Si formò, come altri artisti, nelle collettive della Fondazione Bevilacqua La Masa e, dai primi dipinti realisti degli anni cinquanta, maturò una rielaborazione sempre più personale dell'espressionismo arrivando, dopo vent'anni di attività, a dipingere non più soggetti umani, ma forme biomorfe. Dal 1948 fino al primo decennio degli anni duemila partecipò ad esposizioni regionali, nazionali e internazionali e ottenne diversi riconoscimenti, tra cui il Premio di Pittura Città di Gallarate nel 1950, il Premio Suzzara nel 1951 e nel 1957 e il Premio Burano nel 1953 e nel 1956. Sue opere figurano oggi in esposizioni d'arte pubbliche e private, in Italia e all'estero.G. Mariotti, "Un momento più felice del presente" Le mostre collettive annuali dell'Opera Bevilacqua La Masa dal 1958 al 1967, Università Ca' Foscari, 2011-2012

Biografia Sergio Franzoi nacque nell'isola del Lido di Venezia il 10 luglio del 1929 dove visse la sua infanzia sotto il regime fascista di Mussolini e dove produsse buona parte dell'attività artistica giovanile prima di trasferirsi in città a Venezia intorno agli anni sessanta. Il padre era un impresario edile di Venezia ed è qui che Sergio Franzoi si iscrisse al liceo artistico nel 1943, all'apice del secondo conflitto mondiale, dove poté sviluppare le prime abilità artistiche e pittoriche affiancando anche attività da autodidatta, per poi proseguire gli studi nel 1947 quando frequentò l'alta scuola di formazione pittorica (scuola di pittura) dell'Accademia di Belle Arti di Venezia dove studiò con Giuseppe Cesetti diplomandosi nel 1952. I primi passi nelle Collettive A partire dal 1948 e fino al 1963 prese parte per quindici anni sostanzialmente a quasi tutte le mostre annuali della Fondazione Bevilacqua La Masa, ad eccezione delle edizioni del 1951 e del 1954, vincendo numerosi premi per la pittura.M. Divari, L'Opera Bevilacqua La Masa a Venezia: la ripresa dell'attività espositiva nel secondo dopoguerra (1947-1955), Università Ca' Foscari, 2012-2013 Le prime opere presentate alle collettive erano caratterizzate dai temi tipici di quegli anni. Dalle scene di lavoro dagli accenti sociali ("Pescherecci", 1948, "Pescatori", 1952), infatti si passava a vedute e paesaggi ("Caldonazzo", 1949, "Capanne sulla spiaggia", 1950, "Case a Burano", 1953, "Paesaggio di Marghera", 1953 e "Paesaggio di Malamocco", 1953).

Nel 1948 a diciannove anni, mentre era ancora studente all'Accademia di Belle Arti di Venezia, prese parte per la prima volta alla 36ª edizione della Bevilacqua La Masa presentando il dipinto "Pescherecci".Pittura nel Veneto. Il Novecento. Dizionario degli artisti. Ediz. illustrata, a cura di N. Stringa, Mondadori Electa, 2010

Nel 1956 arrivò finalmente il primo riconoscimento a Franzoi. Si trattava del terzo premio nella sezione di pittura a pari merito con Paolo Meneghesso. I dipinti presentati che lo portarono a guadagnarsi il terzo posto nell'ambito premio artistico erano: "Paesaggio di Olanda", "Rimorchiatore in laguna" e "Paesaggio Olandese", tre dipinti che si rifacevano alla pittura realista e che non si allontanavano molto dai suoi primi lavori degli anni precedenti. Questa presenza all'esposizione veneziana degli artisti, sarà seguita da molte altre, se ne contano sedici in totale, colme di riconoscimenti.

Il successo degli anni cinquanta e sessanta Franzoi partecipò negli anni cinquanta, anche ad altri premi di pittura in ambito veneziano, tra cui il Premio Burano (nell'omonima isola) con dipinti caratterizzati da ambientazioni lagunari, come "Tramonto" (1956), che riprendevano in parte le caratteristiche della sua attività giovanile. Al di là dei concorsi locali, i suoi lavori iniziarono anche ad essere presenti in esposizioni nazionali, tra cui la Mostra Nazionale per le Arti Figurative svoltasi a Roma nel 1950 e alcune mostre milanesi come nel 1952 la Mostra della Realtà Poetica nella Galleria Salvetti e nel 1956 il Premio di Pittura San Fedele, oltre alla partecipazione nel 1958 alla Biennale Internazionale dei Giovani di Gorizia. Tra la fine degli anni cinquanta e gli anni sessanta organizzò anche alcune esposizioni personali con la Fondazione Bevilacqua la Masa nel 1959, 1961, 1963 e 1967.

