La Corte europea dei diritti dell'uomo (abbreviata in CEDU o Corte EDU) è un organo giurisdizionale internazionale, istituita nel 1959Per la precisione il 21 gennaio 1959 furono eletti i componenti, il 23 febbraio 1959 si tenne la prima seduta che si protrasse per 5 giorni, mentre il 20 aprile 1959 si tenne il discorso inaugurale. La prima sentenza fu emessa il 14 novembre 1960 nel caso Lawless contro Irlanda. Il primo presidente fu lord McNair. fino al 2000 la Corte abbia ricevuto oltre 10.000 ricorsi, mentre i ricorsi ricevuti dalla istituzione e sino al 2008 sono stati circa 49.900. dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) del 1950, per assicurarne l'applicazione e il rispetto. Vi aderiscono quindi tutti i 46 membri del Consiglio d'Europa. Ha sede a Strasburgo, in Francia.
Non è un organo dell'Unione europea, a differenza della Corte di giustizia dell'Unione europea con sede in Lussemburgo.
Storia Se, nel sistema originario del trattato istitutivo del Consiglio d'Europa, il raggiungimento delle sue finalità era affidato al Comitato dei ministri e all'Assemblea parlamentare, "la Convenzione (adottata nel 1950 ed entrata in vigore nel 1953) e la Corte europea dei diritti dell'uomo (entrata in funzione nel 1959) ne sono divenuti progressivamente il cuore palpitante, con l'affermazione solenne di un catalogo di diritti umani accompagnata alla volontaria sottomissione dei Paesi membri alla giurisdizione di una Corte europea: accessibile da chiunque si affermi vittima di una violazione di tali diritti a opera delle autorità nazionali, essa può constatare la sussistenza di una violazione, condannare lo Stato, spingerlo a mettere in atto tutte le misure necessarie per evitare nuove violazioni in futuro"Maria Giuliana Civinini, , Questione giustizia, speciale n. 1/2019 (La Corte di Strasburgo a cura di Francesco Buffa e Maria Giuliana Civinini)..
Da quando nel 1998 il Protocollo n. 11 ha abolito l'organo designato dagli esecutivi degli Stati membri per effettuare un previo vaglio di ammissibilità dei ricorsi (la "Commissione per i diritti umani" del Consiglio d'Europa), la Corte - che aveva iniziato i suoi lavori il 21 gennaio 1959 con un numero assai basso di ricorsi - "si è pronunciata su oltre 800.000 domande, e circa 21.000 sentenze stricto sensu sono state depositate" nel ventennio successivoGuido Raimondi, , Questione giustizia, speciale n. 1/2019 (La Corte di Strasburgo a cura di Francesco Buffa e Maria Giuliana Civinini)..
Il Protocollo n. 14 ha ulteriormente snellito le procedure che portano alle inammissibilità, soprattutto "dove è previsto che la nozione di «giurisprudenza consolidata» (...) si applica «ai casi ripetitivi» e si stabilisce che questi ultimi sono quelli in cui esiste una «giurisprudenza che è stata costantemente applicata da una camera». (...) La concreta possibilità di ricorrere a tale nozione ampliata di giurisprudenza consolidata si fonda sulla circostanza che la Corte di Strasburgo ha ormai emesso più di 20.000 sentenze e si è ripetutamente pronunciata sulle medesime questioni, le quali, pur non dando adito a casi seriali –essendo le fattispecie concrete parzialmente diverse –, comportano l'applicazione di principi generali ormai consolidati", Questione giustizia, speciale n. 1/2019 (La Corte di Strasburgo a cura di Francesco Buffa e Maria Giuliana Civinini)..
Per la prima volta dalla sua istituzione, il 16 marzo 2020, l'edificio della Corte è stato chiuso al pubblico a seguito della pandemia da COVID-19. La Corte ha sospeso per un mese le proprie attività, riservandosi la possibilità di discutere i casi prioritari e di esaminare le richieste urgenti di provvedimenti provvisori.
