__NOTOC__ La prima stagione della serie televisiva Il commissario Ricciardi, composta da 6 episodi, è stata trasmessa in prima visione e prima serata su Rai 1 dal 25 gennaio al 1º marzo 2021.
nº Titolo Prima TV 1 Il senso del dolore 25 gennaio 2021 2 La condanna del sangue 1º febbraio 2021 3 Il posto di ognuno 8 febbraio 2021 4 Il giorno dei morti 15 febbraio 2021 5 Vipera 22 febbraio 2021 6 In fondo al tuo cuore 1º marzo 2021
Il senso del dolore Napoli, marzo 1931. Il commissario di polizia Luigi Alfredo Ricciardi, il quale possiede un terribile segreto ereditato dalla defunta madre che gli consente di vedere i fantasmi di morte violenta e sentire la loro ultima frase, viene chiamato per risolvere il caso della morte del grande tenore Arnaldo Vezzi, artista di fama mondiale e amico del Duce, trovato ucciso nel suo camerino al Real Teatro di San Carlo. Ricciardi sente il fantasma di Vezzi, che si stava preparando al ruolo di Canio per la rappresentazione di Pagliacci, pronunciare «Io sangue voglio, all'ira m'abbandono, in odio tutto l'amor mio finì».
Vezzi è morto per dissanguamento e presenta un'ecchimosi sullo zigomo sinistro e il colpo mortale pare inferto da un mancino, ma l'anatomopatologo Bruno Modo dubita che qualcuno possa aver impresso una tale forza su un pezzo di vetro preso dallo specchio rotto senza ferirsi, dato che sull'impugnatura non ci sono tracce di sangue. Il corpo è stato rinvenuto intorno alle 22, al termine della rappresentazione di Cavalleria rusticana, e quando il tenore è stato visto vivo l'ultima volta erano le 20; stranamente la porta del camerino era chiusa a chiave, mentre Vezzi la teneva sempre accostata.
Don Pierino, sacerdote appassionato di opere liriche che assiste agli spettacoli da dietro le quinte, racconta a Ricciardi di aver visto Vezzi, col costume di scena, rientrare in camerino alle 21. Dal personale del teatro, il commissario scopre che Vezzi aveva un carattere molto difficile, che era un donnaiolo che preferiva sedurre le donne già impegnate per il gusto di sottrarle ad altri e che aveva chiesto l'orario di un certo tram, cosa assai strana perché non faceva un passo senza il suo autista: questo tram è detto “Carrozza degli innamorati” perché le coppie lo prendono per andare in alcuni alberghi in riva al mare per avere intimità. Ricciardi incarica dunque il fedele brigadiere Raffaele Maione di ripercorrerne il tragitto.
Ricciardi incontra l'affascinante Livia Lucani, moglie del defunto, e l'accompagna da Bruno per il riconoscimento della salma. Prima di partire le chiede perché ha fatto annunciare il suo arrivo da Roma, dato che l'aveva intravista fuori dal San Carlo la sera dell'omicidio; lei risponde che era venuta perché a fine spettacolo voleva dire al marito che intendeva lasciarlo, ma quando aveva visto la confusione creatasi aveva cambiato idea e se ne era andata. Gli racconta inoltre che era un soprano e si era esibita nei più importanti teatri del mondo, ma che, dopo aver conosciuto Vezzi, aveva rinunciato alla sua carriera per stare accanto a lui; voleva lasciarlo da tempo, ma la paura dello scandalo l'aveva sempre trattenuta. I due avevano anche avuto un figlio, morto giovanissimo; accanto al marito, che non le dava amore, Livia si sentiva morire ogni giorno un po' di più.
