Il San Matteo e l'angelo è un dipinto a olio su tela (120×179 cm) del Guercino databile al 1622 e conservato nei Musei Capitolini di Roma.

Storia Il dipinto fu realizzato dal Guercino durante i suoi primi anni romani, tra il 1621 e il 1622. Le informazioni circa la commessa tuttavia sono ignote: di certo si sa che la tela compare negli inventari del 1641 della collezione Pio, dove risulta anche in quelli del 1724 e del 1750, quando in quest'ultimo anno fu acquistato assieme a tutto il blocco dei beni Pio di Savoia dall'allora papa Benedetto XIV Lambertini per il nascente Museo del Campidoglio.

L'indicazione: «Un quadro di misura palmi 9 per traverso....rappresentante S. Matteo e l'Angelo del Guercino» risulta nel contratto di vendita datato 16 dicembre 1750, fra il principe Don Gilberto Pio di Savoia e la Reverenda Camera Apostolica.Archivio di Stato di Roma, Notari del Tribunale dell’A.C., notaro D. Paparozzi, prot. 5279. Oltre al San Matteo e l'angelo di Guercino, tutto il blocco dei beni della collezione Pio di Savoia fu acquistato da papa Benedetto XIV Lambertini unitamente a quelli della famiglia Sacchetti per la nascente Pinacoteca Capitolina, che fu inaugurata ufficialmente da papa Clemente XIII e confluì nei già esistenti Musei Capitolini. Il quadro figura nel primo catalogo a stampa e nei successivi cataloghi della Pinacoteca Capitolina.

Descrizione e stile La tela evidenzia un passaggio artistico rilevante nello stile del Guercino, dove in quest'opera, a differenza di quelle precedenti, intraprende una raffigurazione meno sfumata e più netta e definita delle figure dipinte. Gli impasti cromatici assumono molta consistenza, come le ali dell'angelo, mentre altri particolari dimostrano una maggior propensione al dato naturalistico, come la luce che cade sulla scena illuminando il mura alle spalle del santo. Altro elemento di notevole raffinatezza è l'inserto di natura morta in alto a sinistra. Il dipinto raffigura san Matteo evangelista seduto su un pavimento di pietra, mentre riceve l’ispirazione da un angelo. L’apostolo, rappresentato come un uomo anziano e robusto, con la barba grigia e il torso nudo, tiene una penna nella destra e guarda verso la figura celeste che gli siede accanto. L’angelo, un giovane dalle ali chiare e dai lineamenti delicati, indica con la mano sinistra un passo del grande volume aperto sulle ginocchia, mentre con l’altra sostiene il libro. La scena si svolge in un ambiente semplice, rischiarato da una luce obliqua che evidenzia i corpi e le pieghe dei drappi, alternando zone d’ombra profonda a superfici illuminate. Sullo sfondo si intravedono una parete di mattoni e alcuni scaffali con libri.Nel San Matteo e l’angelo la pennellata risulta meno sciolta e fluida rispetto ai dipinti precedenti, mentre le forme appaiono più compatte e autonome, evitando quell’effetto di fusione che in passato era caratteristico del pittore. L’insieme assume così un aspetto più scultoreo, organizzato su piani poco profondi che ricordano un bassorilievo, una tendenza che si accentuerà ulteriormente nella Liberazione di san Pietro, di poco successiva. La tela evidenzia un passaggio artistico rilevante nello stile del Guercino: in quest'opera, a differenza di quelle precedenti, Guercino intraprende una raffigurazione meno sfumata e più netta e definita delle figure dipinte. Gli impasti cromatici assumono molta consistenza, come le ali dell'angelo, mentre altri particolari dimostrano una maggior propensione al dato naturalistico, come la luce che cade sulla scena illuminando il mura alle spalle del santo. In questo periodo l’artista mostra particolare interesse per lo studio di figure distese con le ginocchia piegate, una soluzione compositiva che ricorre in opere come la Liberazione di san Pietro (Museo del Prado, Madrid) il Rapimento di Rinaldo di Palazzo Costaguti.La pala madrilena rivela una struttura affine, ma con figure più compatte e solide, illuminate da una luce più intensa, segno di un’evoluzione verso un maggiore equilibrio classico.

L'idea della influenza di Caravaggio sulla pittura di Guercino ha faticato ad affermarsi, ma col tempo gradualmente si è giunti a coglierne gli effetti, seppur abilmente rielaborati dal Centese. Il mutamento è evidente nel corso del soggiorno romano del pittore.

Presso l'Albertina di Vienna si conserva un disegno a sanguigna che, secondo David M. Stone, potrebbe aver servito da studio preliminare tanto per la Liberazione di san Pietro quanto per San Matteo e l’angelo. Pur avvicinandosi per la posa del santo alla figura di Matteo, l’angelo vi è rappresentato mentre indica con la destra una via di fuga, come accade nella Liberazione di san Pietro, sebbene in direzione opposta.

Note

Bibliografia

Voci correlate Catalogo dei dipinti della Pinacoteca capitolina Opere del Guercino

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