La Via Lattea () è una grande galassia a spirale barrata composta da diverse centinaia di miliardi di stelle, tra cui il Sole.

È "la galassia" per antonomasia: il termine deriva che indicava originariamente il "cerchio lattiginoso" visibile nel cielo notturno; poi il suo significato è stato esteso a tutte le strutture simili presenti nell'Universo.

Insieme alla Galassia di Andromeda e ad altre galassie minori, forma il Gruppo Locale, parte del Superammasso Laniakea. Il nome designa anche la scia luminosa che attraversa il cielo notturno, visibile dalla Terra, dovuta alla proiezione del suo disco stellare. L'età della galassia è stimata in circa 13,7 miliardi di anni.

Etimologia e denominazione Il termine Via Lattea deriva dal latino Via Lactea, che significa "via del latte", descrivendo la banda luminosa lattiginosa visibile nel cielo notturno.

Il termine "galaxias" deriva invece ed è all'origine della parola moderna "galassia". È una parola composta, derivata da γάλα (gála), che significa latte, e il suffisso -ίας (-ías) che forma aggettivi. Quindi γαλαξίας κύκλος (galaxías kýklos) significava letteralmente "circolo lattiginoso", ovvero ciò che i Greci osservavano nel cielo notturno: la scia luminosa della Via Lattea, simile al latte versato. Nella mitologia greca, la Via Lattea era interpretata come il latte versato dalla dea Era mentre allattava il neonato Eracle.

Secondo il mito, Eracle era figlio di Zeus e della mortale Alcmene, e per proteggerlo dalla gelosia di Era, Zeus affidò il bambino alla dea affinché lo allattasse. Quando Era si accorse dell'inganno e ritrasse il seno, una goccia di latte cadde nel cielo, formando la banda luminosa che oggi chiamiamo Via Lattea. Questa immagine di latte divino riflette il concetto di nutrimento celeste e immortalità, simbolo di protezione e forza conferiti da una dea. Il mito sottolinea il legame tra il divino e l'umano, con la Via Lattea che diventa un ponte visibile tra il cielo e la terra. Un'altra leggenda narra che la Via Lattea rappresenti una strada celeste percorsa dalle anime dei defunti o degli eroi, che salgono al regno degli dèi dopo la morte, facendo della banda luminosa un simbolo di passaggio e trasformazione spirituale.

In alcune tradizioni antiche, la Via Lattea veniva associata a un fiume sacro celeste, collegato al mito del Gange in India. In queste culture, il fiume celeste simboleggiava il flusso della vita e il collegamento tra il mondo terreno e quello divino, riflettendo la funzione della Via Lattea come un corso d'acqua luminosa nel cielo che unisce il cosmo. In ambito scientifico, il termine Via Lattea indica sia la banda luminosa osservabile dalla Terra sia la galassia che ospita il Sistema Solare. Nei paesi anglosassoni, per evitare ambiguità, si preferisce il termine Milky Way Galaxy per la galassia nel suo complesso.

Osservazione dalla Terra

Osservando la Via Lattea dalla Terra, che giace in uno dei suoi bracci di spirale, essa appare nel cielo notturno come una fascia chiara di luce bianca che percorre trasversalmente l'intera volta celeste, dove si addensa un numero di stelle maggiore che nelle altre aree del cielo e che appare di aspetto leggermente diverso a seconda dell'emisfero in cui ci si trova. Numerose interruzioni nella sua continuità sono causate dalla presenza in più punti di nebulose oscure e polveri che oscurano la luce delle stelle più lontane. Il tratto più luminoso ricade tra le costellazioni di Ofiuco, Scorpione e Sagittario, ossia in direzione del centro galattico; numerosi altri punti brillanti si dispongono a nord e a sud del centro, in particolare il tratto costituito dal Braccio del Cigno, nell'omonima costellazione, e dal Braccio della Carena-Sagittario, nella costellazione della Carena.

