Costretta a causa del suo impegno repubblicano ad abbandonare la Spagna nel 1939, fece parte della comunità degli esiliati in Messico, distinguendosi per il suo impegno politico e giornalistico. Qui morì nel 1964, senza fare ritorno in patria.

La sua produzione ammonta a una dozzina di romanzi, oltre sessanta racconti, decine di opere teatrali e centinaia di articoli e reportage.

Apprezzata dalla critica spagnola negli anni Trenta del Novecento e in seguito dimenticata, è stata riscoperta negli ultimi decenni del Novecento grazie alla nuova attenzione posta alla letteratura femminile dell’esilio repubblicano e ad alcuni studi pioneristici sulla sua opera. La sua produzione, in parte inedita, è stata riportata alla luce e pubblicata in Spagna a partire dai primi anni del XXI secolo. Quello che viene generalmente ritenuto il suo migliore romanzo, Tea Rooms, ripubblicato nel 2016 e tradotto in diversi paesi, fra cui l'Italia, ha riscontrato un forte successo di pubblico, grazie alla modernità dei temi trattati.

Biografia

Luisa Carnés nacque il 3 gennaio 1905 da un'umile famiglia madrilena nel quartiere popolare di Las Letras (allora chiamato las Musas, o Huertas). Il padre, Luis Carnés, era un barbiere e la madre, Rosario Caballero, una sarta che lasciò il proprio lavoro per prendersi cura di sei figli, di cui Luisa era la maggiore.

Le difficoltà economiche della sua famiglia la costrinsero a lasciare all'età di undici anni il collegio religioso gestito dalle suore della congregazione Hijas de Cristo, allora frequentatoL'insufficienza della formazione scolare e l'alto impiego di bambini nelle attività lavorative erano temi largamente discussi all'epoca. Tuttavia, la legge sul lavoro delle donne e dei bambini del 13 marzo 1900 proibiva espressamente il lavoro solo ai minori di dieci anni. Cfr. Gaceta de Madrid, a. 274, n. 73, 14 marzo 1900, p. 875, per diventare apprendista cappellaia presso il laboratorio della zia, lavoro che avrebbe abbandonato dopo circa sei-sette anni per prendere servizio in una pasticceria..

Coltivò la sua passione per la lettura nutrendosi dei romanzi a puntate pubblicati nei giornali e nei libri presi in prestito o in scambio nelle librerie popolari; da autodidatta scoprì Dickens, Cervantes, Dostoevskij, Tolstoj e iniziò a desiderare di intraprendere la carriera di scrittrice.

Carriera letteraria Nel 1926 pubblicò il suo primo racconto, Mar Adentro, sulla rivista La Voz di MadridAlcune fonti citano come suo primo racconto Flor de María, pubblicato nel supplemento letterario del quotidiano El imparcial, “Los Lunes de El Imparcial”. Cfr. Irene Arbusti, "Sentire l’essere umano: sentire la sua pelle. Il razzismo narrato da Luisa Carnés", in Heteroglossia. Quaderni di Linguaggi e Interdisciplinarità, 17 (2021), pp. 59-72. Nel 1928 uscì la sua prima raccolta di racconti, Peregrinos de Calvario, che riuniva tre romanzi brevi (El pintor de los bellos horrores, El otro amor, La ciudad dormida), dai quali traspare l'influenza di Dostoevskij, Tolstoj e del romanzo popolare. Nel 1930 uscì il suo primo romanzo, Natacha, nome della protagonista del libro, una giovane madrilena che lavora come operaia tessile in un laboratorio. Queste prime due opere vennero entrambe pubblicate dalla Compañía Iberoamericana de Publicaciones (CIAP), presso cui Luisa, intorno al 1928, aveva trovato lavoro come dattilografa e dove conobbe il marito, l'illustratore Ramón Puyol (1907-1981),. autore del celebre manifesto repubblicano diffuso durante la guerra civile ¡No pasarán!

Il favore con cui la critica accolse Natacha aprì alla neoscrittrice nuove opportunità: nell'inverno del 1930 la CIAP le affidò l'incarico di scrivere il prologo a due opere di Tolstoj e di Gogol nella collana Bibliotecas Populares Cervantes. Nello stesso anno iniziò la sua collaborazione nella rivista Estampa, pubblicando articoli, interviste, racconti.

