Membro fondatore del Partito Comunista d'Italia nel 1921, ne fu segretario e capo indiscusso dal 1927 fino al 1964, con un'interruzione dal 1934 al 1938, durante la quale fu il rappresentante all'interno del Comintern (per le sue capacità di mediatore fra le varie anime del partito fu chiamato il «giurista del Comintern», appellativo attribuitogli da Lev Trockij), l'organizzazione internazionale dei partiti comunisti d'osservanza moscovita.

Anche di questo organismo Togliatti fu uno degli esponenti più rappresentativi e, dopo che esso fu sciolto nel 1943 e sostituito dal Cominform nel 1947, rifiutò la carica di segretario generale, offertagli direttamente da Stalin nel 1951, preferendo restare al comando del partito in Italia e cominciando a nutrire dei dubbi sulla politica del leader sovietico, fatto che gli fece approvare in pieno la linea di Nikita Chruščëv al XX congresso del PCUS (1956).

Ministro senza portafoglio negli esecutivi Badoglio II e Bonomi II, dal 1944 al 1945 ricoprì la carica di vicepresidente del Consiglio e poi, dal 1945 al 1946, quella di ministro di grazia e giustizia, nei governi di coalizione che ressero l'Italia dopo la caduta del fascismo. Membro dell'Assemblea Costituente, dalla primavera del 1947 guidò il partito all'opposizione rispetto ai vari governi che si succedettero sotto la guida della Democrazia Cristiana, che conquistò un successo storico alle elezioni del 18 aprile 1948. Dopo anni di ortodossia stalinista, pochi mesi dopo la morte di Stalin, Togliatti elaborò la teoria della "via italiana al socialismo", cioè la realizzazione del progetto comunista tramite la democrazia, ripudiando l'uso della violenza e applicando la Costituzione italiana in ogni sua parte.«Caduto il fascismo, si pose il problema di costruire una società nuova e, per la parte stessa che in quella caduta ebbero la classe operaia e le forze democratiche, poterono essere conquistate alcune posizioni di valore fondamentale, punti di arrivo di un grande processo di rinnovamento che ad un certo momento venne arrestato, ma punti di partenza per la nostra azione successiva. Queste posizioni sono, essenzialmente, la Costituzione democratica e repubblicana dello Stato, i principi in essa affermati e quindi l'organizzazione di una democrazia la quale, se dovesse effettivamente corrispondere a ciò che la Costituzione dice, già sarebbe una democrazia di tipo nuovo, diverso [...] dalle democrazie capitalistiche di tipo tradizionale. Di qui noi abbiamo derivato l'orientamento generale della nostra lotta politica, che è stata una lotta democratica per l'applicazione della Costituzione repubblicana nei suoi principi politici e nei suoi principi economici, per l'attuazione, cioè, di quelle riforme che, in modo più o meno esplicito, essa indica. Linea politica, quindi, di conseguente sviluppo democratico e di sviluppo nella direzione del socialismo attraverso l'attuazione di riforme di struttura previste dalla Costituzione stessa» (Palmiro Togliatti, La via italiana al socialismo, rapporto al CC del PCI, 24 giugno 1956, in preparazione dell'VIII Congresso. Il testo è presente sia nel citato vol. VI delle Opere di Togliatti a cura di L. Gruppi, sia nel volume di Opere scelte, a cura di G. Santomassimo.

Sopravvissuto a un attentato nel luglio 1948, egli morì nel 1964, durante una vacanza in Crimea sul Mar Nero, nell'allora Unione Sovietica.

Biografia Le origini familiari e gli studi Palmiro Togliatti nacque il 26 marzo 1893 a Genova da una famiglia di origine piemontese; il padre, Antonio, nacque nel 1852 a Coassolo, in provincia di Torino; la famiglia avrebbe voluto destinarlo alla carriera ecclesiastica, ma Antonio, dopo il seminario a Giaveno, non volle diventare sacerdote e si trasferì a Torino, si diplomò maestro e, dopo un periodo d'insegnamento, si impiegò dapprima come istitutore, poi come contabile nell'amministrazione dei Convitti nazionali del Regno, sposando una maestra elementare torinese, Teresa Viale, «la figura centrale della famiglia».P. Togliatti, intervista a «Noi donne», 20 agosto 1964.