Relativamente all'equatore celeste, la Via Lattea passa nel suo estremo a nord nella costellazione di Cassiopea e nell'estremo a sud nella costellazione della Croce del Sud. Questa disposizione è dovuta alla grande inclinazione relativa tra il piano orbitale della Terra (l'eclittica, ovvero il piano fondamentale del Sistema Solare) e il piano equatoriale della Galassia. In realtà, a causa del fenomeno della precessione degli equinozi, questa inclinazione della Via Lattea varia sensibilmente a seconda delle epoche, aumentando o diminuendo se l'asse di rotazione terrestre si avvicina o si allontana dalla stessa scia della Via Lattea; nella nostra epoca, la sua inclinazione è in lenta ma costante crescita. Nell'epoca precessionale opposta alla nostra, anni fa o tra anni, l'inclinazione della Via Lattea diminuisce.

A causa della diversa distribuzione delle nebulose oscure nella nostra Galassia, la sua forma vista dalla Terra appare molto irregolare e frastagliata: il tratto a nord del centro galattico, che ricade nell'emisfero boreale, appare solcato da una lunga scia scura che percorre la fascia centrale della scia luminosa per oltre una quarantina di gradi: si tratta di un complesso nebuloso noto come Fenditura del Cigno ed è una caratteristica tipica della Via Lattea del cielo boreale; vista dall'emisfero australe, nel suo ramo a sud del centro galattico, appare meno oscurata della parte boreale: l'unica nebulosa oscura di rilievo è la Nebulosa Sacco di Carbone, che si presenta come una toppa scura che si sovrappone al grande chiarore della Via Lattea dei cieli del sud. Invece in direzione opposta al centro galattico, fra le costellazioni dell'Auriga e dei Gemelli,L'anticentro galattico, ossia il punto che dalla Terra appare opposto al centro galattico, possiede le coordinate celesti opposte a quelle del centro; in opposizione alla costellazione del Sagittario si trova la costellazione dei Gemelli. la scia chiara appare un po' meno spessa e meno brillante.

Il fatto che la Via Lattea divida il cielo notturno terrestre in due emisferi più o meno uguali indica che il Sistema Solare si trova vicino al piano galattico. La luminosità superficiale relativamente bassa della Via Lattea non le permette però di poter essere scorta dalle più grandi aree urbane o suburbane afflitte da inquinamento luminoso.

Storia

Numerose cosmogonie, formulate dalle popolazioni di tutto il mondo, hanno cercato di spiegare l'origine della Via Lattea. I nomi italiano, inglese, ed europei in generale derivano dall'antico nome greco Γαλαξίας, Galaxias, che deriva a sua volta dalla parola γάλα, γάλαϰτος (gala, galaktos), ossia latte; che è pure l'origine stessa della parola galassia.

I Babilonesi, fondatori dell'astronomia, credevano che la Via Lattea fosse ottenuta dalla metamorfosi della coda della dea-drago Tiāmat, dopo che questa venne catturata dal dio Marduk.

Gli antichi Egizi consideravano la Via Lattea come una controparte celeste del Nilo: un fiume chiaro che attraversava il cielo notturno esattamente come il Nilo attraversava le loro terre. Nell'area dell'Asia centrale, dell'Africa e in alcune culture mediterranee, il nome della Via Lattea è legato a parole indigene che significano paglia, analogamente al nome in sardo Sa bia 'e sa palla, La via della paglia, il termine venne diffuso dagli Arabi che l'avevano mutuato dalla lingua armena.

In alcune lingue uraliche, turche, ugrofinniche e baltiche, la Via Lattea è chiamata Via degli uccelli; il nome cinese Fiume d'argento (銀河) è usato in tutta l'Asia orientale, inclusi Corea e Giappone. Un nome alternativo usato nell'antica Cina, specialmente nei poemi, è Fiume etereo di Han (天汉); in giapponese invece Fiume d'argento (銀河 ginga) assume il significato generico di galassia, mentre la Via Lattea precisamente detta è chiamata Sistema del Fiume d'argento (銀河系 gingakei) o anche Fiume celestiale (天の川 ama no kawa). Nelle lingue correnti in India, sia in quelle di origine indoeuropea sia in quelle di origine dravidica, si utilizza il termine sanscrito e Hindī Akasha Ganga, il Gange celeste. In svedese è chiamata infine Vintergatan (Strada dell'Inverno), poiché le stelle della sua fascia sono usate per predire il tempo del successivo inverno.