Maione informa il commissario che durante il periodo natalizio la proprietaria della “Pensione Belvedere” aveva affittato spesso una stanza a Vezzi e una donna, la cui identità è ignota. Ricciardi è convinto che la sera dell'omicidio don Pierino non abbia visto Vezzi, ma l'assassino, che potrebbe aver sottratto gli abiti dall'armadio dopo aver ucciso il tenore, poi ripensandoci li aveva lasciati nella stanza, aveva rubato la chiave ed era scappato dalla finestra; non torna però il fatto che uno dei cuscini del divano sia rimasto perfettamente pulito, perciò sopra doveva esserci qualcosa che poi è stato fatto sparire. Ricciardi e Maione visitano il magazzino dei vestiti, dove il responsabile rivela di aver trovato un paio di scarpe infangate (saltando dalla finestra, l'assassino si sarebbe dovuto sporcare su una pozzanghera) da uomo, di numero grande. Ricciardi, che in un primo momento aveva sospettato di Livia, si scusa con la donna.
Don Pierino informa il commissario che Cavalleria rusticana e Pagliacci vengono spesso rappresentate insieme per via della loro brevità e del tema in comune, ossia la gelosia di un marito tradito dalla moglie, e che la frase da lui udita fa parte di Cavalleria rusticana ed è cantata dal personaggio di Alfio, interpretato dal promettente baritono Michele Nespoli. La sera stessa, Ricciardi torna al San Carlo con Maione e don Pierino e arriva alla conclusione che Michele potrebbe aver ucciso Vezzi. Al termine dell'opera, Michele viene interrogato e afferma di aver ucciso Vezzi perché era una persona sgradevole e lo denigrava pesantemente, fino a fargli perdere la pazienza. Con l'arresto di Michele il caso sembra essere chiuso, tuttavia Bruno dice al commissario che i risultati dell'autopsia hanno rivelato che il pugno a Vezzi era stato sferrato quando era già morto. Ricciardi inizia così a dubitare della colpevolezza di Michele e crede che stia coprendo una donna, così chiede a Maione di andare dal suo informatore di fiducia, il pettegolo femminiello Bambinella: da lui, Maione scopre che Michele è fidanzato con Maddalena, una delle sarte del San Carlo, che è incinta. Ricciardi ha un'intuizione e capisce che l'assassino di Vezzi è Maddalena.
La ragazza racconta a Ricciardi che si è salvata dalla miseria grazie al talento per il cucito. Già fidanzata con Michele, quando conobbe Vezzi quest'ultimo la sedusse dicendole perfino che avrebbe lasciato sua moglie per stare con lei. Quando si accorse di essere incinta rifiutò la proposta di matrimonio di Michele e rincontrò Vezzi solo la sera della prima, poiché lui aveva smesso di cercarla. Quando gli disse che era incinta, Vezzi derise lei e Michele, che in quel momento si stava esibendo, e Maddalena capì quanto avesse sbagliato sul suo conto: a quel punto lo pugnalò alla gola con le forbici da lavoro, poi si sedette sul divano per guardarlo morire, lasciando immacolato il cuscino; quando aprì la porta si trovò di fronte proprio Michele, il quale per aiutarla ruppe lo specchio, ne infilò un pezzo nella gola di Vezzi e lo colpì al volto per simulare una ragione che potesse averlo fatto scontrare con lo specchio, poi indossò i suoi vestiti, scappò dalla finestra per liberarsi del camice e delle forbici e rientrò. Maddalena andò in magazzino per scambiare le scarpe sporche di Michele con un paio pulito e un nuovo camice per sé, anche se di taglia più grande.
Ricciardi non vuole che il nascituro nasca in carcere col rischio da grande di finire nelle mani della malavita, così propone a Maddalena una soluzione: dato che la legge punisce i delitti d'onore con al massimo tre anni di carcere, lei dovrà sostenere che Michele l'ha salvata da una tentata violenza di Vezzi, che non l'ha detto subito perché è incinta e che il figlio che aspetta è di Michele. Ricciardi chiede a Livia di testimoniare in tribunale contro il marito in modo da aiutare Maddalena, Michele e il bambino, e dopo averci riflettuto lei accetta.
