Les Regrets (I Rimpianti) sono una raccolta poetica di Joachim Du Bellay pubblicata nel 1558.
Comprende 191 sonetti in versi alessandrini, dei quali la maggior parte è stata scritta durante il soggiorno a Roma del poeta tra il 1553 e il 1557, mentre una piccola parte risale al periodo immediatamente successivo al suo rientro in Francia.
I Regrets, dati alle stampe nove anni dopo la precedente raccolta di fattura petrarchista L'Olive (1549), differiscono profondamente da questa da un punto di vista sia stilistico che tematico. Al posto della tematica amorosa e dello stile elevato che avevano caratterizzato il precedente canzoniere, Du Bellay ricorre ad una poesia semplice e naturale, tramite cui il poeta offre una sorta di diario della sua permanenza a Roma.
Contesto e genesi
Nel giugno del 1553 Joachim Du Bellay, che ha allora trentun anni, giunge a Roma come segretario particolare del cugino del padre, il cardinale Jean Du Bellay, al quale il re di Francia Enrico II ha affidato una missione delicata: negoziare con il papa un'alleanza contro l'imperatore Carlo V.
Roma, che ha vissuto il traumatico sacco del 1527, è allora in piena ricostruzione. Giulio II ha realizzato la via Giulia lungo il Tevere, Paolo III ha valorizzato la Piazza del Campidoglio facendovi installare la statua equestre di Marco Aurelio, ha fatto edificare il Palazzo Farnese per testimoniare la potenza del proprio casato, ha affidato a Michelangelo la continuazione di San Pietro. Paolo IV ha creato il Corso, un grande asse che ha permesso una miglior circolazione dei pellegrini a Roma. Una cinquantina di chiese e altrettanti palazzi vengono costruiti o rifatti nel corso del secolo. Tuttavia, le fogne riversano ancora il loro contenuto nella pubblica via e la città eterna colpisce i viaggiatori non solo per la sua grandezza ma anche per la sua sporcizia, oltre che per la struttura particolarmente frammentata.
Ci sono all'epoca quattro principali nuclei a Roma, che Du Bellay identificherà nei Regrets: il Palazzo, ovvero il Vaticano, il cui centro corrisponde all'immenso cantiere di San Pietro; la città alta dove risiede la nobiltà e l'alto clero; la città bassa, spesso in balia delle inondazioni del Tevere; le rovine visibili che segnalano i luoghi antichi. All'epoca di Du Bellay solo pochissimi edifici antichi hanno mantenuto una certa unità: tra questi le terme di Caracalla e quelle di Diocleziano, citate nel sonetto 107. Il resto è perlopiù sepolto e, qualora visibili, le rovine vengono spesso smantellate per riutilizzarne il marmo."Come ancora alla metà del XIV secolo notava Petrarca, i romani erano forse i meno capaci di comprendere il proprio passato e i meno sensibili alla sua grandezza. Questo severo giudizio sembra confermato dalla tranquilla incoscienza con la quale per secoli i marmorai contribuirono a distruggere gli ornamenti di marmo, di serpentino o di porfido che decoravano le antiche costruzioni per trasformarli in variopinti pavimenti per le chiese o ridurli a piccole tessere policrome per decorare i cancelli e l’ornatissimo candelabro del cero pasquale." in
L'esperienza romana di Joachim Du Bellay parte all'insegna dell'entusiasmo. Roma è il luogo a cui ogni umanista vorrebbe congiungersi, non soltanto per le vestigia dell'antichità, ma anche perché l'Italia è la culla del Rinascimento a cui i poeti della Pléiade guardano come ad un faro. Il poeta ha dunque molte aspettative riguardo a questo soggiorno:
Je me ferai savant en la philosophie,
En la mathématique, et médecine aussi,
Je me ferai légiste, et d'un plus haut souci
Apprendrai les secrets de la théologie:
Du luth et du pinceau j'ébattrai ma vie,
Et d'escrime et du bal. Je discourais ainsi,
Et me vantais en moi d'apprendre tout ceci,
Quand je changeai la France au séjour d'Italie.Regrets 32 v. 1-8: Mi farò dotto nella filosofia, / Nella matematica, e anche nella medicina, / Diverrò legista, e con più alto scrupolo / Imparerò i segreti della teologia: / Mi diletterò col liuto e col pennello, / E con la scherma e con il ballo. Così discorrevo, / E mi vantavo tra me e me di imparare tutto questo, / Quando mutai la Francia per il soggiorno d'Italia.
