Ci sono molti casi di censura nelle società islamiche, documentati nel corso della storia, fino all'età moderna; infatti gli insegnamenti dell'Islam sono spesso stati utilizzati come mezzo di condanna verso opinioni e scritti. Un esempio è la fatwā (giudizio religioso) contro il romanzo I versi satanici, la quale ordina che l'autore sia giustiziato per blasfemia. Le raffigurazioni di Maometto hanno provocato notevoli controversie e censure. Alcune società islamiche hanno polizie religiose, che impongono l'applicazione della Sharia nel sistema giudiziario.

Nei paesi non islamici, l'Islam è stato spesso indicato come motivo di autocensura. A volte questa autocensura è dovuta a minacce di violenza. Nel 2012, i leader degli stati membri della più grande organizzazione islamica del mondo, nota come Organizzazione della cooperazione islamica (OIC), hanno chiesto un divieto categorico di tutto ciò che potrebbe essere considerato denigratorio nei confronti del profeta Maometto.

Richieste di un divieto globale di critica a Maometto L'Organizzazione della cooperazione islamica (OIC), la maggiore organizzazione intergovernativa al mondo, che comprende cinquantasette stati islamici, ha attivamente esercitato pressioni per un divieto globale di ciò che è percepito come blasfemia anti-islamica, soprattutto dopo la pubblicazione di Innocence of Muslims – un film che ritrae Maometto come un pazzo, un donnaiolo e un pedofilo – ha provocato proteste e manifestazioni in oltre una dozzina di paesi islamici. Le azioni dell'OIC hanno costituito un passo importante nel criminalizzare i discorsi critici nei confronti della religione.

Anche Ekmeleddin İhsanoğlu, politico turco e segretario generale dell'OIC, ha chiesto il divieto di ingiuria contro il profeta islamico. Egli ha riferito: "Se il mondo occidentale non riesce a capire la sensibilità del mondo musulmano, allora siamo nei guai", affermando inoltre che gli insulti provocatori sono "una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali e alla santità della vita".

Tuttavia, l'opposizione delle nazioni occidentali ha impedito l'accettazione della risoluzione. Ihsanoglu ha successivamente commentato: "Non siamo riusciti a convincerli, [...] I paesi europei non vogliono votare con noi, gli Stati Uniti non vogliono votare con noi". I paesi occidentali ritengono la pubblicazione di tali immagini e materiali come una rivendicazione della libertà di parola, mentre, secondo Ihsanoglu, l'OIC li vede come un abuso di quella libertà che i paesi occidentali dovrebbero sanzionare attraverso le proprie leggi sulla blasfemia o sui crimini d'odio.

Misure di censura nel mondo islamico

Afghanistan I talebani, che hanno governato l'Afghanistan dalla metà degli anni '90, hanno instaurato la censura più severa e radicata di qualsiasi altro governo nel mondo musulmano, imponendo e applicando un divieto generale su tutti i film e i video. Dopo la caduta dei talebani nel 2002 e con l'insediamento del presidente afghano Hamid Karzai, si è anche creata l'aspettativa di uno spostamento verso politiche più laiche.

Tuttavia, Karzai ha collaborato con i membri del Consiglio islamico degli studiosi per censurare i programmi televisivi considerati peccaminosi, in particolare quelli prodotti dall'industria cinematografica indiana (molti islamisti afgani spesso si riferiscono eufemisticamente agli indù in tale settore come "adoratori di idoli scolpiti"). Una delle soap opera televisive più popolari in Afghanistan, Kyunki Saas Bhi Kabhi Bahu Thi,Si noti che non esiste una traduzione esatta in lingua italiana del titolo, ma è stato descritto come: Perché la suocera era una volta anche una nuora. ha subito la minaccia di un bando totale dal paese a meno che gli episodi non fossero pesantemente modificati.

