Il giallo dei Sibillini, conosciuto anche come giallo di Sarnano, giallo Rothschild, giallo De Rothschild o giallo del secolo (cold case 2736/1980) è un fatto di cronaca nera nato dopo il ritrovamento dei resti di Jeannette Bishop e Gabriella Guerin, la cui morte avvenne in data incerta. La sparizione delle due donne avvenne il 29 novembre 1980 sui Monti Sibillini, nei pressi di Sarnano. Le indagini, svolte dalle forze dell'ordine italiane, Scotland Yard ed Interpol, si estesero anche a Dubai, in altri Stati membri dell'Unione europea, Svizzera, Brasile, e Malesia.
Antefatti
L'ex fotomodella e allora disegnatrice di interni Ellen Dorothy Jeannette Bishop, nata a Minster il 2 gennaio 1940, conosciuta con il cognome Rothschild, essendo stata, dal 1966 al 1971, la moglie del barone e finanziere Evelyn Rothschild, o con il cognome May acquisito dal secondo marito, l'imprenditore e direttore di John Lewis, Stephen Charles May, stanziava a Sarnano nel mese di novembre del 1980 con la sua ex cuoca, poi divenuta segretaria e interprete Gabriella Guerin, nata il 27 settembre 1941 e originaria di Ronchis, per supervisionare ad alcuni lavori di restauro di una casa acquistata presso la frazione Schito dal sarnanese Vittorio Porfiri. Jeannette perse il padre da piccola e venne affidata alle cure di suo zio, l'ingegnere sir Stanley George Hooker. Le due donne si conobbero in Inghilterra, allorché Gabriella e suo marito emigrarono per cercare lavoro, al fine di costruire una casa in Italia.
I lavori, commissionati verso la metà del 1978, vennero affidati al geometra Nazzareno Venanzi, anch'egli sarnanese, titolare di uno studio in borgo Garibaldi. Nazzareno era il terzo professionista a cui Jeannette si affidava in quanto gli altri non la convinsero. Divenuti amici, il 25 novembre 1980, dopo alcuni precedenti soggiorni per monitorare l'andamento del restauro, Nazzareno si recò alla stazione ferroviaria di Tolentino per prendere e portare a Sarnano Jeannette, mentre Gabriella giungerà il giorno seguente. I due pranzarono insieme e nel pomeriggio si dedicarono ognuno ai propri impegni, rivedendosi poi la mattina del 29 novembre, quando durante un aperitivo le due donne lo invitarono con loro a fare una giro in montagna.
Nel pomeriggio di quel giorno Jeannette e Gabriella decisero di andare, nonostante le avverse condizioni climatiche, e si diressero verso Sassotetto con l'auto in loro possesso, una Peugeot 104 nera targata Siena 216603 di proprietà del britannico Charles Raymond Flower di Castellina in Chianti, anch'egli in possesso di una casa a Sarnano. Quella sera vi fu una tormenta di neve che si prolungò fino al giorno successivo. Gli ultimi avvistamenti delle due donne avvennero: alle 16:00 ca., presso il negozio "Tutto per l'edilizia" di Domenico Murra, dove parlarono con il commesso Gianni Bianchelli; alle 17:00 ca. nei pressi dell'albergo "Ai Pini" di Giuliana Giovagnoli, dove le due alloggiavano e mentre viaggiavano nella loro auto da Mario Arrà, e alle 19:00 dal vicepretore, Daniele Talocco, in Piazza della Libertà mentre scendevano dalla montagna.
Indagini Le prime indagini
Il 30 novembre, vista la nevicata avvenuta nella notte, il geometra Nazzareno Venanzi, che stava seguendo le pratiche di ristrutturazione della casa di Schito, chiamò l'albergo dove le due donne alloggiavano per assicurarsi che entrambe fossero giunte sane e salve in quanto, il giorno prima, lo avevano invitato a partecipare ad una gita in montagna. Dopo tre telefonate senza avere loro notizie e assicuratosi che le due donne non passarono la notte del 29 novembre nella loro stanza, avvertì i carabinieri. A rispondere fu l'appuntato Marino Castignani che comunicò il tutto alla caserma di Tolentino. Dopo una prima deposizione, intorno alle 3:00 del 1º dicembre, i carabinieri interrogarono Nazzareno per ricostruire le ultime ore delle due donne. In base alla sua ricostruzione, furono fatti partire due volontari del CAI, Mario Venanzi e Giorgio Tiberi, ma giunti alla località Santa Maria Maddalena, a causa delle condizioni meteorologiche e su suggerimento dell'operaio comunale, Elio Ceregioli, rimandarono le ricerche.
