Biografia Rabano nacque a Magonza intorno al 780 da una nobile famiglia francaPer i dati biografici su Rabano cfr. Rabani Mauri Martyrologium, a cura di J. McCulloh, Turnhout 1979 (CCCM 44), pp. XI-XXIV, e relativa bibliografia; cfr. anche la voce dedicata a Rabano in Dictionnaire de spiritualité, ascétique et mystique. Doctrine et histoire, XIII, Parigi 1987, coll. 1-10, a cura di R. Kottje, e F. Brunhölzl, Histoire de la littérature latine du Moyen Âge, 1/2, Turnhout 1991 (traduzione dal tedesco), p. 84.. Ancora bambino fu affidato come puer oblatus al monastero benedettino di Fulda, in cui in seguito divenne monaco; poco dopo la sua consacrazione a diacono (intorno all'802) venne mandato dall'abate Ratgero con il confratello Attone a Tours, presso Alcuino, per completare la propria istruzioneIn realtà probabilmente Rabano aveva conosciuto Alcuino e avviato la propria formazione presso di lui già prima della sua permanenza a Tours: cfr. a proposito S. Cantelli Berarducci, Hrabani Mauri opera exegetica: repertorium fontium, I. Rabano Mauro esegeta: le fonti, i commentari, Turnhout 2006, p. 20, nota 64.. Fu proprio Alcuino, come segno della stima che nutriva per il proprio allievo, ad attribuire a Rabano il soprannome Maurus, alludendo al discepolo prediletto di san BenedettoÈ Rabano stesso a ricordarlo: cfr. ivi, p. 21, nota 68.. Dopo circa un anno Rabano rientrò a Fulda e fu incaricato di insegnare nella scuola dell'abbazia (sarebbero stati suoi allievi tra gli altri Valafrido Strabone, Rodolfo di Fulda, Lupo di Ferrières, Otfrido di Weissenburg e Gotescalco d'Orbais); nell'814 fu ordinato prete e nell'822 succedette a Eigil nel ruolo di abate. Sotto la guida di Rabano vennero incentivate l'attività dello scriptorium e l'efficienza della scuola di Fulda e conobbe un notevole ampliamento anche la biblioteca, che sarebbe diventata celebre per la ricchezza del suo patrimonio librario.
Gran parte dell'abbaziato di Rabano si svolse in un periodo di grande instabilità politica, e gli scontri tra i tre figli di Ludovico il Pio lo videro mantenersi fedele a Lotario, rappresentante dell'autorità costituita e dell'ideale dell'unità dell'Impero; anche a causa di queste implicazioni politiche, in seguito alla sconfitta di Lotario nella battaglia di Fontenoy-en-Puisaye (841) nell'842 Rabano depose la carica di abate e si ritirò al monastero di Petersberg (nei pressi di Fulda). Lì si dedicò per alcuni anni esclusivamente alla meditazione e allo studio, fin quando nell'847, dopo essersi riconciliato con Ludovico il Germanico, venne da lui nominato arcivescovo di Magonza; come arcivescovo, Rabano svolse un'intensa attività pastorale, che incluse (negli anni 847, 848 e 852) la convocazione di tre sinodi.
Culto Rabano morì il 4 febbraio 856 e fu venerato come santo o beato a Magonza, Fulda, Limburgo e Breslavia; delle sue spoglie, deposte originariamente nel monastero di Sant'Albano presso Magonza, si sono perse le tracce dall'epoca della RiformaCfr. la voce di J. E. Gugumus nella Bibliotheca Sanctorum, X, Roma 1968, col. 1339..
La recente edizione del Martirologio Romano lo registra al 4 febbraio come santo: "A Magonza nella Franconia in Germania, san Rabáno, detto Mauro, vescovo, che, da monaco di Fulda eletto alla sede di Magonza, prelato di provata dottrina, di ricca eloquenza e accetto a Dio, nulla trascurò di quanto potesse fare a gloria di Dio".
Opere Nonostante la natura prevalentemente compilatoria delle sue opere possa dare l'impressione di mancanza di originalità, accanto alla ripresa delle fonti si può individuare negli scritti di Rabano una rielaborazione ragionata dei propri modelli, volta a ordinare e a chiarificare quanto tramandato dagli autori precedenti; quest'incessante attività di scrittore con intenti didattici e pastorali e la sua grande autorità tra gli intellettuali del tempo hanno fatto sì che sia stato tradizionalmente attribuito a Rabano il titolo di Praeceptor Germaniae.
