Fu uno dei più rilevanti pittori caravaggisti di ambito napoletano nonché, assieme al Ribera, Massimo Stanzione, Mattia Preti e Luca Giordano, uno dei più influenti esponenti della pittura napoletana del Seicento.

Biografia La formazione Nato nel 1578 da Cesare Caracciolo, non si sa con assoluta certezza quale sia stata la formazione del pittore: lo storico e biografo De Dominici infatti, nella sezione relativa alla biografia del Caracciolo del suo Vite de' pittori, scultori ed architetti napoletani, lo ha ritenuto allievo di Francesco Imparato, padre del più famoso Girolamo.. Ad ogni modo comunque, a prescindere da chi sia stato il suo effettivo maestro, il pittore napoletano, che pare avesse la gobba, descritto dal De Dominici come schivo e solitario che non si avvaleva di alcun collaboratore se non di pochissimi fidati, muoverà i primi passi in ambito artistico proprio nella cerchia di quei pittori tardo manieristi che operavano a Napoli alla fine del XVI secolo, quindi Silvestro Buono, Francesco Curia, Fabrizio Santafede, Girolamo Imparato, Marco Pino e Giovanni Bernardo Lama.

La prima notizia certa su un'opera del Battistello risale ai primi anni del Seicento, allorché, facendo parte del gruppo di collaboratori di Belisario Corenzio, fu incaricato di eseguire ad affresco sei putti sull'arco d'ingresso della cappella del Monte di Pietà a Napoli, dietro misero compenso di un ducato per ogni figura ritratta. Il cantiere vedeva al lavoro i più importanti maestri tardomanieristi del panorama pittorico locale dell'epoca, come per l'appunto il Santafede, che eseguì sull'altare centrale la Deposizione di Cristo, Ippolito Borghese, che eseguì su quello di destra, la scena dellAssunzione della Vergine, mentre a sinistra è un'altra tela del Santafede, la Resurrezione di Cristo, che completò un lavoro commissionato in origine a Girolamo Imparato ma che non poté completare a causa della prematura scomparsa del pittore. Sulla volta della cappella invece sono gli affreschi del Corenzio, con le Storie di Cristo, dove per l'appunto sono presenti interventi del Caracciolo.

Gli anni di Caravaggio

Di pochi anni più giovane di Caravaggio e seguace della "scuola" caravaggesca appresa con sapienza quando il Merisi giunse a Napoli verso la fine del 1606, ma che probabilmente ebbe modo di conoscere già qualche anno prima durante alcuni soggiorni romani, per sfuggire alla cattura che rischiava dopo l'omicidio compiuto a Roma, restando in città per circa otto mesi. L'impatto del Caracciolo sulla vita artistica locale fu immediato e molto profondo, divenendo infatti uno dei primi pittori (assieme a Carlo Sellitto, Paolo Finoglio, Filippo Vitale, e successivamente anche Jusepe de Ribera) a testimoniare il nuovo stile e senz'altro uno dei più talentuosi tra coloro che si cimentarono con le tecniche pittoriche introdotte dal grande maestro lombardo, improntate al drammatico naturalismo di una pittura piana e poco profonda con figure scultoree in cui la luce acquistava sempre maggior importanza rispetto alla prospettiva.

