Il Centro Sportivo Italiano (CSI) è un'organizzazione non a scopo di lucro nazionale, principalmente fondata sul volontariato, riconosciuta quale ente di promozione sportiva ed associazione di promozione sociale che promuove lo sport come momento di educazione, di crescita, di impegno e di aggregazione sociale, ispirandosi alla visione cristiana dell'uomo e della storia nel servizio alle persone ed al territorio.

Missione Educare attraverso lo sport è la missione del Centro Sportivo Italiano, in quanto vuole rispondere ad una domanda di sport qualificata sul piano culturale, umano e sociale.

Promuove lo sport come:

strumento di prevenzione verso alcune particolari patologie sociali (quali la solitudine, le paure, i timori, i dubbi, le devianze dei più giovani); un'attività sportiva organizzata, continuativa, seria, promossa da educatori, allenatori, arbitri, dirigenti consapevoli del proprio "mandato" educativo; proposta sportiva nel rispetto delle età e dei bisogni di ciascun atleta, permettendogli in tal modo di scoprire il meglio di sé, di imparare a conoscere il proprio corpo, a valorizzarlo, a stimarlo.

Nonostante l'attività organizzata sia dal punto di vista organizzativo del tutto simile a quella portata avanti dalle federazioni competenti, il CSI promuove una visione dello sport diversa basata sulla morale cattolica con particolare attenzione al nucleo dell'oratorio; in quest'ottica ogni singolo cittadino può trovare uno "sport su misura", cioè un'attività sportiva nella quale si confronta con altre persone di pari capacità tecnica (ad esempio, dividere atleti della stessa età con programmi tecnici diversificati e di difficoltà crescente).

La filosofia viene riassunta dalla frase "ad ognuno il proprio sport", cioè uno sport dove ognuno può trovare espressione e opportunità per se stesso, dal punto di vista tecnico come anche da quello economico.

Da sempre, attiva nelle "periferie sociali" del Paese, dove lo sport può essere occasione di integrazione e di contrasto alla emarginazione ed alla malavita, la sua azione si è estesa anche verso le "periferie del mondo". Dal 2010 è infatti attiva la Campagna di Volontariato Sportivo Internazionale denominata CSI per il mondo, iniziata ad Haiti a seguito del devastante terremoto e poi via via estesa in Camerun, in Albania e nella Repubblica Centrafricana nell'estate 2015, con lo scopo di portare, attraverso lo sport, un sorriso nei paesi dove la grande povertà crea nei giovani problemi sociali che aggravano quelli economici.

Riconoscimenti istituzionali Il Centro Sportivo Italiano è riconosciuto: dal CONI quale ente di promozione sportiva; dalla CEI e fa parte della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali; dal CIP quale ente di promozione sportiva; dallo Stato italiano come ente nazionale con finalità assistenziale; dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali quale associazione di promozione sociale; dal Ministero dell'università e della ricerca quale soggetto accreditato per la formazione del personale della scuola ed ente qualificato per attività di formazione; dalla Presidenza del Consiglio dei ministri quale ente accreditato per il servizio civile; dal Ministero della giustizia quale soggetto accreditato per l'attività sportiva nelle carceri. Inoltre: è socio del forum del Terzo settore.

Convenzioni con le federazioni sportive nazionali FCI (Federazione Ciclistica Italiana) FIN (Federazione Italiana Nuoto) FIP (Federazione Italiana Pallacanestro) FIDAF (Federazione Italiana di American Football) FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera) FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali) FIT (Federazione Italiana Tennis) FGI (Federazione Ginnastica d'Italia) FIWuK (Federazione Italiana Wushu Kung Fu) FITET (Federazione Italiana Tennistavolo) FIBa (Federazione Italiana Badminton) FCrI (Federazione Cricket Italiana) FIPe (Federazione Italiana Pesistica) FISO (Federazione Italiana Sport Orientamento) FIBiS (Federazione Italiana Biliardo Sportivo) FIPT (Federazione Italiana Palla Tamburello) FISDIR (Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva Relazionale)

