La Ca' Granda, già sede dell'ospedale Maggiore di Milano, è un edificio situato tra via Francesco Sforza, via Laghetto e via Festa del Perdono, a ridosso della basilica di San Nazaro in Brolo. Opera dell'architetto fiorentino Filarete, fu uno dei primi edifici rinascimentali a Milano ed ebbe un ampio seguito in tutta l'Italia settentrionale.

Oggi è sede dell'Università degli Studi di Milano.

Storia Il progetto quattrocentesco del Filarete

La costruzione dell'edificio prese avvio nella seconda metà del Quattrocento, su impulso del Duca di Milano Francesco Sforza, allo scopo di dotare la città di un unico grande ospedale per il ricovero e la cura dei malati, che precedentemente venivano ospitati in vari ospizi sparsi per la cittàG. Soldi Rondinini, Arte e storia di Milano, Milano, Bonechi, 1999.. Oltre alle sue dimensioni, uniche in Europa, l'ospedale ebbe un altro primato. Fin dall'alto medioevo la chiesa si era fatta carico della cura e del ricovero dei malati, l'ospedale milanese fu il primo a essere interamente finanziato dai nobili e dai signori della città con lo scopo di non privilegiare alcuna fede religiosa dinanzi alla malattia. La decisione della sua edificazione avvenne all'indomani della conquista del Ducato di Milano da parte di Francesco Sforza, con l'intento di conquistarsi il favore dei nuovi sudditi con una monumentale opera di pubblica utilità. La prima pietra venne posata il 12 aprile 1456, a seguito del decreto con il quale il Duca faceva dono alla città del grande terreno su cui sarebbe sorto l'Ospedale.

Il progetto iniziale venne ideato da Antonio Averulino detto Filarete, architetto toscano convocato a Milano dal Duca su raccomandazione di Cosimo de' Medici. La scelta dell'architetto toscano, incaricato anche della ricostruzione del castello sforzesco, testimonia la volontà di Francesco di dotare la città di un edificio costruito secondo le più avanzate tecniche di costruzione, per le quali al tempo Firenze era considerata la città maggiormente all'avanguardia. Sempre da Firenze infatti fu fatto arrivare il progetto dell'ospedale di Santa Maria Nuova per essere utilizzato quale modello. Il progetto del Filarete prevedeva un grande quadrilatero con cortili interni; esso viene ampiamente descritto nel suo trattato Trattato di Architettura, composto dal 1460 al 1464.

La sua realizzazione fu tuttavia solo parziale in quanto nel 1465 abbandonò Milano, e l'esecuzione venne portata avanti da Guiniforte Solari e a partire dal 1495 dal suo allievo e genero Giovanni Antonio Amadeo. Questi realizzarono il progetto filaretiano con notevoli modifiche per adeguarlo al gusto lombardo ancora tardogotico, quali la sostituzione delle monofore a tutto sesto con le bifore ogivali nel prospetto della facciata principale. La costruzione prese avvio dall'ala destra verso la Chiesa di San Nazaro, che presenta ancora l'originale facciata in cotto prodotto dalla fornace Curti. Proseguì abbastanza speditamente, e già nel 1472 l'ospedale cominciò a funzionare. Morto il Solari nel 1481, i lavori proseguirono sotto l'Amadeo fino alla caduta della dinastia sforzesca nel 1499. A lui spetta la decisione di adottare la pietra d'Angera quale materiale di costruzione in sostituzione del cotto, in quello che poi divenne il Cortile del Richini. A seguito della caduta della dinastia sforzesca, i lavori si arrestarono completamente per mancanza di fondi.

La fabbrica seicentesca

Il corpo centrale dell'edificio prende invece il nome dal mercante e banchiere Giovanni Pietro Carcano che, alla sua morte avvenuta nel 1624, lasciò all'ospedale parte delle sue ricchezze (un'ingente cifra) per i sedici anni seguenti: con questo lascito si poté proseguire nell'opera di ingrandimento sotto la direzione dell'ingegnere Giovanni Battista Pessina, coadiuvato dagli architetti Francesco Maria Richini, Fabio Mangone e dal pittore Giovanni Battista Crespi, detto il "Cerano". Pur riprendendo il progetto iniziale, i lavori furono modificati dando come risultato finale l'attuale sovrapposizione tra stile gotico, rinascimentale e barocco.