Dopo un primo tempo in cui il Caracciolo ha eseguito essenzialmente opere per committenza privata, come le tre versioni dellEcce Homo, la prima grande pala pubblica che gli fu commissionata fu quella dell'altare maggiore della chiesa di Santa Maria della Stella a Napoli, nel 1607, raffigurante lImmacolata Concezione con san Domenico e san Francesco di Paola. L'opera dimostra la piena consapevolezza della maniera del Caravaggio, da cui il Caracciolo oltre ad assimilarne i modi divenendone un seguace, instaurerà anche un rapporto lavorativo (dai documenti di archivio è risultato infatti un passaggio di soldi, pari a 30 ducati, che Caravaggio ha erogato in favore del Caracciolo per un motivo ancora del tutto ignoto) e magari di amicizia.. I richiami a precedenti opere del Merisi sono riscontrabili in più punti della tela dellImmacolata, come nella Vergine o nella figura dei santi sulla sinistra, che ricordano le composizioni della Madonna del Rosario di Vienna, o come nelle figure degli angeli in alto, che richiamano la tela della Madonna della Misericordia di Napoli. Tuttavia, la particolarità che più rappresenta il livello di studio e di apprendimento della pittura di Caravaggio si riscontra nelle figure degli angeli sulla sinistra (uno con lo specchio e l'altro, un altro con un fiore ed un altro ancora che quasi fuoriesce dal campo visivo) e nella figura dell'Adamo posto in basso a destra, che per altro è ritenuto essere un autoritratto del Battistello, in quanto, riprendendo spunti dalla tela del Martirio di san Matteo della cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi a Roma, con l'Adamo che nello specifico riprende in maniera chiara la figura del santo nella tela del Caravaggio, consente di poter ritenere che il pittore napoletano fosse venuto a conoscenza non delle opere del Merisi entro i confini napoletani, visto che sia la Madonna del Rosario che quella della Misericordia furono eseguite probabilmente durante il soggiorno partenopeo del pittore lombardo, ma bensì anche quelle fuori dal contesto locale, magari grazie ad alcuni suoi viaggi fatti a Roma già intorno ai primi anni del Seicento. La tela, firmata per esteso dal pittore in basso al centro della scena, indicata con l'indice dalla figura dell'Adamo, fu completata ed installata sopra l'altare maggiore della chiesa nel 1608, quando ricevette in due tranche il saldo per il lavoro svolto, dopo un primo acconto in fase di commissione pari a 50 ducati.

Gli anni post-Caravaggio I primi anni del caravaggismo napoletano (1610-1615)

A partire dal 1610 e fino al 1616, che coincidono rispettivamente con la scomparsa del Caravaggio e con l'arrivo del Ribera a Napoli, l'attività della prima fase artistica del Caracciolo subisce un'importante impennata; nacquero in questa fase molte delle opere più note del suo catalogo, intraprese seguendo le lezioni impartite dal maestro lombardo con il conseguente abbandono di tutti gli studi napoletani pregressi, ma anche con un accrescimento della sapienza dell'uso cromatico, appreso in occasione di un viaggio a Roma fatto nel 1612, dove entrò in contatto con le opere di Orazio Gentileschi e degli artisti del Rinascimento operanti a Roma..

Bernardo De Dominici descrisse questa fase iniziatica del Caracciolo nel seguente modo: « [...] lasciate in abbandono tutte quelle da lui per l'innanzi seguitate maniere, a questa tutto si volse, ed assolutamente si propose seguitarla: anzi si dice, che copiò molte opere del Caravaggio [...]» e ancora, « [...] Di Giovan Battista, che lo conobbe si dice ancora che volle essergli discepolo, cosa che giammai con altri discepoli fatto avea. In somma profondò talmente nell'immaginativa la maniera del Caravaggio, che molte opere poi dipinse su quello stile, lasciando in abbandono tutti què bei colori à quali con tanto studio, e forse con miglior consiglio prima si era applicato [...]».

Le opere che il Caracciolo eseguì in questo tempo, seppur prive di una successione cronologica certa, in quanto mancanti di riferimenti puntuali a tal riguardo, ad eccezione di due casi, furono lEcce Homo e la Crocifissione di Cristo del Museo di Capodimonte a Napoli, quest'ultima che richiama il Sant'Andrea crocifisso del Caravaggio, la Madonna col Bambino del Museo di San Martino a Napoli, i due Due putti vendemmianti di una privata raccolta londinese, il Cristo portacroce della Quadreria dei Girolamini di Napoli, il David con la testa di Golia della Galleria Borghese di Roma, opera di cui è certa la data del 1612 e che manifesta concrete similitudini con la versione di Guido Reni, il Battesimo di Cristo, che nella sua "impaginazione" caratterizzata da "abbreviazioni formali" richiama le opere del Merisi compiute nell'ultima fase del secondo soggiorno napoletano, ossia nella Negazione di san Pietro di New York e nel Martirio di sant'Orsola delle Gallerie d'Italia a Napoli, il Qui vult venire post me, seconda e ultima tela di questi anni di cui è certa la data (1614), già in collezione Marcantonio Doria di Palazzo Bianco a Genova, poi confluito nel museo di Palazzo dell'Università di Torino, il San Sebastiano trafitto dalle frecce del Fogg Art Museum di Cambridge, la Madonna col Bambino e angeli del Museo delle Arti di Catanzaro, che richiama il particolare della Madonna della Misericordia della pala del Merisi al Pio Monte, una cospicua serie di Salomé con la testa del Battista (soggetto molto in voga in quegli anni, eseguito più volte anche dal Caravaggio durante la sua carriera e in particolare nell'ultima fase della sua vita a Napoli) alcune in collezioni private una agli Uffizi di Firenze ed un'altra al museo di Belle Arti di Siviglia, ed infine l'Amore dormiente (1615) di Palazzo Abatellis a Palermo, eseguito anche questo su modello della versione del maestro lombardo.

