Il semovente da 75/18 fu progettato dalla Fiat-Ansaldo a partire dal 1938 nel quadro del programma di potenziamento deciso dallo stato maggiore del Regio Esercito per le unità corazzate. In base alle esperienze maturate nella guerra civile spagnola nacque un iniziale interesse per lo studio e la sperimentazione di unità d'artiglieria meccanizzata, dato che i carri armati italiani tipo L3, fino ad allora disponibili, erano insufficienti ai bisogni della guerra moderna e il cannone controcarro da 47 mm era scarsamente mobile.

Dopo un primo prototipo di cannone semovente calibro 47 mm, lo scoppio della seconda guerra mondiale e le successive campagne di Polonia e di Francia fecero riorientare le priorità del Regio Esercito, che cercò allo stesso tempo di colmare rapidamente il divario con gli altri eserciti: fu data quindi la precedenza a un semovente equipaggiato con il più potente obice 75/18 Mod. 1934/1935, utilizzando gli scafi dei carri medi M13/40 e poi M14/41, allora in piena produzione. Questi cannoni d'assalto furono inizialmente concepiti come unità di accompagnamento alla fanteria e di appoggio ai carri armati nel contesto delle grandi unità corazzate ma, essendosi rivelati formidabili unità cacciacarri, divennero indispensabili per controbattere l'azione dei corazzati nemici e soprattutto dei sempre più potenti carri di costruzione statunitense, che per primi utilizzarono cannoni da 75 mm.

Nonostante ciò le prime ordinazioni furono esigue e solo i risultati favorevoli ottenuti in Libia nella primavera 1942 condussero a una evoluzione della dottrina in seno all'esercito, che fino ad allora considerava l'artiglieria corazzata solo come un miglioramento dell'artiglieria da campagna: tuttavia questo cambiamento non provocò un'immediata riconversione delle linee di montaggio e la graduale trasformazione degli scafi dei carri in scafi per i semoventi poté avviarsi solo nel 1943, quando ormai le sorti del conflitto erano già decise..

Storia Sviluppo Nel 1938 l'aggravarsi delle tensioni tra gli stati europei mise in luce l'inadeguatezza degli armamenti moderni del Regio Esercito che, perciò, avviò un programma di potenziamento dei veicoli corazzati. Durante la guerra civile spagnola, infatti, le deficienze offensive dei carri armati italiani rispetto a quelli schierati dall'avversario avevano costretto i leggeri e piccoli L3 a utilizzare pezzi controcarro da 37 mm trainati dai carri stessi: ciò limitava sia l'operatività che l'autonomia delle unità corazzate, condizionate dalla lenta messa in posizione dei pezzi trainati, i quali risultavano inoltre inutili contro i carri che venivano prodotti dagli altri maggiori eserciti. Il traino non era poi possibile per il nuovo pezzo controcarro Ansaldo da 47/32; l'azienda propose nel 1939 lo stesso cannone montato su uno scafo modificato di carro L, che tuttavia non ebbe seguito..

Nel 1939, intanto, erano state istituite le prime due divisioni corazzate e il problema di dover adottare armi controcarro semoventi si ripresentò. La volontà era quella di utilizzare il cannone da 75/34 di nuova costruzione ma, anche in questo caso, il progetto proposto dalla Ansaldo di un pezzo da 75/34 montato sullo scafo di un carro da sei tonnellate indicato come M6 rimase allo stadio embrionale, anche perché il carro armato in questione sarebbe entrato in servizio solo nel marzo 1940 come L6/40.. Nelle prime fasi della seconda guerra mondiale divennero evidenti i successi ottenuti dagli Sturmgeschütz III, cannoni d'assalto derivati dai Panzer III e dotati di cannone da 75 mm; l'Ansaldo propose allo stato maggiore un progetto studiato dal colonnello Sergio Berlese del Servizio Tecnico Artiglieria (S.T.A.)in collaborazione con i tecnici dell'azienda, che prevedeva di installare un obice da 75/18 Mod. 1934/1935 in casamatta sferica, a sua volta collocata sullo scafo del carro armato medio M13/40.. Il 24 maggio 1940 il nuovo sottocapo di stato maggiore generale Mario Roatta richiese agli ispettorato interessati (Ispettorato Superiore per i Servizi Tecnici, Ispettorati della fanteria, artiglieria e genio) di sviluppare un mezzo analogo sulla base dello scafo del carro M13/40, di studiare un carro comando per le batterie semoventi e ldi individuare l'automezzo più idoneo per rifornire di munizioni le batterie.. L'Ispettorato S.S.T. realizzò quindi i prototipi di un semovente su scafo M13 dotato di cannone 75/18, di un carro-osservatorio su scafo M13 armato solo di una mitragliatrice Breda Mod. 38 da 8 mm come ripiego al posto di un vero e proprio carro-comando, e di un carro-comando su telaio Fiat-SPA TL37 come mezzo destinato al trasporto personale e mezzi tecnici. Fu anche messo allo studio un semicingolato armato con il pezzo 75/34, rimasto tuttavia in fase di progettazione fino al 1942/43..

