Dal 1975 al 1982 è stato il presidente del Banco Ambrosiano, una delle principali banche private cattoliche, al centro di una bancarotta considerata uno dei più gravi scandali finanziari italiani che coinvolse la criminalità organizzata, la loggia massonica P2, parti del sistema politico e del Vaticano. È stato infatti soprannominato il "banchiere di Dio" per i suoi stretti legami con l'Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano, maggiore azionista dell'Ambrosiano.
Sono rimaste avvolte nel mistero le circostanze della sua morte, che, dopo la prima frettolosa sentenza che parlava di suicidio, venne chiaramente indicata come un omicidio i cui autori sono ancora oggi ignoti.
Biografia Anni giovanili Figlio di Giacomo Calvi e Maria Rubini, suo padre era un dirigente della Banca Commerciale Italiana, dove poi verrà assunto anche lui. Si diplomò al Liceo Classico; nel 1939 si iscrisse alla facoltà di Economia e commercio dell'Università Bocconi, dedicandosi nel contempo ad attività politiche, dirigendo l'Ufficio Stampa e Propaganda dei Gruppi Universitari Fascisti. L'entrata dell'Italia nella Seconda guerra mondiale lo costrinse ad interrompere gli studi universitari: nel 1940 venne arruolato come sottotenente di cavalleria nei lancieri di Novara e schierato sul fronte russo, dove affrontò anche la ritirata.
Dopo la fine del conflitto ottenne un posto alla Banca Commerciale, ma vi rimase solo fino al 1947, quando venne assunto come impiegato dal Banco Ambrosiano grazie ai buoni rapporti del padre con uno dei dirigenti della banca, Alessandro Canesi (futuro direttore generale nel 1959 e, dal 1965, presidente).
Carriera nel mondo finanziario Il Banco era una banca privata strettamente legata allo IOR, la banca vaticana. Lavorando nel settore esteri della banca, Calvi acquisì una notevole esperienza nell'ambito dei paradisi fiscali. Nel 1958 divenne assistente personale di Canesi. Nel 1960, con la riorganizzazione del settore esteri, venne nominato responsabile per le operazioni di carattere finanziario; ottenne anche molti incarichi in consigli di amministrazione di diverse controllate estere del Banco Ambrosiano.
Nel 1968 conobbe Michele Sindona, divenendone socio in affari; nel 1975, tramite Sindona, conobbe Licio Gelli e Umberto Ortolani, che lo fecero entrare nella loggia massonica P2 il 23 agosto di quell'anno e fu registrato col numero di serie 519. Grazie all'interessamento di Sindona (amico personale di Canesi) e ai legami con il mondo piduista, nel 1971 Calvi divenne direttore generale, vicepresidente nel 1974 e presidente nel 1975, carica grazie alla quale riuscì ad avviare una serie di speculazioni finanziarie per lanciare il Banco Ambrosiano nella finanza internazionale.
Nel 1971 fu sempre Sindona, dopo il clamoroso fallimento dell'OPA sulla Bastogi (considerato l'inizio della fine dell'impero finanziario sindoniano), a cedere a Calvi il controllo della società finanziaria La Centrale (che deteneva partecipazioni azionarie in molte industrie e banche italiane), la quale fu trasformata da holding industriale a bancario-assicurativa e utilizzata dall'Ambrosiano per acquisire partecipazioni nel Credito Varesino, nella Toro Assicurazioni e nella Banca Cattolica del Veneto.
Nel 1972 Calvi partecipò alla truffa sulla vendita delle azioni della Pacchetti S.p.A., cedute da Sindona alla holding lussemburghese "Zitropo" legata al Banco Ambrosiano ad un prezzo maggiore di quello di mercato: infatti, come scoprì il commissario liquidatore Giorgio Ambrosoli nel 1978, Sindona pagò a Calvi e all'arcivescovo Paul Marcinkus (presidente dello IOR) una tangente di 10 milioni di dollari per concludere quell'affare e il banchiere milanese avrebbe utilizzato la sua parte per dare la scalata alle posizioni di controllo dell'AmbrosianoDavid Yallop, In nome di Dio. La morte di Papa Luciani, Napoli, Tullio Pironti Editore, 1997..
