Portoria (Portöia in ligure) è un quartiere centrale di Genova, amministrativamente compreso nel municipio I Centro Est.

Era uno dei sestieri in cui era suddivisa anticamente la città di Genova. Il suo nome è legato alla rivolta contro gli austriaci del 5 dicembre 1746, iniziata con il celebre episodio del Balilla.

Per secoli quartiere popolare e periferico, pur se compreso all'interno delle mura cittadine, con l'espansione urbanistica di fine Ottocento è divenuto il centro della città moderna. Sono comprese nell'area di Portoria alcune delle principali vie e piazze del centro di Genova: piazza De Ferrari, piazza Dante, piazza Corvetto, parte della centralissima via XX Settembre, la principale arteria della zona commerciale di Genova e via Roma.

Descrizione del quartiere Toponimo Il nome deriva dalla presenza di una porta delle mura cosiddette del Barbarossa per essere state realizzate nel XII secolo, attorno al 1155, in vista dell'approssimarsi dell'imperatore tedesco. Questa porta era detta Porta Aurea, o Porta d'Oria (perché situata ai limiti delle proprietà della famiglia Doria), nome che nella contrazione in genovese è diventato Portóia. I suoi resti, composti dall'arco di entrata e dalle due torri, mozzate nel XVIII secolo, vennero demoliti nei primi anni sessanta del Novecento con la ristrutturazione urbanistica dell'intero quartiere.Comune di Genova - Ufficio Statistica, Atlante demografico della città, luglio 2008.

Territorio

Storicamente il sestiere di Portoria comprendeva l'area tra le mura del Barbarossa e la cinta muraria cinquecentesca, costituita dalla valletta del Rivo Torbido e dal colle di Carignano. Il Rivo Torbido è un breve torrente (fin dal XVI secolo interamente coperto) che nasce dal colle di Multedo (nella zona di Piazza Manin, nel quartiere di Castelletto) e sfocia in mare nel cosiddetto "seno di Giano" (oggi interrato e compreso nell'area portuale), scorrendo al di sotto di via Palestro, Piazza Corvetto, via V Dicembre, Piazza Dante e Via Madre di Dio.

Con la costituzione delle circoscrizioni, nel XX secolo, al quartiere di Portoria fu accorpato quello di San Vincenzo, altro storico sestiere cittadino, creando la circoscrizione di "Portoria", suddivisa nelle "unità urbanistiche" di "San Vincenzo"Comprendente oltre alla zona di San Vincenzo propriamente detta anche il cuore dell'antico sestiere di Portoria. e "Carignano", entrambe oggi comprese nel Municipio I Centro Est.

La zona di Portoria propriamente detta comprende un quadrilatero irregolare con ai vertici Piazza Corvetto, Piazza De Ferrari, Piazza Dante e il Ponte monumentale. Confina a ponente con i quartieri Molo e Maddalena, a levante con San Vincenzo, a nord con Castelletto e a sud con Carignano.

Demografia Il territorio dell'ex circoscrizione di Portoria contava al 31 dicembre 2017 una popolazione di abitanti, di cui 5.262 nella sola "unità urbanistica" di San Vincenzo, che come detto comprende anche il cuore dell'antico sestiere di Portoria.

I dati storici disponibili riguardano la ex circoscrizione di Portoria nel suo complesso, con le due unità urbanistiche di S. Vincenzo e Carignano. La storia demografica della ex circoscrizione risente delle vicissitudini urbanistiche della zona. La popolazione, abitanti al primo censimento del 1861, sale a 40.260 nel 1901, dato che rappresenta il "massimo storico". Da allora, con la trasformazione di questi antichi quartieri popolari in un'area destinata a centri direzionali e attività del terziario, ha inizio un vistoso calo demografico. Gli abitanti, ancora 35.007 nel 1936, si riducono a 20.021 nel 1961 e a 12.514 nel 2017, di cui 5.262, come già accennato, nella sola unità urbanistica di San Vincenzo.

