A causa del suo ruolo nel conflitto in Darfur, e in particolare dei crimini effettuati dall'esercito sudanese contro la popolazione civile di etnia non araba, nel 2009 la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto nei suoi confronti per crimini di guerra e crimini contro l'umanità.
Biografia Carriera militare Nato nel piccolo villaggio di Hosh Bannaga nel 1944, ma cresciuto a Khartum, al-Bashīr si arruolò giovanissimo nell'esercito sudanese e studiò nell'Accademia Militare Egiziana a Il Cairo. Salì rapidamente di grado e divenne un paracadutista. Successivamente, al-Bashīr servì nell'esercito egiziano durante la guerra contro Israele nel 1973, detta guerra del Kippur. Tornato in Sudan dalla guerra del Kippur, fu posto a capo delle operazioni militari contro l'Esercito di Liberazione del Popolo del Sudan che avevano luogo nella parte meridionale del paese.
Diventato generale già negli anni ottanta, prese il potere tramite un golpe il 30 giugno 1989, rovesciando il primo ministro democraticamente eletto, Sadiq al-Mahdi. È giunto al potere nel 1989, quando, come colonnello dell'esercito sudanese, ha guidato un gruppo di ufficiali in un incruento colpo di Stato militare che ha rimosso il governo del primo ministro Sadiq al-Mahdi.
Al-Bashīr mise immediatamente al bando ogni partito politico, censurò la stampa e sciolse il Parlamento, assumendo su di sé il totale controllo della nazione. Più tardi assunse il ruolo di presidente del Consiglio del Comando Rivoluzionario per la Salvezza Nazionale (un organo appena creato con poteri sia legislativi sia esecutivi) e si autonominò capo di Stato, primo ministro, capo di stato maggiore e ministro della difesa. Si è insignito inoltre del grado di feldmaresciallo.
Governo
Al-Bashīr si alleò in seguito con Hasan al-Turabi, capo del Fronte Islamico Nazionale, per implementare uno stato fondamentalista islamico nel nord del Paese. Al-Bashīr promulgò un nuovo codice penale e mise in vigore la Shari'a nel nord del Paese nel 1991, facendo rispettare entrambi da giudici islamici e dalla "polizia di ordine pubblico" (una sorta di polizia religiosa).
Il 16 ottobre 1993 i poteri di al-Bashīr aumentarono vertiginosamente quando, dissolto il Consiglio del Comando Rivoluzionario per la Salvezza Nazionale, si proclamò presidente arrogandosi tutte le prerogative prima riservate a quell'organo. Al-Bashīr fu rieletto presidente in occasione delle elezioni presidenziali del 1996, del 2000, del 2010 e del 2015. A partire dalla metà degli anni '90, ebbe inizio una faida tra al-Bashīr e Turabi, soprattutto a causa dei legami di quest'ultimo con i gruppi fondamentalisti islamici e il permesso accordato a Osama bin Laden di risiedere in Sudan.
Nel 1998 il presidente e il suo Comitato Presidenziale promulgarono una nuova Costituzione, mentre nel 1999 egli e il Parlamento emanarono una legge che permetteva la creazione di associazioni politiche minoritarie, critiche verso di lui. Queste associazioni hanno sempre fallito il tentativo di raggiungere una rappresentanza significativa.
Il 12 dicembre 1999 al-Bashīr spodestò il suo vecchio alleato Hasan al-Turabi, all'epoca presidente del Parlamento, con un colpo di palazzo condotto con truppe e carri armati davanti al palazzo del Parlamento, nel tentativo di far uscire il Sudan dal disastroso isolamento internazionale a cui lo avevano condotto gli avventurismi ideologici di Turabi. Allo stesso tempo, il Sudan lavorò per placare le critiche internazionali nei confronti del regime espellendo i membri della Jihad islamica egiziana e incoraggiando bin Laden a lasciare il Paese.
Il 26 aprile 2010 al-Bashīr ha vinto nuovamente le prime elezioni multipartitiche della storia del suo Paese e ha prestato giuramento per il suo nuovo mandato presidenziale il 27 maggio 2010.
