Le norme sui diritti televisivi del calcio in Italia, introdotte nel 1980, regolano la trasmissione in diretta o in differita delle competizioni calcistiche all'interno del territorio italiano.
Campionati e competizioni in Italia Serie A L'assenza dei diritti televisivi Fino al 1980, in Italia era pressoché sconosciuto il tema dei diritti televisivi sia in chiaro sia criptati, dunque le società calcistiche ricavavano gran parte dei propri guadagni grazie alla vendita dei biglietti per le partite. Nel modello italiano la locuzione diritti televisivi calcistici in vendita non aveva alcuna rilevanza, trattandosi di un istituto giuridico proprio del modello calcistico del Regno Unito e degli Stati Uniti d'America, quindi fondamentalmente estraneo all'ordinamento del calcio italiano.
Qualsiasi televisione privata era libera di riprendere una qualunque partita in territorio italiano, e nulla poteva impedire l'accesso agli stadi agli operatori di cinepresa. L'accesso agli impianti sportivi era regolato dai comuni: per via dello spirito sportivo, si era consolidata l'usanza di far entrare qualsiasi giornalista e redazione televisiva nella tribuna stampa, spesso senza nemmeno richiedere il prezzo del biglietto.
Le prime emittenti private locali, nate nel corso degli anni settanta, non approfittavano però di questa possibilità. In parte dipendeva da ragioni organizzative e in parte dal fatto che la pubblicità non era ancora uno strumento di profitto ampio e strutturato. La Rai basava i suoi introiti pubblicitari quasi solo su Carosello e altre piccole rubriche pubblicitarie: tale situazione terminò nel 1977. Dal 1960 andava in onda la domenica alle ore 19:00 la telecronaca differita di un tempo di una partita di Serie A, senza il pagamento di diritti televisivi o senza che questo generasse transazioni finanziarie di tipo commerciale.
Inoltre, per ragioni di tradizione, le partite erano concentrate tutte nella domenica pomeriggio, e fiorirono, a tal proposito, anche canzoni popolari. Questa situazione rendeva il quadro generale ulteriormente ostico alla commercializzazione dei diritti televisivi.
Negli anni del calcio da stadio, la Rai aveva un regolamento che prevedeva la trasmissione in diretta delle partite dei campionati italiani su tutto il territorio, fatta eccezione per la provincia della squadra che giocava in casa per non ridurre l'incasso proveniente dai biglietti venduti allo stadio. Il regolamento non era stato negoziato con la Lega Calcio. Il modello italiano era economicamente organizzato sui soli proventi di spettatori paganti e abbonati, e tutta la capacità economica delle società risultava essere fortemente proporzionata al numero di tifosi che fisicamente si recavano allo stadio.
1980: i diritti televisivi in vendita L'istituto giuridico dei diritti televisivi in vendita viene importato in Italia nel 1980, copiandolo dal modello angloamericano. Ad attestarlo sono le delibere e i relativi contratti tra la Rai e la Lega Calcio, che fino a quel momento non avevano alcun rapporto formale e giuridicamente connotato. Questa modifica avvenne con il passaggio di consegne alla presidenza tra Renzo Righetti e Antonio Matarrese.
Alla base del contratto la Lega Calcio, in cambio di una somma pari a 3 miliardi di lire, attribuiva alla Rai l'ammissibilità delle telecamere negli stadi per le riprese delle partite. Materialmente si trattava di chiudere i cancelli degli stadi ai cameramen delle televisioni private. Lo scopo dell'istituto era che la Rai, in qualità di ente pubblico, diventasse concessionario della Lega Calcio, trasmettendo il calcio gratuitamente in tutta Italia.
1993: distinzione tra diritti criptati e diritti in chiaro La prima rivoluzione che supera il concetto del calcio visibile gratuitamente a tutti arriva nel 1993, con gli accordi tra Lega Calcio e Telepiù. In questo caso, l'ordinamento italiano si era ispirato all'istituto giuridico anglosassone dei diritti televisivi criptati. Inoltre, per scissione dell'originario istituto del 1980, viene separata la figura dei diritti televisivi in chiaro. Così, dal 1993 si hanno diritti criptati e diritti in chiaro.
