È considerato da alcuni critici come uno dei più importanti cantautori italiani. Insieme a Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese, i fratelli Gian Franco e Gian Piero Reverberi e altri, fu uno degli esponenti della cosiddetta "scuola genovese", un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana a partire dagli anni sessanta.Cinzia Comandé e Roberta Bellantuono, Genova per noi, Arcana, 2014, ISBN 978-88-6231-354-4

Il 27 gennaio 1967, a soli 28 anni, si tolse la vita nell'albergo Savoy di Sanremo durante l'edizione del 1967 del Festival della canzone italiana. La sua morte fu un tragico evento di cronaca che scosse profondamente il panorama musicale e culturale italiano, privando il mondo di un cantante straordinario e di un poeta ancora poco compreso. Anni più tardi nacque il Club Tenco, dedicato a tutelare la memoria dell'artista e della canzone d'autore.

Biografia

Infanzia

Luigi Tenco nacque il 21 marzo 1938 da una relazione extraconiugale della madre, Teresa Zoccola (1906-1977), appena separata da suo marito e cameriera presso una famiglia di notabili molto benestante di Torino, la famiglia Micca, dove ebbe un rapporto con Ferdinando Micca (1921-1983), il figlio sedicenne della famiglia stessaMaurizio Becker, La donna che visse due volte, intervista a Donatella Turri pubblicata su Musica Leggera, n° 11 di giugno 2010, pag. 55Aldo Fegatelli Colonna, Luigi Tenco. Vita breve e morte di un genio musicale, ISBN 88-04-50087-5, pag. 23-25. La madre Teresa scappò da Torino, ancora incinta, per ritornare a Cassine (AL), nel Monferrato, il paese dove abitava precedentemente, nella casa di Corso Garibaldi 10, dove appunto partorì Luigi. Il piccolo prese quindi il cognome del marito della ragazza, Giuseppe Tenco, il quale, tuttavia, morì prima che lui nascesse, in circostanze mai del tutto chiarite e a causa di un incidente nella stalla della casa il 21 settembre 1937. I due coniugi Tenco avevano già dato alla luce un loro precedente figlio, di nome Valentino (che morirà nel novembre del 1997). Ferdinando Micca nel frattempo, aveva tentato di riconoscere suo figlio già da subito, ma suo padre glielo impedì: sposerà poi un'altra donna, ma non avrà più altri figliUn po' di Tenco - parte IBio su Corriere della sera. Orfano di un padre mai conosciuto, Luigi Tenco quindi trascorse la sua prima infanzia tra il paese di Cassine, Maranzana e Ricaldone (i paesi originari della madre e dei nonni), ma scoprirà, qualche anno più tardi, che Giuseppe Tenco non era il suo vero padre. La notizia, non solo sconvolse il giovane Luigi, ma causerà l'allontanamento dei nonni Tenco, ignari del fatto, dalla stessa famiglia Zoccola, disconoscendo e diseredando il giovane.Nel 1948 si trasferì assieme al fratello Valentino e a tutta la famiglia a Genova: qui visse dapprima a Nervi, in una piccola villetta di proprietà di suo zio Giovanni dove questi aprì una bottiglieria di vini tipici piemontesi, cedendone la conduzione alla sorella e al nipote Valentino, che nel frattempo aveva lasciato gli studi per aiutare economicamente la famiglia. Proprio in quel negozio il giovane Luigi, tornato da scuola, riempiva le sue giornate con le prime, formative esperienze amicali. La madre, che nutriva grosse aspettative nei confronti del figlio, oltre che la ferma determinazione di consentirgli gli studi che né lei né il primogenito avevano potuto seguire, lo affidò a una giovane maestra, Sandra Novelli, che lo introdusse alle lezioni di pianoforte, strumento che risulterà una genuina passione e un'attitudine naturale. Non solo il ragazzo mostrerà un'innata predisposizione al pianoforte, ma comincerà a suonare ed esercitarsi, come autodidatta, in chitarra, clarinetto e sassofono. Terminate le scuole medie presso la "Giovanni Pascoli", nel 1951 Luigi si iscrisse al liceo classico "Andrea Doria", che frequentò soltanto un anno, per poi trasferirsi al liceo scientifico "Galileo Galilei", dove conseguì la maturità da privatista nel 1956.Aldo Fegatelli, Luigi Tenco. La storia, i testi inediti, 1982, edizioni Lato Side, pag. 22

