I Dialoghi (in latino Dialogi o Dialogorum libri IV, o Dialogi de vita et miraculis patrum Italicorum) sono unopera scritta da papa Gregorio Magno, incentrata principalmente sui santi italici del passato recente, sui miracoli da loro compiuti e sulla sorte ultraterrena dellanima.

Lo scritto, diviso in IV libri, è lunica opera dialogica di Gregorio Magno. I Dialogi si presentano infatti sotto forma di un lungo dialogo intrattenuto da Gregorio e dal diacono Pietro, che interroga il pontefice circa gli argomenti dellopera. Di particolare importanza il II libro, interamente dedicato alla figura di s. Benedetto da Norcia e che ebbe per questo una circolazione autonoma. I Dialogi sono fra le opere di Gregorio Magno di maggior successo nel Medioevo.

Composizione dellopera I Dialogi sarebbero stati composti tra il luglio del 593 ed il novembre del 594Così A. de Vogüé (Grégoire le Grand, Dialogues, 3 voll., cur. A. de Vogüé (ed.) – Paul Antin (trad.), Parigi 1978-1980, Introd., p. 25) e S. Pricoco (Gregorio Magno, Storie di santi e di diavoli (Dialoghi), 2 voll., cur. M. Simonetti – S. Pricoco, Milano 2005, Introd., pp. XVIII), che considerano termine ante quem la lettera che attesta la morte di Massimiano di Siracusa (Ep. V, 20). Pricoco ritiene inoltre che alcune prime prove di scrittura agiografica fossero state compiute precedentemente da Gregorio, per esempio allinterno delle Omelie sui Vangeli (Ivi, pp. XVIII-XXI). A. DeglInnocenti (A. DeglInnocenti, Dialogi (Lopera), in Enciclopedia Gregoriana, cur. G. Cremascoli – A. DeglInnocenti, Firenze 2008, p.89) e V. Lunardini (V. Lunardini, Venanzio di Luni, vescovo, santo, in Enciclopedia Gregoriana, cur. G. Cremascoli – A. DeglInnocenti, Firenze 2008, p. 365), pur rifacendosi a de Vogüé, considerano invece come termine ante quem la lettera che attesta la presenza del vescovo Venanzio da Luni a Roma (Ep. IV 21), datata al maggio del 594. Ledizione di riferimento per le epistole è S. Gregorii Magni Registrum epistularum, 2 voll., ed. D. Norberg, Tunrhot 1982 (CCSL CXL, CXL A)., come si può evincere da alcune testimonianze presenti nellepistolario di Gregorio e dai riferimenti cronologici interniPer un approfondimento, vd. Gregorio Magno, Dialoghi, cur. M. Simonetti – S. Pricoco, p. XX.. Stando alle parole di Gregorio, lopera sarebbe stata scritta su insistente spinta di alcuni suoi confratelli, desiderosi di conoscere i miracoli dei santi italicifratres mei qui mecum familiariter vivunt omni modo me compellunt aliqua de miraculis patrum quae in Italia facta audivimus sub brevitate scribere (Ep. III 50), "I confratelli che vivono con me in stretto rapporto mi spingono in ogni modo a scrivere, in maniera sintetica, qualcosa circa quei miracoli di santuomini che, secondo quanto abbiamo avuto modo di sentire, si verificarono in Italia".. Nel prologo dellopera, infatti, questa richiesta viene esplicitamente formulata dallinterlocutore di Gregorio, il diacono PietroDialog. I, Prol. 9. Ledizione di riferimento è quella già citata a cura di M. Simonetti – S. Pricoco.. Oltre a questa spinta proveniente dallesterno, gli studiosi hanno ipotizzato che alla base dellopera ci siano alcune motivazioni di carattere interiore e spiritualePer un approfondimento, vd. Gregorio Magno, Dialoghi, cur. M. Simonetti – S. Pricoco, pp. XVIII-XIX..

Struttura dellopera I Dialogi si strutturano in quattro libri, di lunghezza assai diversa: i primi tre contengono il racconto dei miracoli compiuti dai santi italici, mentre il quarto tratta della sorte dellanima dopo la morte. Benché nel IV libro si abbia il passaggio dallargomento agiografico a quello escatologico, non viene tuttavia meno la presenza dei miracoli dei santi (al cui fianco compaiono però ora anche i malvagi). Anche le singole agiografie, per quanto non manchino di accenni biografici, sono maggiormente incentrate sulla descrizione degli episodi miracolosi di cui il santo è stato protagonista.