Nel 1960 Franzoi vinse con l'opera "Amanti" il secondo premio ex aequo assieme a Miro Romagna, Sergio Perolari e Domenico Boscolo, tutti pittori facenti parte dell'arte figurativa e molto legati alla tradizione, Il dipinto "Amanti" rappresentava una scena di profonda liricità tra due figure nude contornate da spesse pennellate nere, caratteristica quest'ultima che sarà fondamentale nelle produzioni dell'artista. L'anno successivo arrivò di nuovo secondo nella categoria di pittura alla Bevilacqua con l'opera "I sopravvissuti", che riprendeva l'arte figurativa dell'edizione precedente ma modificandone la composizione in favore di una dal respiro più ampio: invece di riprendere due figure in primo piano, come l'opera precedente, in queste nuove composizioni raffigurava quattro figure una delle quali reggeva in braccio un bambino, secondo uno schema che potrebbe essere definito quasi arcaico. In quella stessa edizione Franzoi presentava anche un altro dipinto, "Il clown" che risultava un'opera coerente con le precedenti per cui si era guadagnato il secondo premio anche l'anno prima. Il dipinto presentava un realismo evidentemente influenzato dall'espressionismo nordico con figure dai toni scarni. Questi dipinti lo impongono e presentano in campo nazionale come uno dei giovani talenti più promettenti di quegli anni, consentendogli, nel 1961, di prendere parte alla Biennale d'Arte Triveneta di Padova, e due anni dopo all'edizione del prestigioso Premio Nazionale di Pittura "F. P. Michetti" a Francavilla al Mare.

In quegli anni era già diventato un artista affermato infatti già nel 1962 aveva esposto in numerose collettive di Venezia e anche in altre città italiane tra cui, oltre a quelle di Roma e Milano. si contano nel 1951 la Mostra Nazionale delle Accademie di Belle Arti a Napoli e nel 1959 la Mostra Nazionale di "Acquario" Pittura a Pontedera in occasione del IX Premio Pontedera. Inoltre aveva preso parte a quasi tutte le collettive della Bevilacqua La Masa a partire dal 1948 diventando un nome noto nell'area veneziana spaziando anche in quella nazionale.

Nel frattempo, nel 1954, era diventato insegnante all'Accademia di Belle Arti di Venezia; ruolo che successivamente abbandonerà per la cattedra di ornato modellato al Liceo Artistico di Venezia dove insegnerà fino al pensionamento nei primi anni novanta. Negli anni cinquanta aveva quindi già ricevuto moltissimi riconoscimenti in Italia partecipando a svariati concorsi artistici tra cui si contano il Premio di Pittura Città di Gallarate del 1950, il Premio Burano del 1953 e del 1956 e il Premio Suzzara del 1951 e del 1957, che rappresentano solo alcuni esempi.

Nel 1964, dopo una selezione, Franzoi tornò a Roma per prendere parte alla IX Quadriennale dove l'artista presentava tre opere intitolate Figura n. 1, n. 2 e n. 3. Nel 1968 il suo lavoro sbarcava e guadagnava interesse anche al di fuori del territorio nazionale riuscendo a presentarsi in territorio egiziano esponendo alla VII Biennale del Mediterraneo ad Alessandria d'Egitto.

Il primo premio della 50ª edizione Dopo numerose partecipazioni Franzoi riuscì a vincere il 1º premio per la pittura, con la tela ad olio "Dopo la catastrofe", nella 50ª edizione della collettiva organizzata dalla Fondazione Bevilacqua la Masa a cavallo tra il 1962 e il 1963.50ª mostra collettiva dell'Opera Bevilacqua La Masa, catalogo della mostra (Venezia, Galleria Bevilacqua La Masa), Stamperia di Venezia, Venezia 1962Cinquantesima collettiva della Bevilacqua La Masa, in "Il Gazzettino", 22 dicembre 1962