Il De rerum naturis Una delle opere più significative di Rabano è l'ampia enciclopedia De rerum naturisIl De rerum naturis è tramandato in più di 50 manoscritti, tra completi e incompleti; per un'analisi della prima tradizione manoscritta del testo cfr. W. Schipper, Montecassino 132 and the Early Transmission of Hrabanus De rerum naturis, «Archa verbi» 4 (2007), pp. 103-126, in cui viene dedicata particolare attenzione al ms. Montecassino, Archivio dell'Abbazia, 132, realizzato nello scriptorium del monastero nel 1023 e considerato la prima copia illustrata sopravvissuta dell'opera. Per alcuni saggi di commento sullo stesso manoscritto accompagnati da un inquadramento generale dell'opera cfr. anche Rabano Mauro «De rerum naturis», Cod. Casin. 132/Archivio dell'Abbazia di Montecassino, cur. G. Cavallo, Pavone Canavese (Torino) 1994. (nota anche con il titolo De universo, assegnatole nell'editio princeps comparsa a Strasburgo nel 1467), composta in ventidue libri tra l'842 e l'846 (durante il ritiro a Petersberg) e dedicata prima ad Aimone, vescovo di Halberstadt, e successivamente a Ludovico il Germanico. L'opera si configura come un rifacimento delle Etymologiae di Isidoro di Siviglia, che Rabano riscrive con pochi tagli e molte aggiunte tratte da passi della Bibbia o dei PadriCfr. P. Chiesa, La letteratura latina del Medioevo. Un profilo storico, Roma 2017, p. 126.: quando è possibile, viene individuato per ogni lemma delle Etymologiae un corrispondente passo biblico e ne viene fornita l'interpretazione secondo la consueta prassi esegetica, mentre sono eliminate molte delle citazioni dai classici presenti in Isidoro e le voci che non avevano riscontro nella Bibbia. Di fatto, Rabano realizza una sorta di "dizionario biblico"Cfr. C. Leonardi, L'enciclopedia di Rabano, in Medioevo latino. La cultura dell'Europa cristiana, a cura di F. Santi, Firenze 2004, pp. 289-386, alle pp. 298-299., in cui il testo di Isidoro è lo spunto (così come i versetti biblici lo sono nei commentari) per iniziare una trattazione che mira a penetrare nel suo significato più profondo il testo sacro, chiarendo il significato morale o tipologico che ogni termine assume nel contesto scritturale.
Il De rerum naturis rende evidente la funzione che la Bibbia assume nel Medioevo e in particolare nell'epoca carolingia, ossia quella di essere la chiave per l'interpretazione di ogni aspetto del mondoCfr. P. Chiesa, op. cit., p. 126.. In base a questa logica, è infatti possibile interpretare tramite la spiegazione della Scrittura tutta la realtà: il mondo è simbolo e specchio dell'insegnamento divino, e si configura come un insieme di segni che Dio stesso, rivelandosi all'uomo come si era rivelato nella Bibbia, gli fornisce perché ne ricavi insegnamenti spirituali.
Anche la struttura dell'opera si presenta come fortemente modificata rispetto a quella di Isidoro. I primi libri delle Etymologiae sono dedicati alle arti liberali, all'interno di un impianto epistemologico ancora tardoantico che le considera vie di accesso a un sapere che l'uomo può conquistarsi con lo studio, mentre la Bibbia e le scienze ad essa collegate sono trattate all'interno dell'opera (libri VI-VIII). Rabano invece dedica i primi libri del De rerum naturis alla materia teologica più stretta, e solo successivamente trovano spazio tutti gli altri argomenti, che ne derivano in subordine (dalla sfera spirituale si passa agli esseri creati e in particolare all'uomo, con le attività, scienze e arti che gli sono proprie). Anche l'impianto generale dell'opera sembra quindi sottolineare come la conoscenza non sia una conquista dell'uomo, ma un'elargizione di Dio.
