Il Type 89 Yi-Go o I-Go è stato un carro armato medio giapponese impiegato sia dall'esercito che dalle forze da sbarco della Marina imperiale giapponese durante la seconda guerra sino-giapponese e la guerra del Pacifico.

Progettato come un veicolo da supporto per la fanteria, fu concepito in gran parte autonomamente dal Giappone e formò il nucleo dell'arma carrista nipponica per tutti gli anni trenta prima che ne fosse prevista la sostituzione con progetti più moderni: ma anche dopo l'arrivo del Type 97 Chi-Ha continuò a essere usato in prima linea, sebbene cominciasse a decadere di fronte ai veicoli esteri. Del tutto obsoleto nel tardo 1941, prese parte all'invasione delle Filippine. In seguito i Type 89 furono adoperati da postazioni difensive oppure interrati a mezzo per contrastare le truppe avversarie, ma non rappresentarono mai un serio pericolo per gli M3/M5 Stuart o gli M4 Sherman statunitensi.

Storia Sviluppo Fin dagli ultimi mesi della prima guerra mondiale il Giappone aveva iniziato ad acquistare piccole quantità di carri armati francesi e britannici, in quanto la sua industria non era ancora in grado di concepire simili macchine. Nel 1925 i vertici dell'esercito imperiale decisero di costituire la specialità carrista, i cui reparti sarebbero stati equipaggiati con mezzi indigeni visto che dall'Europa non arrivavano veicoli di nuova concezione: furono stanziati i fondi per la progettazione di un carro armato leggero che operasse a supporto della fanteria, mansione che richiedeva elevate capacità fuoristrada e affidabilità meccanica.

In quest'ottica la sezione tecnica dell'esercito cooperò con l'arsenale di Osaka (Osaka Rikugun Zoheisho) e le aziende della siderurgia pesante per la costruzione di un prototipo, incarico che richiese quasi due anni di lavori: nel 1927 fu presentato il "Carro armato sperimentale Numero 1". Il veicolo era ben riuscito, ma la mole decisamente eccessiva unita alle scarse prestazioni e al motore difettoso decretarono il rifiuto delle alte sfere.Nei mesi successivi arrivò in patria un esemplare del carro medio Vickers Mark C comprato dalla Gran Bretagna: i giapponesi lo testarono e analizzarono con attenzione, tanto che nel 1928 fu steso un nuovo piano di sviluppo che coniugava l'esperienza maturata con il Type 87 alle caratteristiche migliori del Mark C.

Ad aprile 1929, appena dopo essere stato completato, il "Carro Armato Sperimentale No. 2" fu sottoposto a un ciclo di collaudi: dimostrò di saper superare ostacoli alti circa 90 centimetri, guadi profondi quasi 1 metro e trincee larghe 2 metri, valore che si accrebbe di mezzo metro quando fu adoperata una coda espressamente progettata per facilitare il superamento di fossati. Al termine delle prove l'esercito si disse soddisfatto e accettò il mezzo con la denominazione ufficiale di "Type 89 Yi-Go". In questa designazione la cifra indicava in forma abbreviata l'anno 2589, corrispondente a 1929 del calendario gregoriano in uso presso l'Occidente; la prima sillaba, sostituibile anche con una I, stava per la parola "primo" e la seconda per "modello, veicolo": quindi l'espressione è traducibile in italiano come "primo modello (di carro armato) dell'anno 2589 (Type 89)". Il Type 89 ricevette la qualifica di carro armato medio visto che il peso superava di poco le 10 tonnellate, limite oltre il quale un corazzato non era più considerato leggero da parte delle forze armate nipponiche.

Produzione e modifiche A seguito del risultato positivo dei collaudi i vertici militari decisero di produrre il Type 89 presso l'arsenale di Sagami che, non possedendo stabilimenti sufficienti, dovette rinunciare a gran parte del lavoro. La Mitsubishi si aggiudicò il contratto ed edificò un'apposita fabbrica: coadiuvata dall'arsenale, la ditta fabbricò il Type 89 di entrambi i modelli dal 1931 al 1939, toccando la maggior punta produttiva nel biennio 1932-1934. Il Type 89 divenne così il primo carro armato con motore diesel a essere prodotto in grande serie.