Nel 1931, lo stesso anno in cui Luisa diede alla luce il suo unico figlio, Ramón, fallì l'editore CIAP presso cui lavorava con il marito e la coppia si trasferì da Madrid ad Algeciras, città natale di Puyol.

Nel 1933, tornata sola a Madrid mentre il marito era a Mosca per un lavoro al Teatro Nazionale con la compagnia di César FalcónDal 1932 Miguel Puyol lavora come scenografo principale nella compagnia del Teatro proletario diretta da César Falcón. Cfr. Antonio Plaza, Teatro y compromiso en la obra de Luisa Carnés, in Acotaciones: revista de investigación teatral, n. 25, 2010, p. 107, continuò la sua collaborazione con Estampa; scrisse due brevi racconti, Tres estampas andaluzas (terminato nel 1941 in Messico con il titolo Un día negro) e Olivos, quest'ultimo sul tema dello sfruttamento dei contadini andalusi, e continuò la scrittura di Olor de Santidad (o Fusilamiento de Alonso Quijano), dedicato alla memoria del fratello del marito, Miguel Puyol, giornalista andaluso fucilato nel 1936 ad Algeciras "dallo stesso piombo che uccise García Lorca a Granada”, iniziato nel 1931 e successivamente rivisto e corretto in Messico negli anni Quaranta e rimasto inedito.Miranda Neus Samblancat, "Olor de Santidad", una novela cervantina de Luisa Carnés, inédita, in Laberintos: revista de estudios sobre los exilios culturales españoles, n. 18, 2016, pp. 415-428

Per mantenersi trovò un secondo lavoro come cameriera in una sala da tè, un'esperienza che avrebbe ispirato la scrittura del suo libro più famoso, Tea Rooms. Mujeres obreras, pubblicato nel 1934, il cui sottotitolo, "novela reportaje" rivelava l'intenzione di offrire un quadro dettagliato, quasi da inchiesta giornalistica, sulle condizioni di lavoro della manodopera femminile nei caffè dell'epoca. Tea Rooms, di forte impegno sociale, "figlio dei forti dibattiti sorti durante la Seconda Repubblica", ha per protagonista la giovane Matilde, commessa in una distinta caffetteria del centro di Madrid. Carnés intende denunciare le condizioni di sfruttamento cui erano sottoposte le donne lavoratrici, la disparità salariale rispetto agli uomini, la situazione di alienazione che rendeva le cameriere incapaci di comprendere e di modificare la propria realtà lavorativa, difendendo nello stesso tempo il valore emancipatorio dell'istruzione e del lavoro femminile e il nuovo modello di "donna moderna".. In Tea Rooms i temi toccati risultano di forte impatto per la loro modernità: "le differenze generazionali, le molestie sul posto di lavoro, i diritti dei lavoratori, la mancanza di solidarietà fra le donne a causa di problemi di classe, la prostituzione legata alla povertà", così come le questioni del matrimonio, divorzio, maternità, aborto.

Nel 1936, all'inizio della Guerra Civile, Luisa Carnés sperimentò la scrittura teatrale con il dramma Así empezar, andato in scena il 22 ottobre al Teatro Lara di Madrid, sede dell'attività di Altavoz del Frente,Altavoz del Frente fu una delle esperienze culturali più ricche tra quelle realizzate nel fronte repubblicana: alle rappresentazioni teatrali si univano mostre artistiche, trasmissioni radiofoniche, propaganda attiva nei giornali e nelle riviste. Cfr.: Emilio Javier Peral Vega, "Altavoz del frente" una experiencia multidisciplinar durante la Guerra Civil española, in Hispanic Research Journal: Iberian and Latin American Studies, Vol. 13, n. 3, 2012, pp. 234-249 insieme ad un'opera di Rafael Alberti, Bazar de la providencia, e La conquista de la Prensa di Irene Falcón.

Negli anni Trenta la critica iniziò a considerarla come una delle autrici con maggiori doti letterarie fra gli scrittori del tempo, collocandola come importanza "tra Concha Espina e Rosa Chacel"..

Attività giornalistica Fin dall'inizio degli anni Trenta la scrittrice affiancò all'impegno letterario quello giornalistico, collaborando con varie testate come El Sol, La Voz, La Esfera, Crónica, La Raza e Estampa (1928-1938), quest'ultima la rivista illustrata di maggior tiratura della Spagna del tempo. Nel 1935 si separò dal compagno e nel 1937 si iscrisse al Partito Comunista Spagnolo (PCE), offrendo il suo contributo alla stampa di partito, come Mundo Obrero e Altavoz del Frente., senza cessare la sua collaborazione con Estampa e Ahora.

