Il Bacino Termale Euganeo (BTE) è una delle aree termali più note dell'Italia settentrionale e con i suoi circa 100 stabilimenti di cura dotati di oltre 200 piscine rappresenta una delle più grandi stazioni termali d’Europa. Il campo termale si estende nella parte centrale del Veneto lungo una fascia pedecollinare localizzata ad oriente dei Colli Euganei e a sud-ovest di Padova. L’area coperta è di circa 25 km² e interessa principalmente i comuni di Abano Terme, Montegrotto Terme e Galzignano Terme nella parte settentrionale, il comune di Battaglia Terme, nella porzione meridionale.

Le sorgenti termali dell'area Euganea, note già in epoca romanaBassani, M., Bressan, M., Ghedini, F., Favaretto, I., Ghedini, F., Busana, M. S., et al. 2012. Aquae Patavinae: Montegrotto Terme e il termalismo in Italia; aggiornamenti e nuove prospettive di valorizzazione; atti del II convegno nazionale, Padova, 14‐15 giugno 2011 Padova: Padova University Press, erogavano naturalmente e venivano usate per scopi terapeutici. Il primo pozzo fu perforato nella zona nel 1873 (profondità 107 m) in località Battaglia Terme per aumentare la disponibilità di fluidi termali. I primi pozzi generalmente si spingevano a pochi metri nel sottosuolo e, per soddisfare le richieste crescenti dell'industria termo-alberghiera, sono stati perforati ad oggi circa 600 pozzi nella zona mineraria Euganea con un forte incremento nelle decadi 1960-1970.

Attualmente il BTE è suddiviso in circa 140 concessioni minerarie per l'utilizzo della risorsa termale di cui il 54% ad Abano Terme, il 29% a Montegrotto Terme, il 7% a Battaglia Terme, il 5% a Galzignano Terme e il restante 5% nei comuni limitrofi. La risorsa termale euganea è di competenza della Regione del Veneto. Nel 2017 i pozzi attivi nell’area termale erano circa 150, dai quali venivano estratti circa 15 M m³/anno di acqua termale, con una temperatura che raggiunge anche gli 87 °C.Fabbri, P., Pola, M., Piccinini, L., Zampieri, D., Dalla Libera, N. 2017. Monitoring, utilization and sustainable development of a medium-temperature geothermal resource: the case study of the Euganean Geothermal Field (NE, Italy). Geothermics, 70, 281-294. http://dx.doi.org/10.1016/j.geothermics.2017.07.002 Le acque estratte vengono utilizzate principalmente per scopi terapeutici e balneologici, per il riscaldamento delle strutture termo-alberghiere e talvolta trovano impiego in floricultura (area di Galzignano Terme).

Introduzione AGLI ILLUSTRISSIMI E PRESTANTISSIMI SENATORI

PIERO BARBARIGO, FRANCESCO MOROSINI 2 KR PROC., GIROLAMO ASCANIO GIUSTINIAN KR

Riformatori dello studio di PADOVA

"TRA I MOLTI NATURALI PRODOTTI DE' QUALI E' UBERTOSO IL VENETO DOMINIO NON QUANTITA' PER NUMERO E PER ECCELLENZA LE SORGENTI SALUBRI DELL'ACQUE MINERALI DI VARIA INDOLE E DI SOMIGLIANTE ANCORA A QUELLE CHE CON SOMMO DISPENDIO RECATE CI SONO DAGLI ESTERI STATI, E CHE QUANTUNQUE NON ADULTERATE E BEN CUSTODITE SIANO, NONDIMENO, COME OGNI ALTRA MATERIA DI COMMERCIO, RESTANDO INVENDUTE DA UN ANNO ALL'ALTRO, SI GUASTANO, DIVENTANO INETTE AGLI USI MEDICI, E PREGIUDIZIALI PER CONSEGUENZA ALLA SALUTE ED ALLA ECONOMIA.......

AL CORTESE LEGGITORE

E’ così universale il costume di dare caratteri d’importanza alle cose le più triviali e comuni che, se per avventura succede che talora una ne comparisca alla luce veramente utile, ed importante, ella può essere di leggieri o non curata o riputata della sorte dell’altra da chi stanco di avere perduto inutilmente il suo tempo non si ferma alcun poco considerarla...........''

