Lipersessualità o dipendenza sessuale è un disturbo psicologico e comportamentale nel quale il soggetto sperimenta una necessità patologica ossessiva di avere rapporti sessuali o comunque di pensare al sesso, e ha quindi una dipendenza dall'attività sessuale (analoga a quella che si può avere per un qualsiasi tipo di droga).
Definizione Il disturbo da ipersessualità ha solo di recente trovato una classificazione all'interno dell'ICD-11 (International Classification of Desease for Mortality and Morbility Statistics) con il codice 6C72, come categoria separata dalle parafilie all'interno della sessione dei disturbi del controllo degli impulsi. Secondo la definizione dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il disturbo da comportamento sessuale compulsivo (Compulsive Sexual Behaviour) è caratterizzato dal persistente fallimento di controllare i propri intensi, ripetitivi impulsi sessuali o le compulsioni ad attuare comportamenti sessuali ripetitivi. I sintomi possono manifestarsi in comportamenti ripetitivi che diventano il fulcro dell'attenzione nella vita dell'individuo al punto da indurlo a trascurare la propria salute, la cura della persona o altri interessi, attività e responsabilità; numerosi insuccessi negli sforzi di ridurre significativamente il comportamento sessuale ripetitivo; il reiterare del comportamento sessuale malgrado questo generi conseguenze negative nella vita dell'individuo, o gli rechi poca o nessuna soddisfazione. Il fallimento del controllo degli impulsi sessuali o del comportamento sessuale compulsivo deve persistere per almeno sei mesi e causare conseguenze significative all'interno della sfera personale, familiare, sociale, educativa, occupazionale o in altri importanti ambiti funzionali del soggetto. Conseguenze negative legate esclusivamente a giudizi morali o disapprovazione riguardo agli impulsi, alle compulsioni, o ai comportamenti sessuali non sono sufficienti per assolvere ai requisiti della diagnosi".
La quinta versione aggiornata del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali redatto dall'American Psychiatric Association (Diagnostic Manual of Mental Disorder, DSM-5) non include tuttavia il disturbo dell'ipersessualità nella classificazione delle malattie mentali, sebbene siano presenti le due categorie per le disfunzioni sessuali relative alla difficoltà di raggiungimento dell'orgasmo o dell'eccitazione sessuale e i disturbi parafiliaci. La comunità scientifica ha molto dibattuto infatti sul pericolo di psichiatrizzare eccessivamente comportamenti ed attitudini individuali di soggetti che hanno per natura una libido sessuale di base più elevata rispetto alla media, oppure che vivono in un contesto socioculturale in cui tali comportamenti ipersessualizzati sono comunemente accettati. Allo stesso modo, rimane controversa la questione della diagnosi differenziale, per cui il disturbo di ipersessualità, manifestandosi molto spesso in concomitanza con altri disturbi psichiatrici come il disturbo bipolare o sindromi depressive, non dovrebbe essere diagnosticato come un disturbo indipendente, bensì come sintomo secondario del disturbo dell'umore.
Gli esperti che al contrario ne sostengono l'esistenza descrivono l'ipersessualità come un'effettiva dipendenza, al pari di altre come l'alcolismo e la tossicodipendenza. L'atto, in questo caso quello sessuale, verrebbe utilizzato come unica modalità patologica per gestire lo stress o i disturbi della personalità e dell'umore.
In Italia, alcuni autori sostenitori della classificazione del disturbo individuano nella digitalizzazione della società un importante fattore patogeno, in quanto questa ha significativamente aumentato e facilitato le possibilità di fruire di servizi pornografici o condividere materiale a sfondo sessuale in rete. Oltre a ciò, Cantelmi e Lambiase attribuiscono alla trasformazione dei valori esistenziali umani in direzione dell'assimilazione degli ideali consumistici la graduale depersonalizzazione del sesso, che diventa un'attività ludica a sé stante, alienata dal coinvolgimento sentimentale verso l'altro. Secondo gli autori, l'ipersessualizzazione della società stessa, in cui il contenuto erotico fa da sfondo a gran parte dei messaggi diffusi dai media, ha contribuito ad indebolire l'inibizione del comportamento sessuale compulsivo e reiterato.
Sintomatologia L'ipersessualità si manifesta nell'attitudine dell'uomo o della donna a essere pronti, in qualsiasi luogo e con qualsiasi persona, a copulare oppure a praticare atti di masturbazione (a volte anche compulsiva)International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e Relativi Problemi di Salute), ICD-10, esibizionismo e voyeurismo. Tali condotte vengono perseguite nonostante il progressivo deteriorarsi di rapporti affettivi e relazionali e la compromissione di altre attività quotidiane e sociali dell'individuo. Malgrado i ripetuti tentativi di ridurre la frequenza del comportamento sessuale disfunzionale, il soggetto affetto da ipersessualità non riesce a controllare le sue compulsioni. Il soggetto affetto da dipendenza sessuale può avere livelli più alti, rispetto alla media della popolazione, di disturbi della personalità e dell'umore quali ansia, depressione, aggressività, ossessività e compulsività.