Accordi di collaborazione Lega Pro (Lega Italiana Calcio Professionistico) Lega Serie A (Lega Nazionale Professionisti Serie A) Lega Pallavolo Serie A Femminile Fondazione Museo del Calcio

Storia L'antesignano: la nascita della FASCI nel 1906 Il Centro Sportivo Italiano è la più antica associazione polisportiva attiva in Italia. La sua fondazione risale al 1944, su iniziativa della Gioventù italiana di Azione Cattolica, idealmente volendo proseguire l'esperienza della Federazione delle associazioni sportive cattoliche italiane (FASCI). Essa fu creata nel 1906 sempre dall'Azione Cattolica e poi sciolta nel 1927 in esecuzione del Regio Decreto 6 novembre 1926, n. 1848 (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza - TULPS), che stabiliva lo scioglimento di tutti i partiti, sindacati, associazioni e organizzazioni non fasciste e che venne emanato d'urgenza dal governo fascista, appena una settimana dopo il fallito attentato subito da Benito Mussolini ad opera del giovanissimo anarchico Anteo Zamboni a Bologna in occasione del nuovo Stadio Littoriale (ora stadio Renato Dall'Ara). Successivamente allo scioglimento di tutte le associazioni e organizzazioni politicamente "laiche", le varie attività di rilevanza sociale e di massa, ivi comprese quelle sportive, passarono sotto la gestione e i programmi del partito fascista e degli organi di governo locali e nazionali, senza più possibilità di vita democratica e libera iniziativa.

La (ri)fondazione del Centro Sportivo Italiano All'indomani dell'armistizio del '43, preso atto che con la caduta del governo fascista decadevano anche alcuni degli effetti del TULPS, vi fu in Italia un rapido rifiorire del mondo associativo e politico; il 5 gennaio 1944 la direzione generale dell'Azione Cattolica approvava, su proposta del prof. Luigi Gedda, l'iniziativa di intraprendere la ricostituzione di un organismo specializzato per lo sport, questa volta con la denominazione di Centro Sportivo Italiano.

Pur dichiarandosi quale prosecuzione ideale della FASCI, la stessa nuova denominazione, nei confronti della precedente, voleva indicare una precisa apertura apostolica verso tutta la gioventù italiana e non più limitarsi alle sole associazioni sportive cattoliche, seguendo in sostanza ciò che era avvenuto nella società civile del Paese durante il ventennio fascista: l'effetto positivo della trasformazione dello sport da fenomeno elitario a fenomeno di massa.

Nella primavera del '44 un'apposita commissione, nominata dalla presidenza centrale dell'Azione Cattolica, redige pertanto una bozza di statuto e di regolamento organico. Nell'autunno del 1944 viene approvato il primo statuto del CSI, che pone a fondamento dell'azione associativa il fine di "sviluppare le attività sportive e agonistiche guardando ad esse con spirito cristiano, e cioè come ad un valido mezzo di salvaguardia morale e di perfezionamento psicofisico dell'individuo": questo sport dalla forte valenza educativa va esteso al "maggior numero possibile di individui". È il principio cardine dell'associazione: il CSI è promosso da cristiani, ma è aperto a tutti e collabora con quanti si impegnano per uno sport a servizio dell'uomo.

La nuova associazione, che muove i primi passi in un'Italia ancora divisa in due, afferma nella nascente Italia democratica il diritto dei cittadini ad associarsi liberamente per praticare un'attività sportiva. In un Paese interamente da ricostruire, dove anche gli impianti sportivi mostrano i segni della guerra appena terminata, lo sport del CSI si forma inizialmente all'ombra dei campanili: le sue società sportive si coagulano attorno agli uffici sportivi diocesani e sono espressione, per la maggior parte, di parrocchie e istituti religiosi.

