La storia di San Ginesio riguarda le vicende storiche relative a San Ginesio, borgo dell'Italia centrale della Provincia di Macerata, nelle Marche.

Età antica

La storia di San Ginesio inizia durante l'epoca picena: i Piceni si stabilirono nel territorio, così come i Senoni sin dal I millennio a.C.. A conferma di ciò, nel 1884 fuori dalla cinta muraria, furono ritrovati vicino ad uno scheletro, oggetti risalenti alle popolazioni. Le popolazioni vi restarono per lungo tempo, fino all'avvento dei romani, più precisamente dal III secolo a.C al I secolo d.C., che li scacciarono e si stanziarono sul territorio. Da qui il territorio di San Ginesio divenne parte dellager Gallicus. Numerosi resti della popolazione romana vennero rinvenuti in varie frazioni del territorio:. dalla zona di Cocoli vennero recuperati vari reperti, come una tegola di grandi dimensioni, una lapide e un resto di colonna dal cittadino Ettore Marchetti, donati poi alla proprietà del Comune, nei pressi di Necciano venne recuperata una colonna romana, nei pressi di Campanelle provengono varie monete e nei pressi di Pian di Pieca altre monete e un'urna funeraria. Gli scrittori Begnini e Salvi, in due libri differenti sulla storia di San Ginesio, raccontano che alcuni nomi che oggi si riportano nelle frazioni sono proprio di origine romana, come quella di Santa Maria in Alto Cielo.

San Ginesio si presenta con pianta urbanistica a croce, circondato da un imponente giro di mura castellane dove sono ancora visibili i rompi-tratta e tutte le strutture difensive dell'epoca, dal camminamento di ronda, alle feritoie per arcieri e ai torrioni..

L'alto Medioevo e gli anni Mille Primi invasori e nascita del comune

Goti e Longobardi, questi ultimi spodestati da Carlo Magno, fecero scorrerie lungo il corso dei fiumi Chienti e Fiastra, distruggendo gli insediamenti romani di pianura, e costringendo gli abitanti a rifugiarsi nelle colline più interne, dove i nobili erano soliti recarsi per le loro battute di caccia. Quando, intorno al X secolo, arrivarono i Normanni, alcuni Signori dei castelli adiacenti presero la decisione di costruire una fortificazione sul colle più alto per dominare il passaggio a valle da un luogo adatto.

Così nacque il castello che, nel momento in cui altri nobili chiesero d'incastellarsi con i loro accoliti, si evolse in Comune. Altre ipotesi sono state avanzate nel corso degli anni da vari scrittori: Marinangelo Severini, nel 1581, scriverà che San Ginesio sia nato per volere di Leone XII, Alberico Gentili, nel 1599, dice che sia nato grazie ai romani e che i suoi cittadini siano stati vittoriosi nella guerra sociale durante il consolato di Lucio Marcio Filippo e Sesto Giulio Cesare, Ferdinando Ughelli, nell'Italia sacra, fa risalire la fondazione al VI secolo, l'abate Telesforo Benigni, nel 1793, afferma che il paese esisteva nel XII secolo e che venne ampliato con i resti di un'antica città di nome Castro devastata da alcune popolazioni barbariche,. e lo storico Ottavio Turchi, nel 1872, dice che sia sorto dalle famiglie nobili di Brugiano, Alvaneto e di Trensano nel XII secolo sulle rovine della città di Escolano. Paolo Riccomanni, nel Della Cupramontana ginesina (1750 ca.), provò a spiegare l'origine di San Ginesio partendo dalla civiltà romana, ma il suo lavoro restò incompiuto a causa della mancanza di preparazione e di mezzi, nonché della morte improvvisa che lo colpì..

Gestito a mo' di Repubblica, venne governato all'inizio da due Consoli, che presto cedettero il passo al cosiddetto Magistrato, coadiuvato dal Podestà, ovvero ai cinque Priori, sorteggiati tra i maggiorenti del luogo, e un magistrato esterno che di volta in volta veniva nominato. I Priori rappresentavano le cinque contrade del Comune, che avevano preso il nome dal Signore che, dopo aver ceduto le sue terre, aveva ricevuto in cambio casa e abitazioni per sé e per i suoi all'interno delle mura. Le prime contrade furono quelle di Alvaneto a nord (tuttora nome di una porta del paese), Trensano a est, che in seguito fu superata per importanza dalla Picena che chiude il Borgo, andando a confinare con la contrada Offuna o Offune a sud e Brugiano, tutte zone assegnate alle famiglie più facoltose dell'epoca, anche se nel corso del tempo anche altre famiglie facoltose si trasferirono nel territorio, come quella dei Giberti.