Produzione Il primo prototipo di semovente 75/18 fu pronto all'inizio del febbraio 1941 per le prove di tiro a Cornigliano; ne furono poi ordinati trenta esemplari. Questa prima versione del veicolo fu denominata M40 e armata con un pezzo da 75 mm fissato in uno scudo a calotta sferica, alloggiato sul lato destro della corazzatura anteriore della camera di combattimento. Con disposizione del 16 aprile 1941 furono costituiti per il 30 dello stesso mese i primi due gruppi dapprima destinati alla 133ª Divisione corazzata "Littorio", il IV e VI/133º Reggimento artiglieria: ciascuno era composto da due batterie di quattro semoventi per un totale di otto semoventi, quattro carri-comando e una riserva di due semoventi e un carro-comando. I due gruppi furono inviati in Africa settentrionale ma qui riassegnati al 132º Reggimento della 132ª Divisione corazzata "Ariete", raggiungendola il reggimento a El-Agheila il 18 gennaio 1942. Questo primo lotto di semoventi fu affiancato il 1º giugno 1942 da altri trenta esemplari, sempre modello M40. I semoventi ebbero il battesimo del fuoco nella primavera 1942 e rimasero in prima linea sino alla totale distruzione a El Alamein, nel novembre dello stesso anno..

La produzione dei semoventi 75/18 conobbe una modifica dopo il 1º giugno 1942, quando si decise di introdurre il telaio migliorato del carro armato medio M14/41, dando origine al semovente M41. In totale furono fabbricati 162 semoventi 75/18 M41, che costituirono gruppi per le divisioni "Littorio", "Ariete" e per la 131ª Divisione corazzata "Centauro". Naturalmente schierati in Libia e Tunisia, furono numerati da DLI a DLXI e furono via via annientati in combattimento, pur riscuotendo critiche positive e svariati successi.. Gli altri restarono nella penisola: si trattava del modello M42 su scafo M15/42, che sostituì l'M41 nelle linee di montaggio. Equipaggiarono i nuovi reparti tra i quali il Reggimento "Lancieri di Vittorio Emanuele II" (10º) della Divisione "Ariete II", grande unità nella quale fu inquadrato anche il XV battaglione semoventi controcarro da 75/34 (formato dal Deposito del 32° Reggimenti Carristi). Un altro battaglione semoventi carristi dotato dei nuovi M42 fu assegnato alla 12ª Divisione fanteria "Sassari", che il 9 settembre affiancò la divisione corazzata nel tentativo di sbarrare la strada ai tedeschi verso Roma.

Questi semoventi, assieme a quelli del CCCCXXXIII Battaglione complementi carri M presenti a Parma presso il Deposito del 33° Reggimento Carristi, agli M41 in Albania e ai nuovi semoventi 75/34 prodotti nei primi mesi del 1943, furono consegnati ai tedeschi dopo l'8 settembre 1943. Gli unici semoventi da 75/18 sopravvissuti nelle file del disfatto Regio Esercito furono i 18 M42 del DLXI Gruppo lasciato e i 24 del XVI Battaglione Carri Medi rimasti in Sardegna (32° Reggimento Carristi, unica unità corazzata rimasta in vita dopo l'Armistizio - venne sciolto nell'ottobre 1944 non prima di aver ridato vita al 132° Reggimento Carristi): tuttavia, causa del veto degli Alleati, poterono essere utilizzati solo dopo la conclusione delle ostilità..

