Pozza di Fassa () è una frazione di abitanti di San Giovanni di Fassa nella provincia di Trento, in Val di Fassa.
Origini del nome L'abitato prese il nome di Pozza (Poza) da un grande lago acquitrinoso, che si estendeva fino a sotto la Pieve di San Giovanni. Il lago si era venuto a formare a causa di un'immensa frana venuta giù dalla Costa sopra Santa Giuliana, mancando miracolosamente la Pieve ma distruggendo scendendo a valle, gran parte dell'abitato.
Storia Antichità La Corte Longobarda La zona di Pozza faceva parte politicamente dell'Antica Corte Longobarda di Fassa, che aveva sede a Vigo. Successivamente fu divisa in 7 Regole, corrispondenti ai 7 Comuni attuali, con ordinamenti antichissimi. La valle in epoca altomedievale fu data a un Cortese Longobardo poi Palatino Imperiale e Vicario Ministeriale Vescovile, che aveva il compito di fornire cavalli al suo signore. Per secoli formalmente sotto il dominio del Principe Vescovo di Bressanone, la valle visse una sua storia libera e indipendente, quasi paragonabile a una piccola repubblica. Oggi rimangono pochi documenti che attestino la sua storia antica.
L'avvento del Cristianesimo La Valle di Fassa ha il suo nucleo di irradiazione cristiana non dalla vicina pieve di San Giovanni, sede del pievano, rappresentante pastorale del principe-vescovo, ma dall'Eremo di Santa Giuliana, che fu centro anche politico dall'era cristiana in poi. Il sito, interessato da successive frane, cela sotto il Dosso della Frana la preistoria e la prima storia della valle. Subito sotto l'eremo si trova la Corte di Vigo e in un'area più accessibile, la pieve medievale, con la Casa fortificata Dal Soldà.
La Pieve era comunque il centro religioso della valle e anche i paesi attorno a Pozza vi facevano riferimento per battesimi, matrimoni e funerali. Si usava dare la decima parte del raccolto per il mantenimento del pievano che poi lo ridistribuiva alle famiglie povere, una regola adottata dalla Chiesa cattolica facente riferimento all'Antico Testamento. Un altro decimo era dovuto al rappresentante del vescovo che era anche principe e signore della Valle, ma in genere questi beni restavano in valle per i bisogni dei più indigenti. Nella pieve era conservato un archivio abbastanza preciso dal '500 in poi. Purtroppo nel trasferire l'archivio nel municipio di Pozza alcuni documenti andarono perduti.
Medioevo Il signore della valle gestiva in completa autonomia da secoli i propri affari, beni, parenti e sudditi con le cure amorevoli di un buon padre di famiglia, così come consigliato dal pievano e da un piccolo arengo di capifamiglia che si riuniva un paio di volte all'anno. L'amministrazione signorile era talmente bonaria che si potrebbe parlare di piccola repubblica. Tutta la famiglia fassana, nobili e contadini, si limitava a poche migliaia di anime imparentate tra loro. Quando il Principe Vescovo mandò in valle il Rossi dalla Val di Sole come suo Vicario e rappresentante, la cosa fu sentita come un sopruso, come una affermazione del potere dei Rossi della Val di Sole in Val di Fassa.
Età moderna I Ministeriali, i de' Rossi I Rossi, nominati nuovi rappresentanti amministrativi del Principe Vescovo di Bressanone, in base alle direttive del Concilio di Trento, si stabilirono a Pozza e costruirono la Torre di Pozza (oggi dietro al municipio) ma, pur tenendoci al titolo legato al castello, abitarono a Pozza nella casa con il portico a due archi, che era stato il Vecchio Dazio a difesa del Ponte sull'Avisio, prima che il Rio di San Nicolò smottasse la costa e spostasse con i suoi detriti l'alveo dell'Avisio. La valle da sempre è particolarmente soggetta a frane e ad alluvioni. Da tener presente a questo proposito che Pozza di Fassa, si chiama Pozza proprio per l'immenso lago che si era formato in quel punto, a causa della frana che scese da sopra Vigo fino a sotto San Giovanni, bloccando il corso del fiume e formando un grande lago detto la Pozza.