Storia Comunemente oggi il nome di Portoria è riferito al quartiere di Piccapietra, nel cuore della città moderna, ma la sua storia è antica: prima che le distruzioni belliche e, soprattutto, la speculazione edilizia cancellassero le antiche case di artigiani, i caruggi e le piccole piazze, sradicandone la popolazione, era una sorta di enclave socio-linguistica.

La storia del quartiere dal XIV al XVIII secolo ha gravitato intorno alle numerose corporazioni di mestieri che ebbero sede nei nuclei storici, fuori dalle mura cittadine, sorti nel Medioevo su proprietà fondiarie ecclesiastiche. Altro importante punto di riferimento del quartiere furono i due complessi ospedalieri di Pammatone e degli Incurabili, attivi dalla fine del Quattrocento fino ai primi decenni del Novecento.

Le operazioni urbanistiche dell'ultimo secolo hanno sistematicamente distrutto il tessuto urbano e sociale preesistente, portando alla scomparsa pressoché totale dei nuclei storici di Piccapietra, Ponticello e borgo Lanaioli, dei quali restano poche frammentarie testimonianze nell'attuale quartiere a destinazione prevalentemente direzionale e commerciale.

Le origini

Gran parte dell'area dell'attuale quartiere di Portoria, in epoca preromana (dal VI al III secolo a.C.) era occupata da una vasta necropoli che si estendeva dal Piano di Sant'Andrea all'omonimo colle ed all'area dove sarebbe poi sorta la chiesa di S. Stefano. I resti di queste sepolture vennero alla luce durante i lavori per la costruzione di via XX Settembre. Le tombe, simili a quelle etrusche, testimoniano la presenza etrusca a presidio dell'insenatura portuale, situata lungo la rotta per Marsiglia, attorno alla quale si era formato il primitivo insediamento.

Su quest'area, rimasta fuori dalle prime cerchie murarie cittadine, sorse dapprima (IX secolo) l'abbazia di Santo Stefano, alla quale faceva capo una vasta proprietà fondiaria di proprietà dei monaci benedettini dell'abbazia di San Colombano di Bobbio; le prime case sorsero verso la metà del XII secolo quando la città si dotò di una nuova cinta muraria, detta del Barbarossa, di cui facevano parte la porta Soprana e la porta Aurea; nel XIV secolo furono alcuni costruiti nuclei di case per accogliere i ceti artigiani; nello stesso periodo una nuova cinta muraria inglobava anche questi insediamenti.Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 2009

Questi nuclei urbani dal tardo Medioevo fino al Settecento furono sede di numerose corporazioni, tra le quali emergeva quella dei Tintori, ai quali era intitolato anche un vicolo nel vecchio quartiere, scomparso con le demolizioni del Novecento.

Così descrive la zona suoi "Annali" il Giustiniani, vescovo e storico, all'inizio del Cinquecento:

Nel Seicento nel quartiere fu aperta la strada Giulia, ampliando la precedente "Strada Felice" e realizzando il primo collegamento carrabile tra il centro di Genova e la bassa Val Bisagno. L'apertura di questa strada, larga sette metri, misura eccezionale per quei tempi, rese necessario l'abbattimento di numerosi edifici. Ricalcando il percorso di questa strada, alla fine dell'Ottocento sarebbe stata realizzata via XX Settembre.

Nel 1684 il primitivo quartiere quattrocentesco fu quasi completamente distrutto dal bombardamento navale francese e in breve tempo ricostruito con il contributo statale.

Gli ospedali di Portoria Tra il XV e il XVI secolo nella zona di Portoria sorsero i due ospedali citati dal Giustiniani, oggi scomparsi, che furono per diversi secoli il principale punto di riferimento dell'assistenza sanitaria cittadina. In quel periodo, in varie città italiane numerosi benestanti, mossi dalla fede religiosa o semplicemente dalla volontà di contribuire al bene della città, donavano parte del loro patrimonio per interventi a favore delle persone più bisognose. Queste iniziative benefiche cercavano di intervenire nei limiti delle possibilità del tempo per alleviare le situazioni di infermità causate dalle difficili condizioni di vita dei poveri, che costituivano la maggior parte della popolazione."La mia gente", Il Secolo XIX, Genova, 1983 Nel solco di questa tradizione si collocano le figure di Bartolomeo Bosco ed Ettore Vernazza, fondatori rispettivamente dell'ospedale di Pammatone e di quello "degli Incurabili".

