La Innocenti Nuova Mini è una piccola autovettura prodotta dal 1974 al 1993 dalla casa automobilistica italiana Innocenti.

Il contesto Nella seconda metà degli anni '60, la Innocenti era guidata da Luigi Innocenti, figlio del fondatore Ferdinando. La produzione di automobili su licenza BMC (British Motor Corporation) procedeva in maniera soddisfacente e la casa di Lambrate accarezzava l'idea di una vettura interamente progettata e costruita in Italia. Fu così affidato a Nuccio Bertone e a Giovanni Michelotti, l'incarico di approntare dei progetti per una piccola utilitaria, da proporre nella fascia di mercato delle vetture da 750 cm³, da affiancare all’ormai datato modello "Mini".

Stante l'intervenuta crisi aziendale, l’idea venne provvisoriamente accantonata, per essere ripresa nel 1972, quando il settore auto della Innocenti passò di mano al gruppo British Leyland, che inviò Goeffry Robinson a dirigere gli impianti di Lambrate. Robinson rimase subito colpito dalla maquette di Bertone, ma le condizioni finanziarie della Innocenti e della casa madre, non consentivano di dare rapida attuazione al progetto, che avrebbe comportato fra l’altro la costosa realizzazione di nuovi motori e parti meccaniche. Del resto, l'uscita della Autobianchi A112, appositamente pensata per contrastare il successo della "Mini", aveva assestato un duro colpo alle vendite della casa milanese, che doveva subito correre ai ripari.

La maquette definitiva del designer Marcello Gandini per Bertone, giungerà così allo stadio di produzione nel 1974. Utilizzando però organi meccanici e motori della Mini tradizionale inglese, seppur migliorati e aggiornati secondo le nuove regole del mercato (messa a punto dei propulsori per razionalizzarne le prestazioni e ridurne i consumi, con spostamento del radiatore di raffreddamento sul frontale dell'auto), facendo della Nuova Mini un’auto innovativa e alla moda. Con una carrozzeria dal caratteristico aspetto "squadrato" (molto moderno per l'epoca), dominata da ampie superfici vetrate, minimi sbalzi, linea vagamente a cuneo e pratico portellone posteriore. Questo modello è stato il primo a sfoggiare un frontale con gli indicatori di direzione verticali posizionati agli spigoli anteriori, soluzione che unisce aspetti estetici e funzionali, tali che sarà ampiamente diffusa su gran parte dei modelli di auto utilitarie e di fascia media nel periodo successivo.

Tecnicamente il modello, insieme alle sue successive evoluzioni, saranno conosciute l’appellativo di "Mini Bertone". La stampa e il pubblico accolsero entusiasticamente la vettura, nonostante il prezzo piuttosto salato, in linea ad ogni modo con quello della migliore concorrenza diretta, in particolare della Autobianchi A112, sua diretta rivale. Tuttavia, le vicende finanziarie e di immagine della casa produttrice ne ostacolarono l’iniziale affermarsi presso il mercato, opacizzando al contempo le potenzialità dell’auto. Gli esiti di alcuni difetti tipici di inizio produzione si sommarono in pochi mesi a quelli del tracollo finanziario della Leyland Innocenti, che dovette fare i conti con gli strascichi macroeconomici della crisi petrolifera.

L'agitazione delle maestranze Innocenti in occasione delle crisi aziendali, fece sì che le automobili nei primi periodi di commercializzazione (nonostante le richieste) venissero consegnate in forte ritardo, e in alcuni casi mal rifinite o addirittura vandalizzate allo stadio di spedizione, con conseguente perdita di immagine per la Leyland Innocenti. La gestione De Tomaso, che subentrò alla gestione Leyland, ereditò la nuova vettura e la rimise immediatamente in produzione, raggiungendo gli obiettivi di vendita tra il 1977 e il 1980, con un picco di successo nel biennio 1978-1979.