Il lavoro del padre costrinse i Togliatti a frequenti spostamenti in diverse città.

La madre dovette lasciare l'insegnamento per occuparsi esclusivamente della famiglia, che andava crescendo: il primogenito Eugenio (1890) nacque a Orbassano; Maria Cristina (1892) e Palmiro a Genova, nella casa di via Albergo dei Poveri 8; l'ultimo figlio, Enrico, nacque a Torino, nel 1900.

Il nome Palmiro gli venne dato perché nato nel giorno della Domenica delle Palme; i genitori erano religiosi, senza che questo fosse vissuto dal giovane Togliatti come un'imposizione: come ricordato da Togliatti stesso in un'intervista, «per abitudine si andava a messa tutte le domeniche, ma non sentii mai il problema religioso con troppa intensità».P. Togliatti, intervista a «Noi donne», cit.

Dal 1897 la famiglia Togliatti visse a Novara, dove Palmiro frequentò, con la sorellaAvendo anticipato di un anno l'inizio degli studi., la prima elementare; poi proseguì gli studi a Torino; dal 1902 fu a Sondrio, dove conseguì la licenza ginnasiale; dal 1908 frequentò il Liceo classico Azuni di Sassari, dove risultò, con la sorella, il migliore dell'Istituto.Giovanni Maria Cherchi, Togliatti a Sassari 1908-1911; Togliatti inedito, in «Rinascita sarda», 1-15 aprile 1971 e A. Agosti, Togliatti, 2003, p. 6.

Il padre Antonio, malato di cancro, era stato ricoverato in ospedale, a Torino, morendovi il 21 gennaio 1911; la famiglia cadde in serie ristrettezze economiche.

Trasferitasi, nell'estate del 1911, nella casa torinese di Lungodora Firenze 55, la madre Teresa si diede a lavorare di cucito, mentre Eugenio, studente dell'ultimo anno di matematica, dava lezioni private, unitamente a Palmiro e Maria Cristina, che pure studiavano per superare il concorso, con il quale il Collegio Carlo Alberto metteva a disposizione 65 borse di studio di 70 lire mensili per frequentare l'Università di Torino.

Nell'ottobre 1911 entrambi superarono gli esami: Palmiro si classificò 2º e Maria Cristina 11ª; al 9º posto un giovane sardo, Antonio Gramsci, che s'iscrisse, come Maria Cristina, alla facoltà di lettere; Palmiro avrebbe voluto seguire i corsi di filosofia, ma, per decisione dei familiari, dovette iscriversi alla facoltà di giurisprudenza.

Non è chiaro il preciso percorso intellettuale del giovane Togliatti: nel clima culturale di quegli anni stavano prevalendo le correnti neo-idealistiche; andavano dal magistero di Benedetto Croce alle espressioni più esasperate di nazionalismo e di spiritualismo; a queste ultime Togliatti dichiarò sempre di essere rimasto estraneo; è certo che Benedetto Croce, soprattutto, poi La Voce di Giuseppe Prezzolini e Giovanni Papini, Gaetano Salvemini, Romain Rolland ebbero non poca parte sulla sua formazione giovanile; il primo accostamento al marxismo sarebbe avvenuto soprattutto tramite gli scritti del Labriola; gli elementi decisivi che portarono Togliatti al socialismo marxista furono l'amicizia con Gramsci e la concreta realtà sociale torinese, che vedeva lo sviluppo di un forte e organizzato movimento operaio.A. Agosti, cit., pp. 10-11.

Togliatti s'iscrisse al Partito Socialista nel 1914, anche se non frequentò la vita di partito per diversi anni; allo scoppio della prima guerra mondiale si dichiarò favorevole all'intervento dell'Italia a fianco dell'Intesa,Il fratello Eugenio affermò che Togliatti e Gramsci «erano entrambi ipercritici nei confronti dell'atteggiamento neutralista del governo e duramente antigiolittiani», in G. Bocca, Palmiro Togliatti, p. 32. secondo una considerazione politica, minoritaria fra i socialisti, che portava a distinguere «fra la guerra imperialista e le giuste rivendicazioni nazionali contro i vecchi imperialismi; non ritenevano giusto che alcune province italiane rimanessero sotto il dominio di uno Stato straniero, per di più reazionario».Battista Santhià, militante socialista e poi comunista, in G. Bocca, cit., p. 34.