Fin da subito la madre di Jeannette e i familiari di Gabriella ipotizzarono un sequestro di persona, ipotesi che però non trovò sostegno di Stephen C. May, anche in considerazione della posizione economica che Jeannette aveva. La Guerin, invece, era proprietaria di alcuni appezzamenti di terreno ereditati dopo la morte del marito nel 1978, avvenuta a causa di un incidente stradale. Il comandante dei carabinieri di Sarnano avanzò l'ipotesi che l'auto potesse non essere ritrovata subito perché precipitata in un burrone, a causa di circa un metro di neve presente in quei giorni.
Un secondo interrogatorio al geometra Venanzi venne svolto il 4 dicembre, quando fu chiamato a chiarire alcune situazioni. In particolare il comandante di Tolentino, Antonio Di Girolamo, chiese di spiegare alcune interlocuzioni "intime" scambiate tra lui e Jeannette dopo il pranzo del 25 novembre presso l'albergo, che furono ascoltate dal personale della struttura, di chiarire il perché aveva recuperato una valigia pesante dell'ex baronessa il 17 agosto presso il residence "Hermitage" e di esplicare il suo contenuto, e di mostrare le fatture dei lavori. Per le interlocuzioni, Nazzareno spiegò che furono interpretare male in quanto semplici battute, mentre per la valigia di averla recuperata perché Jeannette l'aveva dimenticata prima di tornare a Londra e di non aver mai visto il contenuto.
In un summit tenutosi l'8 dicembre 1980 presso la caserma di Sarnano furono prese in considerazione tre principali piste investigative: quella della disgrazia, con l'ipotesi della morte delle due donne accidentale; quella del sequestro, legata anche all'amicizia con lo scrittore britannico Charles Raymond Flower; e infine quella di un maniaco, ipotizzata in assenza di prove concrete.
Fin da subito Shephen May escluse che le due donne potessero aver perso la strada per la montagna, sottolineando, durante una conferenza stampa, di non essere ricco e che i rapporti tra Jeannette e Evelyn, così come con la famiglia Rothschild, erano terminati definitivamente col divorzio nel 1971. Il 16 dicembre fu costretto a smentire alcune dichiarazioni mosse da giornalisti inglesi del Daily Express il giorno prima, secondo i quali avrebbe ricevuto una richiesta di riscatto. La stampa straniera, e di conseguenza quella nazionale, non riportarono mai l'ipotetica somma richiesta, ma indicò che la donna sarebbe stata rilasciata entro natale dello stesso anno. La notizia venne successivamente smentita anche dalla Press Association.
Il ritrovamento dell'auto e le prime piste
Nel mese di dicembre il comando di Tolentino avvertì il Nucleo elicotteri di Ancona che avviarono le indagini alla ricerca della Peugeot 104 con un elicottero Agusta Bell 206 Jet Ranger: dopo vane ricerche, riuscirono ad individuare l'auto il 18 dicembre alle 17:30 ca. nei pressi di Acquacanina, lungo la strada provinciale 5 "Acquacanina-Maddalena di Bolognola" al km 3. Ad individuare l'auto fu il colonnello Salvatore Forte, comandante del Nucleo elicotteri, notando un riflesso di luce proveniente dal terreno in un momento di apertura del cielo. L'auto, coperta quasi completamente dalla neve, non presentava segni di lotta, di scasso o furto e di guasti, era stata chiusa, c'era benzina nel serbatoio, al suo interno erano ancora presenti gli effetti personali e gli pneumatici erano a contatto col terreno, a significare che era stata parcheggiata prima dell'arrivo della nevicata, che arrivò il giorno dopo (30 novembre). Le forze dell'ordine e il soccorso alpino di Macerata iniziarono le indagini e riuscirono a scoprire che l'auto era stata parcheggiata volontariamente.
Delle impronte furono trovate nei pressi di una casa chiamata Villa Galloppa, un rifugio di pastori a Fonte Trucchia di San Liberato, a 900 m s.l.m.. Si pensò che Jeannette e Gabriella avessero utilizzato la struttura come riparo a causa della nevicata abbondante, infatti all'interno della casa e sul balcone della facciata i carabinieri trovarono della legna bruciata dell'arredamento, piatti con avanzi di cibo e posate sporche.
Gianni Bianchelli, il commesso del negozio di edilizia, disse agli inquirenti di aver visto le donne dialogare con una persona ignota a bordo di un'auto rossa, una volta uscite dal negozio, e di essere poi partite in contemporanea verso il paese. Dalla testimonianza di Orterio Valori, titolare del Rifugio Sibilla a Sassotetto, emerse che le due donne furono viste parlare con un uomo ignoto vestito di bianco. Primo Valori, un altro testimone, affermò di aver visto un'auto di grande cilindrata targata Siena intorno alle 16:00 nei pressi di Pian di Pieca con a bordo una donna e alla guida un uomo, seguita da un'altra più piccola e scura sempre targata Siena guidata da una donna somigliante a Jeannette. Il sindaco di Acquacanina, Simone Baldi, riferì che nella mattinata del 30 si era recato nei pressi di Villa Galloppa per recuperare del bestiame disperso, senza trovare difficoltà nel percorrere la strada a piedi poiché la neve non era alta.
Il 23 maggio 1981 circa cento carabinieri, con l'ausilio dell'unità cinofila guidati dal comandante Di Girolamo della caserma di Tolentino, effettuarono un rastrellamento alla ricerca di Jeannette e Gabriella, senza però ottenere il risultato sperato. Bruno Sensini, procuratore di Macerata, sostenne quindi l'idea che le due donne fecero sparire di proposito le loro tracce, essendo state escluse le ipotesi del sequestro e della morte per disgrazia. Un'altra fu effettuata il 19 agosto, di circa 20 uomini. In totale ne furono svolte quattro.
Il 27 agosto come ultimo tentativo vennero impiegati ben 500 uomini tra carabinieri (reparti di Chieti, L'Aquila e Macerata), forestali e vigili del fuoco, 10 cinofili e 4 elicotteri, anche in vista dell'interessamento del Foreign Office.
Una cartolina fu recapitata all'indirizzo della sorella di Gabriella Guerin, Caterina, da un ignoto personaggio di possibile origine italiana. Il mittente scriveva da una capitale europea, indicava un indirizzo su quale Caterina poteva comunicare direttamente e scriveva che tutto sarebbe finito bene, riferendosi alle indagini.
I telegrammi della rapina alla filiale Chistie's Nel mese di dicembre 1980 furono recapitati due telegrammi dopo una rapina dal valore di circa un miliardo e mezzo di lire avvenuta a palazzo Massimo-Lancellotti, sede della casa d'aste "Christie's" di piazza Navona a Roma, nella notte tra il 30 novembre e il 3 dicembre 1980. Il primo, che indicava dove trovare la refurtiva, firmato da "Roderico" con mittente "Peppo, via Po 45, Roma" con scritto "Colpo milionario: per la refurtiva recatevi in via Tito Livio 130 int. 3, Roma" venne recapitato il 4 dicembre al direttore della casa d'aste, Maurizio Lodi Fé, mentre il secondo all'albergo dove Jeannette alloggiava il 6 dicembre, firmato come "Roland" con mittente "Peppo, via Po 55, Roma" con scritto "Attendoti via Tito Livio 130 int. 3, Roma". Sia il nome che l'indirizzo risultarono del mittente risultavano falsi ed inviati entrambi dall'ufficio postale di piazza San Silvestro di Roma.
Un terzo telegramma venne spedito all'indirizzo della famiglia Ciocchetti, in via Tiburtina 106 con scritto "Se vuoi notizie utili vai in via Tito Livio 130, interno 3" o "Utili notizie in via Tito Livio 130, interno 3" firmato da "Mirna De Cespedes". La misteriosa figura dava un falso appuntamento ad un imprenditore del marmo, Valerio Ciocchetti, trovato poi morto nel fiume Tevere il 2 marzo 1981 dopo essere stato rapito a dicembre del 1980.