Biografia

Origini e gioventù

Nacque a Novara il 30 dicembre 1829 (Carlo Negroni anticipò la data di nascita al 16 novembre 1828, nel necrologio dedicato all'amico e collega), discendente da parte di madre del rinomato storiografo Lazzaro Agostino Cotta. Si riteneva appartenente alla nobile famiglia Rusca, discendente nello specifico di Giovanni Rusca, conte di Lugano dal 1434. In gioventù si dedicò con passione alla composizione in versi, raccolti in seguito in un volume che la famiglia al momento della morte ancora conservava.

La forte vena patriottica si vide trasposta in vari opuscoli pubblicati nel 1848 su argomenti quali l'Assedio di Torino e le figure storiche di Ezzelino da Romano, Masaniello e Pietro Micca. All'arma della penna accostò l'impegno concreto, divenendo segretario del Consiglio di disciplina della Milizia Nazionale di Novara, per la quale combatté nelle guerre di indipendenza e raggiunse il grado di sottotenente. Prese parte alla battaglia della Bicocca del 23 marzo 1849..

Formazione ed attività lavorativa

Nel giugno 1854 conseguì la laurea in giurisprudenza all'Università di Torino col massimo dei voti, esercitando poi nella città natale l'attività di avvocato, facendo pratica inizialmente presso gli avvocati Giovanni Battista Cassinis e Carlo Negroni. L'abilità e la conoscenza di quel campo gli valsero dapprima una folta clientela, quindi la cattedra di diritto e procedura civile presso le scuole secondarie nel 1860, succedendo in tale docenza allo stesso Carlo Negroni, che si era dovuto dimettere in quanto eletto deputato. Al 1864 risale la sua prima pubblicazione, Scritti legali, mentre decennio successivo lo sappiamo collaboratore corrispondente della Gazzetta dei Tribunali di Genova.. Nel 1885 risultava ancora tra gli avvocati del tribunale di Novara.

La fama

Parallelamente al successo dell'attività forense giunse anche la fama di valente studioso di storia ed archeologia, passione che coltivava nel tempo libero.

Nel 1874 fu chiamato dall'ingegnere Giuseppe Fassò a collaborare con la Società Archeologica pel Museo Patrio Novarese, fondata dallo stesso Fassò, assieme a personalità di spicco della scena culturale novarese quali lo storico Carlo Morbio, il numismatico Pietro Caire, Raffaele Tarella e lo storico dell'Ossola Enrico Bianchetti. Alla società donò numerosi cimeliDisponiamo dell'elenco dei reperti archeologici donati dal Rusconi negli anni al museo della Società Archeologia Novarese (): alcuni vaghi di collana in pasta vitrea (I sec. d.C.) e una bottiglia in vetro (seconda metà I - II sec. d.C.), dalla necropoli di Carpignano Sesia; una brocchetta in ceramica rosata decorata a vernice nera, dalla necropoli di Sizzano (IV-III sec. a.C.); una statuina in terracotta raffigurante due personaggi abbracciati, dal Locarnese (non datata); una testa di mazza in pietra levigata, da Breme (Neolitico, V-III millennio a.C.); una punta di lancia in bronzo a forma fogliata, da Oleggio (tarda età del Bronzo, XIII sec. a.C.); una casseruola in bronzo e un simpulum (mestolo) in bronzo, da Locarno (fine I sec. d.C.); un bronzetto di Ercole, da Romentino (dal III sec. a.C.); due bronzetti pseudoantichi raffiguranti una figura maschile, da Magenta, e un amorino alato, da Romentino (XIX sec.); alcuni frammenti di minerali e fossili: feldspato di potassio; due frammenti di granito rosa di Baveno; alcuni pezzi di legno silicizzato., tra cui monete, medaglie e manoscritti del Cotta, e raccolse una vasta collezione di materiale documentario, soprattutto relativo all'isola di San Giulio d'Orta. Tuttavia la società, dopo il brillante periodo iniziale, declinò rapidamente, ricevendo il colpo di grazia nel 1889, alla morte dello stesso Rusconi, che ne era il principale contributore.

