Il Libro di Ezechiele (ebraico יחזקאל, yehzqè'l; greco Ιεζεκιήλ, iezekiél; latino Ezechièl) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.
È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la redazione definitiva del libro è avvenuta in Giudea nel V secolo a.C., sulla base di oracoli precedenti attribuiti al profeta Ezechiele datati tra il 592-571 a.C. circa, proferiti nel Regno di Giuda e nell'Esilio di Babilonia.
È composto da 48 capitoli e il tema specifico del libro è quello dell'invito alla sottomissione a Dio, sempre con il suo popolo anche se questo è in esilio a Babilonia: alla fine Israele sarà vittorioso e Gerusalemme e il tempio saranno ricostruiti.
Autore
Ezechiele è fra gli ebrei deportati dopo il primo assedio di Gerusalemme, conclusosi nel 596 a.C.
Ezechiele è di stirpe sacerdotale () e tutto il suo ministero sarà segnato dall'impronta sacerdotale (il suo ministero ha due fasi ben distinte, prima dell'esilio e durante l'esilio). Va dunque sottolineato questo profeta per aver impersonato due dimensioni, tante volte antitetiche, quella sacerdotale e quella profetica.
Inizia il suo ministero nel 593 a.C., quinto anno dell'esilio del re Ioiachin (cfr. ), e prosegue certamente fino al 571 a.C., anno della presa di Tiro da parte di Nabucodonosor, avvenimento esplicitamente citato in . Il testo non fornisce altri riferimenti temporali certi per estendere questo intervallo.
Ezechiele non è un profeta all'altezza di Isaia o Geremia, ma ha una sua originalità, e soprattutto una schiettezza, una sincerità e un abbandono alla sua missione che possono farlo ingiustamente apparire ingenuo, quando in realtà vuole solo cercare di riportare il più fedelmente possibile il messaggio di cui è latore: per non rischiare l'efficacia del messaggio, preferisce essere talvolta ripetitivo, pedante, o ingenuo. Non manca di usare immagini di grande potenza evocativa, né di usare, specie negli oracoli di condanna, toni ed espressioni particolarmente duri ed efficaci.
Anche per Ezechiele, come per la maggior parte dei profeti ebraici, la parola profeta non definisce tanto una persona in grado di prevedere il futuro, concetto poco familiare alla cultura ebraica, quanto piuttosto una persona che abbia una cognizione profonda del presente pathos di Dio (A. Herschel).
Occasione e caratteristiche del libro Il ministero di Ezechiele è segnato da un unico drammatico avvenimento, lasciando il resto degli eventi storici al ruolo di contorno: la profanazione e la distruzione del Tempio nel corso del secondo e definitivo assedio di Gerusalemme per opera di Nabucodonosor, nel 586 a.C. Tale avvenimento segna la fine del regno di Giuda e uno spartiacque fra due epoche per la storia degli ebrei.
Il testo stesso è diviso in due da questo evento: la prima parte contiene quasi esclusivamente oracoli che minacciano l'inevitabile punizione delle gravi colpe di Giuda, mentre la seconda parte, accaduto l'irreparabile, lascia filtrare bagliori di speranza in un futuro riscatto non troppo lontano, concludendosi con la visione della nuova Gerusalemme e del suo nuovo Tempio.
Rispetto agli altri due grandi profeti scrittori, Isaia e Geremia, Ezechiele introduce alcuni elementi nuovi, accanto agli oracoli, fra cui la visione e il mimo.
La visione è uno dei mezzi con cui Yhwh comunica con il profeta, che di solito esce sconvolto dall'esperienza, senza però mai abbandonare la sua missione. Come in un sogno o un delirio, Ezechiele vede l'aspetto visibile della gloria di Yhwh, sente la voce di uno che mi parlava (cfr. ), e vede una mano tesa verso di me (cfr. ). È da notare come questi elementi non vengano mai legati fra loro a dare un'immagine antropomorfa di Yhwh, che rimane ineffabile come il suo nome.