Nel 1937, con l'avanzare delle truppe di Franco sulla capitale, riparò a Valencia, e da qui a Barcellona, dove sotto lo pseudonimo di Natalia Valle, la protagonista di Natacha, scrisse articoli di diverso contenuto sul quotidiano del PCE Frente Rojo (1937-1939).. Attraverso l'attività in questa rivista conobbe il suo secondo marito, lo scrittore e poeta Juan Rejano.

Sotto lo pseudonimo di Natalia Valle collaborò anche al giornale La Hora (1938), edizione nazionale di Ahora pubblicato a Valencia dal 1937.

Secondo lo studio di Anton Plaza, tra il 1934 e il 1939, prima di lasciare la Spagna, Luisa Carnés scrisse circa 260 articoli, quasi uno alla settimana, la maggior parte dei quali, circa 112, pubblicati su Estampa. Il tema maggiormente trattato era quello della questione femminile; gli aspetti affrontati rispecchiavano il nuovo modello di "donna moderna": il lavoro retribuito, la cultura e lo studio, lo sport femminile, il cinema, l'accesso al divorzio. Lo scoppio della guerra civile aggiunse altri contenuti: l'incorporazione delle donne nella lotta armata, la loro partecipazione a numerose attività nelle retrovie, la situazione della popolazione sfollata, la vita nella regione levantina. I due principali generi giornalistici praticati furono l'intervista e il servizio.

Esilio in Messico

Nel gennaio del 1939, con la vittoria del franchismo, Luisa Carnés attraversò il confine con la Francia, rimanendo bloccata per alcuni mesi in un campo profughi a Le Pouliguen, nella regione dei paesi della Loira. Il suo trasferimento a Parigi, dove si trovava il figlio di otto anni, venne ottenuto grazie alla mediazione di Margarita Nelken, in collaborazione con la Junta de Cultura Española.. Dopo una breve tappa a New York, a bordo del Veendam giunse il 23 maggio a Città del Messico; il 13 giugno si riunì al compagno Juan Rejano, arrivato a Veracruz via mare con altri 1.600 esuli.

I suoi ultimi mesi in Spagna, così come la sua partenza nel 1939 e il suo arrivo in Messico, sono narrati nella sua opera De Barcelona a la Bretaña francesa, conservata dal figlio e rimasta inedita fino al 2014, quando è stata pubblicata dall'editore madrileno Renacimiento.

In Messico Luisa Carnés si distinse per il suo lavoro di militante comunista. Collaborò regolarmente a varie pubblicazioni, molte delle quali legate all'organizzazione messicana del PCE, come España Popular (1940-1968), Reconquista de España (1944-1946), Juventud de España (1939-1948), Nuestro Tiempo (1949-1953), España y la Paz (1951- 1955). Scrisse in periodici culturali pubblicati dagli esuli repubblicani spagnoli, come Romance (1940-1941), Ars (1942- 1943) e Ultramar (1947), nei quali pubblicò articoli letterari e recensioni di libri.

Iniziò a pubblicare sulla stampa periodica messicana intorno al 1943. Il suo primo articolo, su La Prensa (1943-1961), del febbraio 1943, è scritto sotto lo pseudonimo di Clara Montes. Negli anni seguenti pubblicò su El Nacional (1947-1964) e Novedades, nei cui supplementi letterari uscirono anche diversi suoi racconti, ambientati durante la guerra civile spagnola, o in terra messicana. Il 4 marzo 1941 ricevette la nazionalità messicana..

Negli anni Quaranta la produzione letteraria di Luisa Carnés si fece intensa: nel 1941 terminò un breve romanzo iniziato in Spagna, Tres estampas andaluzas (poi reintitolato Un día negro) e raccolto con altre tre racconti nell'opera inedita La camisa y la virgen del 1942. Nel 1945 pubblicò una biografia sulla poetessa spagnola Rosalía de Castro e terminò Olor de santidad, iniziato nel 1931 ad Algeciras.

Fu direttrice dal 1951 al 1957 di Mujeres españolas (in precedenza denominata Union de Mujeres Antifascistas), edita dall'Unione delle donne spagnole Mariana Pineda e fondata da un gruppo di repubblicane esiliate in Messico negli anni Quaranta.