Si dà la paternità della superstite Torre di Pozza alla nobile Famiglia de' Rossi proveniente dalla Val di Non o dalla Val di Sole. I de' Rossi, rappresentanti ministeriali del Vescovo di Bressanone, entrarono così, alla fine del '500, a far parte dei giochi di potere all'interno della Valle di Fassa. Di famiglia colta e ricca, si vantavano di essere un ramo cadetto dei ben più famosi Rossi di Parma, cosa probabilissima. Negli anni dell'insediamento del Rossi in valle, il Vescovado di Belluno era retto da un Rossi di San Secondo di Parma. Anche se è ancor più probabile che fossero discendenti dei Conti Flavon del Rosso, i quali discendenti dei Signori di Merania, furono la prima famiglia ad essere investita del feudo di Castel Ruina dei Flavon e della Contea della Val di Non. Quando il nobile de Rossi si trasferì in Val di Fassa, la sua famiglia aveva perso i diritti sulla Contea di Non da secoli. Era una ricca famiglia notarile, completamente dimentica delle proprie origini, ma deteneva ancora l'avito stemma del casato Flavon con i due leoni d'oro dei due rami, il blu e il rosso, riconfluiti in un'unica discendenza prima di venir spodestati. Non portavano più sullo stemma la pila di conti avvocati ecclesiastici e nemmeno l'immagine del castello, perché erano legate al titolo perduto. Molte famiglie italiane dell'area dei liberi comuni durante il rinascimento videro i rampolli dei loro rami cadetti quasi rispuntare dal nulla e costruirsi ingenti fortune indipendenti, acquisendo nuove patenti di nobiltà. Tanti tentarono la fortuna nelle valli alpine ricche di miniere, boschi e mulini, o per mare come mercanti. Tante famiglie alpine, viceversa, soprattutto di area veneta e trentina, approfittarono del Porto di Venezia, e si arricchirono tanto da acquistare feudi lungo l'Adriatico fino all'estremità pugliesi, alla Grecia e al Medioriente.
L'avversione ai nuovi signori, i Rossi, amministratori rappresentanti del Principe Vescovo, diede luogo da parte dei vecchi cortesi signori di Vigo a una esasperata e intricata parcellizzazione del potere in frammenti sempre più piccole, per sfuggire al nuovo dominatore e non lasciare il potere in mano dei nuovi arrivati. Il potere antico passò di mano in mano tra le famiglie dei nobili maggiorenti della valle, tramite compravendite e matrimoni. Il disordine amministrativo arrivò a un livello così elevato che nel '700 parte della Valle di Fassa, circa un terzo, varcò il confine e passò in territorio veneziano con i rispettivi diritti feudali sotto forma di dote matrimoniale di una fanciulla sposa di un ragazzo zoldano. I due sposi non avevano secondi fini, ma essendo intestatari di un territorio di confine costrinsero il Principe Vescovo di Bressanone a solertemente ricomprarsi questo pezzo del suo principato pagandolo in oro per scongiurare la guerra con la Serenissima Repubblica di San Marco.
I Rossi, presto nuovamente dipartiti dalla valle, a caccia di nuove cariche più lucrose, lasciarono il Castello e la Torre in amministrazione e poi in eredità a nipoti e parenti avuti con i matrimoni con la nobiltà locale, frutto dell'estesa e sapiente politica matrimoniale volta a dirimere bonariamente le controversie sulla spettanza dei diritti feudali. Il primo ed efficace matrimonio fu quello con la figlia del Notaio Costazza, dalla quale i Rossi ricevettero in dote i primi diritti feudali in valle da poter esercitare in proprio, senza scomodare le proprie prerogative di nuovi ministeriali.
Il ramo principale dei Rossi del Castello della Torre di San Nicolò fu presto chiamato a prestare i propri servigi a Corte dal Principe Vescovo e abbandonarono così la valle di Fassa. Ora vivono a Vienna con il nome di VonRossi.