Il Caput Castri, ovvero l'attuale via "Capocastello" era la contrada dove fissarono dimora i nobili, e che a seguito dell'incastellamento del nobile Ascaro, prese il nome di Ascarana. San Ginesio non ebbe né mura né rocche prima del XIII secolo. Nel 1170, sotto l'imperatore Federico I, il marchese Marcualdo donò ai ginesini il castello di Vergigno. Nel 1188 il luogo fu governato dal marchese Guarniero, che dopo la morte di Enrico IV sostenne Filippo di Svevia contro Ottone IV.

Nel 1248 vennero ad abitare all'interno del Borgo tre uomini illustri provenienti da Pieca e una volta stabiliti, previa autorizzazione dell'abate Angelo Giberti dell'abbazia di Rampona, altre 150 persone circa si trasferirono, fondando l'attuale chiesa più antica di San Ginesio, quella di San Michele a Colle San Giovanni. Nel 1278 vi si contavano abitanti.

Duecento e trecento Tra il 1200 e il 1300, il libero comune fu uno dei più potenti e temuti dell'intera Marca di Ancona, grazie alle varie vittorie militari contro la famiglia nobile sarnanese Brunforte e attraverso le acquisizioni delle proprietà dei nobili Prontoguerra di Ripe, circostanza questa che gli scatenò contro l'ostilità della Marca Fermana, di Fermo e di altri comuni concorrenti.

Nel corso di questo secolo San Ginesio intraprese varie dispute contro vari comuni e castelli limitrofi:

nel 1226 con Amandola, quando alcuni ginesini con lo scopo di farlo passare sotto la giurisdizione lo danneggiarono e saccheggiarono, e Tolentino, che temendo l'espansione verso i suoi territori dopo la presa del castello di Virginio nei pressi di Santa Maria di Alto Cielo lo citò in giudizio verso il legato pontificio senza successo; nel 1247 con Ripe, quando gli abitanti del luogo furono costretti a trasferirsi a San Ginesio e parte dell'agglomerato venne distrutto; nel 1248 contro i castelli di Celiano e Riparaineri, quando San Ginesio li occupò con soldati in quanto luoghi appartenenti al vescovo di Camerino che non lì voleva vendere. La disputa si risolse con la distruzione dei castelli e il trasferimento della popolazione dentro le mura; nel 1258 con Tolentino, Belforte e Ascoli Piceno, luoghi dove San Ginesio arrecò danni che poi fu costretta a risarcire per ordine del rettore della Marca, Rambaldo; nel 1271 con il castello di Cerreto, dove le truppe ginesine distrussero il castello e la chiesa e costrinsero gli abitanti a trasferirsi dentro le mura; nel 1290 con la famiglia Malagoti, quando chiesero a San Ginesio garanzie dopo l'acquisto del loro castello di Fiastra da parte di Camerino; nel 1292 con Matelica per motivi commerciali.

La famiglia Prontoguerra e il Castello di Ripe Dal 1201 la famiglia Prontoguerra di Ripe San Ginesio iniziò accordi politici, militari ed economici con San Ginesio. Ripe, rappresentata dai figli del capostipite Prontoguerra, Gentile, Gualtiero e Guarniero, si impegnavano a garantire al comune un proprio rappresentante, scelto tra Monaldo, Baroncello e Berardo, con rotazione bimestrale in tempo di pace e stabile dimora in caso di guerra, impegnandosi a difendere il territorio contro i suoi nemici, ad eccezione di Sant'Angelo in Pontano, Loro Piceno e Colmurano, e a fornire a San Ginesio prodotti agricoli provenienti dai territori di confine. In cambio, i consoli ginesini offrirono 13 modioli, ovvero 0,311983 ettari, 40 some di vino per la durata di due anni e una casa, quella di Accettabile Giberti, ginesino e vescovo di Camerino. L'atto venne emanato nel giugno 1201 dal notaio Azzolini, presenti Rampaldo di Carpignano, Giudarello di Rainaldo, Monaldo e Giberto di Offreduzio di Montenereto (oggi contrada di Colmurano).

