i quali si evidenziano i Troscici di vipera e quelli di Hedicroi) e nel terzo otto, escluse Siena, Bologna e Milano che ne mettono sette. Il numero totale dei componenti quindi varia e non è identico in tutti i formulari; la Teriaca più ricca è quella dell'Antidotario Mantovano con 65 componenti mentre quella più povera è descritta nella Farmacopea Universale di Lémery con soli 56 elementi. Tutte le altre variano da 60 a 61 (escludendo il vino ed il miele, non ritenuti di fondamentale importanza da un punto di vista farmaceutico). Segue il ricettario di Andromaco il Vecchio, noto per testimonianza di Galeno: +La Teriaca di AndromacoClasse IClasse IIClasse IIIClasse IVClasse VClasse VIClasse VIITroscici scilliticiTroscici di viperaFoglie di rose rosseMirra trogloditicaTeucrium polium montanoCastoreo ponticoOppio Tebaico (Oppio egiziano)Pepe lungoIride illirica (Giaggiolo illirico)Costo odoratoIva arteticaAristologia lungaSucchio (succo) di LiquiriziaTroscici hedicroiSemi di napiCroco ottimoAmomoSemi di daneoOpobalsamo, ovvero Oglio (olio) di noce moscataScordeo creticoCassia ligneaMeo athamantico (finocchiello)Opoponago (opopanide, opoponaco, opoponax)Storace calaminta (storace solido)Canella elettaNardo indicoNardo celticoCentaurea minoreCalcitideAgarico bianchissimo (Laricifomes officinalis, Polyporus officinalis)Squinanto (Cymbopogon schoenanthus)Fu' pontico