Storo (Stòr in dialetto localeTeresa Cappello, Carlo Tagliavini, Dizionario degli Etnici e dei Toponimi Italiani, Bologna, ed. Pàtron, 1981.) è un comune italiano di abitanti della provincia autonoma di Trento.
Geografia fisica Storo ridente e vago: ha per corona i monti e per confine il lago, recita una semplice rima popolare.
Storo è posto nella parte sud-occidentale del Trentino al confine con la Lombardia (situato a circa ) dove la Strada statale 237 del Caffaro, che da Brescia porta a Madonna di Campiglio, si incrocia con la Strada Statale 240 di Loppio e Val di Ledro che collega la Valle del Chiese con la Valle di Ledro e con Riva del Garda fino al lago di Loppio terminando all'incrocio con la E45 a Rovereto.
Il territorio del comune di Storo è in effetti una piccola contrada, stretta tra rupi alte e scoscese e il lago d'Idro, verso il quale si estende e s'allarga una fertile campagna devastata nei secoli dalle correnti impetuose di fiumi e torrenti. È compreso nel bacino imbrifero montano del BIM del Chiese. È formato dagli abitati di Storo, Cà Rossa, Darzo, Lodrone, e Riccomassimo.
Geologicamente la piana di Storo è una piana alluvionale sopra la valle creata dal ritiro dei ghiacciai dell'ultima glaciazione Würm e occupata prima da un grande lago poi ridotto all'attuale lago d'Idro.
Storia Le notizie di Storia derivano dal preambolo dello Statuto del Comune di Storo rilasciato con Licenza GPL v. 2, in ottemperanza alla legge provinciale n°16/2012 e alle raccomandazioni del Codice per l'amministrazione digitale, art. 68
Preistoria, protostoria, i Romani e il Cristianesimo Si sono trovate tracce di un abitato riferibile al periodo neolitico nella conca di San Lorenzo sulle pendici della Rocca Pagana di fianco al Dosso Cingol. Ci sono ritrovamenti riferibili all'Età del bronzo ancora a San Lorenzo e in località Nader (o Nar secondo la forma popolare del toponimo) e in alta quota presso malga Vacil e Dosso Rotondo (Doredont in versione locale). Qui sono stati ritrovati numerosi frammenti di ceramica che per le loro caratteristiche si possono far risalire a circa anni fa al periodo corrispondente all'epoca delle palafitte di Ledro.
Verso il IV secolo a.C. i Galli Cenomani risalirono le valli alpine combattendo contro le popolazioni indigene degli Stoni. Ne deve essere seguita una convivenza inizialmente difficile, che portò lentamente a una popolazione abbastanza omogenea, tanto che i Romani li identificano con l'unica denominazione di Reti. Il sito archeologico di San Lorenzo conserva anche tracce di un villaggio retico che può essere ritenuto il primo nucleo abitato dell'antica Storo.
Al momento della conquista romana il territorio del lago d'Idro era abitato dalla tribù retica degli Edrani. Nel 118 a.C. il console Quinto Marcio Re compì la prima spedizione contro gli Stoni. L'occupazione definitiva si ebbe sotto l'impero di Augusto, nel corso della "guerra retica", nella quale l'imperatore impegnò i suoi due figliastri Druso maggiore e Tiberio. Durante l'occupazione romana, la Valle del Chiese appartenne al municipio di Brescia assieme al resto delle Giudicarie e al Basso Sarca. Il legame politico-amministrativo con Brescia durerà oltre 500 anni, fino cioè in piena epoca longobarda. Di epoca romana sono stati ritrovati oggetti in bronzo e qualche moneta e nel dialetto locale ci sono moltissimi termini che traggono origine dalla lingua latina.
