La sovranità alimentare è un indirizzo politico-economico volto ad affermare il diritto dei popoli a definire le proprie politiche e strategie sostenibili di produzione, distribuzione e consumo di cibo, basandole sulla piccola e media produzione. Secondo i sostenitori della sovranità alimentare, le nazioni devono poter definire una propria politica agricola e alimentare in base alle proprie necessità, rapportandosi alle organizzazioni degli agricoltori e dei consumatori.
Questo indirizzo politico-economico riguarda, in particolare, le popolazioni indigene colpite da problemi di produzione e distribuzione del cibo, a causa dei cambiamenti climatici e dei percorsi alimentari perturbati che influiscono sulla loro capacità di accesso alle fonti alimentari tradizionali e contribuiscono all'aumento delle malattie. Queste esigenze sono state affrontate negli ultimi anni da diverse organizzazioni internazionali, tra cui l'ONU, con vari Paesi che hanno adottato politiche di sovranità alimentare.
Definizione La locuzione fu coniata nel 1996 dai membri di Via Campesina, un'organizzazione internazionale di agricoltori, e successivamente adottata da diverse organizzazioni internazionali, tra cui la Banca mondiale e le Nazioni Unite. Nel 2007, la Dichiarazione di Nyéléni ne ha fornito una definizione che è stata adottata da ottanta Paesi; nel 2011 è stata ulteriormente perfezionata dagli Stati europei. A partire dal 2020, almeno sette Paesi hanno integrato la sovranità alimentare nelle loro costituzioni e legislazioni.
La definizione non va confusa con concetti di autarchia.
Storia Il concetto di sovranità alimentare è stato lanciato per la prima volta dal movimento internazionale Via Campesina, durante la sua Conferenza internazionale svoltasi a Tlaxcala, in Messico, nell'aprile del 1996. Esso nasce come proposta in contrapposizione al modello neo-liberale del processo di globalizzazione delle imprese, fornendo una chiave per la comprensione della governance internazionale sull'alimentazione e l'agricoltura. In particolare, la sovranità alimentare è stata proposta in risposta al termine "sicurezza alimentare" utilizzato dalle ONG e dai governi sui temi di alimentazione e agricoltura.
Contrapponendosi al programma sul commercio dell'alimentazione e dell'agricoltura promosso dall'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), la sovranità alimentare prevede un legame essenziale tra alimentazione, agricoltura, ecosistemi e culture, valorizzando la diversità e il lavoro legato alla produzione alimentare nel mondo.
In linea con i principi dell'organizzazione Slow Food, la storia della sovranità alimentare come movimento è relativamente giovane. Tuttavia, il movimento sta guadagnando terreno poiché sempre più paesi compiono passi significativi verso l'implementazione di sistemi alimentari in grado di affrontare le disuguaglianze.
Riunioni globali Al primo Forum per la sovranità alimentare del 2007 a Sélingué, Mali, 500 delegati provenienti da più di 80 paesi hanno adottato la "Dichiarazione di Nyéléni", che recita in parte:
Nell'aprile 2008 l'International Assessment of Agricultural Science and Technology for Development (IAASTD), un panel intergovernativo con il patrocinio delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale, ha adottato la seguente definizione: "La sovranità alimentare è definita come il diritto dei popoli e degli Stati sovrani a determinare democraticamente le proprie politiche agricole e alimentari."
Entrare a far parte della politica del governo Le questioni relative alla produzione, distribuzione e accesso al cibo raramente sono apolitiche o prive di critiche. . I sostenitori della sovranità alimentare sostengono che ciò è dovuto al fatto che il movimento non ha affrontato questioni come l'accesso alla terra o la distribuzione del potere economico. Altri sostengono che la sovranità alimentare si basi su presupposti di base errati sul ruolo dell'agricoltura di sussistenza nella politica del governo. Gli aspetti agrari della sovranità alimentare pongono il movimento in conflitto con le tendenze della globalizzazione, dell'industrializzazione e dell'urbanizzazione.