La struttura dei Dialogi è apparsa ad alcuni studiosi come il frutto di una costruzione sapienteCosì, per esempio, A. DeglInnocenti, che si rifà a A. de Vogüé (A. DeglInnocenti, Dialogi (Lopera), p. 90). Non manca però chi, come S. Pricoco, ritiene che i Dialogi – per quanto caratterizzati da una progettualità consapevole – non rispondano ad un disegno originario ben preciso, bensì rivelino una serie di allargamenti aggiunti in itinere (Gregorio Magno, Dialoghi, cur. M. Simonetti – S. Pricoco, pp. XIX-XXII).. Gregorio avrebbe progettato i primi tre libri, dedicati ai santi italici e ai loro miracoli, come un trittico avente al suo centro la figura di s. Benedetto. Il quarto libro costituirebbe non unappendice, bensì il coronamento di questo trittico, con linserimento del disegno agiografico di Gregorio in una più ampia prospettiva escatologicaGrégoire le Grand, Dialogues, I, cur. A. de Vogüé, pp. 52-54.. Lunità dellopera, inoltre, è sempre garantita dalla cornice narrativa del dialogo fra Gregorio e Pietro, che svolgono – come personaggi – un ruolo fissoCfr. Gregorio Magno, Dialoghi, cur. M. Simonetti – S. Pricoco, pp. XXVIII-XXXII; A. deglInnocenti, Dialogi (Lopera), p. 90; Idem, Pietro, diacono, in Enciclopedia Gregoriana, cur. G. Cremascoli – A. DeglInnocenti, Firenze 2008, p. 267.: Pietro, che esprime il sentire comune, rivolge al pontefice domande e chiarimenti, esprime dubbi e incertezze, dimostra ammirazione e approvazione per quanto ha appena sentito dire; Gregorio, invece, risponde ai quesiti, racconta i miracoli compiuti dai santi e commenta quanto appena detto, esponendo questioni di carattere morale e dottrinale, finalizzate a istruire e edificare i lettori. I discorsi di Gregorio si dividono sempre fra un momento di narratio, dedicato al racconto degli episodi miracolosi, ed uno di expositio, in cui quanto detto viene integrato e chiarito da un punto di vista morale e dottrinale (nel quarto libro, anche da un punto di vista teologico).