Nel 1956 si iscrisse al corso di laurea in ingegneria elettrotecnica. Superò il primo esame di disegno tecnico il 2 giugno 1957, riportando la votazione di 20/30, ma in seguito fallì due volte l'esame di geometria analitica e proiettiva (il professore era il matematico Eugenio Giuseppe Togliatti) e per due anni non sostenne più esami. Nel 1959 decise di cambiare facoltà e si iscrisse al corso di laurea in scienze politiche. Il 18 giugno 1960 sostenne l'esame di geografia politica ed economica, superato con votazione 24/30. Il 27 giugno sostenne anche l'esame di sociologia generale, anch'esso superato con votazione 24/30. Quindi non sosterrà più esami e abbandonerà definitivamente gli studi, per dedicarsi completamente alla musica.

La scuola genovese La sua passione per la musica, incominciata già da adolescente nel 1953 quando fu fondato il gruppo musicale Jelly Roll Boys Jazz band (composto da Danilo Dègipo alla batteria, Bruno Lauzi al banjo, Alfred Gerard alla chitarra ed egli stesso al clarinetto), lo fece esordire con alcune cover di Nat King Cole e Kid Ory.Aldo Fegatelli, Luigi Tenco. La storia, i testi inediti, 1982, edizioni Lato Side, pag. 21

Dopo le superiori entrò saltuariamente a far parte, come sassofonista, del Modern Jazz Group del pianista Mario De Sanctis, che vedeva fra i componenti anche un giovanissimo Fabrizio De André alla chitarra elettrica. Con quest'ultimo strinse un'amicizia che si consolidò quando De André, nel 1960, gli confessò di essersi attribuito la paternità di Quando per conquistare le donne.; Sette anni più tardi De André avrebbe dedicato a Tenco, dopo la sua morte, la canzone Preghiera in gennaio.

Nel 1957 Tenco fu chiamato da Marcello Minerbi (in seguito fondatore dei Los Marcellos Ferial e arrangiatore per Claudio Lolli in Aspettando Godot) nel Trio Garibaldi, con Ruggero Coppola alla batteria e Minerbi al pianoforte; proprio per il trio Tenco scrisse la sua prima canzone, la sigla di apertura dell'orchestra.

Seguì, nel 1958, la costituzione del gruppo I Diavoli del Rock, con Graziano Grassi, soprannominato Roy, alla batteria e Gino Paoli alla chitarra.

Il trasferimento a Milano Tuttavia, nello stesso anno, il giovane musicista si trasferì a Milano, ospite, con l'amico Piero Ciampi, di Gian Franco Reverberi che, lavorando come arrangiatore alla Dischi Ricordi, lo introdusse come session man alle registrazioni di La tua mano di Gino Paoli e Se qualcuno ti dirà di Ornella Vanoni. Dalla casa di Reverberi si trasferì, sempre insieme a Ciampi, alla Pensione del Corso di Galleria del Corso 1, dove alloggiavano altri cantanti, come Gino Paoli, Sergio Endrigo, Franco Franchi, Bruno Lauzi e altri celebri artistiAldo Fegatelli, Luigi Tenco. La storia, i testi inediti, edizioni Lato Side, Roma, 1982, pagg. 27-28 che, spesso, si esibivano al noto "Santa Tecla Club".

Nel periodo milanese riuscì a ottenere un contratto discografico con la Ricordi, in veste di cantante. Il suo esordio fu nel 1959 col gruppo I Cavalieri, che gravitava intorno alla casa discografica Tavola Rotonda, sotto etichetta della Ricordi, da cui il nome, e del quale facevano parte Reverberi, Paolo Tomelleri, Enzo Jannacci e Nando de Luca. Qui incise un EP con quattro brani: Mai, Giurami tu, Mi chiedi solo amore, Senza parole (che vennero anche pubblicati suddivisi in due 45 giri), pubblicato a nome «Tenco».