Si devono a questa fase costruttiva l'erezione del cortile centrale quadrato, detto appunto "del Richini", la chiesa dell'Annunciata sul lato di fondo del cortile medesimo, ed il portale di accesso principale. Per volontà del capitolo dell'ospedale, sia la decorazione del fronte su via Festa del Perdono che quella del cortile maggiore riprendono i decori rinascimentali eseguiti oltre un secolo prima dall'Amadeo e dal Solari.

Nel 1639 viene posta sull'altare della chiesa la pala del Guercino con l'Annunciazione cui il luogo è dedicato. Per tutto il secolo successivo continua l'edificazione delle crociere dell'ala nord, verso l'antico laghetto di Santo Stefano, un tempo utilizzato per lo scarico del marmo ad uso della fabbrica del Duomo, e poi divenuto proprietà dell'ospedale stesso, fino al suo interramento nel 1857.

Tra il 1637 e il 1697 l'ospedale sfruttò la chiesa per costruire anche alcune cripte, rivestite di mattoni, dove venivano gettati i cadaveri. Anche se i registri dei ricoveri sono andati smarriti, si può supporre, secondo Mirko Mattia, bioarcheologo dell'Università meneghina, che i morti fossero tra i 10 e i 15 ogni giorno. In prossimità di quelle cripte scorrevano dei canali di acque reflue dove anche l'ospedale scaricava i suoi rifiuti, ciò ha reso quegli ambienti umidi ma poveri di ossigeno, rallentando il processo di disfacimento dei corpi e ha favorito la loro mummificazione. Una squadra di genetisti, archeologi, botanici e medici legali ha consentito un approfondito esame delle milioni di ossa ritrovate, delle placche attorno ai denti, delle ferite riscontrate. In questo modo, si è potuto studiare la popolazione del Seicento, la loro nutrizione, i loro spostamenti, la loro salute, le attività lavorative. Afflitta da malnutrizione, gran parte della popolazione trovò sollievo in una sorprendente varietà di droghe, compresa la cocaina, da poco giunta dall'America. Così come si è avuta la conferma dell'alto uso del mercurio per curare la sifilide, nonostante fosse, forse, peggiore della stessa malattia. L'alimentazione era costituita tra la gente più povera da cereali, orzo, sorgo e dalle patate arrivate dalle Americhe e ciò farebbe pensare che fossero più diffuse di quanto finora si è pensato. Nel 1697, a causa dei forti odori nauseabondi, fu deciso di sigillare le cripte che per secoli sono rimaste chiuse.

Il completamento ottocentesco A sinistra infine si ha l'ala più recente, costruita nella fine del XVIII secolo grazie al lascito testamentario del notaio Giuseppe Macchio. Sotto la direzione di Pietro Castelli i lavori vennero completati nel 1805. La costruzione così terminata continuò a svolgere la sua funzione di ospedale maggiore della città di Milano fino al 1939, quando i degenti furono trasferiti nella nuova sede edificata a Niguarda.

Le distruzioni belliche, il mutamento di destinazione e il restauro Durante la seconda guerra mondiale, tra il 15 e 16 agosto 1943 la struttura fu gravemente danneggiata dai bombardamenti, che distrussero intere ali del complesso. I danni furono riparati alla fine della guerra recuperando quanto più possibile il materiale originario. La sua ricostruzione è considerata un capolavoro del restauro.Milano 1943-1955. Bombardata e ricostruita, a cura di Maria Antonietta Crippa, Daniela Mericio, Ferdinando Zanzottera, Istituto Ortopedico Gaetano Pini, 2001. Da ricordare anche il pluridecennale lavoro di restauro diretto dagli architetti Ambrogio Annoni e Liliana Grassi, effettuato a partire da importanti studi sull’architettura quattrocentesca lombarda e sul Filarete. L'Ateneo vi ha ufficialmente sede dal 1958.

