Il Regno di Serbia (in serbo: Краљевина Србија, Kraljevina Srbija) fu uno Stato dei Balcani dal 1882 al 1918. La Serbia era stata riconosciuta indipendente dal Congresso di Berlino nel 1878 come principato.

Storia

Premesse Dominati dall'Impero ottomano dal 1389, i Serbi, dopo secoli di tentativi infruttuosi e di piccole battaglie e guerriglie, organizzarono una grande rivolta nel 1808, guidati dal condottiero Karađorđe Petrović, che durò fino al 1813, ma che, dopo una prima vittoria, ebbe esito fallimentare. Nel 1815 Miloš Obrenović, un notabile che aveva conquistato la fiducia del sultano Mahmud II, guidò una seconda rivolta che portò al riconoscimento dell'autonomia della Serbia che si organizzò in principato.

Nel 1867 il principe Mihailo III ottenne l'allontanamento dell'ultima guarnigione turca dal suo territorio, stabilendo di fatto l'indipendenza del Paese e spostò la capitale da Kragujevac a Belgrado, capitale dell'attuale repubblica serba. L'indipendenza fu ratificata internazionalmente dal Trattato di Berlino nel 1878, al termine della guerra russo-turca, quando a regnare sulla Serbia era il principe Milan IV.

Milan I (1882 - 1889)

Fondazione del regno

L'indipendenza della Serbia, durante la conferenza di pace, fu caldeggiata dall'Impero austro-ungarico con cui, quindi, il principe Milan aveva un debito di riconoscenzaMilan IV su Encyclopædia Britannica. Vienna richiese che la Serbia creasse un sistema ferroviario che la collegasse con i territori dell'Impero e che la stessa economia serba fosse legata a quella austriaca. Nel Paese sorsero subito due fazioni, quella filo-austriaca e quella filo-russa che preferiva che le relazioni economiche e le ferrovie collegassero il principato all'impero zarista. Milan IV si risolse ad accondiscendere alle richieste austriache e sviluppò infrastrutture di collegamento coi territori dell'Austria-Ungheria e concluse con Vienna importanti accordi commerciali e doganali che resero la Serbia, di fatto, dipendente dall'Austria. Il principe nominò ministri del proprio governo politici della fazione filo-austriaca.

L'Impero austro-ungarico rispose alle politiche di amicizia del principe Milan appoggiando la sua autoproclamazione a re: nel 1882, il sovrano prese il nome di Milan I, monarca del Regno di Serbia.

Dispotismo e politica

La Costituzione del Principato di Serbia concessa nel 1869 da Mihailo III affidava il potere legislativo all'Assemblea nazionale, i cui membri erano per due terzi nominati dal sovrano e per un terzo eletti dal popolo con suffragio censitario da cui era esclusa la classe sociale più numerosa, ossia i contadini.

Questa regola fu mantenuta anche da re Milan; i principali partiti politici erano quello liberale, guidato da Jovan Ristić, e quello radicale di Nikola Pašić. Ristić era a capo del governo durante la conferenza di pace di Berlino, ma si dimise quando il sovrano iniziò la sua politica filo-austriaca. Nonostante ciò, Milan I prediligeva i liberali che venivano considerati il partito del re.

I contadini, incitati dai politici radicali, manifestavano spesso il proprio malcontento; il re, quindi decise di disarmare il popolo, temendo insurrezioni, e ordinò a tutti i civili di consegnare le armi. Nel 1883 i contadini della città di Zaječar, nella Kraina, si ribellarono e il sovrano soffocò la sollevazione nel sangue; iniziò, quindi, una dura repressione nei confronti dei radicali, tanto che Nikola Pašić dovette riparare in Bulgaria. Disarmato il popolo, Milan decise di creare un esercito regolare, che fino ad allora non esisteva.