Impiego operativo Organizzazione e dottrina tattica Fino all'introduzione di questo mezzo, in Italia non si aveva nessuna esperienza circa le artiglierie semoventi. I due gruppi formati nel 1941 effettuarono il loro addestramento in due fasi: la prima riguardante l'utilizzo dell'artiglieria e la seconda l'uso del mezzo corazzato, per poi essere inviati in combattimento in Africa settentrionale. Il Regio Esercito, peraltro, non aveva neppure ideato una dottrina tattica d'impiego e, nei criteri adottati nell'estate 1941, si limitò a suggerire di utilizzare i semoventi in cooperazione con le unità carriste, con compiti di accompagnamento e appoggio. Nel caso di azioni di accompagnamento era sottolineata la necessità di sparare a colpo sicuro, solo a distanze non superiori ai 500-700 metri, mentre per le azioni di appoggio i gruppi semoventi avrebbero dovuto estendere in profondità la loro azione. Nelle azioni difensive avrebbero dovuto assolvere compiti di difesa di un settore..

L'esperienza fu comunque acquisita e migliorata sul campo, dove la mancanza di un carro armato pesante (che caratterizzò le truppe corazzate italiane) fu in parte colmata dall'impiego dei semoventi in azioni di accompagnamento. Nonostante le mancanze tattiche e materiali, l'impiego dei semoventi ebbe un notevole successo durante la seconda offensiva italo-tedesca, cominciata da El-Agheila nel gennaio 1942, dopo la quale si assistette a una riorganizzazione dei reparti in base alle nuove esigenze.

Il gruppo semoventi, inizialmente concepito su due batterie, passò a tre (numero comunque limitato di pezzi se paragonato alle unità avversarie) e i semoventi furono inquadrati nei battaglioni carri armati. In questa prospettiva il nuovo impiego tattico previsto dallo stato maggiore nel settembre 1942 suggeriva di assegnare i semoventi d'artiglieria: alle ondate delle divisioni corazzate, in accompagnamento alle divisioni di fanteria speciale ed eventualmente in funzione d'arresto, e in accompagnamento a reparti esploranti corazzati o a divisioni destinate ad affrontare un avversario abbondantemente fornito di carri e armamento pesante. Inoltre i criteri d'impiego prevedevano di utilizzare i semoventi in modo decentrato rispetto alle ondate di carri e muovendo sulle ali e negli intervalli, procedendo con i carri più avanzati, e infine in azioni di forza, gravitando nell'ondata di testa..

L'organico delle unità corazzate fu rivisto il 4 ottobre 1942, in funzione alle esigenze della guerra in Africa. I "battaglioni carri armati" sarebbero stati formati da un comando di battaglione con quattro carri (due comando, due centro radio), da due compagnie carri composte da sedici mezzi ciascuna e da una compagnia semoventi da 75/18 con nove veicoli e un carro comando. I "gruppi di artiglieria semovente" furono organizzati con un comando di gruppo su due carri comando e tre brigate, ciascuna su sei semoventi e un carro comando, per un totale di diciotto semoventi e cinque carri comando. Questi gruppi erano tutti serviti da artiglieri, al contrario dei battaglioni carri che erano serviti da personale carrista. La composizione dei reparti fu perfezionata a fine dicembre dello stesso anno e divenne operativa a fine gennaio 1943; prevedeva l'eliminazione dai battaglioni carri di una compagnia carri a favore di una compagnia semoventi:. chiaro segnale delle necessità della guerra nel deserto e della sempre maggiore fiducia riposta dai comandi nel semovente, dimostratosi efficace contro i blindati anglo-statunitensi. Il 75/18 fu considerato migliore rispetto ai carri M in quanto ne colmava i limiti in potenza di fuoco, manovrabilità e minore vulnerabilità.

Libia e Tunisia