Altri interpreti: Anna Lucia Pierro (Maddalena Esposito), Gennaro Canonico (Costanzo Campieri), Enzo Attanasio (Arnaldo Vezzi), Gennaro Maresca (Michele Nespoli), Francesco Formichetti (Stefano Bassi), Vincenzo Borrino (Giuseppe Lasio), Simona Volpe (Letteria Galante), Arduino Speranza (Francesco Maria Spinelli), Mauro De Fusco (Umberto), Antonio Masiello (Antonio Maione), Dominique Donnarumma (Benedetta Maione), Francesco Borragine (Giovanni Maione), Giuliana Ferola (Maria Maione), Adriana Serrapica (Susanna Colombo), Giorgio Zarra (Marco Caruso), Giuseppe Carosella (maggiordomo), Antonio Racca (Ardisio), Antonio Ruggieri (fotografo forense), Alessandro Marzano (fantasma del bambino sul balcone), Claudia Buongiovanni (soprano). Ascolti: telespettatori - share 24,1%.
La condanna del sangue Aprile. La settantenne cartomante Carmela Calise viene uccisa nel suo appartamento al quartiere Sanità. La portinaia Nunzia spiega a Ricciardi che la mattina presto era salita per prendere sua figlia Antonietta, affetta da un grave ritardo mentale, che di tanto in tanto rimaneva a dormire dall'anziana in quanto lei era l'unica persona disposta a tenerla quando Nunzia lavora. Nell'appartamento il commissario trova Antonietta sconvolta e rannicchiata su un divano, mentre il cadavere della Calise giace a terra. Ricciardi sente il fantasma della donna pronunciare «’O Padreterno nun è mercante ca pava ’o sabbato!».
Sotto al divano viene trovata una scatola piena di cambiali: la Calise, infatti, dopo che l'artrite le impedì di continuare a cucire, iniziò a fare la cartomante con la complicità della portinaia che scopriva per lei informazioni sui clienti qualche giorno prima degli appuntamenti prefissati in modo da suggestionarli, e i guadagni consentirono alle due di avviare anche l'affare dell'usura. Nel frattempo Maione soccorre la bella e giovane madre Filomena, che è stata sfregiata in volto: la donna, come Maione scopre da Bambinella, viene ritenuta da molte persone una «puttana» per via della sua bellezza e del suo essere vedova, situazioni per le quali riceve spesso attenzioni indesiderate e sgradevoli, ma invece è una donna molto seria; stranamente, però, Filomena non intende sporgere denuncia.
La Calise è stata uccisa con un corpo contundente alla testa, ma sarebbe comunque morta entro qualche mese a causa di una brutta forma di tumore alle ossa. Maione convoca in Questura alcuni tra gli ultimi clienti della cartomante, tra i quali Enrica, dirimpettaia del commissario per la quale Ricciardi prova un timido sentimento, ricambiato, che per il momento si limita a uno scambio di sguardi attraverso le finestre: il loro primo incontro di persona è fonte di grande imbarazzo per entrambi, soprattutto per Enrica, che risponde alle domande poste da Maione in malo modo e se ne va appena può, pur pentendosene una volta tornata a casa. Maione viene invitato a cena da Filomena, alla quale confida che sua moglie Lucia non è ancora riuscita a superare il dolore per la morte del loro primogenito Luca, anch'egli poliziotto, ucciso da alcuni criminali due anni prima.
In Questura si presenta la famiglia di Tonino, un pizzaiolo al quale la Calise aveva prestato del denaro e che si è suicidato: sua moglie Concetta consegna la cambiale imbrattata di sangue che il marito era andato a recuperare la notte in cui la Calise venne uccisa, trovandola già morta. Prima di andarsene, la madre di Tonino ripete la stessa frase che Ricciardi aveva udito dal fantasma della cartomante, così il commissario ne chiede il significato a Maione: si tratta di un antico proverbio che vuol dire «Dio non è un mercante che paga il sabato», ovvero che se fai qualcosa Dio ti punisce o ti premia quando lo decide lui, non c'è una scadenza precisa come nei debiti degli uomini. L'ultima cliente a essere interrogata è Emma, moglie dell'avvocato Ruggero Serra di Arpaja: la donna è andata dalla Calise moltissime volte nell'ultimo anno, ma né lei né il marito si mostrano collaborativi. Nel frattempo Filomena viene importunata da un conoscente, che però la lascia perdere dopo che lei gli mostra la cicatrice che ha sul viso.