Nel settembre 2008, l'Ecuador è diventato il primo paese a sancire la sovranità alimentare nella sua Costituzione. Alla fine del 2008, è stata elaborata una legge per ampliare la disposizione costituzionale vietando gli organismi geneticamente modificati, proteggendo molte aree del paese dall'estrazione di risorse non rinnovabili e scoraggiando le monocolture. La legge così redatta proteggerà anche la biodiversità come proprietà intellettuale collettiva e riconoscerà i Diritti della Natura.
Da allora Venezuela, Mali, Bolivia, Nepal e Senegal e, più recentemente, l'Egitto (Costituzione del 2014) hanno integrato la sovranità alimentare nelle proprie costituzioni o leggi nazionali.
Sovranità alimentare in Europa Nel 2011 più di 400 persone provenienti da 34 paesi europei si sono incontrate dal 16 al 21 agosto a Krems, in Austria, per dare forma allo sviluppo di un movimento europeo per la sovranità alimentare.
Questi rappresentanti miravano a sviluppare le fondamenta del Forum per la Sovranità Alimentare del 2007. Gli obiettivi erano rafforzare il coinvolgimento locale, costruire un obiettivo comune e comprensione, creare un'agenda comune per l'azione, celebrare la lotta per la sovranità alimentare in Europa e ispirare e motivare persone e organizzazioni a lavorare insieme.
Il forum del 2011, organizzato sui principi della partecipazione e del processo decisionale consensuale, ha sottolineato l'inclusione delle popolazioni emarginate nella discussione.
Il forum ha consentito agli agricoltori e agli attivisti di progetti in tutta Europa di condividere competenze, coordinare azioni e discutere prospettive. Il forum è culminato nella dichiarazione Nyéléni Europe.
Dal 2011 sono continuati gli incontri e le azioni a livello europeo, inclusa la Good Food March, in cui cittadini, giovani e agricoltori si sono riuniti per chiedere una politica agricola più equa in Europa, affrontando le preoccupazioni climatiche e la riforma democratica della Politica Agricola Comune europea.
L'ultimo forum di Nyéléni Europa si è tenuto nel 2016 a Cluj-Napoca, in Romania. Uno degli obiettivi principali era quello di consolidare i movimenti per la sovranità alimentare nell'Europa orientale e in Asia centrale, rafforzando la capacità dei contadini dei paesi di queste regioni a sostenersi a vicenda.
Sovranità alimentare indigena Problemi globali Clima Il cambiamento climatico sta avendo effetti anche sulla sicurezza alimentare delle comunità indigene, inclusi gli abitanti delle isole del Pacifico e quelli nel Circolo Polare Artico, a causa delle erosioni e dell’innalzamento del livello del mare.
Cucina Gli attivisti sostengono che la sovranità alimentare degli indigeni sia appropriata anche come cucina per la ristorazione tradizionale perché i cibi indigeni vengono strutturati in modo da essere culturalmente autentici, desiderati da coloro che si trovano al di fuori di queste comunità.
Gli ingredienti considerati alimenti principali culturali, che sono più difficili da trovare per queste comunità, vengono dislocati a causa della elevata domanda all’esterno delle popolazioni indigene.
Sovranità alimentare nativa negli Stati Uniti I nativi americani hanno subìto un impatto diretto nei confronti della loro abilità di acquisizione e preparazione del loro cibo e la distruzione delle diete tradizionali ha causato problemi di salute, tra cui diabete e problemi cardiovascolari.
Gli attivisti per la sovranità alimentare indigena negli Stati Uniti sostengono che il dislocamento sistematico delle comunità indigene abbia portato a una insicurezza alimentare di massa. I gruppi di attivisti promuovono la rivitalizzazione delle pratiche di sviluppo delle economie alimentari locali, il diritto al cibo e la sovranità delle semenze.
