La Bocca Cocca è un valico alpino posto a quota 1.328 m s.l.m. Collega, tramite una mulattiera, la Valle del Chiese in provincia di Trento e la Val Vestino in provincia di Brescia.

Geografia fisica Il passo è sormontato nel versante sud dal Monte Stino e a nord dal monte Bezplel-Cingla ed è raggiungibile da sud percorrendo lo storico tracciato militare della Grande Guerra in 3 chilometri salendo da Moerna, frazione di Valvestino oppure da nord salendo il detto sentiero del monte Calva da Bondone posto a quota 740 m s.l.m. in circa 9 chilometri, in realtà una ex mulattiera militare pure risalente alla Grande Guerra. Il tracciato è rimasto in uso come collegamento pedonale fino alla prima guerra mondiale quando cominciò ad essere sostituito dalla costruzione della camionabile che collega la Val Vestino con Idro e alla congiunzione stradale di Persone con Turano e Magasa nel 1931. L'altura sud della Bocca è chiamato Dosso delle Bèole e vi sorge un appostamento di caccia ex proprietà del dottor Rabaioli di Casto, ex medico condotto in Val Vestino nel secolo scorso. Nei documenti antichi viene sempre raramente nominata se non come "sentiero o passo del monte Cingolo Rosso" o "del monte Calva" che collegano la Val Vestino.

Origini del nome Il termine Bocca deriva dal latino "bucca" e indica qualsiasi apertura, in questo caso il passaggio in una catena montuosa, mentre il nome Cocca deriva dalla latino tardo "cuccu(m)", a sua volta derivante da una radice prelatina "*cuc", "cocuzzolo", nel senso di "altura di media altezza e sommità arrotondata" trasformatosi poi nel termine medievale "coca", che significa cima, o angolo di terra, pendice di un monte ma gli antichi con questo nome indicavano un passaggio montano. In prossimità sul monte Stino vi è in luogo nominato Cochetto delle Béole, betulle, presso la Cocca sorge l'ex capanno di caccia del dr. Rabaioli di Casto, medico condotto in Valvestino negli anni Cinquanta del secolo scorso. Il toponimo è ricorrente nella provincia di Brescia e per l'Enciclopedia Bresciana di Antonio Fappani, alla voce Cocca, sta ad indicare un passo nel territorio di Bollone a m. 1010 s.m. e nel territorio di Idro a m. 1318; bocchetta della Coca o Coca di Bar, a NO di Gargnano nella frazione della Costa, tra le valli Rio della Costa e Droanello a m. 1009 s.m.; monte con sottostante passo ad O di Vesio, frazione di Tremosine a m. 997 s.m.; passo a NE di Trebbio di Treviso bresciano, tra i monti Curma e Bastia a m. 752 s.m., Passi di Cocca bassa a Anfo a m. 1020, la Cocca del monte Manos a Capovalle infine la Cocca di Idro. Il diminutivo di Cocca, Cochéta, è riscontrabile nel comune di Magasa in località Piazza e Cochét in località Font a Cima Rest e a monte Denai con il Cochèt delle Teste e nella frazione di Bollone di Valvestino con la "Coca".

Storia In antico il valico di Bocca Cocca rappresentò, con la Bocca di Valle, il collegamento principale in uso tra la popolazione della Val Vestino per comunicare con quella del Chiese, alla quale era legata amministrativamente con il feudo dei conti Lodron fino al 1802 e all'impero austriaco fino al maggio del 1915. Per permettere un passaggio agile e sicuro, il tracciato fu costantemente manotenuto, riattato in più periodi alle esigenze militari e allargato a proprie spese dalle comunità di Valle. Qui vi transitò la storia della Val Vestino fatta da mercanti, contadini, cavallari, carbonai, banditi del XVII e XVII secolo, vescovi o i loro delegati, pedoni postali, gli eserciti della Repubblica di Venezia nel 1516 e di tutti quelli che scendendo dal nord Europa e intenzionati a evitare il baluardo della Rocca d'Anfo, erano diretti nella pianura Padana o viceversa vi salivanoFausto Camerini, Prealpi Bresciane, 2004.. Secondo le cronache, la tradizione orale o leggenda, nel 1166 vi transitò l'imperatore Federico Barbarossa proveniente dal porto di Toscolano e diretto in Val Camonica, mentre nel novembre del 1526 fu percorsa da circa 20.000 lanzichenecchi al comando del condottiero Georg von Frundsberg che, inerpicatosi da Bondone sul monte Calva, il monte Cingolo Rosso e sul monte Stino, calò sulla veneziana Capovalle incendiandola per poi proseguire verso la pianura Padana.

Nel maggio del 1528, secondo i resoconti del cronista veneto Marin Sanudo, vi transitarono alla vicina Bocca di Valle una parte dei 15.000 uomini comandati dal duca Enrico V di Brunswick-Lüneburg provenienti dalla Germania e diretti nel ducato di Milano per sostenere il governatore spagnolo Antonio de Leyva assediato dalle truppe anti imperiali francesi e dello Stato della Chiesa.

Il 24 agosto 1796 nel corso dell'invasione napoleonica d'Italia, circa 80 soldati francesi provenienti dall'accampamento di Storo della divisione del generale Pierre Sauret vittoriosi dopo la battaglia di Castiglione del 5 agosto contro l'esercito austriaco e in avanzata nel Trentino, giunti a Moerna passando dalla Bocca, scesero, a suon di tamburo e tromba, a Turano imponendo ai rappresentanti di Valle il pagamento della "tassa di guerra" consistente in 2.000 lire venete in contanti e altre 3.000 lire in grani e bestiame. In compenso rilasciarono passaporti al pubblico e al privato di poter "a man salva" introdurre in Valle le mercanzie e generi alimentari necessari al sostentamento della popolazioneBrescia, rassegna mensile illustrata, officine grafiche lombarde..

