Per guerre mitridatiche si intende una serie di conflitti tra la Repubblica romana e il Regno del Ponto, combattuti tra l'89 e il 63 a.C. Prendono il loro nome da Mitridate VI che all'epoca era il re del Ponto e grande nemico di Roma. Così Appiano di Alessandria ce le riassume, osservandole da parte dello sconfitto:
Contesto storico
Appena salito al trono del regno del Ponto nel 111 a.C., Mitridate VI mise in atto subito (fin dal 110 a.C.André Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989, p. 297.) una politica espansionistica nell'area del Mar Nero, conquistando tutte le regioni da Sinope alle foci del Danubio,Giovanni Brizzi, Storia di Roma. 1. Dalle origini ad Azio, Bologna 1997, p. 318. compresa la Colchide, il Chersoneso Taurico e la Cimmeria (attuale Crimea), e poi sottomettendo le vicine popolazioni scitiche e dei sarmati Roxolani. In seguito, il giovane re volse il suo interesse verso la penisola anatolica, dove la potenza romana era, però, in costante crescita. Sapeva che uno scontro con quest'ultima sarebbe risultato mortale per una delle due parti.
Alleatosi nel 104 a.C. con il re di Bitinia Nicomede III, partecipò alla spartizione della Paflagonia (regione che si trovava tra i due regni), ma pochi anni più tardi, le crescenti mire espansionistiche portarono Mitridate a scontrarsi con il nuovo alleato per il controllo del regno di Cappadocia (100 a.C. circa). Mitridate, seppure fosse riuscito a sconfiggere Nicomede in alcune decisive battaglie, costrinse il sovrano del Regno di Bitinia a richiedere l'intervento dell'alleato romano, in almeno tre circostanze: la prima volta nel 98 a.C., sotto l'alta guida di Gaio Mario, vincitore dei Cimbri e dei Teutoni;André Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989, p. 298. la seconda volta nel 96 a.C., quando una missione del princeps del Senato, guidata da Marco Emilio Scauro nel 96 a.C. stesso, intimò al sovrano pontico di togliere l'assedio a Nicomedia ed evacuare la Paflagonia e la Cappadocia, lasciando che quest'ultima regione potesse scegliersi un re senza l'interferenza di Mitridate;André Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989, p. 296.Strabone, Geografia, XII, 2, 11. la terza nel 92 a.C., quando ad intervenire fu il pretore della Cilicia, Lucio Cornelio Silla, con il compito sia di porre sul trono di Cappadocia il nuovo sovrano Ariobarzane I (che era stato nuovamente cacciato),Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 70.6-7. sia di contenere l'espansionismo di Mitridate VI e del suo alleato Tigrane II d'Armenia (quest'ultimo sconfitto e costretto a ritirarsi ad est dell'Eufrate), venendo in contatto per la prima volta con un satrapo del re dei Parti (probabilmente nei pressi di Melitene).Plutarco, Vita di Silla, 5; Appiano, Guerre mitridatiche, 10; Appiano, Guerra civile, I, IX, 77.Giovanni Brizzi, Storia di Roma. 1. Dalle origini ad Azio, Bologna 1997, p. 319.
Contemporaneamente, sul "fronte" romano, il malcontento dei popoli italici aveva portato ad una loro sollevazione generale nel 91 a.C., degenerata in guerra aperta al potere centrale romano (dal 91 all'88 a.C.). Già dal tempo dei Gracchi, gli Italici avevano avanzato proposte d'estensione del diritto di cittadinanza anche a loro, fino ad allora federati, ma senza successo. La situazione si avviò al punto di rottura quando, nel 95 a.C., Lucio Licinio Crasso e Quinto Muzio Scevola proposero una legge che istituiva un tribunale giudicante per chi avesse ottenuto la cittadinanza romana in modo abusivo (Lex Licinia Mucia). Questa legge non fece altro che accrescere il malcontento soprattutto verso i ceti italici più abbienti, che miravano alla partecipazione diretta del governo repubblicano. Fu così che Marco Livio Druso si schierò a favore della causa italica avanzando proposte di legge che ne estendessero la cittadinanza, ma la proposta, poco gradita sia ai senatori che agli equiti, trovò nel console Lucio Marcio Filippo il più tenace oppositore, il quale la fece dichiarare illegale, tanto da non essere neppure votata. Nel novembre del 91 a.C., alcuni seguaci estremisti di Marcio Filippo mandarono un sicario ad assassinare Druso. Questa fu la scintilla che degenerò in "guerra civile". In un clima tanto avvelenato a Roma, Mitridate non poté che approfittarne, pronto ad intervenire sul fronte orientale, lontano dai torbidi dell'Urbs, tanto più che le armate romane erano per la maggior parte concentrate in Italia, impegnate a sopprimere, a fatica, la grande rivolta delle genti italiche.