La fama acquisita in ambito storico e archeologico gli valse prestigiosi incarichi. Nel 1876 la città di Novara lo nominò membro della Commissione Provinciale per i Monumenti ed oggetti d'arte e di antichità, sorta l'anno precedente ma ancora inattiva, per la quale intraprese la prima campagna di rivalutazione del Castello di Novara, dimostrando buona sensibilità sui relativi problemi di conservazioneL'ente è talvolta indicato come Commissione conservatrice dei monumenti della provincia di Novara.; lo stesso anno l'Accademia Araldico-Genealogica lo investì proprio rappresentante per Novara; nel 1877 divenne socio corrispondente della Regia Deputazione di Storia Patria; nel 1878 entrò nella società dell'Archivio Storico Lombardo. Col regio decreto del 28 agosto 1879, il Ministero della pubblica istruzione lo nominò Ispettore degli scavi e monumenti di antichità per la provincia di Novara. Nel 1880 fu infine chiamato alla direzione della predetta Commissione conservatrice, nel cui contesto si inseriscono diverse richieste di consulenza al valsesiano Giuseppe Fassò sulla conservazione dei monumenti novaresi e sull'abside della chiesa di San Marco a Vercelli, consulenze che accrebbero la fama di quest'ultimo come esperto locale di tutela architettonica.

Nel 1881 fu eletto membro dell'amministrazione della biblioteca cittadina, alla quale donò negli anni seguenti una mole non indifferente di opere e documenti storici: nel 1882 l'archivio del soppresso Capitolo dell'Isola di Orta, contenente documenti dal IX al XIV secolo, assieme a diplomi imperiali anteriori al Mille, una Bibbia dell'XI secolo (Codice Membranacco), molte carte sul Ducato longobardo di San Giulio ed il seguente principato vescovile della Riviera di San Giulio; nel 1886 i tre volumi del Codex Astensis pubblicati a cura di Quintino Sella, con rari volumi dell'Archivio Glottologico pubblicati da Graziadio Isaia Ascoli; nel 1887 cinque volumi di suoi manoscritti, due volumi di miscellanea sulla Riviera d'Orta, un imponente volume di manoscritti ed autografi, assieme a documenti e lettere dei vescovi di Novara dal 1283, alcuni scritti ed un ritratto ad olio di Lazzaro Agostino Cotta.

Studiosi del calibro di Cesare Cantù, Carlo Dionisotti Casalone, Angelo Angelucci e Domenico Carutti nutrivano per Rusconi grande stima ed affetto.

Ultimi anni

Nel dicembre 1885 il Comitato Centrale della Croce Rossa Italiana lo affiancò a Carlo Negroni e al Maggiore dell'Esercito Cesare Massara per l'organizzazione del nuovo Sotto Comitato di Sezione di Novara. Il Comitato Nazionale non riteneva che il gruppo di donne capitanato da Giuseppina Prato Previde Colombani, che aveva concepito l'iniziativa, fosse in grado di gestire autonomamente la nuova organizzazione.

Dopo una lunga malattia, si spense alle 2 del mattino del 28 maggio 1889. Il funerale fu celebrato il giorno successivo, vi partecipò una folla imponente..

Lo storico

Amante della storia, al pari dell'avo Lazzaro Agostino Cotta, e della sua terra, nel tempo libero dagli impegni forensi si dedicò anima e corpo allo studio delle vicende novaresi, dei suoi dialetti, dei fatti noti e meno noti. Si impegnò anche economicamente, mediante l'acquisto di antichi cimeli e documenti, donati poi alla città di Novara, che lo ebbe sempre in grande considerazione.