Conflitto con la Bulgaria

Il 6 settembre 1885 il principato di Bulgaria e la Rumelia orientale, provincia appartenente alla Turchia con uno status di semiautonomia deciso dal Trattato di Berlino, dichiararono la propria unificazione nella città di Plovdiv. L'Impero russo e quello austro-ungarico manifestarono la loro contrarietà. Re Milan si oppose anch'egli, a causa dell'asilo che la Bulgaria aveva concesso ai dissidenti radicali e, con la promessa da parte austriaca di ingrandimenti territoriali a danno della Bulgaria in caso di vittoria, il 14 novembre dichiarò la guerra. Il pretesto fu una disputa territoriale lungo il fiume Timok.

Il sovrano si mise personalmente a capo dell'esercito: diede il comando delle diverse divisioni a ufficiali con poca esperienza e reclutò solamente una parte della truppa. Dal 19 al 28 novembre fu combattuta la battaglia di Slivnica, che vide la vittoria delle armate bulgare che si spinsero fino alla città serba di Pirot, mentre l'esercito di Milan I dovette riparare a Niš. Il 7 dicembre fu siglato il cessate il fuoco e, grazie all'intervento dell'Austria che minacciò l'entrata in guerra, il 3 marzo 1886, a Bucarest, venne siglata la pace con un trattato che lasciava i confini intatti alla situazione precedente alla guerra.

Costituzione liberale L'intervento di Vienna nel conflitto causò un'ulteriore sudditanza di Belgrado alle politiche austriache. Poco tempo dopo la guerra, il re fu vittima di un attentato all'interno del palazzo reale, che fu, però, sventato dalle guardie. La tassazione elevata, il malcontento dei contadini e il legame troppo stretto con l'Impero asburgico fecero sorgere nel popolo un forte risentimento nei confronti del sovrano, che nel 1888 decise di concedere una nuova costituzione più liberale di quella del 1869.

Nella nuova carta venivano riconosciute molte libertà ai cittadini, tra cui quella di parola e quella di stampa, anche se con limitazioni attraverso la censura nei casi di offese al sovrano. Venne ribadito il sistema parlamentare monocamerale con diritto di voto a suffragio censitario, ma furono introdotti contrappesi istituzionali al potere regio che ne limitavano l'arbitrio. Nella costituzione venne regolamentata la successione al trono nell'ambito della famiglia Obrenović. Dopo aver assicurato la corona ai propri discendenti, Milan I firmò un decreto di abdicazione a favore del figlio primogenito, il principe Alessandro, allora tredicenne, che fu posto sotto l'autorità di un Consiglio di reggenza, presieduto dal politico liberale Jovan Ristić, fedelissimo di re Milan.

Alessandro I (1889 - 1903)

Ascesa al trono Milan I aveva sposato nel 1875 la nobildonna russa Natalija Keško. Col passare degli anni, tra i due sorsero numerosi dissidi di carattere sia personale che politico. Re Milan e Natalija divorziarono nel 1888 e si contesero l'educazione del giovane erede al trono. Il Consiglio di reggenza, di idee conservatrici, era filo-austriaco, sulla linea di re Milan, appoggiato dal partito liberale, mentre la regina Natalija, che era filo-russa, premeva perché il principe fosse instradato ad attuare una politica meno dipendente da Vienna. La regina, infatti, non condivideva l'influenza austriaca sullo Stato serbo, che non era condivisa nemmeno dalla maggioranza radicale del parlamento, la quale fece modificare la Costituzione, nominando unico erede legittimo il principe Alessandro, estromettendo dalla successione i possibili altri figli che re Milan avesse potuto avere in futuro.

Tra il 1889 e il 1893 la politica serba fu dominata dai contrasti tra la Reggenza, l'ex sovrana e il Parlamento: quando nel 1892 i Reggenti sfiduciarono il governo radicale per creare un ministero liberale, la paralisi politica fu completa. Per far fronte alla grave crisi di liquidità, si ricorse ad una massiccia emissione di titoli di stato che accrebbero a dismisura l'indebitamento nazionale.

Le elezioni politiche del 1893 videro eletti all'Assemblea Nazionale tanti liberali quanti radicali. Il 1º aprile 1893 Alessandro, ancora sedicenne, decise di affrancarsi dal Consiglio: dopo una cena a palazzo in cui aveva invitato i Reggenti e i membri del governo, con l'appoggio dei militari si dichiarò maggiorenne e prese in mano il potere nel Regno.

