Il Palazzo episcopale di Barcellona noto anche come Palau del Bisbe (in italiano Palazzo del vescovo) è un edificio residenziale ubicato a lato della Cattedrale di Barcellona e che si affaccia da un lato sul Carrer del Bisbe e dall'altro lato sulla Plaça Nova, occupando una superficie e una volumetria molto ampia. L'edificio è protetto e catalogato come bene culturale d'interesse locale..

Costruito alla fine del XII secolo e ampliato a metà del XIII secolo dal vescovo Arnau di Gurb, fu soggetto a modifiche profonde e ingrandito in epoca barocca. Fu successivamente ristrutturato ancora tra il 1900 e il 1928, l'ultima sotto la guida di Enric Sagnier. Spiccano le gallerie del XII secolo. La galleria dell'ala sud-est è formata da tre grandi arcate appoggiate su colonne con capitello affiancate a pilastri rettangolari e sormontate da cornicioni con modanature a punta di diamante. La facciata verso il Carrer del Bisbe, dove si trova l'ingresso principale, risale al 1769 ed è decorata con lo scudo del vescovo Josep Climent. La facciata sulla Plaça Garriga Bachs, decorata con bassorilievi, è del 1928. Nel 1936 il palazzo fu designato come prima sede provvisoria dell'Archivio Nazionale della Catalogna.

Storia

Età antica La Torre Romana 78 è un edificio scoperto durante i lavori di installazione di un deposito di gasolio. Nello scavare la fossa nel cortile del palazzo, venne alla luce un muro di epoca apparentemente romana. Fu avvisato il Museo Storico della città e con l'intervento del delegato alla Belle arti e della Comisaría de Excavaciones i lavori vennero interrotti per far posto agli interventi archeologici a salvaguardia dei resti.

L'area degli scavi presentava una pianta trapezoidale di sul lato ovest, di su quello est, di su quello nord e di su quello sud, con una profondità massima di che comprendeva sia gli stati medievali che quelli di epoca romana. Gli studi archeologici permisero così di stabilire una sequenza cronologica che abbraccia il periodo compreso tra la fine del I secolo e il XIX secolo.

Negli strati più antichi, risalenti all'intervallo tra la fine del I secolo e la metà del II secolo, furono documentati cinque fossati di dimensioni differenti riempiti di detriti che hanno permesso di ricostruirne la cronologia. Furono rinvenuti materiali di costruzione e frammenti di pitture che non corrispondevano a quelle presenti sul rivestimento del muro posteriore e furono così interpretati come resti di una costruzione precedente demolita nel corso della trasformazione urbana avvenuta all'inizio del III secolo.

Al di sopra di questi livelli fu individuato lo spazio occupato da due stanze di una domus appartenente a una insula a nord-est compresa tra l'intervallum e il decumanus maximus che passava lì accanto, a ridosso delle mura settentrionali e della porta decumana, databile tra la fine del II secolo e l'inizio del III secolo. L'unica parete ritrovata si trovava a est dello scavo e divideva le due stanze; si trattava di un muro in opus incertum con inserti di mattoni (lateres) e calcestruzzo, innalzato direttamente su uno strato di calce molto compatta o sul substrato roccioso seguendo il rilievo collinare. Sull'angolo di nord-est e fino alla parte centrale il muro era rinforzato da due pilastri verticali recuperati da costruzioni anteriori, come indicava la presenza di una base scolpita che rimaneva sotto il livello del pavimento. Alle due estremità della parete erano visibili resti di pitture con temi differenti, il che ha indotto alla conclusione che si trattasse di due stanze separate da una parete divisoria, non conservata ma identificabile dalla presenza a metà lunghezza della parete decorata di un tratto grezzo senza intonaco di circa di larghezza, proprio in corrispondenza del cambiamento del tema decorativo. Al livello del pavimento della stanza sul lato sud sono state rinvenute tracce di un terrapieno con resti di mosaico, di cui è rimasto solo un frammento della parte centrale che presenta un motivo decorativo geometrico realizzato con tessere di circa un centimetro di lato in ardesia blu e calcare bianco con qualche inserto di colore rosso.