Nell'introduzione a Le origini novaresi del 1875, Rusconi delineò alcuni tratti del suo approccio alle indagini storiche, sottolineando in quali aspetti si differenziò dai suoi predecessori. Riguardo al toponimo Novara, ritenne le affermazioni di Gaudenzio Merula, Carlo Bascapè e Pietro Azario delle mere puerilità etimologiche, non più degne di considerazione nel XIX secolo. Nel più ampio contesto dell'indagine sulle origini del Novarese reputò il Saggio de primi abitatori del novarese di Michel'Angelo Leonardi un lavoro privo di metodo, guidato dai preconcetti, sdegnoso delle minute indagini locali e non supportato dalle potenzialità dell'etnologia e della filologia. Leonardi pose il quesito corretto, si avvicinò alla risposta ma non la seppe cogliere, al pari di Siro Severino Capsoni per la storia pavese e Jacopo Durandi per quella vercellese. A differenza di questi ultimi, Rusconi ritenne di aver adottato un metodo logico ed inflessibile, basato sulla filologia comparata, che gli consentì di giungere alle risposte che cercava. Riesaminandone le proposte etimologiche, la studiosa Maria Carla Uglietti ha riscontrato gli influssi delle opere di Francesco Antonio Bianchini e Giovanni Flechia..

Critiche

Numerose critiche mosse a Rusconi attaccarono le proposte etimologiche dei nomi, reputate mere congetture e talora acriticamente riproposte da altri autoriUn esempio analogo di erronea riproposizione in ambito storico è fornito dallo studioso Giovan Battista Morandi: con la somma di inesattezze interpretative della pergamena datata 22 aprile 1053 dell'archivio di San Giulio d'Orta, Rusconi originò l'equivoco sull'identità dell'Adelaide menzionata nel documento, che, confondendo Adelaide di Susa con una meno conosciuta Adelaide di Parma, risultò maritata per ben quattro volte. La conclusione del Rusconi fu in seguito ripresa più volte, contribuendo alla diffusione dell'errore ().. Alcuni esempi: il toponimo Cusio dall'etnonimo degli Usii; il toponimo Oscella (l'antico nome dell'Ossola) dall'etnonimo degli Osci, da questa somiglianza supposti antichi abitatori del lago d'Orta; il toponimo Mortara dall'espressione Mont'aria o Mons aria, poiché la cittadina sarebbe posta sullo stesso altopiano di Novara (anticamente Novaria); il toponimo Pombia (in latino Plumbia) derivato dalla corruzione ed abbreviazione dell'espressione Pontis via; il toponimo Momo derivato dal nome del dio greco Momos (lat. Momus), personificazione del sarcasmo, figlio della Notte e del Sonno; i toponimi Cameri e Bellinzago, presso il luogo della Battaglia del Ticino 218 a.C. tra Annibale e Publio Cornelio Scipione, rispettivamente derivati da Campus Romanus (sincopato in Cam-Rom) e Annibalis Ager (Campo di Annibale); l'etnonimo Ittimoli (o Ictimoli) non designante una specifica popolazione, quanto piuttosto l'attività del minatore.

Nella recensione della seconda parte de Le Origini Novaresi, la rivista Rivista Europea, pur lodando lo sforzo e il risultato dell'autore, sottolineò che

Tuttavia le critiche non si limitano all'ambito etimologico. Sul Bullettino di paletnologia italiana del 1876, lo studioso parmense Luigi Pigorini dedicò un lungo articolo a Le Origini novaresi, confutando numerosi passi dell'opera dal punto di vista paletnologico:

disquisendo sulle popolazioni autoctone dell'Europa di razza mongola scalzate in epoca preistorica da genti di stirpe ariana, Rusconi riportò la tesi ampiamente condivisa che gli autoctoni avessero statura decisamente minore ed opinò che i loro ultimi discendenti abitassero ancora in Lapponia; Pigorini rigettò quest'ultima opinione, essendo ormai da tempo appurato che i Lapponi vissero sempre nelle estreme regioni settentrionali, senza mai spingersi nemmeno nella Scandinavia meridionale; Rusconi affermò che i colonizzatori dell'Europa giunsero dall'Asia attraverso l'istmo di Suez, il Nordafrica e lo stretto di Gibilterra; a riprova di ciò, i dolmen furono trovati in tutte le aree visitate da questi popoli: Spagna, Italia, Danimarca, lungo la costa sud-occidentale della penisola indiana (Malabar) e sulla catena dell'Atlante; Pigorini confutò l'affermazione, adducendo che la paletnologia aveva ormai appurato che i dolmen non erano peculiarità di una singola popolazione e che quindi non costituivano prove a supporto di tali affermazioni;