Le questioni con i Brunforte e il governo dei Da Varano

Ben risapute nella storia locale sono le diatribe militari tra San Ginesio e la famiglia nobile sarnanese Brunforte, che videro vittoriose il libero comune. I possedimenti della famiglia erano minacciati dall'espansione ginesina e dall'autonomia che si stava instaurando nel Comune di Sarnano. Quando la famiglia si istaurò in Italia, possedeva sotto il suo dominio numerosi territori, quali Roccacolonnalta e San Liberato. Fu proprio nel 1265 che San Ginesio decise di attaccare il castello, con l'appoggio del Cardinale Simone Paltanieri, poiché nello stesso anno Rinaldo Brunforte subì alcune condanne dallo Stato Pontificio. Lo stato di assedio durò fino al 1272, quando venne riconfermato il dominio dei Brunforte. Nello stesso anno alcune famiglie decisero di fuggire dal territorio di Roccacolonnalta e di rifugiarsi a San Ginesio, che agì militarmente nel 1273 contro la famiglia. Rinaldo, temendo di non resistere all'assedio, si appellò al rettore della Marca che condannò i ginesini al pagamento di una somma di denaro il 16 febbraio. Scoprendo che le famiglie di Castelvecchio sostenevano segretamente la causa dei Brunforte, San Ginesio occupò e distrusse il loro castello; seguì condanna da parte del rettore della Marca contro i ginesini. Nel 1278 Niccolò III ordinò al Comune di restituire le conquiste a Roccacolonnalta, ma nel 1330 acquistò sia l'eremo di San Liberato che il castello di Roccacolonnalta dalla famiglia.

A causa delle continue guerre esterne e delle faide interne, le costituzioni egidiane del XIV secolo, promulgate dal cardinale Egidio Albornoz al fine di mettere ordine nel Patrimonio di San Pietro mentre la sede papale era in Francia, ad Avignone, assegnarono l'irrequieto Comune ai duchi Da Varano di Camerino che lo governarono dal 1355 fino al 1434, prima sotto forma di vicariato e poi di feudo. I primi della dinastia furono Berardo I da Varano e Gentile II da Varano, ma i loro successori, che a molti cittadini sembravano esercitare la tirannide, furono cacciati dal popolo.

L'antagonismo con Fermo e la Battaglia della Fornarina

Durante il governo dei Da Varano la disputa con i Fermani non cessò; anzi San Ginesio divenne il confine tra la Signoria camerte e l'antagonista Marca di Fermo, cioè il baluardo da aggredire o da difendere in mezzo a due realtà territoriali parimenti ambiziose e confliggenti. Nel 1258 San Ginesio intraprese una delle prime lotte contro i Fermani: nonostante aver sostenuto la causa della "Confederazione degli Stati delle Marche", ovvero un'unione di potenze, tra cui Fermo, contro lo Stato Pontificio, si trovò costretta pena di scomunica ad agire militarmente contro i fermani. La lotta vide vittoriosa San Ginesio, che in ricordo realizzò un campanone con scritto "", ovvero: "[i ginesini fusero] questa campana fatta con gli strumenti bellici, con i quali per ordine di Alessandro IV Pontefice Massimo, furono messi in fuga i Popoli Fermani, che si erano ribellati alla Sede Apostolica".

Nella notte del 30 novembre 1377 i fermani, guidati da Rinaldo di Monteverde, tentano una penetrazione notturna dalla parte di Brugiano, il luogo più scosceso e meno difeso del paese: Una giovane fornaia, conosciuta come "La fornarina", che sta avviando il forno, li scopre e dà l'allarme ai ginesini sorpresi nel sonno. I nemici vengono cacciati dopo una battaglia che si svolge ai piedi delle mura in un piano che da allora viene chiamato "Pian del Sangue", mentre la battaglia prende il nome di battaglia della Fornarina.