Fasi della guerra
Prima guerra mitridatica
La prima guerra mitridatica iniziò a causa dell'espansionismo da parte di Mitridate (verso la fine dell'89 a.C.). Le ostilità si erano aperte con due vittorie del sovrano del Ponto sulle forze alleate dei Romani, prima del re di Bitinia, Nicomede IV, e poi dello stesso inviato romano Manio Aquilio, a capo di una delegazione in Asia Minore. L'anno successivo Mitridate decise di continuare nel suo progetto di occupazione dell'intera penisola anatolica, ripartendo dalla Frigia: passò dalla Frigia alla Misia, e toccò quelle parti di Asia che erano state recentemente acquisite dai Romani. Poi mandò i suoi ufficiali per le province adiacenti, che sottomisero la Licia, la Panfilia e il resto della Ionia.Appiano, Guerre mitridatiche, 20.
A Laodicea sul fiume Lico, dove la città stava ancora resistendo grazie al contributo del proconsole Quinto Oppio, Mitridate fece questo annuncio sotto le mura della città:
Dopo questo annuncio, gli abitanti di Laodicea lasciarono liberi i mercenari, e inviarono Oppio con i suoi littori a Mitridate, il quale però decise di risparmiare il generale romano.Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 78.1.
Non molto tempo dopo, Mitridate riuscì a catturare anche Manio Aquilio, che egli riteneva il principale responsabile di questa guerraAppiano, Guerre mitridatiche, 21.; trasformò Oppio in un suo schiavo domestico per alcuni anni, volendo in questo modo (tipicamente persiano) umiliare il potere di Roma, mentre uccise Aquilio facendogli bere dell'oro fuso, riferimento all'avidità dimostrata da lui e, soprattutto, da suo padre come governatore della provincia dell'Asia romana.
Sembra che a questo punto, la maggior parte delle città dell'Asia si arresero al conquistatore pontico, accogliendolo come un liberatore dalle popolazioni locali, stanche del malgoverno romano, identificato da molti nella ristretta cerchia dei pubblicani. Rodi rimase invece fedele a Roma.
Non appena queste notizie giunsero a Roma, il Senato emise una solenne dichiarazione di guerra contro il re del Ponto, seppure nell'Urbe vi fossero gravi dissensi tra le due principali fazioni interne alla Res publica (ossia gli Optimates e i Populares) e una guerra sociale che non era stata del tutto condotta a termine. Si procedette quindi a decretare a quale dei due consoli sarebbe spettato il governo della provincia d'Asia, e questa toccò in sorte a Lucio Cornelio Silla.Appiano, Guerre mitridatiche, 22.
Preso possesso della maggior parte dell'Asia Minore, Mitridate dispose che tutti coloro, liberi o meno, che parlavano una lingua italica fossero barbaramente trucidati, non solo quindi i pochi soldati romani rimasti a presidio delle guarnigioni locali. Furono massacrati tra cittadini romani e non nelle due ex-province romane d'Asia e Cilicia (episodio noto come Vespri asiatici).Appiano, Guerre mitridatiche, 23.