Dopo questa incisione, Tenco adottò gli pseudonimi di "Gigi Mai", "Dick Ventuno" e "Gordon Cliff", chiedendo allo stesso Nanni Ricordi di non apparire con il suo vero nome per non subire danni d'immagine, essendo studente di scienze politiche e iscritto al Partito Socialista Italiano.Lettera di Tenco a Nanni Ricordi, datata 8 agosto 1960, pubblicata in Luigi Tenco. La storia, i testi inediti, di Aldo Fegatelli, edizioni Lato Side, Roma, 1982, pagg. 26-27: «Essendo io iscritto alla Facoltà di Scienze Politiche da due anni e, ciò che più importa, ad un partito politico, (per l'esattezza che non nascondo essere il P.S.I.) nella cui direzione sono candidato ad assumere incarichi di una certa responsabilità, è troppo evidente che la mia passione per la musica non deve possa assumere ufficialmente aspetto professionale, e non potendo ciò essere reso noto al pubblico causando una spesa non indifferente che comporterebbe un'adeguata campagna pubblicitaria mirante allo scopo, penso sia sarebbe cosa di più pratica attuazione l'evitare in detto pubblico l'identificazione dell'esecutore; ciò per il fatto che, sperando e adoperandomi io stesso onde questo disco ottenga maggior diffusione dei due precedenti mi dispiacerebbe immensamente che ciò che mi giova da una parte mi sia dannosa da un'altra. non mi meritava di essere danneggiato Gradirei che ciò non comportasse danno alla mia posizione nell'ambiente che c'è.» Come accadrà a molti altri artisti e intellettuali italiani, considerati dagli intolleranti dell'epoca appartenenti a una certa "sinistra" eccessivamente contestatrice e rivoluzionaria, Tenco verrà schedato e inserito nella cosiddetta "lista nera" del SIFAR, ritrovata poi nei cosiddetti "fascicoli".Le ombre del silenzio. Suicidio o delitto? Controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco (N.Guarneri-P.Ragone), Castelvecchi, Roma, pp. 288, ISBN 978-88-7615-791-2, estratto

La carriera

A maggio 1961 fu in gara con Una vita inutile alla Sei giorni della canzone 1961, non qualificandosi però alla fase finale. Nell'estate 1961, Tenco partì per la sua prima tournée in Germania, in compagnia di Reverberi, Paolo Tomelleri, Giorgio Gaber e Adriano Celentano. Lo stesso autunno uscì il suo primo 45 giri, inciso come solista e con il suo vero nome, intitolato I miei giorni perduti.

Nel 1962 invece, cominciò una breve esperienza cinematografica, con il film La cuccagna, di Luciano Salce (con Donatella Turri tra gli interpreti), pellicola nella quale cantò il brano La ballata dell'eroe, composta dall'amico De André. Nello stesso anno uscì il suo primo 33 giri: conteneva successi quali Mi sono innamorato di te e Angela, ma anche Cara maestra, che non fu ammessa all'ascolto dalla Commissione per la censura (per quest'ultimo brano fu allontanato dalle trasmissioni RAI per due anni). Sempre negli anni sessanta strinse un'amicizia importante con il poeta anarchico genovese Riccardo Mannerini.

Nel 1963 ruppe l'amicizia con Gino Paoli, a causa della relazione di questi con la giovane attrice Stefania Sandrelli, che Tenco non approvava perché anche lui aveva avuto, nel frattempo, un breve rapporto sentimentale con lei. Pare che Tenco avesse avuto questa relazione per tentare di salvare il matrimonio dell'amico il quale, a sua volta, aveva tentato il suicidio di recente sparandosi al torace, allontanandolo dalla giovane (anche se questa versione fu poi smentita dallo stesso Paoli in un'intervista del 2017). Poco prima Tenco aveva abbandonato la Ricordi per passare alla Jolly. Nel settembre dello stesso anno le sue canzoni Io sì e Una brava ragazza furono nuovamente bloccate dalla censura.

Agli inizi del 1965, Tenco fa la sua seconda apparizione cinematografica, nel film musicale 008 operazione ritmo, di Tullio Piacentini, distribuito con successo in tutta Italia. Nello stesso anno, dopo vari rinvii per motivi di studio, fu chiamato per il servizio militare di leva nei Lupi di Toscana di Scandicci; dichiaratosi antimilitarista convinto, riuscì a terminare il servizio grazie a vari ricoveri ospedalieri dovuti a una forma di ipertiroidismo, riuscendo a congedarsi nel marzo 1966.