Anche la religione cristiana, come le civiltà precedenti, entrò nella regione trentina risalendo a ritroso il corso dei fiumi: lungo i solchi dell'Adige, del Brenta, del Sarca e - per Storo - del Val del Chiese. Per raccogliere e ospitare il viandante lungo le impervie valli montane, soccorrere l'ammalato e il bisognoso, sorsero i primi centri di assistenza, semplici e familiari. Molti di questi luoghi, dopo Costantino, vennero dedicati al diacono (= servitore) Lorenzo. Ce n'era uno probabilmente anche sul colle di San Lorenzo di Storo, ove nel secolo XV la comunità fece erigere l'attuale chiesetta sul posto o in vicinanza di una precedente struttura religiosa e caritatevole, a fianco della strada che dalla Valle del Chiese portava in Val di Ledro superando in quota la forra dell'Ampola. I primi missionari arrivarono nel periodo in cui a Trento è vescovo Vigilio, a Milano Ambrogio. San Vigilio estese il confine della diocesi tridentina verso le Giudicarie. Il toponimo Rocca Pagana documenta la tardiva evangelizzazione di Storo, situato allora proprio alle pendici di quel monte. La dedicazione della chiesa di Storo a San Floriano martire collega invece la cristianizzazione del paese ad un culto diffuso in epoca tardo-romana.
Le invasioni barbariche Sono scarse le notizie certe sulle invasioni barbariche nella zona, ma qualcosa si può congetturare e dedurre con sufficiente sicurezza dai fatti più noti che interessano l'Italia settentrionale. Nel 451 Attila pone il suo accampamento nei pressi del lago di Garda, mentre orde dei suoi unni risalivano le valli alpine in cerca di preda: non è fantasia pensare che attraverso la Valle Sabbia qualcuno sia arrivato fino alla piana a nord del lago d'Idro. Con la discesa dei longobardi in Italia, nel 568, inizia un periodo di oltre duecento anni che è importantissimo per la storia della Valle del Chiese. Il loro regno, la cui capitale era a Pavia, era diviso in ducati. La Valle del Chiese rimase legata inizialmente alle sorti delle terre bresciane. Ogni ducato era diviso in contee (o gastaldie) e in circoscrizioni minori dette plebes (pievi). In epoca medioevale il territorio di Storo, Darzo e Lodrone appartenne alla pieve di Condino, oggi sede decanale. La Valle del Chiese, come del resto le Giudicarie, non rientrava inizialmente nel ducato di Trento, pur facendo parte, fino dal tempo del vescovo Vigilio, della diocesi tridentina. Durante il VII secolo il Ducato di Trento assorbe nel proprio complesso amministrativo la Judicaria Summa Laganensis, una suddivisione che col Sommolago del Garda comprendeva la Valle del Sarca e la Valle del Chiese. Storo divenne così terra di confine facendo riferimento all'ambito tedesco, al quale è legata con Trento, ma mantenendo gli antichi e naturali legami economici con le terre della Padana. Il re longobardo Desiderio aveva fondato in Brescia il monastero di San Salvatore, detto poi di Santa Giulia, di cui fu prima badessa sua figlia Ansberga che aveva preso il velo sotto la regola di San Benedetto, e lo aveva dotato di possedimenti sulle montagne di Storo che furono successivamente confermati dagli imperatori germanici Lotario nell'837 e Ottone I nel 926. Ne sorse una lite secolare riguardante il possesso dell'ampia zona compresa tra Lorina e l'Alpo, comprendente tutto il bacino del Rio Torto e la Valle del Comune che cessò in seguito ad un atto nel 1747 ratificato dall'aulico imperial consiglio di Vienna, col quale il monastero donava quei boschi e pascoli agli uomini di Storo e di Bondone. Il territorio controverso forma oggi il Comune Catastale di Bondone Storo, nel territorio amministrativo del Comune di Bondone e composto da quattro particelle fondiarie di cui due di proprietà del Comune di Storo e due del Comune di Bondone. Al monastero di Brescia è collegato anche il convento di Santa Giulia di Lodrone. Le monache benedettine, i fratelli di San Benedetto e il limitato clero locale furono benemeriti per la zona, non solo per la bonifica della campagna a nord del lago, ma anche per l'organizzazione ospedaliera ed assistenziale. Nel 774 alla dominazione longobarda subentrò quella franca: il Trentino, e con esso la Valle del Chiese, cessò di essere terra di confine e divenne zona centrale dell'immenso impero che Carlo Magno aveva costruito in Europa e la Valle del Chiese divenne una via di comunicazione fra il mondo latino e il mondo germanico riunificati dai franchi, accanto a quelle più importanti dell'Adige e del Sarca. Gli imperatori Federico Barbarossa nel 1166 ed Enrico VII nel 1311 sfruttarono anche la direttrice del Chiese. Il legame col Nord Europa fu rafforzato nel 962, quando il Trentino fu aggregato al regno di Germania e da quel momento anche la storia politica ed amministrativa della Valle del Chiese rimarrà indissolubilmente legata alle vicende tedesche fino al 1918. Prima indirettamente, attraverso il principato vescovile, la cui fondazione avvenne nel 1004, poi, a cominciare dal 1802, direttamente, come parte integrante dell'Impero austro-ungarico. Per oltre 800 anni essa vedrà unito nel vescovo il potere politico e il potere religioso.