Ospedale di Pammatone

L'ospedale di Pammatone, per quasi cinque secoli il principale ospedale cittadino, fu fondato nel 1422 da Bartolomeo Bosco. Dal 1471, per volontà del senato della Repubblica, fu destinato a sostituire i tanti piccoli ospedali sparsi per la città.

Tra il 1478 e il 1510 presso l'ospedale visse Caterina da Genova, dedicandosi all'assistenza dei malati e all'amministrazione della struttura, di cui fu anche direttrice.

L'ospedale fu ingrandito nel 1758 grazie al contributo di numerosi benefattori, ed in particolare della nobildonna Anna Maria Pallavicini che con un lascito di 125.000 lire genovesi consentì l'inizio dei lavori.

All'inizio del XX secolo, attività e funzioni vennero trasferite al nuovo Ospedale San Martino e l'antica struttura di Pammatone divenne sede della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Genova. Quasi completamente distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, quanto restava del complesso fu demolito negli anni sessanta; sul sito dell'edificio settecentesco fu costruito il nuovo Palazzo di Giustizia, che conserva al suo interno il cortile colonnato, lo scalone monumentale dell'antico ospedale e alcune statue di benefattori.

Ospedale degli Incurabili

L'"Ospedale degli Incurabili" o "dei Cronici", popolarmente chiamato "Spedaletto", fu fondato da Ettore Vernazza nel 1499; per quattro secoli è stata la più importante istituzione genovese per l'assistenza ai malati cronici e mentali.

Inizialmente pensato per accogliere i malati di sifilide, una malattia a trasmissione sessuale che proprio in quegli anni aveva iniziato a diffondersi in Europa, nei decenni successivi alla fondazione vi furono ammessi anche epilettici e malati mentali.

Il grande complesso, nel quale furono inglobati anche la duecentesca chiesa di S. Colombano e l'annesso convento, funzionò fino agli anni venti del Novecento, quando attività ed arredi furono trasferiti al nuovo ospedale di S. Martino, ma già dal 1841 la maggior parte dei pazienti psichiatrici erano stati trasferiti nel nuovo manicomio costruito nella zona di San Vincenzo.Ettore Costa, in "Descrizione di Genova e del Genovesato", Tipografia Ferrando, Genova, 1846

Semidistrutto dalle bombe della seconda guerra mondiale, quanto restava del complesso fu demolito negli anni sessanta, quando fu realizzato il moderno quartiere direzionale e commerciale di Piccapietra.

La rivolta di Balilla nata in Portoria

L'antica Portoria è nota per la sollevazione dei genovesi contro l'esercito austro-piemontese, che occupava la città sotto il controllo del ministro plenipotenziario Antoniotto Botta Adorno, avvenuta il 5 dicembre 1746. Iniziatore della sommossa fu un ragazzino, un secolo più tardi identificato come Giovan Battista Perasso, detto Balilla. L'episodio si inquadra nel contesto della guerra di successione austriaca, in cui la Repubblica di Genova si trovò coinvolta accanto a francesi e spagnoli contro il ducato sabaudo e l'Austria.

Nel settembre del 1746 gli austriaci del generale Botta Adorno avevano occupato la città. Il 5 dicembre un drappello di soldati austriaci si trovava ad attraversare le strade del quartiere trascinando nella strada di Portoria un pesante mortaio che doveva essere spostato dalle alture di Carignano in un altro punto strategico per il controllo della città.

La strada, forse resa fangosa dalla pioggia, sprofondò sotto il peso del mortaio e i soldati chiesero aiuto alla gente del posto apostrofandola in malo modo; quando un sottufficiale alzò un bastone contro un uomo per farsi ubbidire ebbe inizio la rivolta.