La scelta della giuria della Bevilacqua La Masa di insignire del primo premio Franzoi, venne definita da alcuni "poco coraggiosa" in quanto cadde su un artista tradizionale: i tre dipinti presentati da Franzoi ("Dopo la catastrofe", "Nudo" e "Uomo con fiore") infatti erano dipinti di arte figurativa con tratti caratteristici della pittura espressionista, con spessi contorni neri e una semplificazione delle forme che negli anni settanta sarebbe divenuta molto più rilevante, dando luogo a risultati differenti. Nello specifico l'ultimo dipinto "Nudo" rappresentava una figura nuda femminile e distesa, ritratta con lo stile scabro e il consueto tratto nero che caratterizzava la maggior parte della sua produzione di quegli anni. Franzoi in seguito ha infatti abbandonato la raffigurazione naturalistica in favore di una pittura sempre più scarna, con riferimenti organici ma non più figurativi. Il primo premio riconosciuto a Franzoi dalla giuria della 50ª edizione resta quindi una delle più emblematiche della linea classicamente tradizionalista che la fondazione veneziana aveva mantenuto durante gli anni sessanta. Questo dipinto, assieme ad altre sue opere, si trova oggi conservato nella Galleria internazionale d'arte moderna di Ca' Pesaro a Venezia.

Gli anni settanta e il mosaico nell'ex Ospedale al Mare del Lido di Venezia Durante i successivi anni settanta ormai è un artista maturo e si propone come tale in alcune mostre personali veneziane, tra le varie c'è quella svoltasi presso la Fondazione Querini Stampalia del 1970S.F., fondazione Querini Stampalia, Venezia 1970, quella organizzata l'anno successivo alla Galleria d'Arte "Il Traghetto" o quella del 1973 a Mestre svoltasi alla Galleria "Acquario"Franzoi, catalogo della mostra (Mestre, Galleria Acquario), Mestre 1972. Prende parte inoltre ad alcuni premi di pittura tra cui si contano nel 1971 il Premio di Pittura di Bassano Del Grappa e nel 1979 il Premio di Pittura "Carlo Dalla Zorza" ad Asolo. Nel 1974 partecipa a Milano alla Mostra Nazionale di Arti Figurative al Castello Sforzesco.

Nella sua vita artistica Franzoi ha prodotto anche alcuni cartoni e tele per mosaici con motivi decorativi astratti. Degno di nota è il lavoro maturato nel 1975 comprendente una serie di cinque disegni o cartoni preparatori composti da cinque soggetti per mosaico che ha commissionato alla Scuola Musaicisti del Friuli per conto dell'ex Ospedale Civile del Lido di Venezia. I cartoni sono stati prodotti con tecnica mista, pittura a tempera o tesseratura.

Nello specifico i lavori prodotti raffigurano "frecce" risultando tutti riconducibili allo stesso nucleo creativo astratto, caratterizzato da tonalità cromatiche che giocano sull'idea di movimento. La tecnica a tesseratura non scientifica aiuta il dinamismo dei lavori, rendendo anche i "cartoni-tappeto" stessi coloristici e quasi ornamentali. In particolare i soggetti dei bozzetti numero 3 e 4 presentano una figura intera centrale contornata da altre figure astratte frammentate che risultano allungate e marcate con toni blu-azzurri e macchie rossastre. Sullo sfondo sono invece presenti tonalità più chiare sul bianco e beige dorato. L'estremo dinamismo dei lavori è dato fondamentalmente da due elementi ricorrenti: il primo riguarda la scelta dell'utilizzo di colori chiari per lo sfondo che comunica un senso di movimento, la seconda è l'uso di direttrici rappresentate da linee bianche che collegano le varie figure con l'esterno. La tecnica della "tesseratura" che è stata utilizzata da Franzoi per l'esecuzione dei cartoni rende il risultato dell'opera già chiaro. Il tutto è stato poi realizzato a marmi e smalti a lavorazione diretta su lastra di cemento tramite applicazione con collante cementizio.

Il mosaico realizzato e completato è visibile oggi all'interno dell'ex Ospedale Civile del Lido di Venezia nella zona della piscina interna affacciata sulla spiaggia, nella parete nord-est del complesso. I disegni e i cartoni preparatori sono invece conservati a Spilimbergo in provincia di Pordenone nella Galleria e archivio della Scuola Mosaicisti del Friuli.

La fine dell'attività artistica e la morte