Ad aprile 2015 Al Bashir ha vinto le elezioni battendo l'opposizione con uno schiacciante 94,5% dei voti. L'opposizione ha fortemente criticato la parzialità del giudizio senza però ottenere nessun risultato.
Spodestamento dal potere
L'11 aprile 2019, dopo quattro mesi di massicce proteste popolari che ne invocavano la rimozione dal potere, i militari si schierano intorno al palazzo presidenziale e tramite un incruento colpo di Stato hanno destituito al-Bashīr, che da allora si dice che sia tenuto in una "struttura sanitaria ad alta sicurezza"Thomas Mukhwana, International court tells BBC of breakthrough in Sudan war crimes probe, BBC news, 9 luglio 2026..
Critiche
Accuse di corruzione Durante la sconda guerra civile sudanese (1983–2005), al-Bashir sarebbe stato responsabile del saccheggio di una parte consistente della ricchezza del Sudan. Secondo cablogrammi diplomatici statunitensi trapelati, circa 9 miliardi di dollari sottratti sarebbero stati depositati in banche di Londra. Luis Moreno Ocampo, procuratore capo della Corte penale internazionale (CPI), dichiarò che parte di tali fondi sarebbe stata custodita presso il Lloyds Banking Group, allora parzialmente nazionalizzato. Ocampo avrebbe inoltre riferito a funzionari statunitensi che rendere pubblica l'entità delle somme sottratte avrebbe potuto influenzare l'opinione pubblica sudanese contro al-Bashir. In un'intervista concessa a The Guardian, al-Bashir respinse le accuse di Ocampo.
Scacchiere internazionale
Il Sudan sostenne l'Iraq nella sua invasione del Kuwait e fu accusato di ospitare e fornire assistenza a gruppi terroristici islamici. A partire dai primi anni novanta, terroristi del calibro di Carlos lo Sciacallo, Osama bin Laden e Abū Niḍāl hanno risieduto a Khartūm. Il governo sudanese, disturbato dagli atteggiamenti libertini di Carlos, lo consegnò agli agenti francesi nel 1994. Al-Bashīr avrebbe offerto all'amministrazione Clinton l'arresto e l'estradizione di bin Laden, offrendo anche informazioni di intelligence dettagliate, sebbene gli Stati Uniti neghino ogni addebito.
Nel 1998 gli Stati Uniti bombardarono l'industria farmaceutica di al-Shifa, che avrebbe dovuto produrre segretamente armi chimiche per bin Laden, sebbene gli Stati Uniti non siano mai riusciti a dar prova di questa tesi, e abbiano impedito una commissione d'inchiesta su questo accadimento. Come conseguenza, il Sudan fu posto nella lista dei Paesi sostenitori del terrorismo da parte degli Stati Uniti, la cosiddetta lista nera; il governo sudanese e il suo presidente, tuttavia, negano con forza ogni responsabilità o collusione con il terrorismo internazionale.
Al-Bashīr pronunciò una dura condanna degli attentati dell'11 settembre 2001; nel 2002 fece addirittura pressioni su Saddam Hussein per permettere agli ispettori internazionali di controllare il suo arsenale in cerca di armi di distruzione di massa, che non furono mai trovate.
Nonostante i numerosi sforzi di al-Bashīr per negare le sue connessioni con le reti terroristiche, il Sudan rimane costantemente e minuziosamente monitorato dagli Stati Uniti, e non più tardi dell'aprile 2004 il presidente statunitense George W. Bush ha richiesto ad al-Bashīr di sostenere i suoi sforzi nel combattere il terrorismo e di seguirne l'esempio.
Intervento militare in Yemen Nel 2015 il Sudan partecipò all'intervento militare in Yemen guidato dall'Arabia Saudita contro i ribelli Huthi di orientamento sciita e le forze fedeli all'ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, deposto nel corso della rivoluzione yemenita del 2011-2012.
Secondo un'analisi di Reuters, «la guerra nello Yemen ha offerto a Omar Hassan al-Bashir, abile operatore politico al potere in Sudan da un quarto di secolo, l'opportunità di dimostrare alle ricche potenze sunnite di poter rappresentare una risorsa nella lotta contro l'influenza iraniana, purché il prezzo fosse adeguato».
Guerra civile
Il Sudan è tristemente famoso per la guerra civile che ha dilaniato il Paese per più di 19 anni, vedendo contrapposte la parte settentrionale, araba e musulmana, e quella meridionale, cristiana e animista, risultante fino ai giorni nostri in milioni di sudanesi del sud uccisi, esiliati, lasciati morire di fame e privati dell'educazione e della dignità umana.
Per via di questi avvenimenti, il Sudan fu fatto oggetto di numerose sanzioni internazionali. L'attenzione occidentale si intensificò nel 2001 con i dirigenti delle Nazioni Unite che domandarono ad al-Bashīr di prodigarsi per la risoluzione del conflitto armato, e per il permesso alle organizzazioni umanitarie e internazionali di entrare nel paese ad alleviare le sofferenze dei profughi. Molti progressi furono fatti durante il 2003, e nel 2004 al-Bashīr acconsentì a garantire un'autonomia alle regioni del Sud della durata di 6 anni, alla fine della quale gli abitanti del sud potranno esprimersi sulla loro indipendenza dal Sudan. Tuttavia ha tenuto discorsi e dichiarazioni in cui "sconsiglia" agli abitanti del Sud di sostenere l'indipendenza.
Nel mese di ottobre 2004, il governo di al-Bashīr ha negoziato la fine alla seconda guerra civile sudanese, una delle più lunghe e cruente guerre del XX secolo, con la concessione di una limitata autonomia al Sudan Meridionale. Tuttavia, è stato ampiamente criticato per il ruolo svolto nel conflitto del Darfur, dove il genocidio attuato nei confronti della popolazione non afro-araba ha portato alla morte di un numero imprecisato di persone (probabilmente tra le 200.000 e le 400.000). Il suo governo ha portato a violenti scontri tra le milizie Janjawid e gruppi di ribelli, come l'Esercito di Liberazione del Popolo del Sudan e il Movimento Giustizia e Uguaglianza, sotto forma di guerriglia nella regione del Darfur. La guerra civile ha provocato più di 2,5 milioni di profughi, nonché una crisi nelle relazioni diplomatiche tra lo stesso Sudan e il Ciad.
Nel gennaio 2011 nelle regioni meridionali si è tenuto il previsto referendum per la secessione dal Nord del Sudan e la creazione di uno Stato indipendente, già parte dell'accordo di Naivasha del 2005 tra il governo di Khartum e i ribelli dell'Esercito di Liberazione del Popolo del Sudan (SPLA). Il 7 febbraio al-Bashīr ha riconosciuto i risultati del referendum e ha proclamato la nascita dello stato del Sudan del Sud, indipendente dal 9 luglio dello stesso anno.
Darfur
Proprio mentre il conflitto quarantennale con il Sud del paese stava scemando un nuovo, terribile, conflitto si affacciò nelle province occidentali del Darfur nel primo 2003. Le autorità statunitensi dichiararono nel 2004 che «...un genocidio è stato commesso nel Darfur...» e che «...governo sudanese e i Janjawid sono colpevoli...» e che «...il massacro potrebbe ancora essere in atto».
Al-Bashīr dichiarò di aver schiacciato la ribellione nel febbraio 2004; i massacri, tuttavia, continuano ancora oggi, esigendo sempre prezzi in termini di vite umane molto salati, nonostante un cessate-il-fuoco sia stato dichiarato. Nel giugno del 2004, il segretario di Stato Colin Powell incontrò al-Bashir, incalzandolo a porre termine al conflitto, concludendo la pace con gli abitanti del Darfur e permettendo gli aiuti umanitari nella regione. Tre giorni dopo l'allora segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan incontrò il presidente, domandandogli il disarmo immediato degli Janjawid.