Il mimo è invece un mezzo che Yhwh stesso suggerisce al profeta per trasmettere il proprio messaggio ai suoi compagni di esilio: di volta in volta, Ezechiele mette in scena complesse rappresentazioni che però, per quanto comprese dai suoi compagni, vengono di regola ignorate o prese con sufficienza, quando non con disprezzo e scherno. Ezechiele, comunque, non si perde d'animo e porta avanti la missione affidatagli.
Contenuto del libro
Una prima divisione del libro è data dalla distruzione del Tempio. Sono possibili inoltre altre facili divisioni, perché il testo è meglio organizzato di altri libri profetici. Nonostante ciò, il libro risente comunque della stratificazione redazionale e vi è stata "un'ampia revisione del libro di Ezechiele da parte di discepoli che operarono al tempo dell'esilio o poco dopo"Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 397, ISBN 88-399-0054-3.; osservano infatti gli esegeti della École biblique et archéologique française (i curatori della cattolica Bibbia di Gerusalemme) che anche se "a differenza del libro di Geremia, quello di Ezechiele si presenta come un tutto bene ordinato […] questa logica della composizione dissimula rilevanti incongruenze. Ci sono numerosi doppioni, così 3,17-21 = 33,7-9; 18,25-29 = 33,17-20, ecc. Le indicazioni sul mutismo da cui Ezechiele è colpito per opera di Dio (3,26; 24,27; 33,22) sono separate da lunghi discorsi. La visione del carro divino (1,4–3,15) è interrotta da quella del libro (2,1–3,9). Ugualmente, la descrizione dei peccati di Gerusalemme (11,1-21) fa seguito al c 8 e taglia chiaramente il racconto della partenza del carro divino che, da 10,22, continua in 11,22. Le date esposte nei cc 26–33 non si susseguono con ordine. Queste sviste sono difficilmente imputabili a un autore che scriva la sua opera di un solo getto. È molto più verosimile che siano dovute a discepoli che lavoravano su scritti o ricordi, combinandoli e completandoli"Bibbia di Gerusalemme, EDB, 2011, p. 1684, ISBN 978-88-10-82031-5.. Questo si può notare, oltre a quanto sopra evidenziato, anche nei capitoli sugli oracoli contro le Nazioni, oltre che "sul cosiddetto linguaggio apocalittico di Ez 38–39. Questa parte viene solitamente considerata un'aggiunta più tarda"Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 399, ISBN 88-399-0054-3..Il testo può essere così diviso: prima della distruzione del Tempio inizio del ministero di Ezechiele e prime scene mimate () oracoli contro Giuda e Gerusalemme () oracoli contro le nazioni () dopo la distruzione del Tempio oracoli di speranza e rinnovamento () visione della nuova Gerusalemme ()
Capitoli (): chiamata del profeta e primi oracoli mimati La prima grande teofania La scena di apertura del libro di Ezechiele, raccolta nel capitolo , è una grande teofania ricca di colori e suoni, di tale portata da sconvolgere i sensi del profeta che rimane stordito e affranto fra i suoi compagni di esilio per qualche giorno.
Egli si trova improvvisamente rapito da un vento che lo porta in una specie di non-luogo in cui gli viene mostrato, in un crescendo di esperienze acustiche e visive, l'aspetto visibile della gloria di Yhwh ().
Della grande teofania colpiscono i numerosi dettagli, spesso sconcertanti, e la notevole complessità della visione, impossibile da riprodurre graficamente per alcuni particolari, come le ruote l'una dentro l'altra… che potevano muoversi in tutte le direzioni, procedendo senza girarsi (). I quattro esseri viventi hanno caratteri che fanno pensare alle possenti figure che ornavano le porte di Babilonia, con zampe di toro e volti umani, che Ezechiele può aver visto rimanendone molto colpito; inoltre, molti animali fantastici descritti nel libro sono "tratti dal bestiario mitico dei Babilonesi, che il profeta si compiace di vedere al servizio del Signore"Bibbia TOB, Elle Di Ci Leumann, 1997, p. 997, ISBN 88-01-10612-2..