Politica interna ed estera

La prima mossa di Alessandro I fu la sfiducia al governo liberale di Jovan Avakumović e la costituzione di un esecutivo radicale, guidato da Lazar Dokić, che iniziò una politica di cooperazione economica con l'Impero russo. Il primo ministro Dokić morì e fu sostituito da Sava Grujić; i rapporti tra Alessandro I e i radicali però si andarono deteriorando: il 9 gennaio 1894 Alessandro richiamò il padre, Milan I, a Belgrado e subito l'ex sovrano ricominciò ad interessarsi degli affari di stato operando in maniera difforme dalla linea del governo, che si dimise.

Dopo la formazione e la caduta di due altri esecutivi, il 9 maggio 1894 Alessandro, con un colpo di Stato, abolì la costituzione liberale del 1888 e ripristinò quella del 1869, poiché riteneva che i radicali avessero abusato delle loro posizioni e che i Serbi non fossero pronti per la democrazia: la vecchia costituzione, infatti, affidava al re un potere molto ampio. Su suggerimento di Milan I, re Alessandro fece un viaggio di Stato a Vienna per allacciare relazioni politiche, ma al suo ritorno fu contestato dalla popolazione poiché l'Impero austro-ungarico aveva in animo di annettere la Bosnia e l'Erzegovina che, fino ad allora, costituivano solo un protettorato dell'Austria.

Il 7 giugno 1895 il re affidò il governo al progressista Stojan Novaković, che cercò di riorganizzare le finanze del Paese sempre sull'orlo del collasso. La politica estera serba si indirizzò verso la cooperazione con la Turchia per cercare di migliorare le difficili condizioni di vita dei serbi del Kosovo vessati dalla popolazione albanese e dal governo locale, creando nuovi consolati a Salonicco e a Bitola, appoggiandosi alla diplomazia russa che si era volutamente disinteressata dei problemi dei serbi in Kosovo a causa della politica filo-austriaca di re Milan I.

Durante la guerra greco-turca del 1897 per il possesso dell'isola di Creta, Alessandro I mantenne la Serbia neutrale, pur solidarizzando con il Regno di Grecia, non volendo perdere il favore di Costantinopoli nella questione kosovara. Nell'estate del 1889 il governo ottomano, infatti, si impegnò ad una maggiore vigilanza, dopo che parte della popolazione albanese aveva attaccato villaggi serbi ed anche alcune postazioni dell'esercito di frontiera, oltrepassando il confine.

Dissidi dinastici e mutamenti politici

La naturale predilezione di Alessandro I per la Russia, favorita dai consigli della madre Natalija, che nel 1895 era stata riaccolta in Serbia dopo esserne stata esiliata dopo il divorzio, e la politica di suo padre Milan che, da capo dell'esercito, aveva grandi poteri e molta autonomia, lasciavano il regno in una situazione ondivaga in campo internazionale, provocando risentimenti sia nella popolazione che nelle classi dirigenti e un forte spaesamento. A complicare la posizione del re intervenne la decisione di sposare la vedova Draga Mašin, una delle ex dame di compagnia della madre.

Re Milan, che era stato inviato all'estero dallo stesso Alessandro, si rifiutò di tornare in patria, la regina Natalija cercò di farlo ricredere, descrivendogli la cattiva fama di cui godeva la signora in Europa, il governo si dimise, il Patriarcato ortodosso cercò di opporsi alla celebrazione delle nozze. Solo lo zar Nicola II di Russia si congratulò con questa scelta: il re rinforzò le relazioni con l'impero zarista e richiamò i radicali al governo; nell'agosto del 1900 si celebrarono le nozze, che furono accolte in maniera totalmente negativa dalla popolazione.

Il 6 aprile 1901 Alessandro diede al paese una nuova costituzione più liberale che introdusse il sistema parlamentare bicamerale con la creazione di un senato.