Dopo una brillante serie di studi conclusa con la media del 30, Togliatti si laureò, nel novembre 1915, con la tesi Il regime doganale delle colonie, discussa con Luigi Einaudi.

Seguendo la sua primitiva inclinazione, s'iscrisse anche alla facoltà di Lettere e Filosofia, ma la guerra e, poi, l'attività politica gli impedirono di conseguire la seconda laurea.

Riformato, per la forte miopia, nel 1915 si arruolò volontario nella Croce Rossa, prestando servizio in diversi ospedali, anche al fronte; nel frattempo, le necessità belliche indussero i Comandi militari a rivedere i criteri di arruolamento, così nel 1916 Togliatti fu dichiarato "abile e arruolato"Dizione formale allora in uso per l'esito positivo della visita di leva.; fu assegnato al 54º Reggimento Fanteria per poi passare, su sua richiesta, al 2º Reggimento alpini; nel 1917 fu ammesso al corso allievi ufficiali, a Caserta; lo superò, però senza ottenere la nomina a ufficiale, a causa di una grave pleurite sopraggiunta nel frattempo; caporal maggiore alla sanità, fu congedato nel dicembre del 1918, allo scadere di una lunga licenza.G. Bocca, cit., pp. 37-40.

L'inizio dell'attività politica L'Ordine Nuovo A Torino Togliatti insegnò diritto ed economia in un istituto privato e collaborò, come cronista, al quotidiano socialista Avanti!; s'impegnò anche nell'attività politica delle sezioni del Partito e tenne il suo primo comizio a Savigliano.

Nel 1919 il Partito Socialista era in piena espansione di consensi elettorali, particolarmente a Torino, dove lo sviluppo industriale aveva creato un forte nucleo operaio; dopo il successo della rivoluzione russa i giovani socialisti torinesi, Gramsci in testa, avevano avvertito che, di fronte all'inerzia dei dirigenti socialisti nazionali – parte dei quali ritenevano che la rivoluzione socialista sarebbe avvenuta ineluttabilmente per forza propria, mentre altri consideravano strategica una politica esclusivamente riformista - quello torinese poteva essere un laboratorio politico dove sviluppare le premesse di una rivoluzione italiana, per conseguire la quale occorreva, però, un'azione diretta allo scopo; per dare voce a tali esigenze e per comprendere i nuovi, enormi problemi creati dalla guerra, dalle rivoluzioni in Europa, per fare i conti con la cultura italiana contemporanea, Gramsci, Tasca, Terracini e Togliatti fondarono il settimanale L'Ordine Nuovo, il cui primo numero uscì il 1º maggio 1919.

Togliatti vi tenne la rubrica culturale «La battaglia delle idee», con articoli spesso polemici: ne fecero le spese il già ammirato Prezzolini, ora giudicato un moralista, un «maestro di scuola, predestinato alla sterilità»; lo scrittore Piero Jahier, cui rimproverò il dilettantismo politico; Piero Gobetti, un «predicatore del rinnovamento morale del mondo», un «ragazzo d'ingegno» sì, ma dal «frasario nuvoloso che dovrebbe dare l'illusione della profondità».P. Togliatti, Opere, I, pp. 28-72.

La recensione al libro Polemica liberale, del noto giornalista Missiroli, gli diede occasione, dopo aver riconosciuto i meriti storici dei principi liberali, di denunciare i limiti del liberalismo politico italiano, «movimento di aristocrazia intellettuale, non riscossa di sane e forti energie sociali», rispetto al quale «il socialismo può diventare il vero liberatore del Paese nostro».P. Togliatti, Opere, I, pp. 63-67.

Da giugno, sotto l'impulso di Gramsci, il settimanale mutò interessi e contenuti: meno rassegne culturali, più attenzione alle forme di organizzazione che il movimento operaio italiano si stava dando, sulla scorta dell'esperienza russa dei Soviet, di quella tedesca dei Revolutionäre Obleute, degli Arbeiterräte austriaci: la creazione dei Consigli operai.

La commissione di fabbrica è giudicata da L'Ordine Nuovo non solo un organo di democrazia operaia, anche il nucleo di un futuro potere proletario, l'«ordinatrice di fatto e di diritto di tutto il regime di produzione e di scambio».P. Togliatti, Opere, I, p. 108.