Attraverso le diverse gestioni della Innocenti (Leyland, De Tomaso e FIAT) la vettura, in tutte le sue diverse e successive evoluzioni, ebbe comunque un consenso di pubblico costante negli anni, che assestò le vendite su un livello tale da farla sopravvivere fino al 1993. Con un design quasi immutato per 19 anni, a conferma delle potenzialità dell’utilitaria che, dopo anni di oblio e dimenticatoio, risulta oggi ancor più apprezzata di quanto non lo fosse all'epoca della sua produzione.

Negli ultimi anni di commercializzazione, nelle versioni più economiche, la piccola Innocenti assurse anche al ruolo di auto meno costosa del mercato, mutando completamente il target di posizionamento che le era stato assegnato al suo esordio di "auto snob". Curioso il fatto di come la vettura vivesse pure di un mercato di sostituzione. Parecchi utenti, durante gli anni di produzione, usavano cambiare la propria Mini con una Mini delle serie successive. Le dimensioni minime e le buone prestazioni e doti di economia dell’auto, crearono anche una nicchia di discreti affezionati, che fece vivere il mercato dell'usato della Mini Bertone anche alcuni anni dopo la sua uscita di produzione.

I numeri di produzione di tale vettura sono solo stimati, sulla base dell'osservazione dei progressivi di produzione di diverse vetture. Non sono infatti disponibili per la consultazione i dati ufficiali di produzione della Innocenti, e non v'è certezza sul fatto che siano ad oggi conservati presso l'archivio Alfa Romeo di Arese o che siano andati persi.

Qui sotto viene riportata una stima del numero di vetture prodotte, stimate sulla base dei progressivi di produzione di ogni modello riportate nelle pubblicazioni "INFORMAZIONE TECNICA" del Servizio Assistenza Innocenti. +ModelloInizio produzioneFine produzioneCilindricm³CavalliTipoAlimentazioneAspirataTurboCambioRapportiLunghezzaLarghezzaAltezzaEsemplari stimatiLeylandMini 9019741982499849DGMbenzinaAM4312015001365 150.000Mille19801982499849DGMbenzinaAM4316015201380Mini 120197419804127565DGMbenzinaAM4312015001365 20.000Mini De Tomaso197619824127577SAEbenzinaAM4313015301365 30.000Totale motorizzazione Leyland 200.000Daihatsu3 cilindri CB2119821984399352DINbenzinaAM5316015201370 60.000Minitre CB2219841987399354DINbenzinaAM5316015201370Minidiesel19841987399337DINdieselAM5316015201380 9.000Minimatic19841987399351DINbenzinaAA2316015201370 5.000Turbo DeTomaso19831990399371DINbenzinaTM5313515301375 6.00065019841987261731DINbenzinaAM5316015201370 13.000990 Diesel19861990399337DINdieselAM5337515201375 4.000990 Matic CB22+CB2319861990399351DINbenzinaAA2337515201375 1.500990 CB2219861988399354DINbenzinaAM5337515201375 15.000990 CB2319881990399352DINbenzinaAM5337515201375Small 99019911992399352DINbenzinaAM5337515201375Small 990 CAT19921993399350DINbenzinaAM533751520137550019881990354832DINbenzinaAM5321215201380 35.000Small 50019911992365931DINbenzinaAM5321215201380Small 500 CAT19921993365930DINbenzinaAM5321215201380Small 500 SE CAT19921993365930DINbenzinaAM5337515201375 1.500Totale motorizzazione Daihatsu 150.000Totale generale Mini Bertone 350.000

Prima serie (Mini 90/120/DeTomaso) 4 cilindri Nata nel 1974, venne presentata al Salone dell'automobile di Torino dello stesso anno, dopo un evento pubblicitario a Saint Vincent. Meccanicamente era identica alla Mini classica, disponibile nelle versioni 90 (998 cm³) e 120 (1275 cm³).

Nel 1976, con il passaggio di proprietà della Innocenti al gruppo De Tomaso-GEPI, fu anche proposta una versione 120 maggiorata (solito motore 1300 BL, ma di diversa messa a punto), con caratterizzazione sportiva e nuovo nome commerciale di Mini De Tomaso.