La sovranità alimentare delle popolazioni indigene e la loro sicurezza alimentare sono strettamente correlate alla loro collocazione geografica. Le abitudini alimentari tradizionali indigene negli Stati Uniti sono legate alla madrepatria delle popolazioni native americane, in particolare per quelle popolazioni con forti tradizioni di sussistenza. Per esempio, nella tribù dei Muckleshoot viene insegnato che “le terre che forniscono il cibo e le medicine di cui abbiamo bisogno sono una parte di chi siamo”.
Si dice che la distruzione delle abitudini alimentari sia legata alla distruzione della connessione tra le terre tradizionali native e le loro persone, un cambiamento che Rachel V. Vernon descrive essere legato al “razzismo, colonialismo e alla perdita di autonomia e potere”.
La ricollocazione lontana dalle terre ancestrali ha ulteriormente limitato le usanze tradizionali e molti indigeni negli Stati uniti ora vivono in situazioni di "Food Deserts", ovvero zone geografiche a basso reddito in cui scarseggiano negozi di alimentari tradizionali e diventa impossibile per la popolazione procurarsi cibo sano. A causa dell’accesso inadeguato al cibo, le persone indigene soffrono in modo sproporzionato l’insicurezza alimentare rispetto al resto della popolazione degli Stati Uniti. Nelle riserve, il cibo industriale altamente processato ad alto contenuto di grassi e zuccheri ha contribuito ad aumentare i problemi di salute nelle popolazioni native e ha portato le popolazioni indigene negli Stati Uniti ad avere il tasso più alto di diabete e malattie cardiache.
Oltretutto, la maggior parte delle persone native, vivendo fuori dalle riserve, si trova ancora più lontana dai cibi tradizionali. Poiché le nazioni native americane sono sovrane negli Stati Uniti, ricevono poco aiuto nel riabilitare le usanze alimentari tradizionali. Secondo il Congresso Nazionale dei Nativi Americani, la sovranità tribale assicura che qualsiasi decisione sulle tribù riguardo alle loro proprietà e ai loro cittadini viene presa con partecipazione e consenso. Il governo federale degli Stati Uniti riconosce le tribù dei nativi americani come governi separati, contrari a “gruppi di interesse speciale, individui o altri tipi di entità non governative".
Attivismo Oggigiorno, i Nativi Americani combattono per la sovranità alimentare come mezzo per rispondere ai problemi di salute, attraverso il ritorno ai cibi tradizionali per la guarigione. Tornare all’alimentazione tradizionale è impegnativo se si considera la lunga storia di delocalizzazione e di genocidio culturale. Gli attivisti per la sovranità alimentare indigena negli Stati Uniti sostengono che le comunità indigene siano state sistematicamente strappate dalle loro usanze alimentari tradizionali, tanto da portare a un sentimento di insicurezza alimentare di massa.
Si sostiene che il metodo più efficace per raggiungere una sicurezza alimentare per i gruppi indigeni sia aumentare il loro controllo sulla produzione del cibo. Alcuni attivisti sostengono anche che la sovranità alimentare possa essere considerata come mezzo per guarire dai traumi storici e mezzo per decolonizzare le comunità. Negli Stati Uniti l’Indigenous Food Systems Network e la Native American Food Sovereignty Alliance si adoperano per l’educazione e la definizione di politiche relative alla sicurezza alimentare e agricola. Un altro gruppo che si concentra sulla richiesta di sovranità alimentare ed energetica e il White Earth Anishinaabeg del Minnesota, che si concentra su una varietà di alimenti, piantandoli e raccogliendoli usando metodi tradizionali, come forma di decolonizzazione. Tali gruppi si incontrano per stabilire politiche per la sovranità alimentare e sviluppare le locali economie alimentari in occasione di summit come il Diné Bich’iiya’ Summit a Tsaile, in Arizona, che si occupa dei cibi tradizionali dei Navajo.