Nel passaggio dalla Palestina del Tardo Bronzo all'Età del ferro, l'area, come tutta la parte occidentale del Vicino Oriente antico, è travolta da grandi trasformazioni, sia storiche (come l'arrivo di nuove popolazioni da Occidente) sia tecnologiche (il diffondersi di nuove tecnologie, come la metallurgia del ferro, l'alfabeto, la domesticazione stabile di cammelli e dromedari, il terrazzamento).
L'area vede il processo di formazione (o etnogenesi) di diversi popoli, che nel tempo si organizzano in Stati di carattere gentilizio. Tra questi, gli Ammoniti, forse i primi in ordine di tempo, ad est del medio Giordano, e poi i Moabiti (più a sud, ad est del Mar Morto), gli Edomiti (ad est dello Wadi Araba), gli Israeliti, negli altipiani ad ovest del Giordano, e una serie di regni aramei. Altre formazioni statali rappresentano la continuità rispetto ai piccoli regni del Tardo Bronzo: si tratta delle città-stato fenicie e cananaiche, come la Pentapoli filistea.
Contesto storico: il collasso dell'età del bronzo
Intorno al 1200 a.C., tutto il sistema politico del Vicino Oriente crolla alquanto repentinamente sotto la spinta di popolazioni provenienti da Occidente (i cosiddetti "Popoli del Mare"). Questa crisi del XII secolo trasforma radicalmente la carta politica del Vicino Oriente, l'impianto insediamentale, la cultura materiale, i rapporti sociali. Già nell'Ottocento si faceva corrispondere a questo collasso il passaggio dall'Età del bronzo all'Età del ferro (e in genere si parla di un collasso dell'Età del Bronzo)..
Con il crollo dell'impero hittita, il collasso parziale dell'Egitto, ma anche con il restringimento dell'Assiria (regno medio-assiro) e della Babilonia cassita ai nuclei originari, sottoposte com'erano alla pressione aramea, la Palestina si ritrovò dopo 500 anni libera da dominazioni straniere: questa libertà di manovra si manterrà fino all'espansione imperiale neo-assira. La fraseologia e l'iconografia legate alla cerimonialità verso il faraone sarà riadattata dai piccoli re siro-palestinesi al rapporto con la divinità nazionale..
Di fatto, il Tardo Bronzo era già stato caratterizzato da una crisi demografica. In particolare, i tavolati semiaridi della Transgiordania e dell'Alta Mesopotamia passano al nomadismo; in Anatolia e in Siria, grandi città vengono abbandonate e la popolazione si concentra nelle vallate irrigue (la sequenza dendrocronologica di Gordio conferma che intorno al 1200 l'Anatolia attraversò 7-8 anni di siccità). Questa tendenza era stata accentuata dall'atteggiamento dei palazzi, i quali intensificarono la richiesta di tributi per mantenere il proprio tenore di vita. Gli Stati maggiori cercarono di sanare la propria condizione di crisi scaricandola all'esterno, tramite una politica militare aggressiva, le deportazioni, la sottomissione di regioni periferiche e la richiesta di tributi..
Alla crisi dei maggiori centri abitati corrispose la crisi dei traffici carovanieri, che non potevano più contare sulla protezione del potere palatino in spazi in cui la presenza umana era sempre più diradata.
I piccoli re palestinesi già dal Tardo Bronzo si disinteressavano delle sorti della popolazione rurale. Anche sul piano dell'immagine, i re non si preoccupavano più di manifestarsi come figure di garanzia (del resto, non emanavano più editti di remissione dai debiti) e preferivano presentarsi come figure eroiche. Il popolo non aveva modo di ribellarsi apertamente e, di norma, i contadini indebitati sceglievano la fuga (nelle Lettere di Amarna queste figure erano indicate con un termine accadico babilonese, habiru): il fenomeno era talmente esteso da spingere i vari Stati a "organizzare una rete di trattati di estradizione con procedure di ricerca, cattura, riconsegna".. A queste condizioni, i fuggiaschi erano costretti a spingersi verso le steppe o i boschi, in zone che sfuggivano al controllo palatino. Queste aree erano attraversate dalle rotte di transumanza; i pastori, anch'essi visti dai poli palatini come figure marginali e potenzialmente pericolose, in molte occasioni solidarizzavano con i fuggiaschi. In qualche caso, interi villaggi si sottraevano all'obbedienza verso il palazzo e si organizzavano intorno ad un principio di solidarietà tribale, divenendo habiru senza neppure spostarsi fisicamente..
I Filistei
Un ritratto schematico dell'invasione dei Popoli del Mare è offerto da un rilievo sul tempio di Medinet Habu: il faraone Ramses III vi è raffigurato nell'atto di sconfiggere in un unico decisivo scontro le variegate popolazioni occidentali. In effetti, è più probabile che il rilievo intenda riassumere una serie molteplice di scontri.. Anche la schematizzazione offerta da Ramses III, secondo cui l'Egitto avrebbe resistito indenne all'invasione, mentre l'impero hittita sarebbe stato travolto, è vera solo in parte. L'Egitto perse, in effetti, i possedimenti in Siria-Palestina. In quest'area, in particolare nella Palestina meridionale, si stanziò il gruppo più imponente tra i "Popoli del Mare", cioè i Filistei.
I Filistei finiranno per attestarsi in un'area strutturata su cinque centri, la cosiddetta Pentapoli filistea (composta da Gaza, Ashdod, Ascalona, Gat ed Ekron), cercando di costituire regni modellati sui precedenti del Tardo Bronzo. Più a nord, a Dor, in direzione del Monte Carmelo, si stanzierà un altro gruppo, gli Zeker, come attesta il racconto di Wen-Amun..