Il soggetto portatore di un disturbo è innanzi tutto una persona con una propria identità, orientamento, preferenze e conflittualità inerenti alla sessualità, elementi che si articolano con le strutture psicopatologiche dei disturbi mentali e si declinano in "neosessualità", la cui complessità deve essere "interpretata" più che etichettata.
Le basi neurobiologiche I sostenitori della teoria della dipendenza sessuale identificano negli stessi modelli fisiologici delle dipendenze da sostanza e da gioco d'azzardo la componente organica della patologia, per cui una importante disfunzione del sistema dopaminergico e di quello serotoninergico sarebbero alla base della ricerca compulsiva e incontrollata della soddisfazione sessuale. Il neurotrasmettitore della dopamina emesso dai neuroni localizzati nel sistema limbico (nucleus accumbens) verrebbe rilasciato in maniera disregolata nei soggetti affetti dal disturbo. Questo neurotrasmettitore ha la funzione di sollecitare la messa in atto di comportamenti atti al raggiungimento del piacere, che comprendono anche quei comportamenti che nell'uomo garantiscono la sua sopravvivenza (ricerca di cibo e acqua, comportamento riproduttivo...). Seppur non ancora definitivamente convalidato da ricerche scientifiche significative, gli studiosi hanno inoltre teorizzato il coinvolgimento nell'eziologia dell'ipersessualità del neurotrasmettitore serotoninergico, ormone neuronale che fa sperimentare la sensazione di felicità, sazietà e appagamento. Partendo dai neuroni serotoninergici situati nella corteccia prefrontale, le afferenze serotoninergiche proiettano sul nucleus accumbens modulando la produzione di dopamina e regolando così l'inibizione volontaria e il controllo del comportamento. Nei soggetti affetti da patologie della disregolazione degli impulsi e del disturbo ossessivo compulsivo sarebbe proprio questa funzione ad essere inficiata.
Teorie sull'eziopatogenesi La causa, secondo alcuni clinici, può essere dovuta a traumi o disturbi di tipo psichicoBoccadoro L., Carulli S., (2008) Il posto dell'amore negato. Sessualità e psicopatologie segrete, Edizioni Tecnoprint, Ancona. ISBN 978-88-95554-03-7 ma, più in generale, è sconosciuta come del resto lo è l'eziologia di molti altri comportamenti sessuali che differiscono dalla norma.
Per distinguere il disturbo dell'ipersessualità (o dipendenza dal sesso) da una normale attività sessuale intensa, sono stati elaborati esami e test sessuali specifici come il SAST (americano) e il SESAMO (italiano). È importante dunque conoscere questo disturbo al fine di poter identificare il più presto possibile i sintomi che lo caratterizzano ed evitare che si manifestino e prendano corpo le più gravi conseguenze della patologia che, a volte, possono intersecarsi con la devianza e arrivare a interessare, a causa dei loro acting-out, l'aspetto criminologico.
I criteri diagnostici sono simili a quelli suggeriti dal DSM per altre dipendenze. La diagnosi clinica è resa più complessa e difficile nel caso di soggetto egosintonico, a meno che non sia egli stesso ad accusare la disfunzione (soggetto egodistonico) o un suo parente/conoscente che lo indirizzi verso un consulto specialistico.
Teoria della dipendenza Secondo Patrick Carnes il ciclo della Dipendenza Sessuale inizia con i Core Beliefs ("Convinzioni di base", generalmente inconsce) che il dipendente dal sesso ritiene di avere:Patrick Carnes, Out of the Shadows "Io sono principalmente una persona cattiva e immeritevole". "Nessuno mi amerebbe per quello che sono". "I miei bisogni non saranno mai soddisfatti se devo dipendere dagli altri". "Il sesso è il mio bisogno più importante".
Elaborazioni teoriche in Italia Secondo Cantelmi e Lambiase (2015), l'eccessiva focalizzazione nella gestione della sintomatologia più eclatante e contingente della messa in atto di condotte sessuali ripetitive, compulsive e/o oscene, rischia di far perdere di vista la possibilità di inquadrare il disturbo in un'ottica più allargata, che includa il valore simbolico-esistenziale che il sesso rappresenta in quel momento per il paziente. Secondo questi Autori, massimi esponenti dell'orientamento Cognitivo Comportamentale Interpersonale, il disturbo dell'ipersessualità è da ricollegare alla disorganizzazione dei sistemi motivazionali che il soggetto ha strutturato in età evolutiva dall'interazione con le sue prime figure di accudimento. Rifacendosi agli studi sui sistemi motivazionali portati avanti da Liotti, Cantelmi e Lambiase integrano nella teoria degli schemi dei modelli operativi interni la teoria del deficit delle funzioni metacognitive elaborata dal Terzo Centro di Terapia Cognitivo Comportamentale di Antonio Semerari. L'approccio cognitivo-evoluzionista di Giovanni Liotti, l'essere umano alla nascita ha il compito di costruire dei modelli di comportamento ricorrenti per agire nel mondo e assicurare la sua sopravvivenza. Questi schemi cognitivi corrispondono ai modelli operativi interni già definiti dallo psichiatra e psicoanalista John Bowlby, che riconobbe quanto egli si trovasse in accordo con gli studi condotti in Italia da Giovanni Liotti e Vittorio Guidano, nonostante questi ultimi fossero di orientamento cognitivista.