La Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci" fu una brigata partigiana attiva durante la resistenza al nazifascismo nell'Italia centrale, tra Lazio, Umbria e Marche. La Brigata riuscì ad assumere il controllo di una delle prime zone libere d'Italia.Filipponi 1991, pp.348ss
Storia della Brigata
I primi nuclei che formeranno la Brigata garibaldina "Antonio Gramsci", sono stati costituiti da ex prigionieri militari Yugoslavi fuggiti dal carcere di Spoleto dopo l'armistizio dell'8 settembre, che compieranno azioni tra Umbria, Lazio e Marche attraverso la Valnerina, unendosi ad altre bande di militari sbandati, ex prigionieri di guerra e internati civili, contadini, operai e studenti.LA STORIA ROVESCIATA. La guerra partigiana della brigata garibaldina “Antonio Gramsci” nella primavera del 1944 A questi si aggiungono poi gruppi di operai del ternano fortemente motivati e già più vicini al Partito Comunista d'Italia, la sede del comando si trovava all'albergo Italia di Cascia. Si costituiscono velocemente due nuclei che diedero vita al battaglione "Spartaco Lavagnini" al cui vertice vi è Pietro "l'albanese" che si è portato dietro numerosi ex prigionieri di guerra slavi. La figura di Pietro "l'albanese" è enigmatica e lui e tutto il suo nucleo spariranno misteriosamente a fine novembre. Prima commissario politico e poi comandante militare, fu invece Alfredo Filipponi nome di battaglia "Pasquale", dirigente comunista di Terni, che guidò i primi resistenti fin dall'armistizio dell'8 settembre.
Liberazione Le prime azioni avvengono già a fine settembre con l'attacco ad alcune autocolonne tedesche al fine di procurarsi armi e munizioni. La pressione partigiana induce così il Capo della Provincia di Perugia Armando Rocchi a ritirare alcuni presidi della Guardia Nazionale Repubblicana in Valnerina lasciando sguarnita un'area in cui subentrarono i partigiani, prima a Cascia il 27 dicembre 1943, poi a Norcia il 10 febbraio che si estendeva tra Visso, la Valnerina fino a Ferentillo, Piediluco, i comuni di Cascia, Monteleone di Spoleto, Norcia, Leonessa e Poggio Bustone, altre squadre volanti agivano fino a Posta, sulla Salaria e nello Spoletino.
Principale centro della zona libera fu Cascia dove fu fissato il comando all'Hotel Italia e dove l'ospedale civile trasformato in ospedale militare Per l'occupazione di Cascia si aprirono canali con il notabilato locale che fu inglobato nel CLN e poi si estese il contatto alla locale stazione dei carabinieri. Il 16 febbraio 1944 fu annunciata pubblicamente la nascita della zona libera di Cascia-Norcia, una delle prime in Italia.Cascia, la prima Zona libera d’Italia - Patria Indipendente • ANPI
L'attivismo della brigata era stato notato dalla sede centrale del CLN e il PCI già nel gennaio 1944 è inviato come ispettore delle Brigate Garibaldi nel Lazio, in Umbria e nelle Marche il dirigente comunista Celso Ghini nome di battaglia di "Naso" con il compito di meglio organizzare la formazione. In quest'ultima regione è stato anche membro del comitato insurrezionale. Insieme a Ghini arrivano anche i serbi Nikola Boric e Bogdan Pesic legati all'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia del maresciallo Tito.
Costituì una parte importante della Brigata un forte nucleo di ex prigionieri di guerra jugoslavi evasi il 13 ottobre 1943 dal carcere di Spoleto sotto la guida Svetozar Lakovic "Toso"Svetozar Lakovic "Toso" nasce a Berane, in Montenegro, il 1º giugno 1915. Con l'Invasione della Jugoslavia nell'aprile 1941, partecipa fin da subito alla Resistenza locale venendo arrestato l'anno successivo dalle autorità italiane d'occupazione e processato dal Tribunale militare di Guerra di Cetinje, che lo condanna a venti anni di reclusione per attentato alle Forze armate del regno d'Italia. Portato in Italia finisce alla Rocca di Spoleto, da dove fugge il 13 ottobre 1943, dando inizio al suo impegno nella Resistenza in Umbria che lo avrebbe portato a diventare comandante della intera brigata garibaldina "A. Gramsci". Completata la liberazione della zona, rientra in Patria e prosegue la lotta contro i tedeschi. Nel dopoguerra lavora come ingegnere presso l'Istituto tecnico militare di Belgrado. Proprio in questa città muore il 28 febbraio 1984. che assumerà poi il comando militare della intera Brigata.