L'opera esegetica: i commentari Gran parte della produzione letteraria di Rabano è costituita da commenti a numerosi libri biblici, alcuni dei quali non erano mai stati prima oggetto di trattazioni esegetiche complete: questi testi si inseriscono quindi in un implicito progetto volto a realizzare, colmando le lacune ancora presenti, un commento sistematico delle Sacre Scritture. È probabile che i commentari siano stati preparati da Rabano durante il periodo di insegnamento a Fulda, ma la loro pubblicazione risale al periodo del suo abbaziato e agli anni successiviPer la datazione dei singoli commentari cfr. S. Cantelli Berarducci, op. cit., pp. 46-58..
I commentari di Rabano si qualificano come opere di carattere prevalentemente compilativo: egli stesso afferma di aver voluto riunire e ordinare in un'unica esposizione le esegesi attinenti a un dato libro (altrimenti sparse in molteplici testi) di diversi autori precedenti, al fine di agevolare lo studio del testo sacro grazie alla stesura di un commentario unico per ogni libro. Il lettore può così disporre di un unico commento comprensivo di più spiegazioni: esse sono spesso trascritte dalle fonti in modo letterale (e contrassegnate con la sigla del nome del relativo espositore), ma laddove la spiegazione a un determinato passo manchi o venga considerata insoddisfacente il testo viene integrato da Rabano stesso con osservazioni elaborate in prima persona (in questo caso la sigla inserita è M per Maurus).
Dalle epistole prefatorie che accompagnano i commentari si evince come essi siano legati a committenti e dedicatari illustri, spesso potenti ecclesiastici o membri della corte. Alcune delle epistole indirizzate ai regnanti sembrano evocare eventi contemporanei e lasciano intuire la posizione assunta da Rabano all'interno della già ricordata difficile situazione politica del suo tempo; le epistole mostrano anche come egli intenda proporre i propri commentari, oltre che come mezzi per comprendere al meglio le Scritture, come strumenti utili agli uomini di potere per indirizzare, basandosi sugli exempla biblici, le proprie scelte di governoPer alcune osservazioni sui rapporti politici intrattenuti da Rabano Mauro con i potenti del tempo, cfr. R. Gamberini, Rabano Mauro, maestro di esegesi e uomo di potere. Il difficile rapporto tra due dimensioni della sua esistenza, in Il secolo di Carlo Magno. Istituzioni, letterature e cultura del tempo carolingio, a cura di I. Pagani e F. Santi, Firenze 2016, pp. 273-296..
L'opera esegetica di Rabano comprende commentari relativi ai seguenti libriPer un'analisi delle circostanze compositive e dei contenuti di ciascun commentario cfr. S. Cantelli Berarducci, op. cit., pp. 259-372; per gli aspetti relativi alla loro tradizione cfr. R. E. Guglielmetti, Hrabanus Maurus, in Te.Tra. La trasmissione dei testi latini del Medioevo, 3, a cura di P. Chiesa e L. Castaldi, Firenze 2008, pp. 275-332.:
I. Commenti al Pentateuco: i cinque commenti ai libri del Pentateuco (Commento alla Genesi, Commento all'Esodo, Commento al Levitico, Commento ai Numeri, Commento al Deuteronomio) vennero scritti da Rabano tra l'822 e l'828/829 su commissione di Freculfo, vescovo di Lisieux, a cui sono dedicati. Nelle epistole prefatorie Rabano afferma di aver composto i commentari come era stato richiesto da Freculfo stesso, ossia raccogliendo e ordinando le esposizioni esegetiche dei Padri che è riuscito a reperire (le fonti principali sono le trattazioni dedicate a questi libri di Beda, Agostino, Girolamo, Isidoro, Alcuino e Paterio) e anteponendo sempre la spiegazione del senso letterale della Scrittura alla spiegazione del senso allegorico. Di quei passi per cui non ha potuto trovare spiegazioni esaurienti (soprattutto per i libri dei Numeri e del Deuteronomio, che non erano mai stati commentati prima in modo sistematico) ha invece inserito un'interpretazione elaborata da lui stesso. Di questo ciclo di commenti è stata redatta anche una versione abbreviata, ad opera di Rabano stesso nel caso della Genesi e di Valafrido Strabone per quanto riguarda gli altri quattro libri.