L'insorgenza dei diritti in chiaro nasce dalla volontà di circoscrivere ai soli possessori di un abbonamento la visione televisiva degli incontri, con il solo scopo di aumentare gli introiti per le società di calcio. La possibilità di seguire l'evento in TV si scontra quindi con la tradizione di recarsi allo stadio, luogo spesso carente in materia di sicurezza.
Malgrado l'incremento del potere televisivo, la presenza di tifosi allo stadio continua, sia pur con inevitabili oscillazioni, a mantenere il proprio fondamentale ruolo.
1993-1996: i posticipi criptati su TELE+
Il contratto stipulato nel 1993 tra la Lega Calcio e Telepiù stabiliva che per tre stagioni, dal campionato 1993-1994 al campionato 1995-1996, TELE+2 trasmettesse una gara del massimo campionato di calcio italiano, generalmente il posticipo alle 20:30 della domenica, per ciascuna delle prime 28 giornate (negli ultimi sei turni non vi era tale posticipo per garantire la regolarità della fase finale del torneo). Le gare erano visibili tramite un decoder solo ai sottoscrittori dell'abbonamento, semestrale o annuale. Il contratto consentiva alla pay TV di scegliere, all'inizio della stagione, quale gara trasmettere in ciascuna delle prime 28 giornate, ma rispettando alcuni vincoli fra i quali un minimo di 2 e un massimo di 5 passaggi televisivi per ognuna delle 18 squadre e l'impossibilità di trasmettere, nel girone di ritorno, le stesse gare del girone di andata (vincolo successivamente abolito con una successiva rinegoziazione, oltre a un aumento a 6 del numero massimo di passaggi televisivi per i grandi club). Tutte le altre gare del campionato potevano essere trasmesse, come in passato, solo in casi eccezionali e solo in chiaro dalla Rai (recuperi infrasettimanali di partite precedentemente rinviate e anticipi dettati da impegni delle squadre nelle competizioni internazionali, purché non coincidenti con le gare prescelte da TELE+ a inizio stagione, nonché gli spareggi di fine campionato).
1996-1999: il monopolio di TELE+ Nel 1996 Telepiù inaugura la sua piattaforma satellitare DStv (successivamente D+ e infine TELE+ Digitale) e negozia con la Lega Calcio per la copertura pressoché totale della Serie A. Per tre stagioni, dal campionato 1996-1997 al campionato 1998-1999, la nuova piattaforma trasmetteva quindi tutte le partite di Serie A oltre ai posticipi. Era possibile abbonarsi all'intero campionato oppure solo alle partite di una singola squadra; inoltre, attraverso la pay-per-view Palco, era possibile acquistare le singole partite. Solo gli spareggi di fine campionato, se giocati in gara unica in campo neutro, restavano fuori dall'offerta di TELE+; i diritti per la loro trasmissione in diretta venivano ceduti di volta in volta dalla Lega.