(Salvator Mandruzzato 1798)Salvator Mandruzzato 1798. Dei bagni di Abano. Trattato, Parte I

Storia del Bacino Termale Euganeo L'osservazione rivolta al fenomeno idrotermale euganeo risale a tempi assai remoti, ne sono testimonianza gli scavi archeologici siti nel comune di Montegrotto Terme. Il dio Aponus (un antico dio venetico) era venerato con ex voto già in età preromana da parte degli stessi antichi Veneti ed il suo culto era collegato ai benefici terapeutici delle acque termali. Le terme furono citate da filosofi greci come Aristotele ed Aristofane e da scrittori latini, tra cui Tito Livio che era originario della zona. Gli impianti termali vennero distrutti dai Longobardi di Agilulfo nel 602 d.C., per poi rianimarsi a partire dal X secolo. Al risorgere delle terme contribuirono i medici nel tardo Medioevo che iniziarono a studiare casi medici su individui le cui guarigioni erano legate ai benefici dell'acqua termale della zona. Nel 1200 le terme furono citate negli scritti di Pietro d'Abano, medico e filosofo dell’Università di Padova. Nel 1364 anche il poeta Francesco Petrarca ,affetto dalla scabbia si curò . alle terme di Abano. Successivamente, sotto i Carraresi, la gestione delle terme fu affidata alla famiglia Dondi dell'Orologio. All’inizio del 1400, con il passaggio del territorio delle Terme Euganee sotto la Repubblica di Venezia, le terme conobbero un periodo di grande progresso e verso la fine del 1700 tutta l’area si sviluppò ampiamente. A partire dalla fine del 1800 iniziò a formarsi un importante complesso alberghiero che ebbe il suo massimo incremento tra il 1960 ed il 1980, continuando ad espandersi fino all'epoca odierna.

Studi sul Bacino Termale Euganeo Studi sul Bacino Termale Euganeo fino al 1800 Tra le prime osservazioni scientifiche sulle acque termali troviamo quelle di Pietro d’Abano. Per quanto riguarda gli studi sulle acque termali ricordiamo quello di Jacopo Dondi dall'Orologio, che scrisse nel 1356 il Tractatus de causa salsedinis aquarum et modo conficiendi sal artificiale ex aquis Thermalibus Euganeis, allievo di Pietro d'Abano e docente di medicina e astronomia all’Università di Padova, si interessò delle acque termali e suggerì di farle evaporare per ricavarne i sali. Jacopo fu invitato a Padova da Umbertino da Carrara per rilanciare la facoltà medica, dopo la morte di Pietro d’Abano accusato di eresia ed ateismo. Quindi Giovanni Dondi dell'Orologio 1388 figlio di Jacopo, che scrisse il De fontibus calidis agri patavini e descrisse le acque come “una sostanza terrestre insipida alluminosa e gipsea, il sale comune e degli spiriti ignei” e per primo ipotizzò che la temperatura potesse derivare dal calore sotterraneo terrestre, allontanandosi dalle antiche teorie che credevano all’esistenza di miniere sotterranee di zolfo e carbone. Dopo i Dondi Dall'Orologio si ricordano Bartolomeo da Montagnana, che nel 1440 scrisse il De aspectu, situ, minera, virtutibus et operationibus balneorum in comitatu repertorum e Michele Savonarola nello stesso periodo scrisse De balneis et thermis naturalibus omnibus Italiae, entrambi tentarono le prime ricerche sulla composizione chimica delle acque, anche se le loro osservazioni sul predominio dello zolfo dell’allume risentono ancora di un’impronta alchimistica. Quindi Lodovico Pasini, medico patavino, che nel 1548 scrisse il Liber in quo de Thermis Patavinis, acquibusdam aliis Italiae Balneis tractatus, che parla ancora di una composizione “sulfurea cum cinere et calce” per le acque di Abano ed il modenese Gabriele Falloppio nel 1556 con De Thermalibus aquis, che per primo notò depositi di zolfo nelle acque. Occorre aspettare il 1700 con Giovanni Graziani, che nel 1701 scrisse: Thermarum Patavinorum examen, e con Giuseppe Bertossi che nel 1759 scrisse: Delle terme padovane volgarmente dette Bagni di Abano, ma soprattutto Domenico Agostino Vandelli, medico e farmacologo, per poter parlare di uno studio analitico, anche se arcaico, delle acque euganee con le prime misure di temperatura e di residuo secco in De Aponis Thermis del 1758 e in Tractatus de Thermis Agri Patavini del 1761. Ma la prima vera opera in tre volumi ispirata a criteri chimici è il Trattato dei bagni di AbanoSalvatore Mandruzzato 1798-1815. Dei bagni di Abano. Trattato, Parte I 1789, Parte II 1793, Parte III 1804 di Salvatore Mandruzzato, docente di chimica farmaceutica all’Università di Padova e dalla quale fu anche incaricato della direzione delle terme di Abano. Nel suo trattato si trova anche la prima analisi chimica sulle acque delle sorgenti del Montirone (Abano Terme).