La situazione precipitò ulteriormente quando, a seguito delle ribellioni nella provincia asiatica, insorse anche l'Acaia. Il governo della stessa Atene fu rovesciato da un certo Aristione, che poi si dimostrò a favore di Mitridate, meritandosi dallo stesso il titolo di amico.André Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989, p. 393. Il re del Ponto appariva ai loro occhi come un liberatore della grecità, quasi fosse un nuovo Alessandro Magno.
Nel corso dell'inverno dell'88/87 a.C., la flotta pontica, sotto la guida dell'ammiraglio Archelao, invadeva infatti Delo (che si era ribellata ad Atene) e restituiva tutte le sue roccaforti agli Ateniesi. In questo modo Mitridate portò a se stesso nuove alleanze: oltre che tra gli Achei, a lui si univano anche Lacedemoni e Beoti (tranne la città di Thespiae, che fu subito dopo stretta d'assedio). Allo stesso tempo, Metrofane, che era stato inviato da Mitridate con un altro esercito, devastò i territori dell'Eubea, di Demetriade e Magnesia, che si erano rifiutate di seguire il re del Ponto. Il grosso delle armate romane non poté però intervenire in Acaia, se non ad anno inoltrato, a causa dei difficili scontri interni già menzionati prima tra la fazione dei populares, capitanate da Gaio Mario, e quella degli optimates, condotta da Silla. Alla fine ebbe la meglio quest'ultimo, il quale ottenne che venisse affidata a lui la conduzione della guerra contro il re del Ponto.
E mentre Silla stava ancora addestrando ed arruolando l'esercito per recarsi in Oriente a combattere Mitridate VI, Mario, avendo ancora l'ambizione di essere lui a guidare l'esercito romano contro il re del Ponto, era riuscito a convincere il tribuno Publio Sulpicio Rufo a convocare una seduta straordinaria del Senato per annullare la precedente decisione di affidare il comando a Silla. Quest'ultimo, appresa la notizia, prese una decisione grave e senza precedenti: scelse le 6 legioni a lui più fedeli e le condusse verso Roma stessa. Nessun generale, in precedenza, aveva mai osato violare con l'esercito il perimetro della città (il cosiddetto pomerio). Dopo avere preso opportuni provvedimenti compiendo una prima strage dei suoi oppositori, Silla tornò a Capua, pronto ad imbarcarsi con l'esercito per l'imminente campagna militare, e passò quindi in Grecia con 5 legioni.
Tale evento portò alla caduta di Atene nel marzo dell'86 a.C.Plutarco, Vita di Silla, 16.Appiano, Guerre mitridatiche, 38. Vendicò così l'eccidio asiatico di Mitridate, compiuto su italici e cittadini romani, compiendo un'autentica strage nella capitale achea; proibì invece l'incendio della città, permettendo però ai suoi legionari di saccheggiarla e di vendere il resto della popolazione come schiavi il giorno seguente. Catturato Aristione, chiese alla città, come risarcimento del danno di guerra, circa venti chili di oro e 600 libbre d'argento, prelevandole dal tesoro dell'Acropoli.Appiano, Guerre mitridatiche, 39.
Poco dopo fu la volta del porto di Atene del Pireo.Appiano, Guerre mitridatiche, 40-41. Da qui Archelao decise di fuggire in Tessaglia, attraverso la Beozia, dove portò ciò che era rimasto della sua iniziale armata, radunandosi presso le Termopili con quella del generale di origine tracia, Dromichete (o Tassile secondo PlutarcoPlutarco, Vita di Silla, 15.1.).
Con l'arrivo di Silla in Grecia nell'87 a.C., le sorti della guerra contro Mitridate erano quindi cambiate a favore dei Romani. Espugnate Atene e Il Pireo, il comandante romano ottenne due successi determinanti ai fini della guerra, a Cheronea,Floro, Compendio di Tito Livio, I, 40.11. dove secondo Tito Livio caddero ben armati del Ponto,Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 82.1.Appiano, Guerre mitridatiche, 42-45.Plutarco, Vita di Silla, 16-19. e poi a Orcomeno.Appiano, Guerre mitridatiche, 49.Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 82.2.Plutarco, Vita di Silla, 21.