1999-2003: il duopolio di TELE+ e Stream TV Dal 1999-2000 vengono introdotti i diritti soggettivi: non era più la Lega Calcio a trattare con i broadcaster, bensì le singole società calcistiche, che si riservavano di gestire autonomamente i diritti televisivi delle gare casalinghe. Il campionato di calcio diventava così teatro della concorrenza fra due piattaforme satellitari: a TELE+ Digitale si oppone Stream TV, del magnate australiano Rupert Murdoch. Per quattro stagioni, dal campionato 1999-2000 al campionato 2002-2003, il torneo è stato infatti visibile in parte su TELE+ e in parte su Stream. Per seguire anche solo la propria squadra del cuore, il tifoso doveva abbonarsi a entrambe le piattaforme, che oltretutto utilizzavano due decoder diversi (anche se negli anni successivi metteranno a disposizione degli abbonati il decoder unico, compatibile con i sistemi di codifica di entrambe le piattaforme). Nelle prime due stagioni TELE+ aveva un lieve vantaggio: 11 squadre ("capitanate" dalle tre grandi storiche Juventus, Milan e Inter) contro le 7 di Stream (capeggiate dalle quattro rivali Roma, Lazio, Fiorentina e Parma che, insieme alle altre tre, formavano le cosiddette "sette sorelle" del campionato). Nel campionato 2001-2002 il vantaggio si assottigliò: 10 squadre per TELE+ e 8 per Stream. Nel campionato 2002-2003 si registrò invece un pareggio, ovvero 9 squadre per ciascuna piattaforma. In quest'ultima stagione il sistema cominciò ad entrare in crisi, con molte società minori che tardarono a vendere i diritti all'una o all'altra emittente, dichiarandosi insoddisfatte delle offerte economiche, provocando addirittura lo slittamento dell'inizio dei campionati. Riguardo agli spareggi, essi erano ora compresi nei diritti televisivi dell'intero campionato (in relazione alle squadre interessate), in quanto ormai si giocavano sia nel girone di andata che in quello di ritorno.
2003-2004: l'avvento di Sky e di Gioco Calcio
La contesa dei diritti calcistici televisivi viene frenata nel 2003, con l'acquisizione da parte di News Corporation, proprietaria di Stream, di Telepiù. Entrambe le piattaforme confluiscono così in un'unica piattaforma, Sky Italia, ma l'effetto iniziale della nuova situazione di monopolio fu quello di offerte ancora più basse per l'acquisizione dei diritti, soprattutto nei confronti delle società minori. Per contrastare ciò, alcune di queste società si consorziarono contribuendo alla creazione di Gioco Calcio, una nuova televisione gestita dalla stessa Lega Calcio. Tuttavia, l'illusione di fare concorrenza a Sky durò poco, a causa della debolezza economica del progetto: addirittura Gioco Calcio, per poter operare, affittò quattro canali dalla stessa Sky. Il campionato 2003-2004 inizia quindi con 11 società rimaste fedeli a Sky e le altre 7 che optano per la TV della Lega. Nel corso della stagione, però, queste rompono una dopo l'altra il contratto e passano a Sky, la quale chiude la stagione raggiungendo il prefissato obiettivo di copertura totale della Serie A. Gioco Calcio chiude i battenti nel giugno 2004, non senza lasciarsi alle spalle controversie giudiziarie.
2004-2009: i diritti satellitari a Sky e quelli terrestri divisi tra Mediaset Premium e Cartapiù Il campionato 2004-2005, ampliato con il passaggio da 18 a 20 squadre, inizia con qualche società tentennante e alcune gare restano quindi senza copertura televisiva, ma dopo poche giornate tutte trovano l'accordo con Sky, che riesce a stabilire il monopolio sui diritti televisivi della Serie A fino alla fine del girone d'andata, nel gennaio 2005. L'inizio del girone di ritorno vede il diffondersi della tecnologia di trasmissione digitale terrestre.
In Italia, la transizione del segnale televisivo da analogico a digitale iniziò già nel 1996 per le trasmissioni satellitari (su iniziativa di Telepiù) e si completò proprio nel 2005, quando il processo cominciò anche per le trasmissioni terrestri. Il 3 gennaio 2004, in coincidenza con il 50º anniversario della televisione italiana, nacque il digitale terrestre, che affiancò la TV analogica per poi sostituirla definitivamente a partire dal 2012.
Nel gennaio 2005 nascono due nuove pay TV sul digitale terrestre: Mediaset Premium e LA7 Cartapiù. La situazione venutasi a creare nel mondo dei diritti televisivi del calcio italiano fu singolare: a causa degli obblighi da rispettare con l'Antitrust dopo la fusione tra TELE+ e Stream, i diritti acquisiti da Sky vennero resi validi solo per la trasmissione sul satellite, pertanto le varie società di calcio potevano rivendere i diritti delle stesse partite anche alle pay TV terrestri.