In Spagna la Via Lattea viene chiamata popolarmente Camino de Santiago perché era usata come guida dai pellegrini diretti in questo luogo. Secondo una leggenda medievale, la Via Lattea fu formata dalla polvere sollevata dai pellegrini stessi. Lo stesso termine Compostela deriverebbe da campus stellae.

Approcci scientifici

Aristotele trattò della Via Lattea in una sua opera sulle Scienze della Terra, i Meteorologica (345a-346a; DK 59 A80), dove sostenne che si trattava di un fenomeno prodotto nella parte più alta dell'atmosfera terrestre, mentre prima di lui i filosofi Anassagora (circa 500–428 a.C.) e Democrito (450–370 a.C.) avevano avanzato l'idea che la Via Lattea fosse una lunga scia di stelle molto distanti. L'astronomo persiano Abū Rayhān al-Bīrūnī (973-1048 d.C.) fu il primo a notare che la Via Lattea è formata da un insieme di innumerevoli stelle nebulose.

Una prima conferma giunse nel 1610, quando Galileo usò un cannocchiale per studiare la Via Lattea: vide in effetti che era composta da un elevatissimo numero di deboli stelline. In un trattato del 1755 Immanuel Kant, rifacendosi a un'opera precedente di Thomas Wright, speculò correttamente che la Via Lattea fosse in realtà un corpo in rotazione formato da un numero enorme di stelle, legate dalla forza di gravità come avviene nel sistema solare, ma in scala molto maggiore; dall'interno il disco di stelle è visto come una lunga scia chiara solo per un effetto prospettico. Speculò inoltre, sempre correttamente, sul fatto che alcune delle nebulose visibili nel cielo notturno non fossero altro che delle "galassie" simili alla nostra ma molto più lontane.

Il primo tentativo di descrivere la forma della Via Lattea e la posizione del Sole al suo interno fu di William Herschel nel 1785, attraverso un conteggio scrupoloso del numero di stelle in seicento regioni differenti del cielo. Disegnò in seguito un diagramma della forma della Galassia, considerando erroneamente il Sole nei pressi del suo centro.

Nel 1845 Lord Rosse costruì un nuovo telescopio che gli consentì di distinguere la forma ellittica e spiraliforme di alcune delle nebulose allora conosciute; inoltre cercò di capire quale fosse il "punto sorgente individuale" in molte di queste particolari "nebulose", secondo quanto formulato in precedenza da Kant.

Nel 1917 Heber Curtis osservò la supernova S Andromedae all'interno della "Grande Nebulosa di Andromeda"; cercando poi nei registri fotografici trovò altre undici stelle novae. Curtis determinò che la magnitudine apparente di questi oggetti era stata 10 volte inferiore di quella che raggiungono gli oggetti all'interno della Via Lattea. Come risultato egli calcolò che la "nebulosa" dovesse trovarsi a una distanza di circa Diventò così un sostenitore della teoria degli "universi isola", che affermava che le nebulose di forma spirale erano in realtà galassie separate simili alla nostra. Nel 1920 ebbe luogo il Grande Dibattito tra Harlow Shapley e Heber Curtis riguardo alla natura della Via Lattea, delle nebulose spiraliformi e sulle dimensioni dell'Universo. Per supportare l'ipotesi che la Grande Nebulosa di Andromeda fosse in realtà una galassia esterna, Curtis indicò la presenza di linee oscure simili alle nebulose oscure osservabili nella Via Lattea, come anche il notevole Effetto Doppler osservato.

Il problema fu definitivamente risolto nei primi anni venti da Edwin Hubble che si servì del potente telescopio Hooker, appena costruito nell'osservatorio di Monte Wilson. Fu in grado di risolvere le parti esterne di alcune nebulose spiraliformi come insiemi di stelle e identificò alcune variabili Cefeidi, che lo aiutarono a stimare la distanza di queste nebulose: queste si rivelarono troppo distanti per essere parte della Via Lattea. Nel 1936 lo stesso Hubble ideò un sistema di classificazione per le galassie in base alla loro morfologia ancora usato ai nostri giorni, la Sequenza di Hubble.

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