I primi documenti scritti su Storo, Darzo e Lodrone Sono posteriori all'anno 1000 i primi documenti scritti che parlano dei paesi dell'attuale Comune di Storo. Il più antico, risalente proprio all'anno 1000, contiene un invito che le genti abitanti a nord del lago d'Idro rivolsero ad alcuni monaci benedettini affinché venissero a fondare un monastero sul Pian d'Oneda. Un secondo documento del 1086 riferisce che i vicini di Lodrone, Onesio e Villa del Ponte affittarono a quelli di Anfo alcuni pascoli presso il Caffaro e il diritto di pesca sul lago. Alcuni storici, al posto di Onesio, leggono e scrivono Drusio, Darvo o Darzo. In tal caso le due frazioni del Comune di Storo troverebbero qui affermata la loro esistenza. Villa del Ponte potrebbe identificarsi con Villo, situato allora tra Storo e Darzo, poi chiamato nei documenti "Ponte di Storo" e oggi "Ponte di Casa Rossa" e lì vicino c'è ancora oggi la località Villo (sopravillo e sottovillo). Storo compare invece nei documenti solo 34 anni dopo. Tra il 1124 e il 1220 il toponimo si legge nei documenti con diverse varianti: Setorium, Sutorum, Subtaurum, Setourum, Setaurum, Sitourum. Quattro storesi ("de Setorio") sono nominati come testimoni in un documento che riporta l'accordo stipulato ne 1124 tra il vescovo di Trento ed alcuni abitanti di Riva. Per sei volte si trovano poi citate persone di Storo nei documenti del "Codice Vanghiano": nel 1161. "Stor" e "Storro" sono forme posteriori ricorrenti nei documenti in volgare degli archivi fino al 1800 quando appare la forma attuale "Storo". "Taur" in gallico significa rupe, monte. Sub-Taur, ossia "sotto il monte", bene risponde alla originale posizione di Storo, ai piedi della Rocca Pagana dove si formarono i primi agglomerati di case lungo i piccoli corsi d'acqua, che discendono dalla Rocca Pagana, il Proäs e il Dòs, lungo il corso dei quali la gente poteva attingere acqua, portare ad abbeverare il bestiame, sistemare mulini ed officine. Qualcosa di analogo accadde anche a Darzo e Lodrone, posto l'uno sul conoide formato dal Rio Carbonare e dal Rio Capre, l'altro su quello del torrente Santa Barbara.
Il 24 agosto 1189 il vescovo di Trento Corrado II di Beseno, il predecessore del Vanga, affidò in feudo il castello di Lodrone a tredici uomini de "Setauro". L'infeudazione era stata preceduta, il 4 giugno, da un accordo giurato nella chiesa di San Floriano di Storo: erano presenti 14 viri illustres del paese, rappresentanti di sette famiglie. (Da qui le sette torri dello stemma comunale?). Tredici di questi si obbligarono ad aiutarsi vicendevolmente per ottenere l'infeudazione di tutti i beni dati a Calapino di Lodrone. I signori di Storo appartenenti a sette nobili famiglie scompaiono di scena, mentre invece i conti Lodron diventano sempre più potenti fino a essere una delle più importanti famiglie feudatarie del Trentino.
Le antiche comunità