Menare il can per l'aia è un modo di dire colloquiale della lingua italiana. Chi "mena il can per l'aia" continua a parlare di un argomento senza mai arrivare al dunque, oppure cerca di cambiare discorso per evitare un argomento sgradito.

Origine Si tratta di un'espressione di origine abbastanza antica, come dimostra l'uso di due termini abbastanza desueti nell'italiano contemporaneo: "menare" nel senso di "condurre" e l’"aia", il cortile interno delle fattorie; tuttavia è adoperata ancor oggi con una certa frequenza.

Essa compare già nel Dizionario della Crusca con la seguente definizione: "Mandare le cose in lungo per non venirne a conclusione. Lat. Tempus ducere"Dizionario degli Accademici della Crusca, Venezia 1724, vol. 1 p. 204.

La stessa Accademia della Crusca dà come fonte autorevole per l'inclusione della locuzione nel proprio Dizionario l’Ercolano di Benedetto Varchi (1565):

L'origine della locuzione non è però chiara. Nelle note al Malmantile racquistato (1688), Paolo Minucci si limita a parafrasare la locuzione così:

La parafrasi a sua volta fa intuire che il cane da caccia, abituato a spazi più ampi, a boschi e luoghi scoscesi, non vada utilmente condotto in spazi ristretti.

: come il cane si aggira per l'aia senza mai trovare ciò che gli serve, così la lingua di chi parla si muove a vuoto senza mai arrivare al punto.

, chi mena il can per l'aia cerca di creare confusione (liberando, appunto, il cane nell'aia, in mezzo alle galline) per evitare di focalizzare l'attenzione su ciò che è sgradito.

Esempi

Equivalenti in altre lingue inglese: beat around the bush francese: tourner autour du pot tedesco: um den heißen Brei herumreden olandese: om de hete brij heen draaien catalano: fer la puta i la ramoneta spagnolo: marear la perdiz russo: тянуть кота за хво́ст, тащить кота́ за хво́ст latino: erronem esse

Note

Bibliografia

Categoria:Modi di dire italiani