Quanti esemplari delle due varianti A e B siano stati completati è difficile da dire. Due fonti concordano su 113 e 298 unità dei rispettivi modelli per un totale di 411 veicoli. Una riporta che furono consegnati 278 Type 89 A e 126 Type 89 B per complessivi 404 veicoli. Una terza fonte parla di 220 esemplari della prima versione e di 189 della seconda, arrivando a 409 mezzi prodotti.

Dal 1932 vennero introdotte alcune modifiche direttamente sulla catena di montaggio. Lo scafo ebbe la piastra frontale sostituita da un singolo pezzo un poco inclinato, a unire il tetto con il pavimento (più pronunciato). La torretta fu rimpiazzata da un nuovo modello, con una cupola molto più larga dotata di portello a due ante: ciò dette una forma fortemente asimmetrica alla torretta, sfaccettata sul lato sinistro (dove era stata spostata la mitragliatrice Type 91) e curvilinea su quello destro. Fu altresì eliminato il portello superiore, ricavata una botola nel retro della torre e modificato il supporto del cannone, cui fu assegnato un mantelletto da 19 mm. A partire dal 1936 si verificarono ulteriori interventi: vennero invertite le postazioni del mitragliere, del pilota e dello sportello d'accesso, ora ad anta singola. I rulli superiori del treno di rotolamento furono ridotti a quattro e vennero fissati direttamente allo scafo, permettendo di ridurre la superficie del pannello corazzato. Infine la coda posteriore divenne un equipaggiamento standard e le maglie dei cingoli furono ridisegnate per una migliore presa sul terreno; i cingoli stessi furono scambiati con un modello largo 322 mm formato da 80 elementi.

Dal 1937 una parte dei Type 89 fu armata con un cannone Type 97 da 57 mm lungo 18,5 calibri (L/18,5) con qualche capacità anticarro e il peso complessivo raggiunse le 14 tonnellate; una fonte però smentisce questo cambiamento in termini di armamento e mole mentre un'altra asserisce che l'intera serie d'aggiunte o sostituzioni risale al 1934.

Impiego operativo Teatro cinese (1932-1938)

Il battesimo del fuoco avvenne durante l'Incidente di Shanghai del febbraio 1932, quando la 2ª compagnia carri indipendente del capitano Shigemi, equipaggiata con cinque Type 89 Chi-Ro e dieci Renault NC, fu inviata nella città per supportare un reparto delle Kaigun Tokubetsu Rikusentai: le strade strette e gli edifici fittamente costruiti permisero spesso alle forze cinesi di contenere le puntate dei corazzati nipponici. Al suo primo combattimento, comunque, il Type 89 si dimostrò nettamente superiore ai carri francesi in termini di affidabilità meccanica, tanto che gli NC27 vennero radiati subito dopo l'operazione. Il carro nipponico dette una prova talmente buona di sé (dovuta in parte al mediocre livello tecnico delle forze cinesi) che nel 1933 vennero costituiti tre reggimenti ognuno dei quali si componeva di venti Type 89 equamente suddivisi in due compagnie; due rimasero in Giappone mentre il terzo fu inviato a Kungchuling in Manciuria. Verso la fine di febbraio 1933 l'impero nipponico guardava con interesse alla provincia del Jehol, subito a sud dell'area mancese; perciò distaccò a sostegno delle truppe incaricate dell'operazione la 1ª compagnia carri speciale del capitano Hyakutake, che era stata da poco riequipaggiata con undici Type 89 a seguito dell'esperienza di Shanghai. Coadiuvati da due tankette Type 92 Jyū-Sokosha, i carri furono lanciati all'attacco da Chaoyang il 1º marzo e raggiunsero Chengde il 4 marzo, dopo aver coperto 320 chilometri e sostenuto con successo diversi scontri.

Durante il corso del 1934 vennero organizzate altre tre compagnie nella zona di Chou-Ling che andarono a formare il 4º reggimento carri, posto alle dipendenze della 1ª brigata mista.