In poco tempo divenne infatti uno dei finanzieri più aggressivi: acquistò la svizzera Banca del Gottardo, fondò una società finanziaria in Lussemburgo, la Banco Ambrosiano Holding, aprì consociate del Banco Ambrosiano in Sudamerica (il Banco Ambrosiano Andino di Lima e il Banco Ambrosiano Group Comercial di Managua) e, insieme all'arcivescovo Marcinkus e a Sindona, fondò la Cisalpine Overseas Bank (poi rinominata Banco Ambrosiano Overseas) a Nassau (Bahamas). Sempre insieme allo IOR, creò una fitta rete di società offshore in paradisi fiscali come il Lussemburgo, Panama o il Liechtenstein finanziate con centinaia di miliardi di lire dalle consociate estere del Banco Ambrosiano, che lo portarono in pochi anni in crisi di liquidità: a loro volta, queste società mossero il denaro verso destinazioni che ancora oggi sono sconosciute e probabilmente servì a finanziare in maniera occulta «paesi e associazioni politico-religiose» volte a contrastare movimenti filomarxisti in America Latina (ad esempio Anastasio Somoza, il dittatore del Nicaragua) ed i regimi comunisti dell'Europa orientaleIn una lettera del 5 giugno 1982 pubblicata nel libro di Ferruccio Pinotti Poteri forti (Bur, 2005) ma ritenuta non autentica dal Vaticano, Calvi scriveva a Giovanni Paolo II: «Santità, sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello IOR, comprese le malefatte di Sindona; [...] sono stato io che, su preciso incarico dei Suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti Paesi e associazioni politico-religiose dell'Est e dell'Ovest; sono stato io in tutto il Centro-Sudamerica che ho coordinato la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l'espandersi di ideologie filomarxiste; e sono io infine che oggi vengo tradito e abbandonato [...]». Vedi anteprima limitata su books.google: Sulla posizione del Vaticano circa l'attendibilità della lettera, vedi l'articolo del quotidiano La Repubblica del 22 aprile 1992: (finanziando il sindacato polacco Solidarność).
La consacrazione come membro del cosiddetto "salotto buono della finanza italiana" si concretizzò con il suo ingresso nel consiglio di amministrazione della Bocconi, in qualità di vicepresidente di Giovanni Spadolini, il quale era molto insofferente della sua presenza. Risalgono a questo periodo (1979-1982) donazioni di centinaia di milioni di lire del Banco Ambrosiano, per mezzo di sue controllate (Banca Cattolica del Veneto e Credito Varesino), all'università. Tali rapporti con l'ateneo italiano suscitarono polemiche e un'interrogazione parlamentare da parte dei Radicali nel 1982.
Nel 1979, con la mediazione di Gelli e Ortolani, Calvi stipulò un accordo con l'industriale Carlo Pesenti, patron di Italcementi, il quale entrò nel c.d.a. della Centrale ed acquistò il 3% delle azioni del Banco Ambrosiano, con il quale era indebitato. Sempre grazie ai buoni uffici di Gelli, strinse un accordo anche con Anna Bonomi Bolchini, detta "la signora della finanza italiana", la quale beneficiò di diversi prestiti dall'Ambrosiano.
Crisi del Banco Ambrosiano
Il 9 novembre 1977 furono affissi nel centro di Milano numerosi manifesti in cui si accusava Calvi di diversi reati nella gestione del Banco Ambrosiano. L'iniziativa avvenne ad opera del giornalista Luigi Cavallo (legato ad ambienti dei servizi segreti) e si rivelò una manovra ricattatoria di Sindona, che sperava così di ottenere denaro da Calvi per portare a termine il salvataggio delle sue banche. L'accordo per far cessare questa campagna denigratoria fu raggiunto grazie alla mediazione di Gelli e prevedeva il pagamento della somma di 500mila dollari da parte di Calvi al banchiere siciliano, che venne mascherato dietro la vendita fittizia di una villa di proprietà dello stesso Sindona.
