Il suo nome è legato alla biografia di Dante: secondo Boccaccio, l'autore della Commedia, in partenza per la Francia, avrebbe affidato ad un monaco del monastero di Santa Croce del Corvo il manoscritto della prima cantica affinché lo recapitasse a Uguccione della Faggiola, intendendo destinare poi la seconda a Moroello Malaspina e la terza al re aragonese Federico di Sicilia.
L'Epistola di frate Ilaro In un codice autografo di Boccaccio, lo "Zibaldone Laurenziano XXIX 7", è trascritta la presunta lettera in latino del frate a Uguccione della Faggiola.
Ilaro, da un convento al confine tra Liguria e Toscana, scrive al vicario di Arrigo VII che un copista, prima di recarsi oltralpe, donò al monastero un libretto contenente una parte di una sua opera. Il frate confessa a Uguccione di averne apprezzato l'altezza dei contenuti ma di essersi profondamente stupito dell'uso del volgare; riferisce anche una confidenza del copista, secondo cui di quell'opera egli aveva realizzato una prima stesura in latino, il cui incipit recitava: «Ultima regna canam fluvido contermina mundo» ("Canterò gli ultimi regni ai confini del mondo che scorre").
Secondo Giorgio Padoan, non è da escludere che la missiva possa essere un'esercitazione di Boccaccio; se fosse autentica nel contenuto, l'espressione «ad partes ultramontanas», lungi dall'indicare la Francia (il soggiorno di Dante in Francia non è, infatti, un dato pacifico tra gli studiosi), potrebbe invece riferirsi all'attraversamento degli Appennini per raggiungere la Romagna, dove in effetti Dante si stabilì e visse fino al 1321.
Note
Bibliografia Enrico Malato, Dante, Roma, Salerno Editrice, 2017.
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