Sfortunatamente, aggiunge:
(...) Je suis venu si loin,
Pour m'enrichir d'ennui, de vieillesse, et de soin,
Et perdre en voyageant le meilleur de mon âgeRegrets 32, v. 9-11: Sono venuto così lontano, / Per arricchirmi di noia, di vecchiaia, e di preoccupazioni, / E perdere viaggiando il meglio della mia età
e si paragona al marinaio che si mette in viaggio sperando di riportare dei lingotti d'oro e se ne ritorna invece carico di aringhe.
Roma, che aveva tanto magnificato nei suoi sogni, lo delude doppiamente. Invece della patria elettiva del sapere, Du Bellay scopre a Roma il torpore intellettuale e la dissolutezza, mentre le sue funzioni gli fanno toccare con mano la corruzione e la turpitudine della corte papale. Inoltre, lungi dal poter godere di una vita libera dalle preoccupazioni economiche, secondo le esigenze che la vocazione poetica presuppone, si trova incaricato dal cardinale Du Bellay di quello che chiama il ménage - innumerevoli incombenze quotidiane che gli risultano quanto mai penose, e che consistono nel saldare i vari creditori, o più frequentemente nel cercare di farli pazientare ottenendo dilazioni:
Je songe au lendemain, j'ai soin de la dépense
Qui se fait chaque jour, et si faut que je pense
À rendre sans argent cent créditeurs contents:
Je vais, je viens, je ne perds pas le temps,
Je courtise un banquier, je prends argent d'avance,
Quand j'ai dépêché l'un, un autre recommenceRegrets 15, v. 2-7: Penso al domani, penso alla spesa / Che si fa ogni giorno, e così mi tocca fare in modo / Di render senza denaro cento creditori contenti: / Vado, vengo, non perdo tempo, / Corteggio un banchiere, prendo soldi in prestito, / Quando ne ho congedato uno, un altro ricomincia
Sono dunque quattro anni di noia, di frustrazione, di estraniamento: il soggiorno romano assume allora la fisionomia di un esilio in una valle di lacrime geografica e letteraria. Du Bellay, poeta per vocazione costretto ad adoperarsi come tuttofare, vive l'allontanamento dalla corte di Francia come un'esclusione dal solo luogo che dà allo scrittore la sua ragion d'essere, affidandogli un ruolo e un posto nella società. Du Bellay evoca i poeti che ne fanno ancora parte, gli "altri agnelli" a cui "non manca il pascolo"Regrets 9, v. 12, mentre lui "meschino (...) lontano dagli occhi del (suo) principe"Regrets 24, v. 9 si sente dimenticato e rinnegato dalla "Francia madre delle arti, delle armi e delle leggi"Regrets 9, v. 1 che di "Dubellay (...) non legge più niente"Regrets 8, v. 2.
Mentre lui è costretto a corteggiare un banchiere a Roma, l'amico Ronsard corteggia i re a Parigi:
Tu courtises les Rois, et d'un plus heureux son
Chantant l'heur d'Henri, qui son siècle décore,
Tu t'honores toi-même, et celui qui honore
L'honneur que tu lui fais par ta docte chansonRegrets 16, v. 5-8: Tu corteggi i Re, e di un più felice suono / Cantando la fortuna di Enrico, che il suo secolo decora, / Onori te stesso, e colui che onora / L'onore che gli fai con la tua dotta canzone
In questa idealizzazione del rapporto tra Ronsard, cantore accreditato della famiglia reale, ed Enrico II, Du Bellay esprime quella che Timothy Hampton chiama "l'economia della lode".Timothy Hampton, "Trafiquer la louange: l'économie de la poésie dans les Regrets", in Il dono epidittico del poeta lo impegna in un'economia complessa nella quale l'onore è elargito in cambio di onore: l'onore del poeta si manifesta nella scelta di un signore e nella grandezza di quel signore. Il re, da parte sua, riconosce il genio del poeta e risponde con un gesto di generosità nei suoi confronti.