Funzioni Funzione contenziosa
La Corte può conoscere sia ricorsi individuali sia ricorsi da parte degli Stati contraenti in cui si lamenti la violazione di una delle disposizioni della Convenzione o dei suoi protocolli addizionali. Essa svolge tuttavia una funzione sussidiaria rispetto agli organi giudiziari nazionali, in quanto le domande sono ammissibili solo una volta esaurite le vie di ricorso interne (regola del previo esaurimento dei ricorsi interni), secondo quanto prevede la stessa convenzione nonché le norme di diritto internazionale generalmente riconosciute.
L'ammissibilità dei ricorsi interstatali è decisa da una delle Camere, mentre l'ammissibilità dei ricorsi individuali è decisa da un Comitato (una procedura di snellimento del lavoro della Corte che si basa quasi esclusivamente su ricorsi individuali, dato che solo tre volte ha risolto ricorsi interstatali).
Se il ricorso, individuale o statale, è dichiarato ammissibile la questione viene sottoposta, ordinariamente, al giudizio di una Camera e in ogni caso si cercherà di raggiungere una risoluzione amichevole della controversia. Se la questione non si risolve amichevolmente, la Camera competente emetterà una sentenza motivata nella quale, in caso di accoglimento della domanda, potrà indicare l'entità del danno sofferto dalla parte ricorrente e prevedere un'equa riparazione, di natura risarcitoria o di qualsiasi altra natura.
Le sentenze della Corte sono impugnabili, in situazioni eccezionali, davanti alla Grande Camera entro un termine di tre mesi, decorso il quale sono considerate definitive. Le sentenze sono pubblicate.
Gli Stati firmatari della Convenzione si sono impegnati a dare esecuzione alle decisioni della Corte europea. Il controllo sull'adempimento di tale obbligo è rimesso al Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa.
Quando la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) accerta la violazione dei diritti umani, può prendere diversi provvedimenti tra i quali: Dichiarare la violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e dei suoi protocolli aggiuntivi; Ordinare la cessazione di tale violazione; Rimborso delle spese legali. La Corte può condannare lo Stato convenuto a rimborsare le spese legali sostenute dal ricorrente per la presentazione del ricorso; Equa soddisfazione; e Sentenze pilota.
Funzione consultiva La Corte può emettere pareri consultivi, a richiesta del Comitato di ministri, su questioni giuridiche riguardanti la interpretazione della Convenzione e i suoi protocolli addizionali. Con l'entrata in vigore del Protocollo n. 16, poi, un "nuovo strumento permette alle corti superiori designate dagli Stati ratificanti di richiedere, in casi concreti dinanzi a loro pendenti, il parere della Corte sull'interpretazione e l'applicazione della Convenzione"Guido Raimondi, , Questione giustizia, speciale n. 1/2019 (La Corte di Strasburgo a cura di Francesco Buffa e Maria Giuliana Civinini).: il primo caso ha avuto risposta col parere alla Corte di cassazione francese sulla questione della surrogazione di maternità.
Componenti e organi
La Corte è formata da tanti giudici quanti sono gli Stati Parte della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, eletti dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa tra i tre candidati proposti da ogni Stato per un mandato di nove anni non rinnovabile (XIV Protocollo è entrato in vigore il 1º giugno 2010). I giudici eleggono tra loro un presidente e due vicepresidenti, con mandato triennale e rieleggibili.
La Corte si divide in cinque sezioni, composte tenendo conto dell'equilibrio geografico e dei sistemi giuridici degli Stati componenti. All'interno di ogni sezione sono formati, per un periodo di dodici mesi, dei comitati formati da tre giudici, che hanno il compito di esaminare in via preliminare le questioni sottoposte alla Corte.
Con l'introduzione del protocollo n. 14, art. 27 viene istituita la figura di un "giudice unico", il quale può dichiarare irricevibile e cancellare dal ruolo un ricorso in base all'art. 34 della CEDU (ricorsi individuali) quando la decisione può essere adottata senza ulteriore esame; la decisione del Giudice unico è definitiva. La modifica introdotta con questo articolo ha lo scopo di snellire le procedure (in precedenza anche un ricorso manifestamente infondato doveva essere sottoposto al Comitato dei tre giudici, il solo a poter decidere sulla ricevibilità). Se il giudice unico non ritiene di respingere il ricorso, lo trasmette al comitato.