Azim Roboti, direttore della compagnia di Kabul 'Caravan Film', ha rimarcato la censura islamica:

Con il ritorno al potere dei talebani nel 2021, il governo ad interim ha sostituito il Ministero degli affari femminili con il Ministero delle virtù e del vizio, che è responsabile del pattugliamento della città e dell'applicazione della Sharia. I talebani hanno imposto il divieto sulla musica e alle donne di parlare in TV e in radio. Hanno anche vietato alle donne di praticare sport.

Algeria Durante la guerra civile algerina negli anni '90, almeno 60 giornalisti furono uccisi dagli islamisti.

Arabia Saudita Il Regno dell'Arabia Saudita, secondo le parole dellInternational Business Times, "ha fatto ricorso a misure drastiche per limitare la libera comunicazione all'interno dei propri confini". L'amministrazione ha bloccato centinaia di migliaia di siti web ritenuti immorali. La censura è diventata più stringente da quando sono cominciate le proteste della Primavera araba, all'inizio del 2011.

I cinema pubblici sono diventati illegali nel 1983, dato che erano ritenuti "un'influenza corruttrice" dai religiosi conservatori, sostenendo che sia i film in lingua occidentale che quelli in lingua araba erano "contrari agli insegnamenti dell'Islam". Nel dicembre 2017, il governo saudita ha annunciato la sua decisione di porre fine al divieto, durato ben 35 anni, ai cinema pubblici. Tuttavia, i contenuti dei film sono ancora censurati; ad esempio è stata rimossa una rappresentazione di baci dal primo film proiettato in pubblico.

Bangladesh Diversi libri della scrittrice bengalese Taslima Nasreen sono stati banditi in Bangladesh, incluso il suo romanzo Lajja. Alcuni gruppi islamisti militanti hanno annunciato una taglia sulla testa di Nasreen e nell'ottobre 2002 un tribunale ha condannato Nasreen in contumacia a un anno di carcere per le sue "osservazioni dispregiative sull'Islam".

Egitto

Il governo dell'Egitto, durante l'era moderna, ha utilizzato un codice legale fondamentalmente laico, risalente a decenni fa. Tuttavia nel 1985, il leader egiziano Hosni Mubarak e l'Assemblea nazionale hanno rivisto il codice per cercare di spostare l'attenzione dagli attivisti islamici anti-regime, come i Fratelli Musulmani. La sistematica censura islamica sui media nazionali è iniziata contemporaneamente all'imposizione dell'educazione religiosa nelle scuole statali.

Il Ministero della Cultura ha abitualmente collaborato con l'Islamic Research Council, con sede all'Università di Al-Azhar, per attuare una censura islamista nell'industria cinematografica egiziana. Ad esempio, Yusuf Shahin, uno dei registi egiziani più famosi della storia, ha visto la messa al bando del suo film di successo del 1994, L'emigrante, in quanto il Consiglio si è opposto alla rappresentazione della figura religiosa di Giuseppe. Shahin ha citato in giudizio il Consiglio e ha vinto, assicurandosi ulteriori proiezioni del suo film e smascherando la natura profondamente incoerente della censura egiziana.

I film egiziani, risalenti al cinema classico, spesso contengono varie rappresentazioni di affetto fisico come baci e abbracci; tali film vengono trasmessi frequentemente sulla tv di stato egiziana. All'indomani della caduta del governo di Mubarak, durante la Primavera araba, alcuni islamisti conservatori nel parlamento egiziano hanno lavorato per un disegno di legge che vieti tali manifestazioni. In seguito all'aumento della censura, molti egiziani hanno espresso preoccupazione, ritenendo ciò un danno alle industrie cinematografiche.

Sebbene l'esistenza di restrizioni, sia laiche che islamiche, l'uso diffuso di Internet e la distribuzione fisica di DVD hanno ampiamente permesso l'accesso a una vasta varietà di arti e media. Tali misure, infatti, non hanno impedito al Cairo di essere considerato il più grande centro artistico del Medio Oriente.

Un gruppo di vari artisti egiziani ha formato il "Fronte della creatività egiziana", per opporsi alla censura islamica, usando lo slogan "Viva l'arte libera". In difesa, il governo ha utilizzato l'articolo 44 della nuova Costituzione egiziana come giustificazione delle sue misure, ribadendo che "sono vietati l'insulto o l'abuso di tutti i messaggeri e profeti religiosi".