In un terzo periodo, compreso tra la fine del IV secolo e il V secolo, l'edificio apparentemente fu nuovamente oggetto di varie ristrutturazioni che hanno interessato sia le pareti che il pavimento: a di altezza dal pavimento più antico, l'opus incertum della parete si interrompe per lasciare il posto a una tecnica costruttiva molto più grossolana e senza rivestimento pittorico, a cui corrispondeva una pavimentazione in opus signinum di di spessore.

Entrambe le pavimentazioni, sia quella in opus signinum che quella a mosaico, erano ricoperte di uno strato compatto di tegulae e lateres che suggerivano una distruzione o una ulteriore ristrutturazione, a cui non è stato possibile attribuire una cronologia precisa.

Al di sopra di questo strato di detriti furono rinvenuti i resti di una sedia imbottita di cui non è stato possibile determinare l'epoca dato che ne rimanevano pochi frammenti di materiale organico e pezzi di ferro informi. Infine, al livello del suolo del cortile, furono individuati i resti di due condutture d'acqua: la più antica, risalente al XV secolo, era realizzata con blocchi di pietra di forma regolare uniti da malta di calce e coperta da lastre mentre la seconda, in mattoni, è databile al XVIII-XIX secolo.

Medioevo

L'edificio attualmente noto come Palau del Bisbe è la prima costruzione della nuova sede episcopale di Barcellona realizzata entro la cinta muraria cittadina, sfruttando la protezione offerta dalle mure romane.

Secondo i documenti storici, nel 1078 il vescovo Umbert de Cervelló comprò da Arnau Gontari e dalla sua sposa Narbona il terreno dove ora sorge il palazzo. Il terreno era delimitato a est dalle torri dell'Ardiaca, a ovest da alcuni edifici che si presumono essere stati, a nord da un orto di proprietà dell'ebreo Isaac che iniziava fuori dalle mura e infine a sud da una pubblica piazza.

Fu in quel periodo, negli ultimi decenni dell'XI secolo, che sarebbero state costruite le parti più antiche del complesso episcopale. Il primo scritto che fa riferimento esplicito al Palau del Bisbe tuttavia è una bolla papale del 1176 che descrive l'edificio con torri (quelle delle mura) e situato in contiguità col Palau Reial Major, allora residenza dei Conti di Barcellona che divenne palazzo reale sono nel 1316, quando ne prese possesso Giacomo II di Aragona.

Verso la fine del XII secolo fu portato a termine uno dei primi ampliamenti importanti del complesso, la costruzione di un'ala a due piani a ridosso delle mura romane del IV secolo. Di questa costruzione rimane conservata parte della facciata sul cortile interno con finestroni ad arco acuto al primo piano, pilastri e colonne gemellate che alternano abachi lisci a capitelli con decorazioni vegetali e figurate. I lavori di ristrutturazione del 1928 hanno modificato radicalmente il pian terreno, eliminando del tutto il porticato che si trovava a questo livello.

Quest'ala fu ulteriormente ampliata nel XVIII secolo e alcuni lavori di ristrutturazione dello stesso periodo hanno messo alla luce nella tromba delle scale i contorni di due archi completi, cosa che confermerebbe che la galleria continuava fino al lato sinistro ed era interrotta dalla facciata del corpo della cappella, costruita tra il 1253 e il 1257 in seguito all'acquisto e alla successiva demolizione di due case.

In seguito all'incremento demografico nella città di Barcellona durante il XIII secolo, il concistoro autorizzò la costruzione di arcate tra le torri delle mura romane per aumentare gli spazi abitativi; risalirebbe a questo periodo il grande arco di quindici metri che congiunge la torre Decumana con la torre rettangolare adiacente e che si trova all'interno dell'ala nord-occidentale del Palazzo Episcopale.

Nel XIV secolo furono realizzati i lavori del secondo piana dell'ala lato mura, attribuiti al capomastro Pere Isern che lavorò nel complesso episcopale attorno al 1363.

