Il tempio di Zeus Olimpio, detto anche Olympeion, è un antico tempio greco di Siracusa costruito nei primi decenni del VI secolo a.C. e dedicato a Zeus. È il secondo tempio più antico della città (dopo quello di Apollo in Ortigia) e viene comunemente chiamato re' du culonne per la presenza di due sole colonne superstiti.

Storia e descrizione

Del grande tempio, ad oggi, sono rimaste soltanto una parte del crepidoma e due colonne del lato sud, restaurate nel 2025. Esso sorgeva nei pressi di un proisteion detto polichne (), a poca distanza dal porto grande, dalla via Elorina e dal sacro fiume Ciane.

Costruito in stile dorico, i vari scavi archeologici ne hanno definito la peristasi, formata da sei colonne nei lati corti e diciassette nei lati lunghi, tutte monolitiche e alte circa 8 metri. Il tempio era anche decorato con rivestimenti in terracotta simili a quelli dell'Apollonion.

La sua casta sacerdotale era considerata la più importante della città e in esso erano contenute le liste censitarie dei cittadini e le ricchezze della polis, come raccontato da Plutarco:

Nel corso degli anni fu occupato più volte: da Ippocrate di Gela durante la battaglia dell'Eloro, dagli Ateniesi durante la battaglia di Siracusa, dai cartaginesi sia nel 391 che nel 309 a.C. e infine dai Romani durante l'assedio di Siracusa.

La statua All'interno del tempio era custodita un'imponente statua criselefantina di Zeus Urio (), che il tiranno Gelone rivestì con un mantello d'oro ricavato dal bottino di guerra della battaglia di Imera. A causa di questa caratteristica fu più volte oggetto di depredazioni, finché non venne sostituito da Dionisio I con uno di lana. Nei secoli successivi la statua fu rubata dai Romani, come testimoniato da Cicerone nelle sue accuse a Verre:

Testimonianze dal passato Le rovine del tempio hanno ispirato artisti e scrittori del Settecento e del primo Ottocento, che ne hanno descritto le caratteristiche durante i loro viaggi in Sicilia. Ad esempio, nel 1767, il viaggiatore tedesco Johann von Riedesel scriveva:

Qualche anno dopo, nel 1777, l'incisore Jean-Pierre Hoüel venne a conoscenza del triste stato di degrado del tempio, che descrisse così:

Anche lo scrittore Vivant Denon ci fornisce delle informazioni utili riguardo al luogo:

Interessante è anche il fatto che per raggiungere questo luogo il pittore sia arrivato in barca, dapprima giungendo all'imboccatura dell'Anapo e poi arrivando sin sotto il tempio: ciò perché l'area dei Pantanelli era in passato quasi sempre inondata.

Note

Altri progetti

Collegamenti esterni

Zeus Categoria:Luoghi del Grand Tour in Sicilia Categoria:Templi dedicati a Giove