A quanto pare, l'Egitto fece uso dei Popoli del Mare come mercenari sia prima sia dopo la grande invasione. È possibile ipotizzare che il faraone abbia lasciato che i Filistei occupassero la Palestina in sostituzione delle guarnigioni egizie...
La Pentapoli avrà un importante sviluppo nei secoli XII e XI, a dispetto del dettato della storiografia biblica, che la racconta subordinata al grande regno unito di David. Tutto al contrario, le città filistee cercarono di imporre la propria egemonia sui nascenti coaguli tribali degli altopiani, in particolare lungo la costa verso nord, fino al Monte Carmelo, e verso l'interno, lungo la Piana di Esdraelon fino a Beit She'an e al medio Giordano.. Come scrive Liverani, "Pur rappresentando in quanto immigrati [...] un elemento di novità, [i Filistei] finirono col farsi portatori dei tratti fondamentali della cultura urbana locale, mantenendo una continuità assai maggiore (se paragonata alla «nuova società» degli altopiani) con gli schemi insediamentali e le tradizioni culturali del Tardo Bronzo".
Innovazioni tecnologiche
Le principali innovazioni tecnologiche caratteristiche del passaggio all'Età del ferro, oltre alla stessa metallurgia del ferro, sono l'alfabeto, il terrazzamento delle aree collinari (con l'aprirsi di attività di arboricoltura, in particolare di ulivi), l'intensificarsi dei disboscamenti (forse agevolati dall'uso di strumenti in ferro), il perfezionamento delle tecniche di irrigazione di terreni aridi (in particolare tramite lo sfruttamento dei fondi dei wadi, soprattutto in Transgiordania, Negev, Sinai), la costruzione di pozzi più profondi, l'uso di intonaci idraulici, la domesticazione sistematica di cammelli e dromedari (animali che erano già utilizzati nell'età del bronzo, ma solo marginalmente). Si diffonde, inoltre, la monta del cavallo, che in precedenza veniva solo aggiogato ai carri o, saltuariamente, cavalcato dai corrieri: questo uso nasce già nel Tardo Bronzo, ma si afferma solo in questa fase...
Quanto alla lavorazione e all'uso del ferro, essa sussisteva già in precedenza, ma il polo palatino aveva sempre privilegiato la lavorazione del bronzo, gestita al livello di palazzo, e il commercio che lo sosteneva (rame da Cipro e stagno dall'Altopiano iranico). Per diversi secoli bronzo e ferro rimarranno affiancati, il primo preferito per la fabbricazione di corazze e recipienti, il secondo per le lame.. L'importanza di questa cesura non è solo tecnologica, ma anche socioeconomica: la lavorazione del ferro, infatti, ha carattere decentrato, essendo basata su un'attrezzatura più ridotta, affidata a fabbri di villaggio o itineranti, indipendenti dall'organizzazione palatina.
Come il ferro, anche l'invenzione dell'alfabeto può essere fatta risalire al Tardo Bronzo e si dà anzi il caso di Ugarit, una città che già su di esso aveva impostato l'amministrazione, ma in genere l'area siro-palestinese aveva continuato a privilegiare il complicato sistema cuneiforme, anche a motivo del prestigio connaturato alla formazione letteraria. Viceversa, l'alfabeto si manifestava in tutta la sua accessibilità "popolare". Dopo il crollo delle scuole scribali e la scomparsa del babilonese cuneiforme, passò comunque molto tempo prima che l'alfabeto conquistasse una rilevanza e una diffusione paragonabile, diffondendosi innanzitutto lungo le vie commerciali (le rotte mediterranee e le carovaniere arabiche)...
Altra innovazione importante è l'addomesticamento del cammello, nell'Altopiano iranico, e del dromedario, nella Penisola arabica. Tali animali erano conosciuti da tempo e si era già tentato di domesticarli, ma un uso sistematico arriva solo in questo periodo. Loro caratteristica è la maggiore capacità di carico rispetto all'asino, animale da soma tipico di tutta l'Età del Bronzo, e il maggiore intervallo sopportato tra un pasto e l'altro. Sarà il loro uso a determinare l'apertura dei vasti spazi della Penisola arabica, dell'Asia centrale e in seguito del Sahara.. Il cammello, poi, inadeguato per il traino, prese a essere montato in guerra. Si rinnovano le tattiche belliche, in favore di azioni repentine di guerriglia e razzia, tipiche delle tribù pastorali, un modello radicalmente opposto a quello palatino, che vedeva una élite di maryannu supportata da fanti di corvée, dunque un corpo, quest'ultimo, che veniva messo insieme con lentezza e incapace di coprire grandi spazi.
Anche sul piano della navigazione si assiste a nuovi assetti rivoluzionari: mentre i Cananei del Tardo Bronzo si limitavano al piccolo cabotaggio tra Delta del Nilo e Creta, con l'Età del Ferro si assiste ad un'esplosione dei traffici mediterranei, che prelude alla colonizzazione greco-fenicia dell'Occidente. I risvolti tecnici che hanno portato a questi risultati non sono però del tutto chiari.
I nuovi Stati a carattere gentilizio
La crisi dei palazzi e le nuove tecnologie relative al trattamento dei territori semi-aridi comportano un incremento del peso politico dell'elemento nomade e ciò vale sia per le nuove forme di nomadismo integrale (quello dei cammellieri) sia per i vecchi gruppi di pastori transumanti. La tribù pastorale si configura come centro politico alternativo a quello palatino.. Scrive Mario Liverani: "Il villaggio, che aveva attraversato le fasi di comunità autosufficiente, di comunità subalterna al palazzo, di unità amministrativa, viene riformulato come clan o sottogruppo della tribù, inserendosi nella struttura tribale come cellula di natura gentilizia".