Ai primi di gennaio 1944 i partigiani della "Gramsci" controllano di fatto la zona di Cascia anche grazie alla collaborazione della stazione dei carabinieri della città. Nel febbraio 1944 la formazione uccide l'esattore comunale di Preci e il 26 febbraio il commissario prefettizio fascista di Leonessa Francesco Pietramico, che intercettato a bordo di una corriera diretta a Rieti, viene fatto scendere e ucciso.
Battaglia di Poggio Bustone
L'operazione scattò il 10 marzo, all'alba, quando circa ottanta soldati fascisti, tra cui militi e carabinieri della GNR, soldati di leva delle neocostituite forze armate della RSI e agenti di polizia, al comando del questore Bruno Pannaria con l'ausilio del capitano Mario Tanturri della GNR e del Vice commissario di polizia Vincenzo Trotta, giunti con gli automezzi risalirono a piedi verso il paese di Poggio Bustone circondandolo. Per impedire eventuali fughe agli ingressi del paese furono poste anche delle mitragliatrici. Furono però avvistati dalle sentinelle del battaglione “Paolo CalcagnettiPaolo Calcagnetti, originario di Arrone in provincia di Terni, antifascista e artista non violento, prima assegnato al confino, poi picchiato selvaggiamente dai fascisti, che gli fecero così scontare l'esultanza dimostrata al momento della caduta del fascismo nei giorni successivi all'arresto di Mussolini, Calcagnetti morì in Arrone il 4 ottobre 1943 a seguito delle gravi percosse subite” della Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci”, appostate sopra il paese. Successivamente giunsero circa venticinque partigiani del Battaglione “Calcagnetti” guidati da “Lupo” e Vero Zagaglioni “Francesco”, di Cepparo frazione di Rivodutri, appena rientrati dopo il disarmo notturno del presidio GNR di Cantalice. Chiuse le vie d'uscita dalla città, attaccarono improvvisamente i fascisti in piazza, tra i quali alcuni, colti di sorpresa, si sbandarono. Lo scontro nelle vie del paese proseguì per qualche ora, fu molto duro e vide la partecipazione anche dei civili in aiuto ai partigiani. La battaglia si concluse verso le quattro e mezza, i partigiani fecero 3 prigionieri, 14 furono le vittime fasciste tra cui il questore repubblichino Bruno Pannaria.
La zona libera Anche la zona di Leonessa entrò a gravitare nelle aree interessate dalla "Gramsci". Non è chiaro se ciò avvenga in maniera naturale o se il gruppo di partigiani provenienti da Terni abbia forzato la mano poiché nella città esisteva già una cellula autonoma del CLN guidata da Ugo Tavani, Roberto Pietrostefani e don Concezio Chiaretti, che poi tutti e tre cadranno nel corso del grande rastrellamento di aprile. L'area del leonessano interessa i partigiani della "Gramsci" per creare una porzione di territorio direttamente controllata tra la via Flaminia e via Salaria mentre ai tedeschi serve per garantire una rete stradale strategica che proprio per essere secondaria non è investita dai bombardamenti anglo-americani.
