Il gioco educativo è un gioco esplicitamente progettato con scopi o valori educativi. Tutti i tipi di giochi possono essere utilizzati in un ambiente educativo, tuttavia sono appositamente ideati per aiutare le persone a conoscere determinati argomenti, espandere concetti, rafforzare lo sviluppo, comprendere un evento storico-culturale e/o assisterli nell'apprendimento di un'abilità attraverso il gioco.

Essi possono includere anche l’utilizzo di giochi da tavolo, carte e videogiochi.

Tipologie

I giochi educativi costituiscono soltanto una delle molteplici forme che possono assumere i giochi e hanno come scopo principale quello di offrire al destinatario degli oggetti orientati a favorire lo sviluppo di alcune funzioni e capacità mentali, l’avviamento a certe conoscenze e la possibilità di permettere delle frequenti ripetizioni in rapporto alle capacità intellettuali, attentive e mnemoniche.

Le tipologie variano a seconda della destinazione:

in relazione alle funzioni e alle conoscenze che esse implicano; sulla base delle età dei discenti; al fatto che siano destinate a delle occupazioni individuali o collettive; in funzione all'applicazione della tecnica d’esecuzione o di correzione.

Caratteristiche psicologiche Il gioco gode di numerosi aspetti psicologici che si configurano come la combinazione di sei differenti componenti, quali:

la motivazione intrinseca, la quale viene considerata come uno dei principali caratteri distintivi del gioco. Infatti, non ha altra giustificazione se non il gioco stesso e non sono presenti pressioni esterne o attese sociali ad indurre a tale comportamento; la priorità dei mezzi sul fine, ovvero significa che nel gioco il procedimento è considerato più importante del risultato; la dominanza dell’individuo rispetto alla realtà esterna riguarda invece il valore dell’esplorazione, la quale serve a ottenere le informazioni così da ridurre il grado di incertezza; la non letteralità riguarda la possibilità di esplorare nuovi possibili significati trattando gli oggetti come se fossero qualcosa d’altro; la libertà dai vincoli; il coinvolgimento attivo: si può affermare che ogni tipo di gioco richiede un impegno da parte del giocatore.

Funzioni Uno dei bisogni fondamentali per lo sviluppo dei bambini è rappresentato dall'attività ludica, utile, oltre che per altri innumerevoli motivi, per una crescita equilibrata e serena. Il valore educativo è quello di permettere ai bambini di formarsi nelle diverse dimensioni personali. Le tre principali funzioni del gioco sono:

la funzione cognitiva (aumenta le abilità pratiche e cognitive); la funzione emotiva (permette di esprimere conflitti, disagio e ansia); la funzione sociale (aiuta a costruire relazioni con gli altri).

Inoltre, il gioco offre innumerevoli opportunità per imparare a gestire gli inevitabili e formativi conflitti che possono sorgere nella vita adulta. Favorisce indubbiamente la socializzazione, consentendo l'apprendimento di regole e abilità sociali utili al successivo sviluppo dei bambini. In aggiunta, l'attività ludica consente di coltivare la creatività di un bambino, permettendogli di immaginare, costruire, creare, combinare e scomporre, e muoversi continuamente in scenari possibili.

Quindi, giocare permette di scoprire e sperimentare se stessi, di imparare le regole sociali e comportamentali, di riuscire a negoziare le proprie opinioni rispettando la libertà altrui e riuscendo a fare tesoro del valore della tolleranza, della cooperazione e della solidarietà. Attraverso l'attività ludica, i bambino riesce a controllare in maniera positiva situazioni affettive ed emotive troppo intense e al di fuori di quella che è la loro portata. Possiamo quindi concedere che il gioco fa quasi da ponte tra l'attività manifestata del bambino e le sue esperienze di tipo emotivo.

Storia Antica Grecia Il gioco educativo ha origini remote infatti possiamo far risalire la sua presenza fin dai tempi della Grecia antica grazie alle testimonianze di due filosofi:

il filosofo Platone ( Atene 428 a. C. - Atene 347 a. C.) ritiene che il gioco sia indispensabile per il fanciullo e che si sviluppi mediante l'unione di serio e di ludico. In modo particolare, devono essere incentivate le attività svolte in gruppo che privilegiavano il movimento fisico e la cooperazione, è necessario abbattere ogni forma di pigrizia ed educare i bambini fin da piccoli a mantenersi attivi e vivaci nel rispetto dei propri coetanei e degli adulti, questi ultimi sono gli artefici delle regole presenti in ogni attività. Lo stesso filosofo Platone sostiene che l’adulto sarà tanto migliore quanto meglio avrà giocato da bambino, il gioco è responsabile per questo motivo della formazione di virtù e può fungere da metodo correttivo per i vizi dell'uomo che lo rendono inattivo, dedito al vizio e di conseguenza corrotto.

anche Aristotele accentua il principio del gioco aggiungendone una funzione ovvero il carattere preparatorio, i giochi dei bambini rappresentano un incipit alle specifiche attività che i fanciulli dovranno compiere in età matura. È proprio per questo motivo che devono essere praticati maggiormente i giochi che simulano le loro possibili professioni future prendendo il posto delle generazioni che li hanno preceduti quindi seguendo le orme dei loro padri e dei loro nonni. Gli adulti devono rimanere invece piuttosto distaccati dal gioco e dedicarsi alla vita pubblica della città per il bene della polìs e di tutta la sua comunità. Il gioco non simboleggia per loro una necessità primaria ma un momento di svago di cui usufruire solo dopo l'adempimento dei loro doveri e l'impegno sociale nei confronti della città e dell'intera società.