Du Bellay, relegato a Roma, è escluso da questa economia dell'onore e sottoposto alle leggi di un'economia ben più prosaica. Può soltanto contemplare il suo passato letterario, sotto il segno dell'approvazione della corte e della sua principessa, nonché di un'ispirazione elevata.
Cependant que la cour mes ouvrages lisait,
Et que la sœur du Roi, l'unique Marguerite,
Me faisant plus d'honneur que n'était mon mérite,
De son bel œil mes vers favorisaitRegrets 7, v. 1-4: Mentre la corte leggeva le mie opere, / E la sorella del Re, l'unica Margherita / Facendomi più onore di quanto non meritassi, / Favoriva i miei versi con il suo bell'occhio
Ma il ricordo di questo passato letterario non fa che accrescerne la distanza dal presente mostrando l'impossibilità di resuscitarlo in quelle condizioni. Allontanato dalla corte e da Margherita, insieme protettrice e fonte d'ispirazione poetica, nella realtà deludente dell'esilio, Du Bellay deve trovare un'altra dimensione per la sua creazione poetica, mettendo a punto un'altra voce, necessariamente diversa rispetto alla precedente produzione di stampo petrarchista. L'allontanamento dalla corte e il soggiorno romano trasfigurato in esilio diventano allora l'esperienza fondatrice di una nuova estetica.
Struttura e composizione dell'opera
Fin dal titolo della raccolta, Du Bellay si richiama esplicitamente al modello dei Tristia di Ovidio. Come Ovidio esiliato a Tomi, sulle rive del Mar Nero, anche Du Bellay attribuisce l'imperfezione dei suoi versi alla mancanza di ispirazione dovuta alla contingenza:
Si je n'ai plus la faveur de la Muse,
Et si mes vers se trouvent imparfaits,
Le lieu, le temps, l'âge où je les ai faits,
Et mes ennuis leur serviront d'excuse.Regrets, À Monsieur d'Avanson, v. 1-4: Se non ho più il favore della Musa, / E se i miei versi sono imperfetti, / Il luogo, il tempo, l'età in cui li ho fatti, / E i miei fastidi faranno loro da scusa
Ugualmente ovidiano è il motivo della funzione consolatrice e lenitiva della sofferenza della poesia, che Du Bellay utilizza in apertura come giustificazione stessa della sua opera:
De quelque mal un chacun se lamente,
Mais les moyens de se plaindre sont divers:
J'ai, quant à moi, choisi celui des vers
Pour désaigrir l'ennui qui me tourmente.Regrets, À Monsieur d'Avanson, v. 77-80: Di qualche male ciascuno si duole, / Ma i mezzi per lamentarsi sono diversi, / Quanto a me, ho scelto quello dei versi / Per alleviare la noia che mi tormenta.
Da questo punto di partenza basato sostanzialmente sull'imitazione, Du Bellay arriva però a realizzare un'opera originale, caratterizzata da una struttura dinamica che si articola attraverso tre snodi consecutivi: l'elegia, la satira e la poesia encomiastica. Lungo queste tre sezioni, a cui corrispondono altrettante tonalità differenti, la scrittura dei Regrets si configura esplicitamente come itinerario, scegliendo come tema principale la scrittura stessa : la raccolta, infatti, non è altro che una vasta esplorazione dell'atto poetico, un'inchiesta sui suoi contorni e sulla sua ragion d'essere. L'opera è percorsa da una vera e propria istanza metatestuale, tramite la quale la coscienza creatrice del poeta si occupa consapevolmente di elaborare una nuova soluzione estetica.Diversi critici hanno evidenziato questo aspetto. Laura Coltro dice che "i Regrets possono essere considerati come la storia di un'opera mentre essa si realizza" (). Per Josiane Rieu, la composizione d'insieme dei Regrets "lascia apparire un'evoluzione del pensiero di Du Bellay sulla creazione poetica, ma corrisponde anche alla messa in scena del movimento dialettico interno che definisce la sua estetica." ()
I Regrets si aprono con tre testi liminari che fungono da paratesto e definiscono l'orientamento della raccolta poetica. Nel primo di questi, l'epigramma in latino Ad lectorem, Du Bellay anticipa le componenti estetiche che nutriranno la sua opera in una ricetta poetica:
Quem, lector, tibi nunc damus libellum,
Hic fellisque simul, simulque mellis,