Età contemporanea Pozza, come tutta a valle, passò sotto il controllo diretto del Tirolo nel 1803. Il fronte durante la Prima Guerra Mondiale passava nella valle e ancora oggi si possono trovare piccoli reperti metallici e resti di bombe. Il 24 novembre del 1918, finita la guerra, il territorio tornò a ricongiungersi col resto d'Italia, per poi fiorire con il turismo di massa dalla metà del '900.
Nel 1926 i comuni di Pozza di Fassa e Pera furono aggregati al comune di Vigo di Fassa. Nel 1952 viene restituito il comune di Pozza di Fassa, includendo anche la frazione di Pera, per un'estensione totale di . Nel referendum del 20 novembre 2016 la popolazione di Pozza di Fassa ha approvato la fusione del comune con Vigo di Fassa costituendo il nuovo comune San Giovanni di Fassa.
Simboli Lo stemma del Comune di Pozza di Fassa era stato approvato con D.G.P. del 30 agosto 1985 n. 8137.Approvazione dello stemma del Comune di Pozza di Fassa, in Bollettino ufficiale della Regione Autonoma Trentino - Alto Adige n. 45 del 08/10/1985, pp. 2070-2071.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di San Nicolò. La chiesa è all'apice del paese di Meida, ed è un minuto edificio gotico che conserva un altare della nobile famiglia de' Rossi. Sulle colonne dell'altare sono dipinti i leoni dello stemma di famiglia. In un secondo altare è presente una statua della Madonna di Loreto. Sul campanile erano collocate le 4 campane ora ospitate nel campanile della chiesa moderna. Nel 1994 vennero installate le prime due campane della fonderia Capanni di Reggio Emilia, nel 2014 riaccordate le due esistenti e aggiunte due nuove della rinomata fonderia Grassmayr di Innsbruck. Le note delle campane sono Do4-Re4 (del 1994) e Fa4-Sol4 (2014). È possibile ascoltare il suono di tutte e 4 le campane al mezzogiorno del sabato e della domenica. Chiesa di Maria Ausiliatrice e San Nicolò Vescovo. Elegante e slanciato edificio della metà del '900, fu rimaneggiato verso la fine del secolo secondo un gusto e uno stile più fassano. Il campanile possiede un pregevole concerto di campane, fuse da Giovanni Colbacchini di Trento nel 1925 (con note La#3 e Do#4) e nel 1931 (con note Fa#3 e Sol#3). Cappella del Crocifisso. La cappella è in Val San Nicolò alla fine della Via Crucis. È presente nei pressi della cappella una malga in muratura che dà ristoro ai pellegrini.
Architetture militari
Il Castello della Torre Castello, detto Mas per le sue finalità agricole durante l'800, o più semplicemente detto La Torn, è un austero edificio, superstite a svariate demolizioni e ricostruzioni, anche recenti. Caratterizzato dalla preminenza del torrione, sorge su di un'altura all'imboccatura della Val San Nicolò dove confluisce il rio San Nicolò nel fiume Avisio. Il castello è il residuo del castello di San Nicolò, cioè della Corte Bassa di Fassa, che aveva al centro un edificio voluminoso che è l'attuale Casa Costazza, con le pertinenze ed annessi cioè magazzini in legno per la raccolta dei proventi della valle. In più, però, aveva degli edifici un po' particolari tutt'intorno, cioè delle semplici casette basse a pianta quadrata, ma che volevano apparire come cinta difensiva, ed erano collocate lungo il ciglio del pianoro, che per la verità in alcuni punti si staccava dal fondo valle di soli pochi metri, ma circondato dalle acque torrentizie dell'Avisio e del San Nicolò, risultava comunque in posizione isolata ed elevata se viste dal basso. Il Rossi fu citato in giudizio dai Fasani per l'edificazione della Torre d'angolo, a strapiombo sulla scarpata. Fu in quell'occasione che esibì le sue patenti nobiliari, ma l'esperienza spense le sue velleità feudali, e quindi si limitò nel costruire. L'edificio della Torre si stagliava fino alla fine dell'800 in posizione isolata al termine dell'immenso prato del Dassè di Sotto, cioè Corte Bassa, ed era la protagonista del paesaggio della valle.
Sistema difensivo integrato messo a punto dal Rossi