Fanno inoltre riferimento a questa fase anche i lavori ad affresco del Palazzo Reale di Napoli, riprendenti scene celebrative della casa di Spagna, che costituiscono una delle poche decorazioni seicentesche rimaste superstiti all'interno degli appartamenti storici. Al Caracciolo, che faceva parte della bottega del Corenzio, a cui vennero commissionati i lavori, ricevette in subappalto l'esecuzione delle Storie del Gran Capitano Consalvo di Cordoba (databili al 1611 circa, anche se parte della critica sposta l'esecuzione degli stessi almeno di un decennio avanti), che entra nella città di Napoli vittorioso dopo aver sconfitto le truppe francesi nel 1502 e dove, in una delle scene raffigurate, il Battistello dipinse in mezzo alla folla il ritratto del Caravaggio.

La tela per il Pio Monte della Misericordia (1615)

La pittura del Caracciolo si evolse verso una maggiore raffinatezza subito dopo un suo ulteriore soggiorno romano, avvenuto nel 1614, allorché divenne il maestro della scuola napoletana; i suoi soggetti preferiti furono quelli religiosi con pale d'altare e, in modo inusuale per la pittura caravaggesca, affreschi, peculiarità che contraddistingueva il Battistello rispetto agli altri pittori coevi dell'ambiente caravaggista napoletano grazie anche alla formazione che ebbe dai maestri tardomanieristi. A Roma il pittore ebbe modo di avvicinarsi a varie correnti e quindi poté espandere il suo orizzonte figurativo, non tanto allineandosi con il barocco puro, quanto distaccandosi progressivamente dal naturalismo del Caravaggio per accostarsi al classicismo cinquecentesco dei pittori emiliani operanti a Roma in quel periodo, come i Carracci, Guido Reni, Giovanni Lanfranco e il Domenichino, lavorando in questo modo per sintetizzare il suo personale caravaggismo con queste altre tendenze."Le Muse", De Agostini, Novara, 1994, Vol.III, pag.78

Chiude questa intensa fase di attività, ma anche di ricerca, del Caracciolo la celebre pala della Liberazione di san Pietro, eseguita entro il 1615 subentrando a Carlo Sellitto, originario destinatario della commessa che morì l'anno prima. L'opera era da destinare ad uno degli altari laterali della chiesa del Pio Monte della Misericordia di Napoli, per la quale nel 1607 circa il Caravaggio eseguì la sontuosa pala delle Sette opere di Misericordia per l'altare centrale, che divenne trampolino di lancio per tutta la pittura napoletana del Seicento nonché spunto per la tela del Caracciolo della medesima chiesa. Il dipinto è un vero e proprio elogio ai grandi maestri della pittura italiana, da Raffaello, da cui trae ispirazione la scena con i soldati dormienti, che richiama quella affrescata da lui nelle stanze vaticane, ad Orazio Gentileschi, uno dei primi pittori a cui guardò il Battistello durante un suo soggiorno romano, da cui riprese la figura dell'angelo ad ali spianate, fino al Caravaggio, da cui riprese la figura in primo piano dell'uomo sdraiato di spalle.

L'influenza della pittura di Ribera (1616-1620)