Papa Pio XII, il "Papa degli sportivi" Se Luigi Gedda è lo stratega della organizzazione cattolica dello sport, è tuttavia papa Pio XII che ne definisce gli obiettivi ideali, i princìpi educativi, le finalità morali. È stato scritto che Pio XII, "ultimo papa d'una chiesa ierocratica in una visione simbolica post conciliare, è invece tra i primi, forse il primo, pienamente inserito in una società di massa" e che "ebbe il senso vivissimo dei mezzi di comunicazione di massa, cogliendone il potere reale e dedicando ad essi grande cura". Anzi, si può affermare che Pio XII fece degli strumenti di comunicazione di massa uno dei mezzi privilegiati per l'instaurazione di quella società cristiana che costituì uno dei tratti più significativi del suo pontificato.

Lo sport rientrava fra gli strumenti di comunicazione di massa: non a caso, nei suoi vari discorsi il riferimento allo sport è frequente e sicuramente per assiduità non ha precedenti coi suoi predecessori. A ulteriore conferma dell'interesse di Pio XII in materia di sport resta anche tutta una serie di significativi episodi che inauguravano uno stile del tutto nuovo. Nel 1946 riceveva, ad esempio, ed era la prima volta nella sua trentennale storia, la carovana del Giro d'Italia, secondo una consuetudine che si sarebbe negli anni ripetuta.

Un episodio significativo dell'attenzione pacelliana allo sport si ha nella pubblica menzione che Pio XII fece di Gino Bartali in un discorso ufficiale. Il 7 settembre 1947, dinanzi agli uomini di Azione Cattolica in piazza San Pietro, così si esprimeva:

L'immediato dopoguerra Nell'immediato dopoguerra il CSI si fa promotore di innovative proposte di attività sportiva, modellate per le diverse fasce di popolazione. Nei mesi di maggio e giugno 1945 il CSI organizza, con la collaborazione tecnica delle federazioni sportive nazionali e del CONI, i Campionati Studenti Medi. Hanno fatto seguito, nei mesi estivi, i Campionati Sportivi del Lavoratore, inizialmente ideati e lanciati dal CSI, al quale si sono poi uniti il CONI, l'ENAL e la CGIL.

Nel 1945, in collaborazione con la GIAC, nascono anche i Campionati Studenteschi, che promuovono la pratica sportiva nelle scuole di tutta Italia, mentre nei primi mesi del 1949 debuttano i Campanili Alpini (in collaborazione con la FISI ed il settimanale per ragazzi della GIAC Il Vittorioso) e, successivamente, i Campanili Marini, che mirano a diffondere, rispettivamente, gli sport invernali e natatori in ogni comune tra gli italiani delle diverse età.

Contemporaneamente si organizzano su tutto il territorio nazionale anche attività di tipo tradizionale, in accordo e collaborazione con le federazioni sportive nazionali.

Negli anni successivi si replica con intensità crescente. Si gioca e si gareggia dappertutto sotto i colori blu-arancio del CSI: non solo nei cortili delle parrocchie, ma anche negli stadi, nelle piazze, sulle strade. Nascono il Trofeo della Montagna (1946), organizzato, in collaborazione con gli Alpini, per i "militari, valligiani e cittadini"; Ju Sport, per i ragazzi dai 10 ai 14 anni; Sport Vitt e le Olimpiadi Vitt, per i giovani dai 16 ai 20 anni.

Seguirà anche Arcobaleno Sport: una serie di attività adatte ai ragazzi, che si articolano in otto trofei dai colori dell'arcobaleno e comprendono pallacanestro, nuoto, atletica leggera, pallavolo, calcio, rugby educativo, pattinaggio, tennistavolo.

La ricorrenza del primo decennio del Centro Sportivo Italiano

Nell'ottobre 1955 il CSI festeggia a Roma i primi dieci anni di vita. L'idea di un raduno romano del CSI era nata come omaggio a papa Pio XII, "il Papa degli sportivi", nel suo ottantesimo compleanno e nel quindicesimo di pontificato. La ricorrenza del decennale di fondazione fu vista anche come l'occasione propizia per ribadire al Paese intero la propria vocazione. A quell'appuntamento il CSI si presentava forte di un'organizzazione diffusa ormai in tutta la penisola: 17 comitati regionali, 92 comitati provinciali, 60 comitati zonali, 3 000 società sportive, circa 80 000 tesserati.

Il CSI diede vita a tre grandi manifestazioni sportive: