Nella tradizione memoriale del lager di Janowska, il Tango della morte (; ; ) fu un brano musicale commissionato dalle SS a un musicista ebreo detenuto, affinché fosse eseguito dall'orchestra dei prigionieri durante lo sterminio di altri internati. Il tango sarebbe stato poi interpretato dagli orchestrali per loro stessi, uccisi uno alla volta poco prima dello smantellamento del lager (1943).

La vicenda riflette una realtà storica, ma sembra essersi ricomposta in una trama leggendaria, suggestiva ed emblematica delle atrocità del nazismo. Le testimonianze dei sopravvissuti nell'immediato (1944) confermano che durante gli atti di sterminio suonava l'orchestra, ma non menzionano mai un tango. Il modo drammatico dello sterminio degli orchestrali, a sua volta, è attestato da poche testimonianze oculari, tardive o filtrate da resoconti di propaganda sovietici.

Di un brano intitolato Todestango non esistono partiture, ma solo rare reminiscenze, emerse a distanza di anni in tre diverse versioni. Due sono ricondotte ai tanghi Plegaria di Eduardo Bianco e To ostatnia niedziela di Jerzy Petersburski, mentre la terza è stata riconosciuta come un brano jazz del dopoguerra.

Alcuni, con tutti i limiti imposti dall'assenza di prove documentali, sostengono che il brano fosse un arrangiamento di To ostatnia niedziela. Secondo altri, il Todestango non era una melodia speciale, ma un concetto astratto che rifletteva la percezione, da parte degli internati, di qualunque brano eseguito durante impiccagioni e fucilazioni.

La narrazione tradizionale sul Tango della morte è in ogni caso un'importante testimonianza sul vissuto dei prigionieri e sull'abuso nazista della musica, che nei campi di concentramento e sterminio non fu solo strumento di resistenza dei deportati, ma anche strumento dei persecutori per annichilire l'umanità delle loro persone.

Storia

Orchestra dei prigionieri di Janowska Sebbene l'impiego della musica per vari fini sia documentato nella maggior parte dei campi di concentramento e in quasi tutti i campi di sterminio nazisti,.. gli organici degli ensemble potevano variare di molto dall'uno all'altro lager: dal semplice trio di Treblinka fino all'orchestra stabile di 80-120 elementi del campo principale di Auschwitz.. Il più delle volte, un campo nazista possedeva un ensemble di medie dimensioni di archi e fiati. Bełżec e Sobibór ebbero piccoli ensemble simili a quello di Treblinka, che crebbe fino a dieci componenti. È quasi indocumentata l'attività musicale di Chełmno e Majdanek.

Il lager di Janowska a Leopoli è stato poco indagato fino agli anni Novanta: solo la perestrojka prima, e l'indipendenza dell'Ucraina poi, hanno reso disponibile un maggior numero di documenti storici sullo sterminio degli ebrei in Galizia.. Janowska fu un campo misto: creato nel 1941 come campo di lavoro,.. divenne poi campo di transito verso Bełżec (1942),.. ma vi si svolse anche una continua attività di sterminio, in genere per fucilazione e anche indipendentemente da deportazioni o da selezioni di inabili al lavoro.. Pur in assenza di camere a gas, il numero delle vittime fu molto alto (almeno secondo le stime più accurate)..

Stando alla narrazione tradizionale, fu per iniziativa del comandante del lager Gustav Willhaus. e del vicecomandante Richard Rokita. che Janowska dispose di un'orchestra di circa 40 elementi, musicisti di Leopoli, in genere professionisti. Si sono tramandati i nomi di: Jakub Mund, compositore e direttore d'orchestra del Teatro dell'Opera; Leonid Striks, violinista e docente del Conservatorio; Alfred Stadler, direttore d'orchestra; Marceli Horowitz, violinista; Leon Eber, violoncellista; Zygmunt Schatz (Szac), violinista folk; Józef Herman, Leon Zak; Vogel, oboista; Breier e Hildebrand..

Altri nomi appaiono saltuariamente nelle testimonianze, completi (Henryk Apter, Aron Dobszik, Józef Frenkel, Adolf Gimpel, Józef Hand, Willem Kristel, Maks Striks) o incompleti (Pollak, Priwes, Skolka). Alcuni dei nomi elencati da fonti primarie e secondarie vanno palesemente esclusi dall'organico orchestrale del lager; non è chiaro, in ogni caso, se i musicisti individuati siano morti a Janowska o nel ghetto di Leopoli..

Nessun musicista internato a Janowska sopravvisse all'Olocausto. Tre persone, tra quelle indicate per nome e cognome, sono incluse nel database delle vittime della Shoah di Yad Vashem e risultano musicisti di professione: Leonid (Leon) Striks,., Marceli Horowitz. e Adolf Gimpel.. Ci sono poi uno Józef Frenkel che risulta contabile. e alcuni Jakub (Jakob, Yakiv, Yakub) Mund,. due dei quali risultano morti nel 1942, prima dello smantellamento del campo.

Funzione e repertorio Nei lager nazisti, la musica accompagnava gli appelli e segnava i ritmi delle marce, da e verso il lavoro forzato, ma era usata anche in altri frangenti, tra cui le esecuzioni dei prigionieri.... Questo sadico impiego, non avulso da feroci tratti disciplinari,Narra il musicista Herman Sachnowitz che ad Auschwitz la tentata evasione di un prigioniero finì in impiccagione, con la vittima fatta marciare tra le file dei compagni e costretta a suonare un tamburo cantando «Hurra, hurra, ich bin wieder da!» («Urrà, urrà, sono tornato!»). Durante la messa a morte l'orchestra suonava musica da parata ().. affiancava nei campi di concentramento e sterminio numerosi altri scopi: d'ordine,Ad esempio per annunciare un'ispezione. rappresentativo,Ad esempio in occasione di visite importanti. celebrativo,Ad esempio nei compleanni di Hitler. d'inganno,Inganno verso i prigionieri, con la musica in funzione rassicurante, o verso gli abitanti dei dintorni, per offuscare l'attività criminale in atto nel lager. di puro diletto degli ufficiali..

Le orchestre dei campi di sterminio erano a volte costrette a suonare anche durante l'arrivo dei prigionieri e le selezioni, al termine delle quali gli internati giudicati inabili al lavoro erano messi a morte; si sostiene poi che singoli orchestrali fossero obbligati a suonare anche presso i forni crematori. Sebbene queste pratiche fossero occasionali, esse lasciavano ai musicisti sopravvissuti depressione e senso di colpa per il resto della vita..

Dalle dichiarazioni dei superstiti di Janowska si apprende che anche in questo lager la musica accompagnava la marcia di andata e ritorno dal lavoro forzato, così come gli stermini dei prigionieri. Willhaus amava ascoltare l'orchestra, e alcune testimonianze sostengono che si tenessero serate di musica classica con Bach, Grieg e Wagner nella sua villa adiacente al lager. L'impiego dell'ensemble durante la marcia è testimoniato da uno schizzo del superstite Zeev Porath..

Il tango, ballo popolarissimo nell'anteguerra,. fu spesso parte del repertorio vocale degli internati: molti tanghi cantati nei lager nazisti sono stati raccolti nelle collezioni Kaczerginski e Kulisiewicz custodite all'USHMM di Washington.. Gli ebrei avevano una particolare predilezione per il tango per via del carattere malinconico e nostalgico dei suoi testi e delle sue sonorità,. alla cui definizione avevano peraltro contribuito dopo l'ondata migratoria in Argentina provocata dai pogrom russi (fine XIX secolo).. Delle circa 200 partiture conservate al museo di Auschwitz-Birkenau, dodici sono tanghi.

La musica strumentale dei lager includeva marce militari, canzoni popolari, inni, musica leggera e da ballo, melodie d'operetta, temi cinematografici, brani classici, arie d'opera.. Il repertorio includeva anche il tango, almeno stando alle testimonianze di alcuni sopravvissuti,. ma nell'insieme l'importanza del ballo argentino fu probabilmente minore.. La marcia, per sua stessa natura, era invece di routine nella dislocazione dei prigionieri..

Origine del mito La vicenda del Tango della morte si formalizzò in una puntuale accusa mossa dal procuratore aggiunto sovietico Lev Smirnov al processo di Norimberga,. come risulta dai verbali del 14 febbraio 1946..

Il 18 febbraio. il procuratore precisò ulteriormente l'accusa:

Smirnov introdusse al processo molti dossier della Črezvyčajnaja Gosudarstvennaja Komissija (ČGK), la commissione straordinaria sovietica per le indagini sui crimini di guerra nazisti. Il rapporto sulla regione di Leopoli includeva una fotografia acquisita dall'Armata Rossa nel quartier generale della Gestapo e registrata come segue:.

A sua volta, il dossier della ČGK trae origine dalle indagini di Sergej Kuz'min, che riferisce di aver appreso della vicenda nell'estate 1944, ma senza aver potuto ricostruire le note del tango: ciò a causa del dolore dei testimoni, ex prigionieri, incapaci di richiamare alla memoria un simile atroce ricordo. «[К]огда мы попросили бывших узников воспроизвести, пусть даже приблизительно, тему траурного сочинения, у них не хватило душевных сил заставить себя предаться страшным воспоминаниям»... Questa spiegazione sembra di comodo, o almeno in contrasto con i successi che Kuz'min era solito vantare nella ricostruzione dei fatti dalla voce dei sopravvissuti..

Le testimonianze rese nel settembre 1944 alla ČGK sull'orchestra di Janowska furono molto contraddittorie, ed ebbero un punto particolarmente critico: nessuna menzionava uno speciale brano destinato alle esecuzioni, né un tango, che appare solo nel rapporto della Commissione (novembre 1944)..

La ČGK concluse che i musicisti furono uccisi «uno alla volta sotto gli occhi degli altri»;. tuttavia, il 23 dicembre 1944, la Pravda uscì con un reportage sull'inchiesta che, in un'offensiva propagandistica, esacerbava i crimini tedeschi a Janowska ma attenuava le vicende relative all'orchestra. e ometteva ogni dettaglio sulla dinamica delle uccisioni. Fu questa versione che attraverso l'accusa di Smirnov entrò nel processo di Norimberga...

L'epilogo leggendario degli orchestrali uccisi uno per volta a colpi di pistola, mentre eseguono il tango «nello spirito della mistica wagneriana e a imitazione della haydniana Sinfonia degli addii», «[В]се оркестранты [...] были расстреляны в духе вагнеровских мистерий и в подражание "Прощальной симфонии" Гайдна»... si basa sulla testimonianza della superstite Anna Korolëvna Pojcer,.. che disse di aver assistito alla scena dalla finestra della cucina militare. L'ex detenuta ne riferì in interrogatorio il 12 settembre 1944, e avrebbe poi ripetuto la deposizione davanti al tribunale militare di Krasnodar nel 1965. «Свидетельница Анна Пойцер, работавшая судомойкой в солдатской кухне лагерной охраны, рассказала о последних минутах жизни музыкантов-смертников»... Due report sul processo di Krasnodar furono pubblicati più tardi dal generalmaggiore Michail Tokarev (1979). e dallo stesso Kuz'min (1985). Entrambi adottarono uno stile inusuale, quasi letterario, come fossero stati presenti ai fatti..

Diffusione e sviluppo La denunzia di Smirnov non ebbe risonanza nei quotidiani tedeschi.. Ne parlarono invece The Jewish Telegraph Agency. e il settimanale ebraico Aufbau, quest'ultimo in un trafiletto di 24 righe a pagina 7 dell'edizione del 22 febbraio 1946. Intitolato Der Todestango, l'articolo ricamava sul resoconto di Smirnov, evocando i «toni cupi [düstere Klänge]Al dativo nel testo. del Tango della morte» e collocando i fatti in due distinti lager, Janowska e Bełżec.. Secondo il giornalista Dirk E. Dietz fu questo trafiletto a offrire la base per lo sviluppo e la diffusione della leggenda intorno al tango: la vicenda non fu più trattata a Norimberga e, se non avesse trovato eco, sarebbe stata presto dimenticata.