Il leggendario passaggio di papa Alessandro III in Valle nel 1166 Un'antica leggenda nata sulla fine del Quattrocento inizio del CinquecentoPaolo Guerrini, Santuari, chiese, conventi, Volume 2,Edizioni del Moretto, 1986. narra che sul finire del 1166, precisamente nel mese di ottobre, passò sui monti del Bresciano e in Val Vestino il papa Alessandro III, esule da Roma, sostenitore dei liberi comuni, incalzato dagli imperiali dell'imperatore Federico I Barbarossa e contestato nella sua autorità da quattro antipapa. Questo racconto è stato insistentemente riportato oralmente nei secoli dalla popolazione locale e trascritto dagli storici, ma ritenuto dai più degli stessi privo di prove certe e concordanti, tra questi Cipriano Gnesotti, ecclesiastico storese, nelle sue "Memorie delle Giudicarie" del 1700Cipriano Gnesotti nelle Memorie per servire alla storia delle Giudicarie disposte secondo l'ordine dei tempi, 1786 che a pagina 64 scrive:"Io non do del passaggio per vero, solamente riferisco nel suo essere quel che trovo: ed il umile per altro passaggio per Val Sabbia, o Val di Vestino di Alessandro III papa, di cui ci ricorda la tradizione una iscrizione sulla parete esteriore della parrocchiale e pievana Chiesa di Savallo in Val Sabbia, ed in Val di Vestino si vocifera che quello papa vi concedesse l'indulgenza del Perdono bella ultima Domenica d'agosto. La verità crederei piuttosto che fosse questa: che cadendo in quest'ultima domenica la Consacrazione della Chiesa Rettorale, nella quale in allora sia concessa una indulgenza per chiamarvi que' popolani a farne l'anniversaria adorazione, e questa si chiama ancora Perdono. Di certo il concorso è grande, e maggiore era tempo fa, quando vi concorreva la milizia nazionale. Bolla di indulgenza non si può mostrare perita, credo, nell'incendio della canonica di Turano., ma il ripetersi della leggenda in tre zone geografiche ben distanti fra loro è sorprendente.

A Turano di Valvestino si rievoca, nell'ultima domenica del mese, la Festa del Perdono ove ogni persona, pentita e confessata, che abbia visitato la chiesa di San Giovanni Battista, vengono rimesse completamente tutte le colpe, questa cerimonia ecclesiastica fu istituita, secondo la tradizione, dal papa Alessandro III riconoscente dell'ospitalità e della protezione dei valligiani, nonostante la Valle fosse di fede ghibellina e soggetta alla famiglia Lodron, pure di fede imperiale, prima di riprendere il suo percorso, si ipotizza, in Val Sabbia passando, per qualcuno, da Capovalle o da Bocca Cocca-Cingolo Rosso. Secondo Attilio Mazza si può supporre che tale Festa del Perdono sia piuttosto da collegare al Perdono d'Assisi del 1216 che si celebra il 2 agostoA. Mazza, Tradizioni bresciane, i santi, i riti, il folclore, i privilegi, Brescia, 2002. mentre Cipriano Gnesotti ipotizza che: "cadendo in quest'ultima domenica la Consacrazione della Chiesa Rettorale, nella quale in allora sia concessa una indulgenza per chiamarvi que' popolani a farne l'anniversaria adorazione, e questa si chiama ancora Perdono. Di certo il concorso è grande, e maggiore era tempo fa, quando vi concorreva la milizia nazionale. Bolla di indulgenza non si può mostrare perita, credo, nell'incendio della canonica di Turano"Cipriano Gnesotti, Memorie per servire alla storia delle Giudicarie disposte secondo l'ordine dei tempi, 1786, pag.66.

Del passaggio in Val Sabbia e Val Trompia di Alessandro III le cronache ricordano una lapide murata sulla parete della chiesa di Mura appartenente all'ex pieve di SavalloIl testo della lapide recita: "Alex III papa a feder/imper vexatus ha transisse Fer. hanq/ plebem benedixisse / ut stia de sacello/ et fonte hic parum/ dissetate dicitura"., mentre il 19 aprile 1545 mons. Donato Savallo, rettore di Marmentino e arciprete della cattedrale di Brescia, ritrova le reliquie insigni che si ritenevano donate da papa Alessandro III transitante per Marmentino fuggendo dall'imperatore Federico Barbarossa, e le colloca devotissimamente sotto l'altar maggiore della chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano. Il papa sembra che abbia donato alla Chiesa una ricca pianeta dorataLa memoria epigrafica intorno ad una strana leggenda sulla fuga del papa Alessandro III ai tempi di Federico Barbarossa, murata dietro l'altar maggiore, della parrocchia dice così: HAS.SVB. ALTARE.RELIQVIAS / QVAS. VT. FERTVR. ALEX. PONT. MAX. / SEVITIAM. FEDERICI. IMPER.FVGIENS / HVIC.DONAVERAT.ECCLAE. NVNC. DONATVS / SAVALLVS. CIVI.BRIX.ET.HVIVS.RECTOR. / CVM.POPVLO.PSVIT.DEVOTISS. / P.KAL.MAII / MDXIV..

1166, il transito dell'imperatore Federico I Barbarossa