Per ciò che riguarda alcuni aspetti geologici della'area euganea, le segnalazioni di rocce vulcaniche dei colli Euganei iniziarono nel 1775 da parte del diplomatico inglese John StrangeStrange, J. 1775. An account of a curious giant causeway, or group of angular columns, newly discovered in The Euganean Hills, near Padua, in Italy. Philisophical Transactions of the Royal Society of London, 65, 418, London, quindi Giovanni Arduino che nel 1782 scrisseArduino, A. 1782. Memoria epistolare sopra varie produzioni vulcaniche, minerali e fossili del Sig. Giovanni Arduino. Nuovo Giornale d'Italia, B. Milocco, Venezia: ".....28. Pietra vulcanica cenericcia dei Monti Euganei del Territorio di Padova, rassomigliante al Granito, o sia Granitello grigio; 29. Altra simile ma scura, ed in parte infetta d'ocra ferrea, e ripiena di Schoerl nero degli stessi monti; 30. Basalte nero dei medesimi monti. la massima parte dei presati Monti Padovani, e si può dire il grande loro nucleo, o Lave simili al Granitello, le quali sono varie di durezza, e di colore, ed anche talvolta di componenti....."

Studi sul Bacino Termale Euganeo dal 1800 al 1970 Le prime analisi quantitative complete sulle acque, sui gas e sui fanghi termali si devono a Francesco Ragazzini, docente di chimica generale all’Università di Padova in varie pubblicazioni nella prima metà del 1800Ragazzini, F. 1834. Scoperta del bromo nelle acque aponensi. Annali Scientifici Regno Lombardo VenetoRagazzini, F. 1836. Natura del gas dell’acqua termale di Abano. Gazzetta privilegiata di Venezia. Con le analisi del Ragazzini si chiude il periodo preliminare degli studi chimici ed inizia quello moderno. Tra la seconda metà del 1800 ed i primi 1900 molti studiosi di chimica si interessarono delle caratteristiche delle acque termali euganee. Se ne ricordano solo alcuni, tra cui il viennese Franz von SchneiderSchneider, F. 1874. Chemische Analyse der eugamaischen Thermen von St. Helena bei Battaglia. Sittzungsberwchte der Matematish Naturwissenschaftlichen. Klasse der K. Akademie der Wissenschaften. Wien, 69, II, 55 e molti altri della scuola padovana tra cui Giovanni BizioBizio, G. 1876. Analisi chimiche delle acque euganee. Atti Istituto Veneto Scienze Lettere ed Arti, 1876-77, 307, Raffaello Nasini e Francesco AnderliniNasini, R., Anderlini, F. 1894 Analisi chimica dell’acqua delle sorgenti del Monte Irone in Abano, eseguita nell’anno 1894. Gazzetta Chimica Italiana, 24, I, 327, Giuseppe VicentiniVicentini, G. 1903. Studio sulla radioattività dei prodotti delle sorgenti termali euganee. Nota preliminare. Atti Istituto Veneto Scienze Lettere ed Arti, 1903-04, 63, II, 583. Nel 1953, i due chimici padovani, Efisio Mameli e Umberto Carretta raccolsero gli antichi dati chimici e li confrontarono con le loro misureMameli, E., Carretta, U. 1953. Due secoli di indagini fisiche e chimiche sulle acque minerali ipertermali, sui fanghi e sui gas euganei. Memorie Accademia Patavina Scienze Lettere ed Arti, 66,1-146, Padova.