Iran

Il governo dello Scià non applicò mai la censura. Ai tempi era solito vedere numerosi film commerciali con temi sessuali espliciti e persino nudità. Il regime si occupava in gran parte di promuovere il senso di legittimità, assicurandosi che i film lo rappresentassero sempre in una luce positiva. Nel 1934, lo Scià intervenne personalmente in un film biografico del 1934 per accertarsi che il protagonista, il poeta Firdusi, considerasse il personaggio del sovrano come un mecenate delle arti.

Con l'instaurazione della Repubblica islamica dell'Iran, i rivoluzionari del 1979 hanno utilizzato film e altri mezzi per spostare l'opinione pubblica contro il regime dello Scià e, dopo aver preso il potere, hanno utilizzato registi come supporto ideologico. In alcune circostanze, ciò significava avere più diritti rispetto al passato monarchico, come l'uso dei dialetti minoritari da parte dei personaggi. Ciononostante, il governo islamico ha regolamentato rigorosamente i film, al fine di sopprimere ogni messaggio ritenuto ostile all'Islam, tramite l'istituzione di burocrazie religiose, come il Consiglio di ispezione delle sceneggiature e il Consiglio della critica cinematografica, in modo tale da alterare ed eliminare righe e scene specifiche contro i desideri del regista.

Tutt'oggi, il governo vieta la rappresentazione di donne che cantano o ballano. Le attrici devono sempre nascondere i capelli, anche nei momenti in cui i personaggi vengono mostrati soli nelle proprie case. La censura comprende anche le dimostrazioni di contatto fisico diretto tra membri del sesso opposto. Nonostante questa tradizione della censura, alcuni funzionari hanno attenuato l'applicazione degli standard islamici, in particolare dopo la morte di Ruhollah Khomeyni nel 1989 (che ha portato al ritiro del film Two Women di Tahmineh Milani, prima di ricevere ampi consensi pubblici).

Il governo iraniano, attraverso il Ministero della Cultura e della Guida islamica, esamina le opere scritte prima di consentirne la pubblicazione da parte degli autori. Questo processo implica l'ispezione di tre funzionari separati, il che può richiedere diversi mesi o anni prima che venga concessa l'approvazione. Tra gli autori con opere vietate vi sono Platone, Louis-Ferdinand Céline, James Joyce, Kurt Vonnegut e Paulo Coelho. L'ayatollah Ali Khamenei ha pubblicamente attaccato l'impatto dei "libri dannosi" sulla sua nazione, paragonandoli a droghe "velenose".

La censura iraniana sui libri è diventata più severa dopo l'inizio dell'amministrazione dell'allora presidente Mahmud Ahmadinejad nel 2005. Il suo governo autorizzò i librai a distribuire Memoria delle mie puttane tristiSi noti che il titolo in lingua spagnola ha traduzioni come Memories of My Melancholy Sweethearts e Memories of My Melancholy Whores (quest'ultima ampiamente utilizzata). dell'autore vincitore del premio Nobel Gabriel Garcia Marquez, che fece esaurire le prime cinquemila copie in breve tempo; tuttavia invertì la rotta e vietò l'ulteriore ristampa. I musulmani conservatori contestarono la trama della storia, che descrive un solitario uomo di novant'anni in cerca di una notte di "amore selvaggio" con un'adolescente prostituta.

Iraq La censura per giustificazioni sia sociopolitiche che religiose era diffusa in Iraq nel XX secolo. In particolare, la Legge irachena sulla censura dei film stranieri del 1973 ha vietato la proiezione di qualsiasi prodotto inerente "alla propagazione di idee reazionarie, sciovinistiche, populiste, razziste o regionaliste, disfattiste, imperialiste e sioniste", vietando anche qualsiasi cosa che "diffama la nazione araba e i suoi obiettivi". Il governo iracheno aveva a tutti gli effetti la capacità di vietare qualsiasi film per qualsiasi motivo e senza alcun preavviso.

Maldive