All'interno di ciascuna sezione vengono, inoltre, formate delle camere composte da sette giudici. Queste risolvono in via ordinaria i casi presentati davanti alla Corte.
Ad esaminare i casi più complessi c'è, infine, la Grande Camera, formata dal Presidente della Corte, dai Vicepresidenti e da altri quattordici giudici, per un totale di diciassette membri.
Rapporti con l'Unione europea
Tutti gli stati che compongono l'UE sono anche membri del Consiglio d'Europa e hanno sottoscritto la Convenzione, ma la Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) è un organo distinto dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. Per questo, le sentenze dei due organi a priori potrebbero essere contraddittorie; per evitare ciò, la Corte di giustizia fa riferimento alle sentenze della Corte dei diritti dell'uomo e tratta la Convenzione sui diritti dell'uomo come se fosse parte del sistema giuridico dell'UE.
Corte di Giustizia Europea, Corte dei Diritti dell'Uomo e Corte Costituzionale dello Stato membro devono essere considerati l'organo giurisdizionale di vertice per tre sistemi giuridici indipendentiInvoca una loro progressiva connessione : sistema UE, sistema CEDU, sistema costituzionale nazionale.
Il principio della preferenza comunitaria si applica solo alle sentenze della Corte di Giustizia, che rappresenta il diritto dell'Unione Europea, rispetto alle leggi degli Stati membri. Di contro, le sentenze della Corte dei Diritti dell'Uomo in contrasto con le leggi di uno Stato membro, non sono immediatamente esecutive: ossia non consentono di richiedere la disapplicazione delle norme nazionali nel caso specifico oggetto di ricorso, e devono attendere l'intervento della Corte Costituzionale nazionale sulle norme censurate dalla CEDU.
Finora, anche se tutti i suoi membri hanno aderito alla Convenzione, l'UE di per sé non l'ha fatto perché non aveva competenza per farlo. Tuttavia, l'articolo 6 del trattato di Maastricht impone a tutte le istituzioni dell'UE di rispettare la Convenzione. In seguito all'entrata in vigore del trattato di Lisbona (1º dicembre 2009) si prevede che l'UE sottoscriverà la Convenzione. In questo modo la Corte di giustizia sarebbe tenuta al rispetto delle sentenze della Corte dei diritti dell'uomo, e sarebbe risolto il problema del possibile conflitto fra le due corti. Tuttavia, con il parere 2/13 del 18 dicembre 2014 la Corte di Giustizia si è espressa negativamente circa il progetto d'accordo d'adesione dell'UE alla Convenzione presentatole nel 2013.
Giurisprudenza sull'Italia
Nel 2011 "i procedimenti pendenti dinanzi alla Corte Edu erano oltre 150.000; tra questi, oltre 14.000 erano contro l'Italia". I regolamenti amichevoli offerti dal Governo italiano, utilizzando gli elenchi dei ricorsi ripetitivi pendenti con i dati rilevanti predisposti dalla Cancelleria della Corte Edu, produssero "la cancellazione dal ruolo di oltre 6.000 ricorsi nell'arco di tre anni (dal 2014 al 2016)"; con la legge 11 agosto 2014, n. 117, poi, "si aveva la definitiva configurazione del rimedio interno preventivo e compensatorio" in tema di sovraffollamento carcerario": in totale, "nel 2017, sono stati definiti 4.600 ricorsi contro l'Italia corrispondenti all'8% dell'arretrato totale della Corte", Questione giustizia, speciale n. 1/2019 (La Corte di Strasburgo a cura di Francesco Buffa e Maria Giuliana Civinini)..
Resta il fatto che alcune delle pronunce qualitativamente più importanti della Corte hanno riguardato casi italiani, come si evidenzia a seguire.
I casi Scoppola e Previti