Dopo la comparsa dei manifesti, alcuni ispettori della Banca d'Italia guidati dal dottor Giulio Padalino furono inviati dall'allora governatore Paolo Baffi e dal vice direttore generale Mario Sarcinelli per verificare la veridicità delle accuse e con un dettagliato rapporto denunciarono molte irregolarità del Banco Ambrosiano alla magistratura: l'inchiesta venne affidata al sostituto procuratore di Milano Emilio Alessandrini, il quale venne ucciso il 29 gennaio 1979 da un commando di terroristi di Prima Linea. Il 24 marzo successivo, Baffi e Sarcinelli, artefici dell'ispezione, vennero arrestati dal giudice Antonio Alibrandi (padre del terrorista dei NAR Alessandro) su richiesta del pubblico ministero Luciano Infelisi, e costretti alle dimissioni ma poi completamente prosciolti nel 1981, in seguito all'accertamento dell'assoluta infondatezza delle accuse mosse a loro carico.
In seguito il Banco si trovò ad affrontare una prima crisi di liquidità che si risolse grazie a finanziamenti della BNL e dell'Eni per circa 150 milioni di dollari; una seconda crisi di liquidità nel 1980 fu risolta grazie a un nuovo finanziamento dell'ENI di 50 milioni di dollari, per ottenere i quali Calvi — come risulta dagli atti processuali — pagò una tangente di 7 milioni di dollari a Claudio MartelliMartelli sotto inchiesta si dimette , Corriere della Sera, 11 febbraio 1993 e a Bettino Craxi versata sul famoso "conto protezione" aperto dal PSI presso l'UBS di Lugano. Nell'aprile 1981, sempre con la mediazione di Gelli e Ortolani, Calvi ottenne il 40% delle quote del Gruppo Rizzoli (che controllava il Corriere della Sera ed altri importanti testate nazionali) in cambio della ricapitalizzazione della società finanziata dal Banco Ambrosiano.
Nel marzo 1981, con la scoperta delle liste degli appartenenti alla loggia P2, Calvi rimase senza protezioni e cercò l'aiuto del Vaticano e dello IOR, ma poco meno di due mesi dopo, il 21 maggio, venne arrestato su ordine del magistrato Gerardo D'Ambrosio per esportazione illecita di valuta, processato e condannato a 4 anni di reclusione. In carcere, Calvi, in preda ad una crisi depressiva, tentò il suicidio ingerendo barbiturici e lanciò velati messaggi ricattatori allo IOR, facendo alcune parziali rivelazioni (la frase "Il Banco Ambrosiano non è mio, io sono soltanto il servitore di qualcuno", pronunciata da Calvi durante il processo, ha lasciato molti dubbi sugli eventi).
In attesa del processo di appello, Calvi fu messo in libertà, tornando a presiedere il Banco con una chiara insoddisfazione intima per mancanza di libertà di agire. Iniziò perciò le manovre per salvarlo dal fallimento: su sua richiesta, vennero firmate dall'arcivescovo Marcinkus e dai dirigenti Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel delle lettere di patronage (garanzia di copertura del debito) in cui lo IOR ammetteva di possedere le società offshore estere fortemente indebitate con il Banco Ambrosiano ed, in cambio, Calvi firmò una dichiarazione che tutte le azioni passate e future relative al Banco Ambrosiano fossero sua unica responsabilitàLe lettere di patronage indicavano: «Signori, la presente è per confermare che noi, direttamente o indirettamente, controlliamo le seguenti società: Manic SA (Lussemburgo), Astolfine SA (Panama), Nordeurop Establishment (Liechtenstein), United Trading Corporation (Panama), Erin SA (Panama), Bellatrix SA (Panama), Belrosa SA (Panama), Starfield SA (Panama). Confermiamo anche la nostra conoscenza dei loro debiti verso di voi a tutto il giugno 1981 come risulta dagli estratti conto allegati». Firmato: Pellegrino de Strobel e Luigi Mennini.