Nel 1355 avvenne la cessione di parte dell'orto del palazzo Episcopale, le cosiddette ansiameres, nei pressi del fossato, per realizzare l'urbanizzazione della Plaça Nova, portata a termine nel 1358.

Età moderna

Tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI, sotto il vescovado di Pedro Garcia, fu completato l'adattamento della "cappella piccola", ubicata al primo piano sopra l'arco di congiunzione tra le torri. Su una della pareti ne rimane visibile lo scudo del prelato. Sempre in questo periodo furono realizzate le ali verso le vie del Bisbe e di Montjuïc del Bisbe, demolite nel XVIII secolo.

Nel 1614 venne costruito un ponte tra la porta Decumana e quella dell'Ardiaca. Il ponte era a due livelli con una struttura a due archi ribassati sovrapposti, realizzati a settantacinque anni di distanza. L'arco inferiore coincideva con l'alzata dell'antico cammino di ronda e dell'attuale piano nobile mentre quello superiore consisteva in un passaggio con cinque finestroni ad arco a tutto sesto incorniciati da sottili pilastri in stile dorico.

Il 23 maggio 1690 la confraternita di San Rocco chiese il permesso di collocare una statua del santo nel corpo delle mura costruendo una nicchia sotto la galleria del 1614. A questa realizzazione corrisponde anche la costruzione della scala a chiocciola all'interno della torre Decumana per facilitare il trasporto della statua di San Rocco dalla cappella all'interno della torre fino al centro del ponte.

In seguito alla demolizione delle ali sul Carrer del Bisbe e Montjuïc del Bisbe fu costruito un nuovo edificio attribuito a Pedro de Lucuze (o Pedro de Lonce) e Josep Mas. Contemporaneamente furono ristrutturati i tetti e tutti gli spazi di servizio sottostanti, furono realizzate una nuova area di amministrazione e il salone prospiciente la segreteria, fu eretta una torre al centro delle mura, completata da un campanile, e fu costruita la scala di accesso al secondo piano. Sempre in quest'epoca furono aperte finestre e balconi sul cortile, eliminati dalla ristrutturazione di Sagnier de 1928.

Durante il vescovado di Josep Climent i Avinent (1766-1775) fu costruita la facciata verso il Carrer del Bisbe. Strutturata su tre fasce orizzontali - struttura in pietra al pian terreno, piano nobile e attico - si caratterizza per il predominio del pieno rispetto al vuoto e per la semplicità ed eleganza delle proporzioni. L'ingresso principale è incorniciato da due coppie di pilastri ionici a cui si appoggia un arco a sesto pieno sormontato da un trabeazione. Sopra il fregio è presente uno scudo scolpito in pietra con le insegne episcopali ma privo di qualsiasi riferimento personale al vescovo, fatto all'epoca insolito che sottolinea l'abnegazione del suo carattere. Nello stesso elemento è scolpita anche la data di fabbricazione (1769).

Nel 1782 il vescovo Gabino de Valladares acquistò tre case sulla Plaça Nova e nel Carrer de la Palla con l'intenzione di costruire una nuova ala per stabilirvi le proprie dipendenze e i locali di rappresentanza del suo ufficio. Fu quindi realizzato un grande edificio con facciata neoclassica prospiciente la Plaça Nova, su progetto dell'architetto municipale José Mas Dordal, autore del progetto vero e proprio, e del fratello Pablo, incaricato della realizzazione. I lavori ebbero un costo totale di 46.000 lliures, comprensive del prezzo del terreno.

XIX secolo

Nel 1808 furono avviati diversi studi tecnici per interventi urgenti sull'edificio ma questo processo fu interrotto fino al 1814 dalla guerra d'indipendenza spagnola. Furono incaricati del progetto l'architetto e costruttore Tomàs Soler, il falegname Josep Vila, il fabbro Carles Saralt e il vetraio Jaume Arufo. Furono oggetto dei lavori, tra gli altri, la sistemazione del deposito delle carrozze, le cantine, la curia, i tetti, il giardino, le stanze del vescovo, i gabinetti e le cucine.