Il 7 luglio 1937 a Lukouchiao si verificò l'Incidente del ponte di Marco Polo che scatenò la seconda guerra sino-giapponese e pose le premesse per la deflagrazione della guerra nel Pacifico. I giapponesi mobilitarono la 1ª brigata mista indipendente del maggior generale Sakai, composta da dodici Type 89, tredici Type 95 Ha-Go di recente progettazione, dodici tankette Type 94 TK e quattro veicoli del genio: dopo aver marciato su Hebei il reparto combatté vicino a Pechino, poi partecipò all'occupazione della provincia di Quhar compiendo un trasferimento di ben 700 chilometri in cinque giorni. Le battaglie che si svolsero nell'area videro un impiego parcellizzato della brigata, dottrina che sollevò le critiche del maggior generale Tojo, a capo del complesso di forze incaricato dell'invasione. Il mese successivo la guarnigione di 2.500 Rikusentai stanziata a Shanghai dai primi anni 1930 (appoggiata da un'unità corazzata di sei-otto Type 89) fu investita da forze cinesi notevolmente superiori, circa 50.000 uomini: l'esercito giapponese organizzò un'operazione anfibia sbarcando a nord della città con due divisioni di fanteria, unità ausiliarie e il 5º battaglione carri del colonnello Hosomi, equipaggiato con trentadue Type 89 oltre a quindici tankette Type 94. Gli scontri infuriarono nei sobborghi dove ancora una volta le truppe cinesi sfruttarono il caotico ambiente urbano per annullare il vantaggio in mezzi blindati dei giapponesi: a settembre però, dopo feroci combattimenti, l'assedio fu rotto e i nazionalisti di Chiang Kai-shek messi in fuga. Mentre la battaglia per Shanghai stava per giungere alla conclusione, il 14 settembre il Giappone lanciò un'offensiva da Pechino verso sud. Le divisioni schierate nella 1ª armata godettero dell'appoggio del 1º e 2º battaglioni carri: comandanti rispettivamente dal colonnello Baba e dal parigrado Imada, riunivano ben settantotto Type 89 e quarantuno tankette Type 94 TK. L'attacco si sviluppò con successo e si stabilizzò su una direttrice sud-ovest: l'avanzata nipponica vide operare ancora una volta i carri armati in maniera disorganica e a supporto delle fanterie.

Nell'aprile 1938 Chiang Kai-shek decise di contrattaccare l'Impero giapponese e guadagnarsi così l'attenzione internazionale: la battaglia esplose nella città di Taierchwang, presidiata da circa 10.000 soldati nipponici rinforzati da sette Type 89 e cinque Type 94, distaccati dall'"unità carri della Cina" e sotto il controllo di un certo Tamura. Questa volta l'esito dello scontro fu favorevole ai cinesi, che inoltre catturarono tre Type 89. Appena un mese più tardi l'esercito imperiale aveva ripreso le operazioni con rinnovata potenza e i cinesi concentrarono più di sessanta divisioni attorno a Hsuchou, che i comandanti nipponici decisero di cingere d'assedio: a nord fu dispiegata la Forza di spedizione della Cina del nord con quattro divisioni e a sud si schierò la Forza di spedizione della Cina centrale forte di tre divisioni; il 5º battaglione carri di Hosomi, dotato di trentadue Type 89 e quindici Type 94 fu destinato a fornire appoggio alle truppe. Al fine di completare l'accerchiamento furono inviati sul fianco occidentale della città il 1º e 2º battaglioni carri: quest'ultimo era formato esclusivamente da trentasei Type 89, mentre il primo reparto, al comando del colonnello Iwanaka, contava ventiquattro Type 89 e otto Type 94. La battaglia di Hsuchou avrebbe potuto rappresentare una formidabile vittoria giapponese se l'accerchiamento fosse stato compiuto da forze più numerose: infatti la maggior parte delle divisioni cinesi riuscì a sfuggire, regalando ai nipponici una sterile vittoria tattica.