Nel 1977 la gamma venne ampliata, attraverso le versioni SL per le due motorizzazioni. Con un migliore standard di finitura delle vetture e un listino ora composto dalle 90N, 90SL, 120L e 120SL. Sulla base della rinnovata gamma, la Innocenti ebbe la possibilità di consolidare la posizione della vettura sul mercato, grazie pure all’esportazione all’estero della piccola utilitaria, sfruttando i meccanismi della rete di vendita British Leyland.

Per i mercati esteri la vettura fu identificata con le denominazioni di Leyland Innocenti 90/120/De Tomaso, riscuotendo un buon successo soprattutto in Francia, e in minor misura, nei mercati spagnolo, tedesco e del Benelux. Per l'estero, vennero inoltre preparate alcune versioni speciali mai vendute in Italia: Bleue e Red. In Italia sarà ottenibile per un certo periodo la versione speciale della Mini 90SL, la "Koelliker", personalizzata dalla casa milanese con i paraurti e i passaruota supplementari della De Tomaso, verniciature metallizzate a due tinte, colorazioni specifiche, plancia rivestita in legno e parabrezza con antenna radio integrata. Ulteriore versione speciale per l’Italia fu la “California”, ovvero una 90SL con verniciatura bicolore, volante e plancia con finiture in legno e a richiesta tetto apribile in tela.

Nel 1979, alla De Tomaso si accostò la " De Tomaso Special", nella sola colorazione nera, con filetti oro alle fiancate, interni specifici in stoffa monocolore e volante sportivo in pelle. Nel 1980 viene presentata la DeTomaso “super” special bordeaux, con la dotazione ulteriormente arricchita di alzacristalli elettrici anteriori e cerchi ruota in lega specifici da 12 pollici.

Nel 1980, nasce l'estrema evoluzione del modello, la Mille. La carrozzeria è simile alla 90 dalla quale deriva meccanicamente, con un restyling che la fa apparire molto più moderna grazie ai paraurti/fascioni in resina plastica, e a un sostanziale cambio nell'arredo interno, con un largo uso di velluto e moquette, che prefigurerà le sembianze delle successive Tre Cilindri in versione lusso. La Mille sarà la prima utilitaria sul mercato italiano ad avere gli alzacristalli elettrici.

Nella primavera del 1981 esce di produzione la 120 e tutte le 90 adottano i paraurti in plastica della Mille. Si studiano in questo periodo anche dei prototipi di Mini Bertone a 5 porte, che però non avranno alcun seguito commerciale.

Seconda serie (Tre cilindri/Small) Nel 1982, alla scadenza dell’accordo per la fornitura dei motori da parte della Leyland, si iniziano a montare gli organi meccanici giapponesi Daihatsu. La particolarità di queste versioni sta nella strutturazione a tre cilindri, oggi comunemente utilizzata su automobili di fascia medio/piccola, ma per l’epoca in controtendenza, in un momento in cui le utilitarie adottavano quasi tutte propulsori a quattro cilindri. Le nuove Mini Innocenti vengono così battezzate ufficialmente con la denominazione di Innocenti Tre cilindri, e sono subito disponibili nei livelli di allestimento S, SL ed SE, con un unico motore endotermico di 993 cm³ da 53 CV (il motore 993 aspirato regalò un temperamento deciso alla piccola di Lambrate). Mentre nel 1983 arriva la Turbo De Tomaso, dotata del 993 turbocompresso, ovvero la prima Turbo in casa De Tomaso (Motore chiamato CB/DT Sanyo) particolarmente spinta, e che diverrà una sorta di icona della piccola sportività degli anni '80.

Nel 1984, le Innocenti Tre cilindri vengono ribattezzate MiniTre, mantenendo livelli di allestimento differenziati. Vanno ad aggiungersi alla gamma la MiniMatic con cambio automatico e la Minidiesel, dotata del primo motore diesel sotto il litro sempre di 993 cm³. Derivata dalla MiniTre viene per alcuni periodi fornita una serie speciale denominata "MiniTre SE Special", nelle colorazioni nero, amaranto, grigio e marrone, con le finiture (mascherina, prese d'aria, cerchi, filetti adesivi in fiancata) color oro, e gli interni in velluto con stoffa della "Turbo De Tomaso".