Descrizione

L'edificio che nacque come Ospedale Maggiore (Ca' Granda), fu una delle opere più significative di Filarete a Milano, nonché esempio paradigmatico del gusto rinascimentale lombardo prima dell'arrivo di Bramante (1479). Lo stile è ibrido, improntato a linee nitide, ma addolcite da una certa ricchezza decorativa, senza un'applicazione di estremo rigore della "grammatica degli ordini" brunelleschiana.De Vecchi-Cerchiari, cit., p. 115.

L'Ospedale maggiore, commissionato secondo una volontà del nuovo principe Francesco Sforza di promuovere la propria immagine, mostra con chiarezza le diseguaglianze tra il rigore del progetto di base, impostato a una funzionale divisione degli spazi e una pianta regolare, e la mancata integrazione con il minuto tessuto edilizio circostante, per via del sovradimensionamento dell'edificio. La pianta dell'Ospedale, benché completata nell'arco di quattro secoli, rispetta sostanzialmente quanto disegnato dal Filarete alla metà del Quattrocento. Essa è quadrangolare; l'ingresso principale immette in un vasto cortile centrale, detto Corte del Richini, che comunica con due cortili identici a destra e a sinistra, a loro volta suddivisi da due bracci ortogonali interni che li suddividono ulteriormente in quattro vasti cortili. L'ala di destra, posta a meridione, fu edificata nel Quattrocento, il cortile centrale fu eretto dal Richini nel Seicento mentre l'ala sinistra, settentrionale, edificata fra sei e settecento, fu ricostruita nel dopoguerra con sostanziali rifacimenti in forme contemporanee.

Nei prospetti, alla purezza ritmica della successione di archi a tutto sesto dei cortili, derivata dalla lezione di Brunelleschi, fa da contraltare un'esuberanza delle decorazioni in cotto (in larga parte dovute ai continuatori lombardi).

La facciata principale

Il monumentale portale centrale divide in due parti uguali la facciata principale, lunga quasi trecento metri, che prospetta su via Festa del Perdono. La parte più antica, elevata nel quattrocento, è l'ala destra, la cui costruzione fu iniziata da Filarete cui si deve il porticato ad archi a tutto sesto poggianti su colonne in pietra, innalzato sull'alto basamento. Si devono invece ai fratelli Guiniforte e Francesco Solari le fantasiose decorazioni in cotto al piano superiore. Esse comprendono l'elaborato cornicione ad archetti, e le bifore archiacute, cui nel seicento vennero aggiunti i caratteristici tondi in pietra con i busti sporgenti.

È di edificazione seicentesca la parte centrale della facciata, costituita dal portale barocco e dalle due ali simmetriche che da esso si dipartono, costituite al piano terreno da un portico le cui arcate, murate, ospitano bifore ogivali. Benché edificata in epoca barocca, la facciata ripete gli stilemi decorativi quattrocenteschi, per espressa volontà del Capitolo dell'ospedale, che ne affidò il progetto a Richini e MangoneEugenia Bianchi, Stefania Buganza, Il Seicento e il Settecento, p. 22, op. cit.. Sono di gusto tipicamente barocco tuttavia gli espressionisti busti in pietra, e il portale a due ordini coronato da timpano. Le statue che lo ornano rappresentano, al piano inferiore, i due più celebrati santi milanesi, San Carlo e Sant'Ambrogio, e al piano superiore lAnnunciata, cui l'Ospedale era originariamente dedicatoIl cortile monumentale della Ca' Granda, un cantiere di scultura, Paolo Plebani, in Il cortile del Richini, Un monumento da conservare, Milano, Skira, 2013, p. 3 e segg., realizzate nel 1631 da Giovan Pietro Lasagna, scultore della Veneranda fabbrica del Duomo.

Segue sulla sinistra la neoclassica ala Macchio, in intonaco rosso scuro interrotto da semplici paraste, che racchiude l'ala settecentesca ricostruita in forme contemporanee dopo i danni bellici.

I cortili interni