Antica Roma Anche nell'antica Roma si presentano i segni di una valenza educativa corrisposta al gioco soprattutto in un autore:

l'oratore romano Marco Fabio Quintiliano (Calahorra 35 d. C. - Roma, 96 d. C.) all'interno di una sua celebre opera: l' "Institutio oratoria" (90-96 d.C.) accenna anche al gioco ritenuto necessario per tutti i ragazzi perché influente sul loro processo educativo (lo studio può essere impostato sotto forma di gioco), inoltre si tratta anche di un punto di riferimento per individuare le inclinazioni dei singoli. Viene in questo modo valorizzato il "ludus" che è insito al processo di apprendimento e che tuttavia non deve tramutarsi in ozio; ogni gioco ha come compito quello di stimolare la creatività del fanciullo che deve palesare le sue inclinazioni e anche i suoi punti di debolezza per potersi continuamente migliorare e mettere in discussione. Oltre ai giochi dinamici destinati al rinvigorimento fisico dell'individuo vi sono anche giochi utili ad incrementare la loro intelligenza nei quali si gareggia ponendosi a vicenda domande di ogni genere con piccoli premi come ricompensa. In caso di imbroglio bisogna ammonire il bambino ma non commettere mai contro di lui atti violenti. Quintiliano è il primo ad abolire le punizioni corporali in quanto inefficaci per permettere l'apprendimento e destinate unicamente ad incutere ansia e paura.

Età medievale Durante il periodo medievale, il gioco educativo è considerato un'attività riservata soprattutto ai fanciulli e detiene carattere didattico. Questo significa che come lo era per Aristotele anche nel Medioevo il gioco è funzionale ad indirizzare il giovane alla professione che andrà ad esercitare una volta entrato nel mondo del lavoro.

Le attività più diffuse sono:

per i bambini l'esercizio del rinvigorimento del corpo attraverso esercizi ginnici inscenando pseudo-combattimenti all'aria aperta con bastoni di legno e altre armi improvvisate, una volta cresciuti alcuni di loro saranno selezionati per entrare nell'esercito figurando come guerrieri in difesa del proprio territorio, altri dovranno invece lavorare nei campi coltivando e prendendosi cura con amore della propria terra, altri ancora troveranno posto all'interno delle celebri botteghe medievali dopo un periodo di apprendistato. le bambine svolgono attività all'interno della propria casa come la tessitura e il gioco con le bambole. Viene a maturarsi in questo modo il rispetto del focolare domestico e l'educazione alle buone maniere. In futuro lo scopo è quello di farle diventare delle brave madri e delle devote mogli.

Età moderna Molteplici sono i pensatori che tra Settecento e Ottocento inseriscono il gioco come attività che determina risvolti positivi alla crescita e alla maturazione dell'individuo all'interno dei loro modelli educativi. I due pedagogisti più rinomati sono:

Friedrich Fröbel (1782-1852) che equipara il gioco alla vita stessa del fanciullo perché esso sintetizza tra loro i suoi aspetti fondamentali: fantasia e azione. Il fanciullo è dotato di fantasia in quanto attribuisce una vita a tutto ciò che lo circonda, la fantasia del fanciullo viene valorizzata da Fröbel perché è indice di creatività. Il fanciullo oltre a ciò è anche azione, curiosità, esplorazione. La dinamicità che caratterizza il bambino gli consente di temprare il corpo e formare lo spirito. Fröbel progetta degli oggetti di legno: sfere, cubi e cilindri dipinti di colori primari e di dimensioni diverse denominati "doni" sempre adatte alla manipolazione dei bambini per incentivarne l'apprendimento attivo e la stimolazione della fantasia. L’infanzia è funzionale ad indirizzare alla fanciullezza che, a sua volta, è premessa dell’adolescenza e così via fino alla formazione completa dell’adulto. Per Fröbel non si può diventare veramente uomini se non si è stati veramente bambini infatti al gioco è attribuito un duplice significato: da una parte permette di conoscere l’animo del fanciullo promuovendo il processo di formazione, dall’altra coinvolge l’educazione e l’insegnamento ponendo le basi per l’apprendimento autodiretto (autoformazione) diretto da una o più motivazioni intrinseche da parte del soggetto stesso. il grande pensatore simbolo del Settecento Jean Jacques Rousseau (1712-1778) riconosce al gioco una funzione naturalistica, si tratta di uno strumento di riequilibrio tra persona e contesto ambientale. Il gioco è una modalità naturale per scoprire la realtà circostante provando il piacere dell’esplorazione percorrendo in maniera originale un percorso di conoscenza di sé stessi e del mondo. All'interno del suo romanzo più famoso "Emilio o dell'educazione" (1762) è possibile identificare come il gioco detenga funzione educativa in quanto viene utilizzato per permettere al fanciullo di fare esperienza e favorire in lui il contatto con la natura e l'affinamento dei suoi processi sensoriali. In alternativa allo studio per non affaticare eccessivamente Emilio sono previsti anche dei momenti in cui vengono praticate attività esterne come la caccia, il tiro con l'arco e il giardinaggio. Spesso è proprio il precettore di Emilio che stimola il ragazzo ad immergersi in situazioni reali che combinano conoscenze a momenti ludici, in questo modo è possibile verificare l'effettiva interiorizzazione di ciò che prima si era solo andato ad indagare a livello teorico.

Novecento In Italia, nel primo Novecento, domina la figura di una donna considerata una delle più grandi educatrici del XX secolo: