Tre storie extra vaganti è una raccolta di saggi storici scritti da Carlo M. Cipolla, pubblicata nel 1994 dalla casa editrice il Mulino.
Il primo capitolo, Uomini duri, racconta le vicende storiche di una famiglia di banchieri fiorentini del Trecento, i Bardi. Il secondo, La truffa del secolo (XVII) racconta di una frode compiuta attraverso la falsificazione di monete d'argento francesi. Nel terzo, I Savary e l' Europa, vengono commentati due trattati francesi del Seicento e Settecento dedicati al commercio e alle manifatture.
I saggi legano strettamente gli aspetti storici e quelli economici.
Saggi Uomini duri
La Famiglia dei Bardi, all'inizio del Trecento, era una potente compagnia mercantile e finanziaria, aveva tra i 100 e 120 dipendenti e faceva affari con le persone più ricche del tempo come principi, re e cardinali. La Compagnia dei Bardi diventò ancora più famosa per il fallimento del 1346, in particolare per il mancato rimborso del debito della corona inglese. Ancora oggi i Bardi sono considerati una delle glorie nazionali.
Durante l'Alto Medioevo (VII - X secolo) il commercio non era molto sviluppato e veniva condotto dai "mercatores", mercanti che girovagavano da un castello all'altro, svolgendo anche attività poco lecite. I "mercatores" erano visti come dei vagabondi senza patria, venivano chiamati "homines duri".
Con la Rivoluzione Commerciale del XI secolo cambiò il modo di fare commercio. Le merci arrivavano nelle maggiori piazze e venivano gestite da dipendenti che avevano conoscenze sulla contabilità mercantile. I mercanti, oltre ad esercitare il commercio, svolgevano anche attività manifatturiera e finanziaria.
In Italia nasce una nuova organizzazione commerciale formata da famiglie, detta "compagnia". All'inizio erano i membri della famiglia ad apportare il capitale; successivamente iniziarono ad accettare anche capitale da membri esterni. I Bardi formarono varie compagnie, limitate nel tempo e con responsabilità limitata in modo da ridurre le perdite di denaro in caso di insuccesso. La compagnia dei Bardi, con il tempo, crebbe fino ad avere all'incirca 25 filiali sparse nelle più importanti città.
Con la crisi scoppiata negli anni trenta, i Bardi nel 1346 furono costretti a dichiarare bancarotta. Il crollo delle banche travolse molte compagnie e coinvolse anche il settore secondario e terziario. Prima di questa crisi i Bardi avevano deciso di sciogliere la vecchia compagnia e fondarne una nuova: la "Societas Bardorum de Florentia quae appellatur societas Domini Rodulfi de Bardis et sociorum". Questa compagnia era composta da 11 soci, di cui 6 erano membri della famiglia. La nuova compagnia durò poco e cominciò ad avere problemi con l'inizio della crisi.
I Bardi, guidati da Piero di Gualterotto, iniziarono a progettare una congiura contro il governo che fu scoperta nel 1340 e portò all'esilio di 16 membri della famiglia. Nel 1332 Piero acquistò dagli Alberti il castello di Vernio, con un'estensione di circa 18 miglia e una popolazione di 3 o 4 mila abitanti. La posizione di Vernio era molto importante perché si trovava sulla strada che collegava Firenze e Bologna nei commerci. La popolazione di Vernio saccheggiava molto spesso i mercanti di passaggio. Questa pratica attirò Piero, che cercò di ottenere il monopolio del brigantaggio e renderlo lecito. Il governo, quando capì l'importanza che aveva Vernio, costrinse Piero a vendergliela per 4960 fiorini. Piero decise così di allearsi con i Pisani contro Firenze.
Anche Aghinolfo, fratello di Piero, si alleò con i pisani e firmò un trattato conto i fiorentini. I fiorentini risposero con una nuova condanna nei loro confronti che fu annullata dal Duca di Atene nel 1342. Oltre all'annullamento delle condanne, ai Bardi venne restituito anche il castello di Vernio. Così Piero e Aghinolfo decisero di rifugiarsi lì.