Don Concezio Chiaretti, fu contattato dall'emissario della Brigata "Gramsci" Vero Zagaglioni che nella sua autobiografia racconto di un incontro avuto a villa Pulcini con il parroco il quale si oppose all'occupazione di Leonessa da parte dei partigiani poiché ciò avrebbe provocato sicuramente degli scontri con il locale presidio fascista e avrebbe portato a conseguenze per la popolazione. Quando a don Chiaretti fu comunicato poi che i partigiani avrebbero occupato comunque la città l'indomani, il parroco partì immediatamente alla volta di Leonessa dove convinse il presidio a lasciare la città alla volta di Rieti. Il 16 marzo i partigiani proclamarono la Zona libera di Cascia-Norcia-Leonessa. e lo stesso giorno il Comando della Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci" [...] emanò il seguente, nuovo proclama, da affiggere a mezzo di "200 manifesti murali": Il testoMemorie di Alfredo Filipponi 1976
Le zone controllate dal Btg. Giovanni Manni, dalle Memorie di Edmondo Marinelli:
L'Operazione "Osterei" Tra il 1° e l'12 aprile del 1944 la zona libera e l'area operativa della Brigata fu sottoposta al più grande rastrellamento da parte di reparti italo-tedeschi finora effettuati in Italia noto come la “Grande operazione contro le bande” (Grossunternehmen gegen die Banden), denominata ufficialmente Operazione "Osterei" (Uova di Pasqua), ordinato dal Feldmaresciallo Albert Kesselring che insedio' il Comando Supremo del Sud-Ovest Europa della Wehrmacht dall'11 settembre 1943 al 4 giugno 1944 al Bunker Soratte.https://www.umbriaecultura.it/operazione-osterei-fosse-reatine/ La Brigata subì un duro colpo: rischiò il completo sbandamento e dovette abbandonare tutti i maggiori centri abitati da essa occupati mentre furono riaperti tutti i presidi della Guardia Nazionale Repubblicana precedentemente chiusi.
La brigata pur provata fu riorganizzata, e mantenendo assiduamente l'equilibrio tra la componente italiana e quella slava, il comando fu affidato ad Alfredo Filipponi che ebbe come vice Svetozar Lakovic "Toso". Commissario politico divenne Bogdan Pesic e Gildo Bartolucci vice. Il comando di brigata fu invece trasferito da Cascia a Salto del Cieco, inoltre si procedette alla suddivisione operativa dei reparti: I due battaglioni prevalentemente jugoslavi Tito 1 e Tito 2, che erano quelli che avevano meglio retto l'urto del rastrellamento grazie a una ritirata verso Norcia e Visso, continuarono ad agire autonomamente sul confine marchigiano, al comando di Svetozar Lakovic "Toso"; i battaglioni sotto il diretto comando di Alfredo Filipponi, andarono riorganizzandosi faticosamente sui monti più vicino a Terni, nei dintorni di Polino, il Battaglione Giovanni Manni''' rimase nei dintorni di Monte San Pancrazio – Monte Cosce, subappennino a ridosso della Valle del Tevere tra Lazio e Umbria, dove nel rastrellamento "Osterei" avvenne l'Eccidio di Calvi dell'Umbria e complessivamente vennero trucidate dai nazifascisti 38 persone.
La liberazione di Terni Con lo sfondamento delle difese tedesche in Lazio e Abruzzo, avvenuto nella seconda metà di maggio 1944, anche la Brigata Gramsci riuscì a riprendere fiato; il 13 giugno 1944 le forze partigiane parteciparono alla liberazione di Terni entrando nella città martoriata dai bombardamenti da nord, in contemporanea alle truppe inglesi che vinsero le ultime resistenze nemiche e passarono il Nera da sud. Il governo militare alleato provvide quindi all'immediato disarmo degli slavi che furono subito spostati in Puglia dove buona parte si arruolò nell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia.
Molti componenti della Brigata si arruolarono poi nell'8º Gruppo di combattimento "Cremona", che a fianco degli Alleati proseguì la guerra nel ravennate fino alla Liberazione concludendo la guerra a Venezia.
Battaglioni Il Battaglione Spartaco LavagniniSpartaco Lavagnini fu dirigente del Sindacato Ferrovieri Italiani (SFI) e redattore del periodico socialista La Difesa. Divenuto dopo il congresso di Livorno segretario della federazione fiorentina del Partito Comunista d'Italia e direttore de L'Azione Comunista, fu assassinato da un gruppo di squadristi fascisti nella sede dell'SFI. è stato operativo tra la Valnerina, la zona di Cascia in Umbria, e quella di Leonessa e Poggio Bustone nel Lazio.
Il Battaglione Giovanni Manni'Giovanni Manni operaio comunista accoltellato ventenne nel 1921 da un fascista sepolto a Terni. Operai antifascisti e partigiani a terni, pag 372