Contenuto dellopera I libro: nel prologo, Gregorio espone le circostanze e le motivazioni che hanno portato alla stesura dellopera. Dopo aver rivelato allamico di essere oppresso dalle preoccupazioni terrene e di provare nostalgia per la vita monastica, acuita dal ricordo di alcuni personaggi che praticarono una vita di totale ascesi, Pietro confessa a Gregorio di non sapere se in Italia ci siano stati dei santi uomini (boni viri) che abbiano praticato miracoli e virtù (signa et virtutes) e invita per questo il pontefice a dedicarsi alla narrazione delle azioni miracolose che li hanno visti protagonisti. Accolto linvito, Gregorio si accinge a raccontare quanto ha appreso da fonti degne di fede o ha esperito in prima persona. Segue il racconto dei miracoli del primo gruppo di santi, alla fine del quale Pietro chiede a Gregorio perché nel presente non esistano più uomini della loro levatura. Gregorio risponde affermando che essi non mancano e che la loro santità non può essere negata per il fatto che non compiono miracoli, in quanto il fondamento di una vita pia in virtute est operum, non in ostensione signorumVitae namque vera aestimatio in virtute est operum, non in ostensione signorum (Dialog. I, 12, 4), "La vera valutazione del modo di vivere si basa sulla virtù delle opere, non sulla manifestazione di fatti prodigiosi" (trad. M. Simonetti).. Pietro, convinto da questa risposta, esorta Gregorio a proseguire. II libro: il libro è interamente dedicato a s. Benedetto da Norcia. Dopo alcuni brevi cenni biografici, Gregorio passa a raccontare i miracoli compiuti e le profezie pronunciate dal santo, con particolare attenzione alle cosiddette profezie storiche. Nella parte finale del libro, vengono raccontati un miracolo compiuto dalla sorella di Benedetto, s. Scolastica, e alcune visioni da lui avute. Dopo un accenno alla Regula, fondamentale per il lettore che voglia conoscere i modi di vita del santo, vengono raccontati la morte di s. Benedetto e gli eventi miracolosi che la seguirono. III libro: si tratta del libro che propone il maggiore numero di santi (trentaquattro, a cui si aggiungono tre gruppi di martiri). Nellultimo capitolo, Gregorio racconta la visione avuta dal vescovo di Ferento, Redento, a cui il martire Eutichio annunciò la fine ormai prossima del mondo e i segnali del suo arrivo. Gregorio mette in rapporto il contenuto della visione con i drammatici eventi del suo tempo e, in particolare, con la discesa dei Longobardi in Italia e la scia di devastazione e morte lasciata nel loro cammino. Approssimandosi la fine del mondo, Gregorio esorta ancora di più al disprezzo per i beni terreni a favore di quelli celesti. Interviene a questo punto Pietro, il quale fa presente al pontefice come non siano pochi quanti credano – anche allinterno della stessa Chiesa – che lanima non sopravviva dopo la morte. Gregorio viene quindi invitato a trattare largomento per persuadere quanti ancora sono dubbiosi. IV libro: gli argomenti presenti nellultimo libro sono numerosi, per quanto fra loro strettamente connessi: la sopravvivenza dellanima dopo la morte (a cui si collegano i racconti di visioni di anime che si separano dal corpo al momento del trapasso, di morti seguite da eventi soprannaturali che dimostrano limmortalità dellanima e di profezie pronunciate da morenti); la sorte delle anime malvagie prima del giudizio finale; linferno e la sua natura; la possibilità per giusti e reprobi di riconoscersi nellaldilà; la resurrezione di chi è defunto per errore; la visione del diavolo in punto di morte; la possibilità dellesistenza di un fuoco purificatore; la morte; la purificazione dal peccato; il valore dei sogni. Rispetto ai primi tre libri, il quarto presenta un andamento nettamente più didattico, con talvolta il ricorso a exempla. Dopo linvito a far celebrare Messe per i defunti, perché siano liberati prima dalle loro pene purgatoriali, e la dimostrazione degli effetti immediati che leucaristia può avere anche per i viventi, lopera si conclude con lesaltazione del mistero eucaristico.

Tematiche dellopera I Dialogi sono unopera complessa, in cui sono presenti temi e motivi diversi. Se ne possono individuare tre principali linee di letturaA. DeglInnocenti, Dialogorum libri IV, in Scrittura e storia. Per una lettura delle opere di Gregorio Magno, cur. L. Castaldi, pp. 259ss.:

Il rapporto miracoli-virtù. Per Gregorio, i miracoli sono la rappresentazione esteriore della santità, ma non vanno identificati con essa, in quanto lelemento costitutivo di una vita santa è invece la virtùCfr. Idem, Dialogi (Lopera), p. 92; Idem, Dialogorum libri IV, pp. 261-262; Gregorio Magno, Dialoghi, cur. M. Simonetti – S. Pricoco, pp. XXXII ss.. La grande attenzione dimostrata nellopera per i miracoli, tuttavia, è solo apparentemente paradossale. Gregorio, infatti, dovette percepire la necessità di dare conforto ai fedeli in unepoca storica tanto turbolenta attraverso il racconto di un mondo in cui i santi operano miracoli e agiscono a diretto beneficio degli uominiA. DeglInnocenti, Dialogorum libri IV, pp. 258ss.. La centralità della figura di s. Benedetto da Norcia. Per Gregorio, s. Benedetto rappresenta lespressione più alta e completa della perfetta vita cristiana. S. Benedetto riassume in sé i tratti del monaco, del taumaturgo, del visionario e del profeta. Proprio questultimo tratto risulta il più interessante e caratteristico della figura del santo, in quanto non rientra nei tradizionali attributi del monaco: anche in questo caso, probabilmente, Gregorio sentì la necessità pastorale di delineare la figura di un santo che, oltre a condurre una vita di ascesi e contemplazione, fosse in grado di venire in soccorso dellumanità e guidarla nei momenti di maggior crisiCfr. Idem, Dialogi (Lopera), p. 92; Idem, Dialogorum libri IV, pp. 262-264; Gregorio Magno, Dialoghi, cur. M. Simonetti – S. Pricoco, pp. LI-LII..