Durante gli anni trenta e quaranta la Zecca Fiorentina aveva emesso meno moneta argentea, provocando una carenza di moneta, soprattutto dei "quattrini", che erano molto usati nel commercio al dettaglio essendo la moneta più piccola. I fratelli Bardi decisero di approfittare di questo momento per mettersi a fabbricare moneta falsa. La produzione di moneta falsa avrebbe portato molti più rischi che guadagni. Le leggi del tempo, infatti, erano molto severe nei confronti dei falsari: chi veniva condannato per questo crimine veniva bruciato vivo sul rogo.
I fratelli Bardi decisero di iniziare la loro attività in località Castiglione, di proprietà degli eredi di messer Bastardo de Manzano. Le monete che scelsero di falsificare furono i carlini, gli anconetani, i lucchesini, i sextini e i quattrini. I processi per produrre la moneta richiedevano molti dipendenti. All'inizio contattarono Jacopo Stricchia da Siena e lui indicò Lucio da San Gimignano e Guccio da Siena. Sozzo, Aghinolfo, Rubecchio, Stricchia, Lucio e Guccio si incontrarono e capirono che non avevano le capacità per condurre l'impresa, così decisero di chiedere aiuto a Jacopo Dini da Siena e strinsero un accordo con lui.
Questa impresa finì del 1345, quando il podestà condannò al rogo Sozzo, Aghinolfo e Rubecchio, accusandoli di cospirare nel coniare moneta falsa. I Bardi riuscirono a scappare prima della cattura mentre Sozzo si liberò della condanna, pagando una somma in denaro. Gli unici ad essere condannati furono Stricchia e Jacopo Dini. Lucio e Guccio non compaiono fra i condannati: si pensa che i due, sentendosi minacciati dai loro compagni, andarono a denunciarli alle autorità.
La ricostruzione di Cipolla mostra come i Bardi artefici della truffa uscirono illesi, e furono solo alcuni dei loro complici a pagare per l'inganno da loro ideato; questa sembra una procedura tipica della famiglia:
La truffa del secolo (XVII)
Tra il 1655 e il 1675, in Francia fu condotta una grande opera di falsificazione di monete che coinvolse i liguri titolari di zecche e i turchi. Al centro di questa vicenda si trovano i Luigini, monete francesi in argento. In quel periodo, quando sul trono di Francia si trovava Luigi XIV, la zecca francese emise una serie di monete composte da uno scudo d'argento e dalle sue suddivisioni, cioè il mezzo scudo, il quarto di scudo e il dodicesimo di scudo: quest'ultimo era chiamato "Luigino". Il peso di quest'ultima moneta era di 2,5 grammi e la lega era di 967 millesimi; il suo valore nominale era di 5 soldi e ne servivano 12 per acquistare uno scudo.
Il Luigino diventò una moneta molto importante soprattutto per la Turchia, dove erano popolari, come ornamenti femminili, orecchini, collane e bracciali fatti con i Luigini. Questa enorme richiesta fece aumentare il valore di scambio della moneta. Essendo diventati merce, i Luigini seguivano la legge della domanda e dell'offerta e anche il loro prezzo seguiva questo andamento. Il denaro ricavato dalla vendita dei Luigini portò ad uno squilibrio del sistema monetario. L'aumento di domanda dei Luigini portò anche alla produzione di questa moneta in maniera illegale, con l'utilizzo di leghe più basse.
Gli speculatori francesi che decisero di produrre queste monete, per evitare di essere condannati per falsa monetazione, si rivolsero ad alcuni nobili liguri che avevano ancora il diritto di battere moneta. Anche i genovesi iniziarono a produrre i Luigini. Le prime monete prodotte avevano un valore poco inferiore a quella francese, ma questa situazione, nel corso di poco tempo, cambiò e dalle zecche liguri uscirono monete con un contenuto molto basso d'argento.
Nel 1665 i francesi iniziarono a preoccuparsi delle situazioni illegali che si erano sviluppate dietro la produzione dei Luigini, e iniziarono a raccogliere informazioni. La frode di cui erano vittime i turchi emerse nel 1667.
Gli inglesi di Livorno, che non avevano partecipato al traffico illecito dei Luigini, erano preoccupati della qualità di moneta messa in circolazione, avendo rapporti commerciali con il Vicino Oriente. Gli inglesi trovarono molte monete che contenevano meno di un terzo dell'argento e iniziarono a protestare contro il governo turco, mentre i turchi accusarono il governo francese di battere moneta falsa.
Dopo queste accuse le autorità francesi iniziarono a porre fine a questa situazione e, nel 1666, il Re di Francia abolì la lavorazione dei Luigini. Il 18 luglio 1667 anche Genova prese seri provvedimenti, condannando anche chi avesse tenuto in casa luigini proibiti, anche se fermare questo illecito non fu impresa facile.
Le leggi genovesi sulla produzione di moneta falsa erano molto severe, ma la produzione dei luigini falsi avveniva in feudi non direttamente governati da loro e questi, immuni alle leggi della capitale, continuarono la produzione della moneta. Genova si ritrovò isolata perché Firenze, Venezia e Francia si coalizzarono contro di lei.
Nel 1670, questa attività iniziò a diminuire. La Turchia non era più in grado di sostenere il disordine monetario che si era creato e si ritrovò ad avere una quantità di moneta argentea falsa che nessuno più voleva.
I Savary e l'Europa L'opera di Jacques Savary Le parfait négociant: ou Istruction générale pour ce qui regarde le commerce de toute sorte de marchandises tant de France que des pays estrangers uscì in Francia nel 1675. Questo trattato economico voleva essere una guida per i giovani mercanti francesi. L'opera ebbe molto successo e furono pubblicate molte edizioni dal 1679 in poi. Questa opera ebbe successo anche all'estero e venne tradotta in olandese nel 1683, in inglese e in italiano. Il titolo tradotto in italiano significa "Il Perfetto Mercante: ovvero Istruzione generale per quanto riguarda il commercio mercantile in Francia e nei paesi stranieri".
Cipolla nota che era molto strano che un'opera di questo tipo fosse prodotta da un francese e che sarebbe stato più intuitivo immaginarsi che venisse scritta in Olanda, che nel Seicento era una delle più grandi potenze economiche e finanziarie, oppure l'Inghilterra che, dalla metà del secolo, si era distinta per il progresso e per la finanza internazionale e stava per superare l'Olanda. Anche dall'Italia, spiega Cipolla, era possibile aspettarsi un'opera del genere per la grande produzione nazionale di manuali di mercatura, ma la crisi economica del Seicento rappresentava un impedimento per la produzione di un manuale di commercio. L'Inghilterra produsse molti trattati commerciali e finanziari, ma sono opere che non hanno la completezza di informazione che ha Le parfait négociant di Savary.
La Francia non aveva una grande tradizione commerciale e nella società era diffusa la convinzione che commercio e nobiltà dovessero rimanere separate. Il mercante veniva visto sempre come un individuo socialmente inferiore: anche se dimostrava di essere capace di fare fortuna, rimaneva sempre nelle classi più basse della società. Solo il commercio marittimo poteva essere praticato da un nobile senza incorrere nella derogeance, cioè la perdita di tutte le cariche nobili che erano incompatibili con alcune attività di commercio. Un vero cambiamento ci fu con l'ordinanza di Luigi XIII del 1623. L'articolo 452 stabiliva che i mercanti all'ingrosso, marchands grossiers, che erano proprietari di magazzini ma che non vendevano al minuto e che erano stati scabini o consoli o guardie del corpo, potessero essere fatti nobili.
Un editto del 1669 ampliava la scalata sociale: dichiarava che qualsiasi uomo che possedesse un vascello oppure quote di mercanzie appartenenti a mercanti non dovesse rinunciare ai titoli nobili e che potesse ottenerli, stabilendo la condizione che non si sarebbe impegnato nella vendita al dettaglio. Il commercio al dettaglio rimaneva sempre un ostacolo per la scalata sociale. L'attività finanziaria veniva considerata in maniera differente e praticarla rappresentava un buon modo per ottenere un titolo nobiliare.