Altra cosa che colpisce è il fatto che, fedele alla tradizione iconoclasta ebraica, Ezechiele non disegna mai una rappresentazione della divinità, anche se, apparentemente, ci si avvicina: Yhwh non può essere rappresentato, come egli stesso comandò a Mosè col primo comandamento (… non ti farai immagini di me…).
La chiamata Nei capitoli , ancora compresi nella grande teofania, una voce affida al profeta il grave incarico di convincere gli ebrei a tornare al rispetto dell'alleanza che hanno dimenticato. Più volte torna l'espressione casa ribelle, e Yhwh, come in altri libri profetici, non nasconde ad Ezechiele che resterà inascoltato. Ma almeno sapranno che c'è un profeta in mezzo a loro (). Una mano gli porge un rotolo invitandolo a mangiarlo. E nonostante il contenuto alquanto drammatico, … in bocca fu come miele (). In questo modo egli apprende quanto dovrà riferire agli altri deportati, tra i quali si ritrova allo sparire della visione.
Dopo una settimana, il profeta è investito di un'altra grave responsabilità (): deve mettere in guardia tutti, perché se anche uno solo dei suoi compagni sbaglierà perché non avvisato da lui, Ezechiele stesso ne sarà ritenuto responsabile. Infine il profeta riceve l'ordine di restare muto.
Prime rappresentazioni mimate Rimasto muto, il profeta è invitato a eseguire dei mimi.
Prima l'assedio di Gerusalemme (): il profeta rimane sdraiato prima sul fianco sinistro, poi su quello destro, per tanti giorni quanti sono gli anni della colpa d'Israele e di Giuda rispettivamente (trecentonovanta giorni prima, quaranta poi), con provviste razionate da cuocere su escrementi bovini (in un primo momento l'ordine è di usare escrementi umani, ma in il pio Ezechiele rivendica di non aver mai introdotto cibo impuro nella sua bocca, ottenendo così in una deroga all'ordine originario).
Poi la caduta della città (): il profeta si rade barba e capelli, bruciando un terzo dei peli (i caduti per fame e malattie durante l'assedio), battendo con la spada un altro terzo (i fuggitivi raggiunti dai babilonesi alla fine dell'assedio), e disperdendo al vento tutto il resto (altri fuggitivi che riescono a salvarsi nei paesi circostanti), salvo qualche pelo conservato nell'orlo del vestito. Ma anche di questi, alcuni saranno bruciati.
La causa di tanta durezza sono le gravi e reiterate colpe del popolo, a cui per il momento il testo accenna genericamente parlando di mancato rispetto delle norme e delle leggi previste dal patto con Yhwh.
Capitoli (): oracoli contro Gerusalemme e Giuda Col capitolo comincia una lunga serie di oracoli, mimi e visioni che hanno quasi invariabilmente a bersaglio le gravi colpe degli Israeliti nei confronti dell'alleanza e delle norme che essa prescrive.
Contro le pratiche paganeggianti Il primo bersaglio specifico sono una serie di pratiche idolatre assimilate dalle popolazioni cananaiche. Tali popolazioni usavano praticare riti sacri (compresi sacrifici umani) su alture isolate, sotto alberi frondosi (in particolare querce), o sui monti più elevati. Il profeta si scaglia proprio contro i monti di Israele (). La punizione divina sarà durissima: ai piedi degli idoli giaceranno i cadaveri degli israeliti idolatri e le loro ossa saranno sparse attorno agli altari costruiti sulle alture.
Nel capitolo la collera divina sembra addirittura aumentare, e nulla e nessuno sembra potersi salvare. La descrizione dell'incombente punizione non lascia dubbi in proposito.
La seconda grande teofania In una nuova grande visione mostra la gloria di Yhwh allontanarsi dal Tempio, a simboleggiare così l'abbandono di Israele, sposa fedifraga, da parte del suo protettore.